Documento di Università su metodologia e tecniche della ricerca sociale. Il Pdf esplora i paradigmi di Kuhn, il positivismo e le sue evoluzioni, e descrive le diverse tipologie di interviste, la loro conduzione e analisi, utile per lo studio universitario.
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KUHN E I PARADIGMI DELLE SCIENZE Il termine "paradigma" è inflazionato e reso confuso da molteplici diversi significati: si va da sinonimo di teoria ad articolazione interna di una teoria, da sistema di idee d'ordine a corrente di pensiero scuola, da procedimento di ricerca esemplare a equivalente di metodo.
La riflessione di Kuhn ha per oggetto lo sviluppo storico delle scienze, e costituisce un rifiuto della concezione tradizionale di scienza intesa come accumulazione progressiva e lineari di nuove acquisizioni. Per la tradizionale concezione cumulativa, le singole invenzioni e scoperte si aggiungerebbero al corpo conoscitivo precedente. Secondo Kuhn, se questo è il processo della scienza in tempi normali, esistono anche dei momenti rivoluzionari nei quali il rapporto di continuità con il passato si interrompe si inizia con una nuova costruzione.
Kuhn con il termine paradigma designa una prospettiva teorica:
Senza un paradigma una scienza è priva di orientamenti e di criteri di scelta: tutti i problemi, tutti i metodi, tutte le tecniche sono ugualmente legittime. Il paradigma invece la guida. Il paradigma è qualcosa di più ampio e di più generale di una teoria: è una visione del mondo, una finestra mentale, una griglia di lettura che precede l'elaborazione teorica.
Kuhn definisce scienza normale le fasi di una disciplina scientifica durante le quali predomina un determinato paradigma, che risulta ampiamente condiviso dalla comunità degli scienziati. Durante questa fase essa si sviluppa effettivamente secondo quel modo di procedere lineare e cumulativo che è stato attribuito al complesso dello sviluppo scientifico.
Fino a che punto possiamo parlare di paradigmi nelle scienze sociali? Kuhn fa notare come il paradigma sia un elemento caratterizzante le scienze mature. Le scienze sociali, in quanto prive di un unico paradigma largamente condiviso dalla comunità scientifica, si troverebbero in una collocazione pre paradigmatica. Quanto detto per le scienze sociali vale per la sociologia. Esiste tuttavia un'altra interpretazione del pensiero di Kuhn, avanzata proprio nel tentativo di applicare le sue categorie alla sociologia. Si tratta di una ridefinizione del concetto di paradigma nel quale restano tutti gli elementi della definizione originaria. All'interno di una determinata disciplina vi sarebbe quindi una compresenza di più paradigmi. La sociologia diventa da pre paradigmatica, una disciplina multi paradigmatica.
Questa interpretazione del concetto di paradigma nei termini di prospettiva teorica globale è certamente l'interpretazione più diffusa e corrispondente all'uso corrente del termine nelle scienze sociali. Va tuttavia ha detto che anche questa meno rigorosa lettura dell'originaria categoria di Kuhn non va banalizzata identificando paradigma con teoria o corrente di pensiero.
Sembra naturale e doveroso porre la questione dei paradigmi fondativi della ricerca sociale, dai quali sono nate le prime procedure operative e che hanno successivamente guidato lo sviluppo della ricerca empirica. Tra le funzioni di un paradigma brie e anche quella di definire i metodi e le tecniche di ricerca accettabili in una disciplina.
I quadri di riferimento di fondo che hanno storicamente orientato fin dal suo nascere la ricerca sociale sono la visione empirista e quella umanista. Si tratta di due visioni organiche e fortemente contrapposte della realtà sociale e dai modi per conoscerla, che hanno generato due blocchi coerenti e fra loro fortemente differenziati di tecniche di ricerca. Questi paradigmi sono non teorie sociologiche, ma a concezioni generali sulla natura della realtà sociale, sulla natura dell'uomo, sul modo con il quale questo può conoscere quella. Questi possono essere ricondotti a tre questioni fondamentali: l'essenza, la conoscenza e il metodo.
Le tre questioni sono intrecciate fra loro e talvolta sarà difficile distinguerne i confini.
La sociologia nasce sotto gli auspici del pensiero positivista. I fondatori della disciplina sono Comte e Spencer. Essi condividevano un'ingenua fede nei confronti dei metodi delle scienze naturali. Il paradigma positivista è lo studio della realtà sociale utilizzando gli apparati concettuali, le tecniche di osservazione e misurazione, gli strumenti d'analisi matematica, i procedimenti di inferenza delle scienze naturali.
Come è noto per Comte l'acquisizione del punto di vista positivista rappresenta in ogni scienza il punto terminale di un itinerario che ha precedentemente attraversato gli stadi teologico e metafisico. Tale itinerario non si realizza simultaneamente in tutte le discipline. Per ultima, in questo itinerario, arriva la disciplina della sociologia, o scienze positiva della società.
Durkheim fa un effettivo sforzo di tradurre i principi del pensiero positivista in prassi empirica. Egli è il primo scienziato sociale e la sua prassi empirica è fondata sulla teoria del fatto sociale. Bisogna considerare i fatti sociali come cose. Questi fatti sociali, anche se non sono entità materiali, hanno tuttavia le stesse proprietà delle cose del mondo naturale. E da ciò derivano due conseguenze:
Per questa ragione il mondo naturale e il mondo sociale si possono studiare con la stessa logica di indagine e lo stesso metodo (stessa unità metodologica).
Esiste una realtà sociale al di fuori dell'individuo e questa realtà sociale oggettivamente conoscibile ed è studiabile con gli stessi metodi delle scienze naturali.
Resta da dire qualcosa sul modo di procedere di questa conoscenza. Nel positivismo esso è fondamentalmente induttivo, intendendo per induzione il processo per il quale dall'osservazione empirica si perviene a generalizzazioni o a leggi universali (dal particolare al generale). Le leggi assumono i caratteri in un nesso di causa-effetto.
La rassicurante chiarezza e linearità del positivismo ottocentesco lascia il terreno a un positivismo novecentesco assai più complesso, articolato per alcuni versi non privo di contraddizioni e punti oscuri.
Una delle prime revisioni del positivismo ottocentesco fu operata dalla scuola conosciuta con il nome di positivismo logico che ha dato origine al neopositivismo. Questo movimento si formò attorno alle discussioni del circolo di Vienna. Il nuovo modo di vedere assegna un ruolo centrale alla critica della scienza, ridefinendo il compito della filosofia che deve abbandonare il terreno delle grandi teorizzazioni per passare a quelle dell'analisi critica di quanto viene elaborato nelle teorie delle singole discipline.
Uno dei postulati del neopositivismo è la diffusa convinzione che il senso di un'affermazione derivi dalla sua verificabilità empirica.
Cosa ha significato questa concezione di scienza e di conoscenza scientifica per la ricerca sociale e quali ne sono state le conseguenze sulla procedura operativa e sulla tecnica di indagine? La principale conseguenza fu lo sviluppo di un modo di parlare della realtà sociale del tutto nuovo, tramite un linguaggio mutato dalla matematica e dalla statistica. Si tratta del linguaggio delle variabili. Ogni soggetto sociale, a cominciare dall'individuo, veniva analiticamente definito sulla base di una serie di attributi e proprietà, e i fenomeni sociali venivano analizzati in termini di relazioni fra variabili. La variabile diventa così la protagonista dell'analisi sociale.
In questo modo tutti i fenomeni sociali potevano essere rilevati, misurati, correlati, elaborati e formalizzati, e le teorie convalidate o falsificate in maniera oggettiva e priva di ambiguità.
La concezione novecentesca di scienza era ormai assai lontana dalle solide certezze del positivismo ottocentesco, in cui dominava la concezione meccanica della realtà, la sicurezza nelle leggi immutabili e la fede nell'irresistibilità del processo scientifico. Si sviluppano le scienze naturali e in particolar modo la fisica.
Le teorie vengono a perdere l'impronta delle leggi deterministiche per assumere il connotato della probabilità. Viene in questo modo meno la certezza della legge, tramonta l'ideale il classico della scienza come sistema compiuto di varietà necessarie. Se l'assunto di indeterminismo probabilistico è valido per il mondo naturale, esso sarà ancora più valido per il mondo sociale, il mondo del linguaggio, del pensiero e dell'interazione fra uomini.
Un elemento importante introdotto nel pensiero scientifico nella sua evoluzione dall'iniziale modello positivista è la categoria di falsificabilità: il confronto tra teoria e ritrovato empirico non può avvenire in positivo, mediante la prova (o verifica) che la teoria è confermata dai dati; ma si realizza soltanto in negativo, con la "non falsificazione" della teoria da parte dei dati, mediante cioè la constatazione che i dati non contraddicono l'ipotesi e che quindi sono con essa semplicemente compatibili.
L'uomo non può conoscere ma solo congetturare. La stessa percezione della realtà non è una fotografia oggettiva ma dipende dalla teoria, nel senso che anche la semplice registrazione della realtà dipende dalla finestra mentale del ricercatore, da condizionamenti sociali e culturali.
Rimani ferma la centralità del metodo scientifico nella ricerca sociale, e l'analogia di fondo fra il metodo delle scienze sociali e quello delle scienze naturali.
Il neopositivismo non ripudia il fondamento empirista. Il nuovo positivismo ridefinisce i presupposti iniziali e gli obiettivi della ricerca sociale, ma il modo di procedere empiricamente ha alla sua base il linguaggio osservativo di sempre, fondato sui capisaldi dell'operativizzazione, della quantificazione e della generalizzazione. Si ha un'importante apertura tecniche e qualitative ma senza intaccare la centralità di quelle quantitative. Si ha una maggiore cautela sulle conclusioni, Mario tecniche utilizzate sono poi sempre le stesse.
Come nasce questa nuova visione della scienza sociale? Se il positivismo vede le sue origini nella cultura ottocentesca francese e inglese e soprattutto nella prima Sviluppa la sua articolazione sociologica, la critica più radicale organica la sua impostazione viene alla luce del contesto dello storicismo tedesco.
Dilthey elaborò la prima formulazione critica nei confronti dello scientismo comtiano nel nome dell'autonomia, nel senso di non omologabilità alle scienze naturali, delle scienze umane. Si opera una celebre distinzione fra scienze della