Documento sull'infermieristica in Pediatria, con focus sull'approccio "family-centered care" e la comunicazione con bambini e famiglie. Il Pdf esplora gli aspetti psicologici dell'ospedalizzazione infantile, le metodiche di somministrazione di farmaci tramite aerosol e le alterazioni della temperatura corporea, in particolare la febbre, per studenti universitari.
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Le caratteristiche principali che contraddistinguono l'assistenza al soggetto in età pediatrica varia in base al neonato e al bambino, in quanto ci approcciamo ad un soggetto che ha delle caratteristiche possono essere profondamente diverse in base all'età, al contesto sociale e familiare, al grado di sviluppo cognitivo e emotivo ecc ... Nell'ambito pediatrico si attua un approccio centrato sulla famiglia: family centered-care. Un altro aspetto importante, nel contesto di cura, è la comunicazione, bisogna imparare a dare spazio all'osservazione sia verso il linguaggio verbale che a quello non verbale. Dare un tempo adeguato all'ascolto e all'informazione e trovare strategie di rapporto utili a comprendere i reali bisogni del bambino e della famiglia. Il processo di assistenza infermieristica, nelle sue fasi, non cambia con il bambino, è sempre lo stesso, cambia solo il modo dell'approccio. Ci sono quindi delle caratteristiche da tenere presente, in ambito pediatrico la pianificazione dell'assistenza infermieristica deve tenere conto delle peculiarità dell'assistenza in età evolutiva caratterizzata da diverse fasi di crescita a livello fisico, psichico e sociale. Nella raccolta dei dati, quest'ultimi sono raccolti da fonti diverse per che alcune informazioni le prendiamo dal diretto interessato le altre invece dai genitori/parenti.
I soggetti vengono divisi in:
Modalità di pratica assistenziale che riconosce la centralità della famiglia nella vita del bambino con problemi di salute e l'inclusione del contributo e del coinvolgimento della famiglia stessa nel piano assistenziale. Si prende quindi in carico non solo il bambino, ma anche la famiglia. Il supporto professionale al bambino è alla famiglia attraverso un processo di coinvolgimento e supporto. Consiste nell' offrire alla famiglia la possibilità, l'autorizzazione a prendersi cura del bambino ospedalizzato. Ciò è importante perché permette al bambino e alla famiglia di raggiungere diversi obiettivi:
I principi fondamentali della FCC:
Per usare questo schema di continuità dell'assistenza, l'infermiere deve avere un bagaglio di capacità per potenziare quelle della famiglia:
Si forma una parent-professional partnership.
Il bambino a prescindere dall'età ha consapevolezza della malattia, anche un neonato si rende conto se di sono problemi nel suo organismo, alla consapevolezza però si contrappongono i limiti cognitivi, che fanno sì che il bambino non comprenda fino in fondo ciò che succede. Le reazioni saranno determinate dunque dallo sviluppo intellettivo, dall'età e dall'aspetto psicologico collettivo, sia del bambino che della famiglia. Il clima emotivo intorno al bambino e le esperienze precedenti influenzano le reazioni del bambino. La malattia rappresenta un elemento di rottura dell'abitudine del bambino, ciò genera una discontinuità, uno squilibrio che si riflette sia a livello fisico che psico-emotivo. L'infermiere è la figura che solitamente effettua le procedure sul bambino, quindi è definito fattore discriminante per gli stimoli avversivi, il bambino quindi associa la figura dell'infermiere a qualcosa di spiacevole, ad un evento avverso. Il bambino potrebbe sviluppare reazioni di tipo fobico/ossessivo (evitamento o controllo) rispetto alle quali la soluzione è quella di aumentare il numero di stimoli neutri o positivi, in modo che l'infermiere diventi uno stimolo discriminante sia per conseguenze positive sia per quelle negative. Approcciarsi ad un bambino malato è diverso da approcciarsi ad un bambino sano, cambiano le prospettive. Bisogna porsi a livello del bambino, anche a livello del bambino guardandolo negli occhi, rispettandolo nella sua globalità e nelle sue tempistiche. La cura fisica ed educativa sono sempre collegate tra loro, non si possono separare, siamo lì per occuparci di un aspetto clinico, ma abbiamo anche una funzione educativa, bisogna considerare lo stato emotivo per curare la malattia. In caso di malattia, il bambino e la sua famiglia si trovano a vivere una situazione non scelta che ha delle conseguenze nel presente e nel futuro.
La malattia tende a cambiare la percezione che i bambini hanno di sé stessi a causa dei limiti fisici e della trasformazione repentina della propria vita. La malattia deve essere considerata come una fase reale della vita del bambino in cui deve essere avviata comunque una progettazione verso il futuro, una speranza di guardare fiduciosi al domani. Il bambino si sente molto spaventato, bisogna quindi dare continuità su alcune attività, come per esempio la scuola così che il bambino non perda la continuità con le attività che generalmente svolge. Le cure sanitarie devono essere sostenute da un PROGETTO EDUCATIVO. Nei contesti pediatrici infermieri, medici, insegnanti, educatori, volontari e genitori, per aiutare il bambino a evolvere nel suo percorso esistenziale, dovrebbero condividere scopi, mezzi e modalità del loro «prendersi cura» del bambino.
In età pediatrica, fin dai primi anni, è presente una consapevolezza della situazione, del clima emotivo. La comunicazione è necessaria per facilitare i trattamenti e evitare la sensazione di solitudine. L'infermiere dovrebbe essere l'ascoltatore privilegiato del bambino e deve cercare di assumere il suo punto di vista, mettersi nei panni del bambino e dei genitori, per cercare di dare delle risposte efficaci. È molto importante affinare la capacità di ascolto, osservazione, modalità indirette di comunicazione e attività di gioco/creative. Quando non riesce ad esprimersi attraverso il linguaggio, utilizza messaggi corporei, il comportamento, il gioco, il disegno, sogni o incubi. Componenti non verbali: espressioni volto, sguardo, postura, utilizzo dello spazio, contatto corporeo. Colloquio: tendenza a fornire le risposte che l'adulto si aspetta. Es. Un bambino che ha dolore magari non riesce ad esprimere il dolore in modo verbale, avrà un comportamento e riuscirà a dire qualcosa a proposito del dolore, bisogna però soffermarsi sugli atteggiamenti. Guadare anche i parametri più clinici. Chiedere anche ai genitori che conoscono meglio il bambino. Importante dare informazioni di rassicurazione, capire che informazioni sa della malattia e far capire ai genitori che il bambino sa che c'è qualcosa che non va. Bisogna informare il bambino, fargli capire a grandi linee che cosa sta succedendo per rassicurarlo e motivare il perché è in ospedale, non inventare scuse. Anche rispetto ad una procedura il bambino deve essere informato e preparato. Parlare rivolgendosi sempre al bambino e poi ai genitori, in modo:
Gestione dell'informazione: I genitori non tollerano di non sapere, richiedono di essere informati di tutto e subito. Quanto più le condizioni sono incerte e gravi, tanto maggiore è il bisogno di avere informazioni
E' importante che ogni decisione sia comunicata ai genitori in modo chiaro, completo, coerente e veritiero, il messaggio deve essere condiviso dall'équipe. Meglio se individuata una figura di riferimento, prontamente disponibile e fissati incontri dedicati (nulla lasciato al caso). L'infermiere deve favorire il genitore e la sua integrazione in reparto, in una relazione di aiuto:
Approccio centrato sulla persona: atteggiamenti di EMPATIA, CONSIDERAZIONE POSITIVA, ACCETTAZIONE INCONDIZIONATA, SENSIBILITÀ.
L'ospedale è il luogo di cura per eccellenza. Negli anni novanta ci fu una diffusione di nuovi modelli organizzativi che hanno trasformato le strutture di ricovero con un miglioramento della qualità di vita (day hospital/day surgery). Nell'ambito pediatrico sono privilegiate le cure a domicilio.
Cause di ricovero per fascia 0-14 anni:
Quando arriva il bambino si fa accoglienza con interventi modulati alle caratteristiche dell'individuo da assistere, si chiariscono i dubbi, si danno spiegazioni sulle procedure previste. Bisogna garantire al bambino la possibilità di ricevere visite. Sempre adottate misure di SICUREZZA per prevenire il rischio di lesioni:
Dimissione: garantire continuità nelle cure domiciliari. Pianificare con attenzione i contenuti educativi da fornire a bambino e genitori: