Documento di Università su Introduzione alla Filosofia e Teoria Politica. Il Pdf esplora le ideologie politiche e le teorie democratiche, concentrandosi su liberalismo, socialismo e comunismo, con un'analisi delle origini storiche e dei principi fondamentali, utile per lo studio della Filosofia.
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E una dottrina economica, politica ed etica impostasi prima in Inghilterra (nell'epoca della Gloriosa Rivoluzione 1688-89) e poi nel resto d'Europa (XIX sec). In seguito però all'affermarsi di altre ideologie politiche (comunismo, socialismo, fascismo e nazionalsocialismo) l'espansione del liberalismo si bloccò fino alla metà del XX secolo. Successivamente, dopo la seconda guerra mondiale l'Europa occidentale fu permeata, grazie alla conquista del nazifascismo, da un liberalismo rinnovato, sia nei contenuti che nelle forme. Dopo la caduta dell'URSS il liberalismo è diventato paradigma mondiale politico di riferimento, coniugato con le dottrine democratiche. Il liberalismo si presenta in generale, come una dottrina della limitazione del potere. È un fenomeno politico che occupa un lungo arco storico (XVII-XXI sec) e appare fortemente influenzato dalla cultura nazionale e dal modello sociale dentro cui si sviluppa. Inoltre il termine "liberale" si presta a un uso assai eterogeneo per cui può indicare tanto un'ideologia poliica ed economica quanto un atteggiamento di ordine etico e morale.
Vediamo 2 esempi di come una ideologia cambi in base alla sua intenzione con cultura e storia nazionale:
Alcune figure cardine per la costruzione della dottrina liberale furono: Adam Smith, David Ricardo e Thomas Malthus per quanto riguarda l'influenza dell'economia politica; John Locke, Alexis de Tocqueville, John Stuart-Mill e Gaetano Mosca per quanto riguarda le grandi teorie politiche. Per quanto riguarda invece l'evoluzione del liberalismo nel XX e nel XXI secolo le figure cardine sono quelle di Luigi Einaudi, Friedrich August, Ion Hayek, Jhon Rawls e Milton Friedman.
Si presenta come liberalismo o dottrina del laissez-faire (lasciate fare), è affermazione del principio secondo cui uno Stato non deve intervenire nel regolare il libero mercato. Le transazioni e le tariffe devono sfuggire da ogni logica politica e i governi devono cercare di evitare di condizionare la produzione e lo scambio di merci attraverso qualsivoglia tipo di sussidi e agevolazioni. Tale modello verrà poi elaborato nella teoria della mano invisibile elaborata da Adam Smith, in cui dice che ogni individuo agisce per il proprio interesse personale, ma inconsciamente partecipa all'inseguimento del benessere della comunità collettiva. Il liberalismo in ambito economico difende in generale la libertà di impresa e di commercio, ma tuttavia ci sono differenze nelle sue varie forme derivanti dal Welfare State (stato sociale), al ruolo del potere politico, come regolatore dell'economia, e al rapporto tra pubblico e privato. Con il tempo il liberalismo si modifica, soprattutto nel XX sec a seguito di diverse crisi economiche, allo Stato viene affidato il ruolo di regolatore indiretto. Con leggi e provvedimenti deve migliorare la distribuzione del reddito e la eventuale creazione di Trust (monopoli finanziari e produttivi che alterano i meccanismi della libera concorrenza), oltre a reagire ad eventuali distorsioni del mercato. Ciò si ottiene con una serie di regole generali (azione indiretta) che vengono fissate, in grado di limitare fortemente questi fenomeni.
In senso strettamente politico, il liberalismo è una dottrina che ha avuto tra i suoi obiettivi principali la difesa dei diritti individuali e l'affermazione della dottrina dell'equilibrio e della separazione dei poteri. Per quanto riguarda i diritti individuali la base di ogni ideologia liberale si fonda sul diritto alla vita, diritto alla proprietà, diritto alla libertà e Habeas Corpus. Ne "Il secondo trattato sul governo" di Locke si argomenta in difesa di tali diritti utilizzando giustificazioni di tipo giusnaturalistico. Il Giusnaturalismo (teoria fondata sul presupposto di un diritto naturale) servì ai primi liberali per ancorare all'idea di natura la giustificazione dell'inviolabilità dei diritti individuali sulla base di una loro coerenza con un diritto naturale le cui norme sono universali razionali e indipendenti. Il liberalismo considera come fondamento della società e dello Stato il singolo individuo con i suoi diritti: il potere costituito e la volontà collettiva non devono mai calpestarli, in quanto precedono 1ogni ordine politico e sociale. I diritti fondamentali sono riconosciuti anche nella carta de "Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo" a opera dell'ONU e consistono in:
A questi diritti si affianca il concetto di Separazione dei Poteri (formulato da Montesquieu), dottrina secondo cui i tre poteri fondamentali dello stato devono essere rigidamente separati, non possono essere rappresentati da uno stesso ente o persona.
L'impostazione liberale ha come idea di fondo quella di evitare ogni tipo di possibile abuso e di edificare ordinamenti politici in cui il potere non agisce mai in senso arbitrario, ma si esprime attraverso regole chiare e universali che rispettano i diritti fondamentali dell'uomo.
Il liberalismo si basa sul riconoscimento dell'individuo e dei suoi diritti inalienabili. Il contratto sociale (che pone le basi per uno stato) si fonda su un immaginario contratto consensuale tra uomini liberi. Questi ultimi pertanto abbandonano lo stato di natura e si associano al fine di tutelare meglio i propri interessi e diritti. Questa narrazione (più immaginaria che reale) esprime molto bene la natura dell'etica individualistica del liberalismo. L'etica liberale ha come principi fondamentali la libertà individuale, la responsabilità e l'autonomia decisionale e morale. Ognuno ha quindi diritto di vivere secondo le proprie convinzioni, il proprio credo religioso e la propria persona morale nella misura in cui non reca un danno ad altri. La società e il potere che l'individuo soggetto autonomo e razionale attivamente costituisce, devono quindi essere al suo servizio permettendo nei limiti del consentito la realizzazione dei desideri e delle aspirazioni personali. Il liberalismo quindi possiamo dire che teorizza l'egoismo individualistico, stimolato dalla libera concorrenza e dall'idea di responsabilità personale. In alcuni casi presuppone la necessità di una giustizia distributiva, che non dipenda da una concezione autoritaria del potere; in altri casi prevede solo una giustizia commutativa che regoli i rapporti tra i privati.
Il termine democrazia fu introdotto nella Grecia del V sec. a.C. per indicare una specifica forma di governo della Polis. Successivamente però verrà inteso nell'accezione di una forma di governo legittimo e giusto (grazie anche all'aggettivo che ne deriva ovvero, democratico), portando quasi tutti gli stati (dopo la WW2) a dichiararsi democratici. Le principali teorie democratiche (dopo le classiche di Platone, Aristotele) sono tutte di epoca moderna e riguardano in maniera specifica la democrazia rappresentativa. È importante notare la grande differenza dalla democrazia per come la intendiamo oggi, e quella che era al tempo dei Greci. La democrazia degli antichi era infatti una forma di governo che poteva distaccarsi dall'idea di legittimazione del potere attraverso un consenso del popolo, poteva derivare infatti anche da fattori culturali e religiosi; oltre al fatto che quando si fa riferimento al popolo come detentore del potere ciò non implica per forza una forma di governo democratico. La democrazia moderna invece si costituisce su una dottrina politica che vede il popolo come unico legittimo detentore del potere e nella democrazia rappresentativa la forma di governo più adatta a rappresentarlo.
Il principale assioma ideologico riguarda che il potere deriva dal popolo, a cui spetta la sovranità politica: è legittimo solo quel potere che si costituisce sulla base della volontà popolare, esercitata in maniera diretta o indiretta. Nel caso di democrazia diretta si considerino i referendum, ovvero leggi/azioni di governo che possono essere sottoposte all'insindacabile giudizio del popolo. Nel caso della democrazia indiretta, detta anche rappresentativa, invece si ha un potere costituito che rappresenta il potere costituente del popolo, dove i rappresentanti politici legiferano, governano e amministrano la giustizia. Tutti gli stati moderni combinano sapientemente la democrazia diretta e indiretta: permettono al popolo di esprimersi attraverso i propri rappresentanti che periodicamente vengono eletti, e 2inoltre prevedono la possibilità di una consultazione diretta della volontà popolare tramite referendum. Questa definizione generale permette di considerare "democratici" anche sistemi politici molto diversi, purché ammettano, in teoria e in pratica, che il potere istituito rappresenti quello del popolo sovrano. Nella storia europea, per esempio, regimi come il socialismo reale, il fascismo e il nazionalsocialismo, pur essendo molto lontani dalla democrazia liberale rappresentativa, si basavano sull'idea che il potere derivasse dal popolo (interpretato in modi diversi). La democrazia moderna, quindi, si fonda prima di tutto su valori e credenze che fanno del popolo la fonte del potere politico. Tuttavia, come osserva Jacob L. Talmon, questo principio non porta necessariamente a forme di governo democratiche come quelle odierne: può anche giustificare regimi dittatoriali o totalitari. La democrazia rappresentativa, come ogni teoria democratica moderna, si concentra soprattutto sulle origini del potere, indipendentemente dalla forma di governo adottata.
In tutti i paesi occidentali le forme di governo democratiche si sono mosse in maniera liberale, il connubio tra democrazia e liberalismo presuppone infatti un sistema politico che esprima sovranità del popolo e diritti dei singoli. Vediamo quindi affiancati i diritti fondamentali dell'uomo (diritto alla vita, diritto alla libertà, Habeas Corpus, diritto alla proprietà) e il sistema istituzionale (divisione dei 3 poteri dello stato, libertà di impresa e di libero commercio). Questi paesi si reggono su 3 fondamentali postulati:
Quindi il sistema liberal - democratico consiste in una concezione dell'origine del potere basata sull'idea di un popolo sovrano e in un ordine di tipo costituzionale che individua la democrazia rappresentativa come unica legittima. In questo contesto il popolo può essere inteso con due diverse concezioni: quella pragmatica romantico idealista di Volk (popolo in tedesco) e quella pragmatica e liberale derivata da un vincolo giuridico. Nel primo caso, il popolo è inteso come condivisione di una stessa lingua, cultura e identità etnica. Nel secondo caso si tratta di una concezione più debole in cui a seguito di una unità linguistica in un territorio, viene riconosciuto un patto di cittadinanza. Gli esiti tipici dell'ideologia liberal-democratica possono essere quindi:
Dove la liberal-democrazia si afferma come regime, di diritto e di fatto, è possibile notare che presupponga al suo interno una collettività matura e consapevole di cittadini che hanno a cuore il desiderio di partecipare alla gestione della cosa pubblica come corpo politico sovrano, oltre alla preoccupazione per la salvaguardia della libertà individuale. Questa viene riassunta con le posizioni di John Mill: