Infermieristica pediatrica: family-centered care e gestione farmaci

Documento sull'infermieristica in Pediatria, con focus sull'approccio "family-centered care" e la comunicazione con bambini e famiglie. Il Pdf esplora gli aspetti psicologici dell'ospedalizzazione infantile, le metodiche di somministrazione di farmaci tramite aerosol e le alterazioni della temperatura corporea, in particolare la febbre, per studenti universitari.

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46 pagine

INFERMIERISTICA IN PEDIATRIA
Le caratteristiche principali che contraddistinguono l’assistenza al soggetto in età pediatrica varia in
base al neonato e al bambino, in quanto ci approcciamo ad un soggetto che ha delle caratteristiche
possono essere profondamente diverse in base all’età, al contesto sociale e familiare, al grado di
sviluppo cognitivo e emotivo ecc…
Nell'ambito pediatrico si attua un approccio centrato sulla famiglia: family centered-care.
Un altro aspetto importante, nel contesto di cura, è la comunicazione, bisogna imparare a dare spazio
all’osservazione sia verso il linguaggio verbale che a quello non verbale. Dare un tempo adeguato
all’ascolto e all’informazione e trovare strategie di rapporto utili a comprendere i reali bisogni del
bambino e della famiglia.
Il processo di assistenza infermieristica, nelle sue fasi, non cambia con il bambino, è sempre lo stesso,
cambia solo il modo dell’approccio. Ci sono quindi delle caratteristiche da tenere presente, in ambito
pediatrico la pianificazione dell’assistenza infermieristica deve tenere conto delle peculiarità
dell’assistenza in età evolutiva caratterizzata da diverse fasi di crescita a livello fisico, psichico e
sociale.
Nella raccolta dei dati, quest’ultimi sono raccolti da fonti diverse per che alcune informazioni le
prendiamo dal diretto interessato le altre invece dai genitori/parenti.
I soggetti vengono divisi in:
- Neonato,
- Infante,
- Bambino si primi passi,
- Bambino in età pre-scolare,
- Bambino in età scolare,
- Adolescente.
FAMILY CENTERED CARE
Modalità di pratica assistenziale che riconosce la centralità della famiglia nella vita del bambino con
problemi di salute e l’inclusione del contributo e del coinvolgimento della famiglia stessa nel piano
assistenziale.
Si prende quindi in carico non solo il bambino, ma anche la famiglia.
Il supporto professionale al bambino è alla famiglia attraverso un processo di coinvolgimento e
supporto.
Consiste nell’ offrire alla famiglia la possibilità, l’autorizzazione a prendersi cura del bambino
ospedalizzato.
Ciò è importante perché permette al bambino e alla famiglia di raggiungere diversi obiettivi:
- sviluppare l'empowerment,
- mantenere e rinforzare i ruoli all’interno della famiglia,
- ridurre ansia e preoccupazione,
- miglioramento precoce della malattia,
- promuovere la normalità.
I principi fondamentali della FCC:
- La famiglia è la costante della vita del bambino,
- Le strutture sanitarie devono promuovere la collaborazione tra famiglia e personale ad ogni
livello dell'assistenza,
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- Deve esserci sempre un reale scambio bidirezionale di informazioni,
- Gli infermieri devono saper riconoscere e rispettare i «punti di forza» di ciascuna famiglia e le
proprie caratteristiche,
- Gli operatori devono riconoscere e promuovere strategie di coping (capacità di adattamento)
di ciascuna famiglia e valorizzarle,
- Incoraggiare il supporto tra famiglie,
- Le strutture e gli operatori devono garantire la maggior flessibilità ed accessibilità possibile
nell'erogazione dei servizi sanitari,
- Devono essere tenute in considerazione sempre le emozioni, le preoccupazioni e le
aspirazioni della famiglia.
Per usare questo schema di continuità dell'assistenza, l'infermiere deve avere un bagaglio di capacità
per potenziare quelle della famiglia:
- Capacità di comunicazione e di insegnamento.
- Capacità di empowerment far mantenere ai bambini e alla famiglia un certo grado di
controllo sulle diverse situazioni e nella presa delle decisioni. Accresce la fiducia della
famiglia in stessa, creando un rapporto di fiducia e stima tra infermiere e famiglia.
Riduzione dell'ansia e della sensazione di impotenza.
- Capacità di negoziazione contrattare in modo diplomatico che facilita il coinvolgimento
della famiglia.
Si forma una parent-professional partnership.
Aspetti psicologici legati all’ospedalizzazione e alla malattia del bambino
Il bambino a prescindere dall’età ha consapevolezza della malattia, anche un neonato si rende conto se
di sono problemi nel suo organismo, alla consapevolezza però si contrappongono i limiti cognitivi,
che fanno che il bambino non comprenda fino in fondo ciò che succede. Le reazioni saranno
determinate dunque dallo sviluppo intellettivo, dall’età e dall’aspetto psicologico collettivo, sia del
bambino che della famiglia. Il clima emotivo intorno al bambino e le esperienze precedenti
influenzano le reazioni del bambino.
La malattia rappresenta un elemento di rottura dell’abitudine del bambino, ciò genera una
discontinuità, uno squilibrio che si riflette sia a livello fisico che psico-emotivo.
L’infermiere è la figura che solitamente effettua le procedure sul bambino, quindi è definito fattore
discriminante per gli stimoli avversivi, il bambino quindi associa la figura dell’infermiere a qualcosa
di spiacevole, ad un evento avverso.
Il bambino potrebbe sviluppare reazioni di tipo fobico/ossessivo (evitamento o controllo) rispetto alle
quali la soluzione è quella di aumentare il numero di stimoli neutri o positivi, in modo che
l’infermiere diventi uno stimolo discriminante sia per conseguenze positive sia per quelle negative.
Approcciarsi ad un bambino malato è diverso da approcciarsi ad un bambino sano, cambiano le
prospettive. Bisogna porsi a livello del bambino, anche a livello del bambino guardandolo negli occhi,
rispettandolo nella sua globalità e nelle sue tempistiche.
La cura fisica ed educativa sono sempre collegate tra loro, non si possono separare, siamo per
occuparci di un aspetto clinico, ma abbiamo anche una funzione educativa, bisogna considerare lo
stato emotivo per curare la malattia.
In caso di malattia, il bambino e la sua famiglia si trovano a vivere una situazione non scelta che ha
delle conseguenze nel presente e nel futuro.
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Anteprima

Infermieristica in Pediatria

Le caratteristiche principali che contraddistinguono l'assistenza al soggetto in età pediatrica varia in base al neonato e al bambino, in quanto ci approcciamo ad un soggetto che ha delle caratteristiche possono essere profondamente diverse in base all'età, al contesto sociale e familiare, al grado di sviluppo cognitivo e emotivo ecc ... Nell'ambito pediatrico si attua un approccio centrato sulla famiglia: family centered-care. Un altro aspetto importante, nel contesto di cura, è la comunicazione, bisogna imparare a dare spazio all'osservazione sia verso il linguaggio verbale che a quello non verbale. Dare un tempo adeguato all'ascolto e all'informazione e trovare strategie di rapporto utili a comprendere i reali bisogni del bambino e della famiglia. Il processo di assistenza infermieristica, nelle sue fasi, non cambia con il bambino, è sempre lo stesso, cambia solo il modo dell'approccio. Ci sono quindi delle caratteristiche da tenere presente, in ambito pediatrico la pianificazione dell'assistenza infermieristica deve tenere conto delle peculiarità dell'assistenza in età evolutiva caratterizzata da diverse fasi di crescita a livello fisico, psichico e sociale. Nella raccolta dei dati, quest'ultimi sono raccolti da fonti diverse per che alcune informazioni le prendiamo dal diretto interessato le altre invece dai genitori/parenti.

I soggetti vengono divisi in:

  • Neonato,
  • Infante,
  • Bambino si primi passi,
  • Bambino in età pre-scolare,
  • Bambino in età scolare,
  • Adolescente.

Family Centered Care

Modalità di pratica assistenziale che riconosce la centralità della famiglia nella vita del bambino con problemi di salute e l'inclusione del contributo e del coinvolgimento della famiglia stessa nel piano assistenziale. Si prende quindi in carico non solo il bambino, ma anche la famiglia. Il supporto professionale al bambino è alla famiglia attraverso un processo di coinvolgimento e supporto. Consiste nell' offrire alla famiglia la possibilità, l'autorizzazione a prendersi cura del bambino ospedalizzato. Ciò è importante perché permette al bambino e alla famiglia di raggiungere diversi obiettivi:

  • sviluppare l'empowerment,
  • mantenere e rinforzare i ruoli all'interno della famiglia,
  • ridurre ansia e preoccupazione,
  • miglioramento precoce della malattia,
  • promuovere la normalità.

Principi Fondamentali della FCC

I principi fondamentali della FCC:

  • La famiglia è la costante della vita del bambino,
  • Le strutture sanitarie devono promuovere la collaborazione tra famiglia e personale ad ogni livello dell'assistenza,
  1. Deve esserci sempre un reale scambio bidirezionale di informazioni,
  • Gli infermieri devono saper riconoscere e rispettare i «punti di forza» di ciascuna famiglia e le proprie caratteristiche,
  • Gli operatori devono riconoscere e promuovere strategie di coping (capacità di adattamento) di ciascuna famiglia e valorizzarle,
  • Incoraggiare il supporto tra famiglie,
  • Le strutture e gli operatori devono garantire la maggior flessibilità ed accessibilità possibile nell'erogazione dei servizi sanitari,
  • Devono essere tenute in considerazione sempre le emozioni, le preoccupazioni e le aspirazioni della famiglia.

Capacità dell'Infermiere per la Continuità dell'Assistenza

Per usare questo schema di continuità dell'assistenza, l'infermiere deve avere un bagaglio di capacità per potenziare quelle della famiglia:

  • Capacità di comunicazione e di insegnamento.
  • Capacità di empowerment -> far mantenere ai bambini e alla famiglia un certo grado di controllo sulle diverse situazioni e nella presa delle decisioni. Accresce la fiducia della famiglia in sé stessa, creando un rapporto di fiducia e stima tra infermiere e famiglia. Riduzione dell'ansia e della sensazione di impotenza.
  • Capacità di negoziazione -> contrattare in modo diplomatico che facilita il coinvolgimento della famiglia.

Si forma una parent-professional partnership.

Aspetti Psicologici Legati all'Ospedalizzazione e alla Malattia del Bambino

Il bambino a prescindere dall'età ha consapevolezza della malattia, anche un neonato si rende conto se di sono problemi nel suo organismo, alla consapevolezza però si contrappongono i limiti cognitivi, che fanno sì che il bambino non comprenda fino in fondo ciò che succede. Le reazioni saranno determinate dunque dallo sviluppo intellettivo, dall'età e dall'aspetto psicologico collettivo, sia del bambino che della famiglia. Il clima emotivo intorno al bambino e le esperienze precedenti influenzano le reazioni del bambino. La malattia rappresenta un elemento di rottura dell'abitudine del bambino, ciò genera una discontinuità, uno squilibrio che si riflette sia a livello fisico che psico-emotivo. L'infermiere è la figura che solitamente effettua le procedure sul bambino, quindi è definito fattore discriminante per gli stimoli avversivi, il bambino quindi associa la figura dell'infermiere a qualcosa di spiacevole, ad un evento avverso. Il bambino potrebbe sviluppare reazioni di tipo fobico/ossessivo (evitamento o controllo) rispetto alle quali la soluzione è quella di aumentare il numero di stimoli neutri o positivi, in modo che l'infermiere diventi uno stimolo discriminante sia per conseguenze positive sia per quelle negative. Approcciarsi ad un bambino malato è diverso da approcciarsi ad un bambino sano, cambiano le prospettive. Bisogna porsi a livello del bambino, anche a livello del bambino guardandolo negli occhi, rispettandolo nella sua globalità e nelle sue tempistiche. La cura fisica ed educativa sono sempre collegate tra loro, non si possono separare, siamo lì per occuparci di un aspetto clinico, ma abbiamo anche una funzione educativa, bisogna considerare lo stato emotivo per curare la malattia. In caso di malattia, il bambino e la sua famiglia si trovano a vivere una situazione non scelta che ha delle conseguenze nel presente e nel futuro.

La malattia tende a cambiare la percezione che i bambini hanno di sé stessi a causa dei limiti fisici e della trasformazione repentina della propria vita. La malattia deve essere considerata come una fase reale della vita del bambino in cui deve essere avviata comunque una progettazione verso il futuro, una speranza di guardare fiduciosi al domani. Il bambino si sente molto spaventato, bisogna quindi dare continuità su alcune attività, come per esempio la scuola così che il bambino non perda la continuità con le attività che generalmente svolge. Le cure sanitarie devono essere sostenute da un PROGETTO EDUCATIVO. Nei contesti pediatrici infermieri, medici, insegnanti, educatori, volontari e genitori, per aiutare il bambino a evolvere nel suo percorso esistenziale, dovrebbero condividere scopi, mezzi e modalità del loro «prendersi cura» del bambino.

Comunicare con il Bambino e la Famiglia

In età pediatrica, fin dai primi anni, è presente una consapevolezza della situazione, del clima emotivo. La comunicazione è necessaria per facilitare i trattamenti e evitare la sensazione di solitudine. L'infermiere dovrebbe essere l'ascoltatore privilegiato del bambino e deve cercare di assumere il suo punto di vista, mettersi nei panni del bambino e dei genitori, per cercare di dare delle risposte efficaci. È molto importante affinare la capacità di ascolto, osservazione, modalità indirette di comunicazione e attività di gioco/creative. Quando non riesce ad esprimersi attraverso il linguaggio, utilizza messaggi corporei, il comportamento, il gioco, il disegno, sogni o incubi. Componenti non verbali: espressioni volto, sguardo, postura, utilizzo dello spazio, contatto corporeo. Colloquio: tendenza a fornire le risposte che l'adulto si aspetta. Es. Un bambino che ha dolore magari non riesce ad esprimere il dolore in modo verbale, avrà un comportamento e riuscirà a dire qualcosa a proposito del dolore, bisogna però soffermarsi sugli atteggiamenti. Guadare anche i parametri più clinici. Chiedere anche ai genitori che conoscono meglio il bambino. Importante dare informazioni di rassicurazione, capire che informazioni sa della malattia e far capire ai genitori che il bambino sa che c'è qualcosa che non va. Bisogna informare il bambino, fargli capire a grandi linee che cosa sta succedendo per rassicurarlo e motivare il perché è in ospedale, non inventare scuse. Anche rispetto ad una procedura il bambino deve essere informato e preparato. Parlare rivolgendosi sempre al bambino e poi ai genitori, in modo:

  • Chiaro, conciso e semplice, Dicendo sempre la verità,
  • Con calma, pazienza,
  • Rispettando la distanza e ponendosi a livello del bambino,
  • Incoraggiare ad esprimere la paura,
  • Possibilità di piangere quando qualcuno gli fa male o quando è triste,
  • Possibilità di fare delle scelte (braccio del prelievo),
  • Garantire il bisogno di protezione e di sicurezza (deve sapere che non sarà mai lasciato solo),
  • Stabilire un clima familiare.

Gestione dell'Informazione

Gestione dell'informazione: I genitori non tollerano di non sapere, richiedono di essere informati di tutto e subito. Quanto più le condizioni sono incerte e gravi, tanto maggiore è il bisogno di avere informazioni

E' importante che ogni decisione sia comunicata ai genitori in modo chiaro, completo, coerente e veritiero, il messaggio deve essere condiviso dall'équipe. Meglio se individuata una figura di riferimento, prontamente disponibile e fissati incontri dedicati (nulla lasciato al caso). L'infermiere deve favorire il genitore e la sua integrazione in reparto, in una relazione di aiuto:

  • Incoraggiare i genitori a stare vicino al proprio bambino,
  • Rassicurarli nelle competenze,
  • Fornire strategie di approccio.

Approccio centrato sulla persona: atteggiamenti di EMPATIA, CONSIDERAZIONE POSITIVA, ACCETTAZIONE INCONDIZIONATA, SENSIBILITÀ.

Assistenza Infermieristica in Ambito Pediatrico: Aspetti Organizzativi

L'ospedale è il luogo di cura per eccellenza. Negli anni novanta ci fu una diffusione di nuovi modelli organizzativi che hanno trasformato le strutture di ricovero con un miglioramento della qualità di vita (day hospital/day surgery). Nell'ambito pediatrico sono privilegiate le cure a domicilio.

Cause di Ricovero per Fascia 0-14 Anni

Cause di ricovero per fascia 0-14 anni:

  • 20,5% malattie dell'apparato respiratorio;
  • 12,3% condizioni morbose perinatali;
  • 10,7% traumatismi e avvelenamenti;
  • 9,3% malattie dell'apparato digerente;
  • 7,3% malattie infettive e parassitarie.

Accoglienza e Sicurezza

Quando arriva il bambino si fa accoglienza con interventi modulati alle caratteristiche dell'individuo da assistere, si chiariscono i dubbi, si danno spiegazioni sulle procedure previste. Bisogna garantire al bambino la possibilità di ricevere visite. Sempre adottate misure di SICUREZZA per prevenire il rischio di lesioni:

  • Letti forniti di spondine, sempre alzate per i più piccoli (distanza max tra le barre 8 cm),
  • Controllo sulla terapia (somministrazione ma anche altezza fleboclisi, regolatori di flusso),
  • Custodia dei farmaci,
  • Distanza da apparecchiature elettromedicali,
  • Misure di contenimento.

Dimissione e Continuità delle Cure

Dimissione: garantire continuità nelle cure domiciliari. Pianificare con attenzione i contenuti educativi da fornire a bambino e genitori:

  • Modalità di somministrazione della terapia,
  • Gestione tracheostomia/colostomia/gastrostomia/sng,
  • Indicazioni dietetiche,
  • Stili di vita,
  • Visite di controllo nel follow-up,
  • Interventi di primo soccorso,
  • Igiene e prevenzione incidenti domestici,
  • Info su reperimento presidi,
  • Recapiti telefonici utili.

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