Slide dall'Università sulla Globalizzazione. Il Pdf, un set di slide di Economia per l'Università, esplora il fenomeno della globalizzazione, le delocalizzazioni, le multinazionali e l'importanza dei paesi BRICS, con una gerarchia dei poli economici mondiali.
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Spostarsi e comunicare velocemente con ogni parte del mondo. OLa globalizzazione è un processo di intensificazione delle relazioni economiche e culturali fra le regioni del mondo che diventano interconnesse e interdipendenti. Tale processo è iniziato nel 1980 dovuto a:
Importanti sono stati i cambiamenti nel settore dei trasporti come ad esempio nuove rotte aeree, uso container che hanno incrementato gli scambi commerciali, così come voli accessibili a tutti, oltre ad una forte innovazione nel settore delle telecomunicazioni (ad es. internet).
Ci sono anche fattori storici e politici come la fine della Guerra Fredda ed il crollo dell'Unione Sovietica nel 1991 e, quindi, la liberalizzazione dei commercio in tutto il mondo dovuta all'abolizione di dazi doganali e monopoli che salvaguardavano le produzioni nazionali dalla concorrenza estera (adesso regolati dalla Wto, World Trade Organization, che favorisce gli scambi commerciali regolandone le controversie internazionali). Tutto ciò ha determinato un cambiamento nel peso economico degli stati, creando una sorta di gerarchia.
Sono stati per molto tempo i protagonisti delle rivoluzione industriale in quanto ricoprivano i vertici dell'economia mondiale, quindi Europa occidentale, Nord America, Giappone, Australia, Nuova Zelanda. Facevano capo ad una industria manifatturiera con importazione di materie prime dalle colonie che provvedevano a rifornirne il pianeta.
I poli economici globali si sono poi affiancati da poli regionali a seguito di delocalizzazioni, dovuti al fatto che le grandi potenze industriali hanno trasferito all'estero i propri impianti produttivi in quanto la manodopera costa meno. I paesi meta di delocalizzazione hanno sviluppato il loro apparato produttivo efficiente tanto da prender parte al nascente mercato globale (es. Taiwan, Brasile, India, Cina, ... ). Nonostante l'ascesa delle potenze emergenti, i paesi avanzati conservano un ruolo centrale nel settore industriale e hanno concentrato i propri investimenti nel territorio nazionale soprattutto nei comparti dell'alta tecnologia (elettronica, telecomunicazioni, industria aerospaziale, industria farmaceutica e biotecnologie).
POLI ECONOMICI GLOBALI Usa, Ue, Giappone, Australia, Nuova Zelanda + Cina · delocalizzazione della produzione industriale all'estero · terziario e settori innovativi all'interno · sedi di multinazionali planetarie
POLI ECONOMICI REGIONALI India, Brasile, Russia, Sudafrica, Messico, Sud Corea economie ancora in sviluppo, ma già abbastanza avanzate (forte impulso dalla decolonizzazione)
PRODUTTORI DI PETROLIO Arabia Saudita, paesi del Golfo, Iran, Iraq, Libia, Nigeria, Venezuela sviluppo parziale, ma grande forza economica
ESPORTATORI DI MATERIE PRIME Turchia, Tunisia, Indonesia, Thailandia, Filippine, Cile, Argentina economie ben avviate, ma dipendenti da esportazioni e/o da multinazionali straniere
PAESI CON PARTECIPAZIONE LIMITATA AL COMMERCIO GLOBALE molti stati africani, alcuni dell'Asia e del Centro-Sud America ancora all'inizio dello sviluppo moderno
Nel 2000 alcuni economisti coniarono per i cinque paesi emergenti l'acronimo BRICS, ossia Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica. L'intento di questa istituzione era quello di contrastare il peso delle sette maggiori potenze economicamente avanzate del nord del mondo riunite nel G7 (USA, Regno Unito, Germania, Francia, Italia, Giappone, Canada). Nel 2024 il gruppo si è allargato ad altre cinque economie emergenti: Arabia Saudita, Egitto, Etiopia, Iran ed Emirati Arabi Uniti; nel 2025 l'Indonesia.
I BRICS sono accomunati da alcune caratteristiche simili come la condizione di economie in via di sviluppo, una popolazione numerosa, un vasto territorio, abbondanti risorse naturali strategiche e sono stati caratterizzati, nell'ultimo decennio, da una forte crescita del PIL e della quota nel commercio mondiale. Punto debole dei BRICS, invece, sono le profonde divergenze di carattere politico ed economico tra i paesi membri. BRICS Brasil 2025
Per effetto della delocalizzazione, la produzione di merci è stata riorganizzata su scala mondiale sulla base di catene produttive (supply chains). Quindi, se un tempo le fasi di produzione erano concentrate in impianti industriali, ora sono localizzate in varie parti del globo secondo la convenienza economica.
Le recenti vicende hanno portato all'avvio del reshoring, ovvero alla riorganizzazione delle catene produttive con il ritorno in patria o in paesi più vicini delle attività precedentemente trasferite all'estero per il contenimento dei rischi politici, sociali e ambientali. L'USA ha lanciato il friendshoring, ovvero ha invitato le imprese a svolgere attività nei paesi considerati politicamente alleati e a dismettere o ridurre quelle localizzate in paesi "ostili" come Russia e Cina. MONGOLIA Gobi Desert KAZAKHSTAN KYRGYZSTAN CHINA UZBEKISTAN TAJIKISTAN Plateau Chan ya Mts AFGHANISTAN NEPAL KajfinanduBRUTAS BANGLADESH MYANMAR LAOS Mts INDIA whypyitaw! THAILAND Bangkok CAMBODI ITED ARAB EMIRATES Bay of Bengal OMAN MALA RAN PAKISTAN New Delh FREMENISTAN
Negli ultimi 30 anni si è registrata a livello globale una diminuzione della disuguaglianza delle condizioni di vita. Esistono però dei divari di sviluppo, ossia le profonde differenze sociali ed economiche che separano le diverse aree del pianeta, quindi i paesi del nord del mondo (paesi sviluppati) e paesi del sud del mondo (paesi in via di sviluppo). I divari hanno origine storica nella colonizzazione ma numerosi problemi dei paesi in via di sviluppo sono subentrati anche dopo la conquista dell'indipendenza (debito estero, corruzione, debolezza del ceto medio, dipendenza dalle materie prime, carenza nelle infrastrutture).
Si utilizzano dei diversi indicatori e si procede per comparazione: gli indicatori possono essere:
Per misurare la ricchezza di un paese si ricorre al PIL (Prodotto interno lordo) che prende in considerazione il contributo di ciascun settore produttivo all'economia del paese.
Circa il 9,2% della popolazione mondiale, ovvero circa 700 milioni di persone, vive in condizioni di povertà estrema. L'ONU classifica come molto poveri 47 paesi su 200, localizzati nell'Africa subsahariana e nell'Asia meridionale. Iraq 4 Uzbekistan 3.1 Afghanistan 7.6 Egitto 5.2 Pakistan 11.7 Chad 7 India 44.2 Messico 4,3 Yemen 9.6 .Venezuela 12 Mali 6.3 Indonesia 9.7 Colombia 2.5 Nigeria 71.2 Somalia 7 Rep. Dem. Congo 67.8 Sud Sudan 12.6 Brasile 11 Angola® 15.5 Madagascar 17 Sudafrica 18.1
Fuori strada per raggiungere gli obiettivi dell'Agenda 2030
Sulla buona strada per raggiungere gli obiettivi dell'Agenda 2023 Meno del 3% della popolazione in condizione di povertà Papua Nuova Guinea 2.8 Niger 10.1 Sudan 7.1 Etiopia 8.8 Honduras 1.6
Lo strumento per misurare i divari è l'ISU (indice di sviluppo umano), indicatore che tiene conto di dati economici, demografici e sociali. Dal 2010 è affiancato dall'IPM (Indice di povertà multidimensionale) che tiene conto di macroindicatori come istruzione, alimentazione, possesso di beni, contesto di vita, ...
Per uno sviluppo equo è indispensabile ridurre il divario attraverso la diffusione della tecnologia, aiuti all'istruzione, incremento di posti di lavoro. Nei paesi in via di sviluppo sono indispensabili gli investimenti pubblici destinati alle infrastrutture economiche come ad esempio le reti stradali e ferroviarie, i porti, gli oleodotti, i metanodotti, le dighe, le opere di bonifica che garantiscono anche l'efficienza dei trasporti. In alcuni paesi è, invece, fondamentale superare conflitti e tensioni.