Documento da Sapienza - Università di Roma su FILE Filosofia- Domande E Risposte prospero. Il Pdf, utile per lo studio universitario di Filosofia, esplora le teorie di Hegel e Marx, la rappresentanza, il rapporto sociale di produzione e la critica alla zoologia politica hegeliana.
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Marx parla di natura discorde della rappresentanza perché la rappresentanza è rappresentativa di interessi e opinioni, ha una duplice natura cioè è espressione di interessi individuali della società ma parte da questa dimensione degli interessi per definire un ambito di decisione generale, rappresentanza vuol dire agire al posto di qualcun altro, rendere presente il popolo, il quale è assente perché in assemblea generale non è possibile comprendere tutti gli individui. Il popolo è assente però questo assente va reso presente ed è proprio questo il problema della rappresentanza ovvero una volta riconosciuto che il Popolo è la sola fonte del potere legittimo e che soltanto il consenso giustifica l'esercizio del potere pubblico, allora si pone il problema: ci si chiede com'è possibile governare società complesse, com'è possibile dare leggi, costruire un diritto pubblico costituzionale in grandi società che hanno milioni di elettori potenziali? Marx dice che c'è bisogno di una sorta di compromesso tra questo riconoscimento della titolarità del potere riconosciuto al popolo e poi il fatto che questo popolo non può effettivamente presentarsi quotidianamente nella piazza per svolgere compiti deliberativi. La titolarità del potere non può che essere del popolo ma l'esercizio di potere non può essere nelle mani effettive del popolo. Marx dice che questo aspetto l'ha colto bene Constant, il quale distingue tra libertà degli antichi e libertà dei moderni. La libertà degli antichi era la partecipazione mentre dei moderni era di essere libero di non partecipare e dedicarsi alle attività di mercato. Da qui secondo Marx e Constant viene fuori l'esigenza di istituti di rappresentanza perché anche la libertà dei moderni di non partecipare non si può spingere fino alla rinuncia. Quindi la rappresentanza moderna nasce per l'impossibilità di partecipare. Inoltre, Marx dice che la rappresentanza è fondamentale dentro una società di mercato. Invece per Hegel la rappresentanza era un compromesso tra rappresentanza moderna di tipo individualistico e reminiscenze dell'antico di tipo corporativo quindi la rappresentanza conteneva un aspetto elettivo accanto a camere corporative e Marx definisce tale struttura come insensata poiché da una parte mette in luce gli individui e dall'altra le corporazioni. Nelle corporazioni o status non vale l'individuo in quanto tale ma la condizione di ciascuno è ricoperta da un significato pubblico. Cos'è la rappresentanza per Marx?
Secondo Marx questa rappresentanza politica capacitaria NON è l'essenza della rappresentanza moderna; Hegel vedeva nella rappresentanza le corporazioni diverse, per Marx la rappresentanza sono gli interessi e le volontà che esigono una trasformazione politico-legislativa.
Se dunque la rappresentanza con il voto chiede leggi, diritti .. questo secondo Marx rende il problema della rappresentanza un qualcosa di diverso dal puro e semplice elemento fotografico di Hegel quindi la rappresentanza sociologico-corporativa, ma anche la rappresentanza capacitaria dei teorici politici francesi, i quali ritengono che bisogna, attraverso la rappresentanza, riconoscere gli individui più capaci.
Ciò che è rilevante dal punto di vista teorico della critica di Marx riguarda 2 concetti; rappresentanza e democrazia.
Per quanto riguarda la rappresentanza Marx fornisce una considerazione del concetto di rappresentanza diversa da quella hegeliana, per Hegel la struttura rappresentativa risultava essere un compromesso fra istanze moderne e reminiscenze di tipo antico; per cui nel disegno hegeliano la rappresentanza conteneva un aspetto elettivo accanto alle camere di tipo corporativo, quindi voleva una rappresentanza al tempo stesso moderna e però capace di recuperare rappresentanza degli interessi, e quindi esprimeva una camera dell'agricoltura, una riservata alla burocrazia e una al ceto dell'industria; ogni ceto fondamentale che si presentava nella società veniva rappresentato. Quindi Marx dice che da una parte Hegel vuole una rappresentanza di tipo moderno e quindi individualistica, dall'altra però sogna un tipo diverso di rappresentanza che è di tipo organicistico o corporativo. Secondo Marx fra queste due forme di rappresentanza esiste una incompatibilità; definisce le strutture di un parlamento che è rappresentante in senso moderno, di individui che votano in quanto individui singoli, oppure impianti di una articolazione corporativa dentro cui non gli individui ma le corporazioni definiscono gli asserti rappresentativi- fra questi 2 momenti secondo Marx non esiste compatibilità.
La rappresentanza è il rapporto fiduciario che lega la rappresentanza politica e le aspettative della società civile;
le aspettative della società civile, cioè i bisogni e gli interessi, le domande, vengono filtrate da un meccanismo elettorale. Le elezioni sono uno strumento attraverso il quale l'interesse si politicizza, diventa una proposta, una prospettiva generale sulla quale si misurano il parlamento, e quindi si definisce la legge.
Hegel è il primo grande filosofo a descrivere la società civile, il primo filosofo che introduce questa nozione, che nasce in Inghilterra con Ferguson ed altri autori, ma è con Hegel che la società civile diventa una nozione fondamentale e Marx riconosce l'importanza di questa sua scoperta.
La società civile viene descritta da Hegel come il sistema dei bisogni.
Quindi, la società civile non significa la società civilizzata ma è una società in cui prevale il momento del bisogno.
Prevale il momento del bisogno perché questa società vede individui che riconoscono connessioni reciproche, scaturite dalla divisione sociale del lavoro e quindi il bisogno è quello che mette insieme individui tra loro separati.
Mentre sistema dei bisogni vuol dire che nessuno è autosufficiente, nessun individuo può vivere confidando soltanto sul proprio operare. Quindi, per Hegel, si crea, sulla base della necessità di appagare i bisogni, un intreccio tra i diversi soggetti individuali.
Il soggetto individuale è il protagonista della vita moderna ma questo soggetto individuale, secondo Hegel, opera confidando che altri facciano operazioni per soddisfare bisogni complessi. Quindi "io" soddisfo un bisogno dell'altro come l'altro soddisfa un bisogno mio. Quindi, la società è come un intreccio di funzioni molteplici attraverso le quali ciascun attore coopera, fondando, così, una connessione di attori individuali, che sono tenuti insieme in una relazione.
Quindi, da questo libero intreccio di individui, ciascuno dei quali opera per soddisfare esigenze della vita individuale, si definisce il sistema della società civile, che è istituita, non dal potere, ma dal sistema dei bisogni, e quindi, gli individui, stando tra loro comunicano il bisogno sensibile, vi è, così, una cooperazione, un legame sociale, che scaturisce dagli imperativi della divisione sociale del lavoro.
Questo implica che la società civile è fondata sullo scambio perché tutte le prestazioni sono oggetto di scambio e che il sistema dei bisogni Hegeliano è per Marx un elemento fondamentale che poi, sviluppa e sistematizza dal punto di vista economico-critico.
Mentre Hegel vede la società civile, come sistema dei bisogni, per Marx, invece, è il fondamento, l'ente reale. Secondo Marx, non è lo stato, come in Hegel, che produce la società civile, ma è la società civile che produce le stesse determinazioni politiche.
Quindi la società civile è un sistema perchè i bisogni richiedono la reciproca interconnessione, la cooperazione, secondo gli imperativi stabiliti non dal potere ma dalla divisione sociale del lavoro.
Dunque, secondo Hegel la società civile come sistema dei bisogni significa che tutti gli individui del tempo moderno devono procacciarsi le condizioni per soddisfare i loro bisogni, e al giudizio di Hegel, non c'è nessuno che costringe gli individui a fare questo, soltanto il bisogno stesso.
Inoltre, Marx dice che Hegel parla di stato e società come due sfere tra loro separate e opposte, per cui in Hegel tra stato e società civile non c'è una opposizione reale, quindi una distinzione tra enti realmente eterogenei, ma una vera contraddizione logica, per cui uno soltanto poi diventa il termine capace di vincere, di resistere cioè lo stato. Il rapporto tra stato e società è analogo a quello tra ragione e materia e quindi Hegel (dice Marx) descrive lo stato come la luce e quindi la verità, l'illuminazione, ciò che è positivo in sé e la società civile come sistema dei bisogni come una mancanza come una zona di oscurità e di carenza.
Infine dice Marx, che se stato e società civile sono A e B, allora non c'è bisogno di una mediazione perché si tratta di istanze che cercano poi empiricamente secondo il mutare dei rapporti sociali una qualche composizione, una qualche logica di funzionale coesistenza. Invece in Hegel stato e società non sono A e B quindi reali estremi ma sono come nel campo logico A e NON A, quindi A è lo stato, NON A è la società civile, A soltanto sopravvive perché NON A non è una vera alterità, è la semplice negazione posta da A medesima e dunque tutto lo sforzo di Hegel consiste in questo, segnalare che nel tempo moderno esiste il mondo reale/la società civile ma questa società civile è il NON A rispetto a cui deve tornare a trionfare lo stato come elemento razionale supremo e dunque dice Marx, la mediazione in Hegel ha questo risvolto, annulla l'eterogeneità di stato e società civile che Hegel stesso aveva posto come fondamento della modernità.
La società civile sia in Hobbes che in Locke era lo stato. Per Hobbes lo stato di natura era caratterizzato da una condizione di guerra mentre per Locke era caratterizzato da una condizione di tranquillità. Hegel definisce la società civile come una trama di bisogni ossia una trama basata sulle relazioni reciproche per soddisfare i propri bisogni. Gli individui del tempo moderno devono procacciarsi le condizioni per soddisfare i propri bisogni, ed Hegel dice che non c'è nessuno che glielo impone ma solo il bisogno stesso. L'ente umano per Hegel è un ente che ha bisogni, i quali richiedono una soddisfazione regolare, la quale è alla base della divisione sociale del lavoro. Hegel in questa società vede che gli individui sono titolari di un dritto astratto cioè il contratto per cui tutti operano attraverso libere azioni individuali. Sulla base di contratti e libere azioni si definisce un mondo oggettivo in cui tutti siamo dipendenti perché ci sono mille contratti, e di conseguenza il soggetto autonomo è inserito in una trama di connessioni. La divisione sociale del lavoro ha alla base un lavoro astratto cioè tutti siamo i soggetti che ripetono le stesse mansioni come un qualcosa di elementare, come un operaio che in fabbrica fa sempre le stesse cose. Per Marx la società non è vista come una somma di individui ma come individui che entrano in relazione tra di loro. Per Marx non esiste un individuo senza altri, non esiste la contrapposizione tra individualismo e olismo perché l'olismo considerava la società come un tutto compatto dove l'individuo non aveva importanza, mentre l'individualismo toglieva la società e partiva dal singolo individuo. Infatti, la critica dell'individualismo porta Marx ad affermare che l'individuo entra nella società perché è nella società, l'individuo non è centrale cioè non è autosufficiente da solo ma ha bisogno di entrare in relazione con gli altri. Ma Marx non è nemmeno olista perché per Marx la società non è una cosa solida, un cristallo impenetrabile ma è creazione e prodotto delle vicende degli individui.
L'opposizione reale significa: evocare uno scontro, un urto tra forze pensabili, per esempio in uno Stato ci sono forze positive e forze negative,
Dunque, secondo Marx, la contraddizione non è pensabile mentre gli opposti reali Lo sono perché si tratta, di estremi reali, ossia veri estremi, non come quelli di Hegel che non pone reali alternative.
Questo concetto viene contrapposto con la contraddizione logica che invece significa dire che "A" è "non A" allo stesso tempo e quindi l'assoluto impensabile.
Questa contrapposizione deriva dalla critica alla dialettica di Marx nella sua opera giovanile, ma anche in un'altra successiva chiamata "critica della dialettica Hegeliana", cioè, secondo Marx, non è vero quello che asseriscono i suoi seguaci Hegelo-Marxisti, cioè che la dialettica sia la garanzia di un pensiero critico, anzi, secondo Marx la dialettica è ideologia, valorizzazione acritica di un mondo.
Ragionamento che non è però confermato dalle opere di Marx il quale, assume