Metodologia e tecniche della ricerca sociale: paradigmi e interviste

Documento di Università su metodologia e tecniche della ricerca sociale. Il Pdf esplora i paradigmi di Kuhn, il positivismo e le sue evoluzioni, e descrive le diverse tipologie di interviste, la loro conduzione e analisi, utile per lo studio universitario.

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49 pagine

Riassunto metodologia e tecniche della ricerca sociale
Capitolo 1: I paradigmi della ricerca sociale
KUHN E I PARADIGMI DELLE SCIENZE
Il termine “paradigma” è inflazionato e reso confuso da molteplici diversi significati: si va da sinonimo di teoria ad
articolazione interna di una teoria, da sistema di idee d'ordine a corrente di pensiero scuola, da procedimento di ricerca
esemplare a equivalente di metodo.
La riflessione di Kuhn ha per oggetto lo sviluppo storico delle scienze, e costituisce un rifiuto della concezione
tradizionale di scienza intesa come accumulazione progressiva e lineari di nuove acquisizioni. Per la tradizionale
concezione cumulativa, le singole invenzioni e scoperte si aggiungerebbero al corpo conoscitivo precedente. Secondo
Kuhn, se questo è il processo della scienza in tempi normali, esistono anche dei momenti rivoluzionari nei quali il
rapporto di continuità con il passato si interrompe si inizia con una nuova costruzione.
Kuhn con il termine paradigma designa una prospettiva teorica:
1. Condivisa e riconosciuta dalla comunità di scienziati di una determinata disciplina
2. Fondata sulle acquisizioni precedenti della disciplina stessa
3. Che opera indirizzandola la ricerca in termini di:
Individuazione scelta dei fatti rilevanti da studiare
Formulazione di ipotesi entro le quali collocare la spiegazione del fenomeno osservato
Approntamento delle tecniche di ricerca empirica necessarie
Senza un paradigma una scienza è priva di orientamenti e di criteri di scelta: tutti i problemi, tutti i metodi, tutte
le tecniche sono ugualmente legittime. Il paradigma invece la guida. Il paradigma è qualcosa di più ampio e di più
generale di una teoria: è una visione del mondo, una finestra mentale, una griglia di lettura che precede l'elaborazione
teorica.
Kuhn definisce scienza normale le fasi di una disciplina scientifica durante le quali predomina un determinato
paradigma, che risulta ampiamente condiviso dalla comunità degli scienziati. Durante questa fase essa si sviluppa
effettivamente secondo quel modo di procedere lineare e cumulativo che è stato attribuito al complesso dello sviluppo
scientifico.
Fino a che punto possiamo parlare di paradigmi nelle scienze sociali? Kuhn fa notare come il paradigma sia un elemento
caratterizzante le scienze mature. Le scienze sociali, in quanto prive di un unico paradigma largamente condiviso dalla
comunità scientifica, si troverebbero in una collocazione pre paradigmatica. Quanto detto per le scienze sociali vale per
la sociologia. Esiste tuttavia un'altra interpretazione del pensiero di Kuhn, avanzata proprio nel tentativo di applicare le
sue categorie alla sociologia. Si tratta di una ridefinizione del concetto di paradigma nel quale restano tutti gli elementi
della definizione originaria. All'interno di una determinata disciplina vi sarebbe quindi una compresenza di più
paradigmi. La sociologia diventa da pre paradigmatica, una disciplina multi paradigmatica.
Questa interpretazione del concetto di paradigma nei termini di prospettiva teorica globale è certamente l'interpretazione
più diffusa e corrispondente all'uso corrente del termine nelle scienze sociali. Va tuttavia ha detto che anche questa meno
rigorosa lettura dell'originaria categoria di Kuhn non va banalizzata identificando paradigma con teoria o corrente di
pensiero.
TRE QUESTIONI DI FONDO
Sembra naturale e doveroso porre la questione dei paradigmi fondativi della ricerca sociale, dai quali sono nate le prime
procedure operative e che hanno successivamente guidato lo sviluppo della ricerca empirica. Tra le funzioni di un
paradigma brie e anche quella di definire i metodi e le tecniche di ricerca accettabili in una disciplina.
I quadri di riferimento di fondo che hanno storicamente orientato fin dal suo nascere la ricerca sociale sono la visione
empirista e quella umanista. Si tratta di due visioni organiche e fortemente contrapposte della realtà sociale e dai modi
per conoscerla, che hanno generato due blocchi coerenti e fra loro fortemente differenziati di tecniche di ricerca. Questi
paradigmi sono non teorie sociologiche, ma a concezioni generali sulla natura della realtà sociale, sulla natura dell'uomo,
sul modo con il quale questo può conoscere quella. Questi possono essere ricondotti a tre questioni fondamentali:
l'essenza, la conoscenza e il metodo.
La questione ontologica: è la questione del che cosa. Essa riguarda la natura della realtà sociale e la sua forma.
Ci si chiede se il mondo dei fatti sociali sia un mondo reale e oggettivo dotato di una sua autonoma esistenza al
di fuori della mente umana e indipendentemente dall'interpretazione che ne dà il soggetto
La questione epistemologica: è la questione del rapporto fra il chi e il che cosa. E se riguarda la conoscibilità
della realtà sociale e poni l'accento sulla relazione fra studioso e realtà studiata. Se il mondo sociale esiste in
quanto tale indipendentemente dall'agire umano, sarà legittima l'aspirazione a raggiungerlo, a conoscerlo con
obiettivo distacco, senza timore di alterarlo nel corso del processo conoscitivo
La questione metodologica: è la questione del come. Riguarda quindi la strumentazione tecnica del processo
conoscitivo. Una visione della realtà sociale come oggetto esterno non influenzabile dal processo conoscitivo
dello scienziato accetterà più plausibilmente tecniche manipolative di quanto non possa accettarle una
prospettiva che sottolinei l'esistenza di processi interattivi fra studioso e studiato
Le tre questioni sono intrecciate fra loro e talvolta sarà difficile distinguerne i confini.
POSITIVISMO
La sociologia nasce sotto gli auspici del pensiero positivista. I fondatori della disciplina sono Comte e Spencer. Essi
condividevano un’ingenua fede nei confronti dei metodi delle scienze naturali. Il paradigma positivista è lo studio della
realtà sociale utilizzando gli apparati concettuali, le tecniche di osservazione e misurazione, gli strumenti d'analisi
matematica, i procedimenti di inferenza delle scienze naturali.
Come è noto per Comte l'acquisizione del punto di vista positivista rappresenta in ogni scienza il punto terminale di un
itinerario che ha precedentemente attraversato gli stadi teologico e metafisico. Tale itinerario non si realizza
simultaneamente in tutte le discipline. Per ultima, in questo itinerario, arriva la disciplina della sociologia, o scienze
positiva della società.
Durkheim fa un effettivo sforzo di tradurre i principi del pensiero positivista in prassi empirica. Egli è il primo scienziato
sociale e la sua prassi empirica è fondata sulla teoria del fatto sociale. Bisogna considerare i fatti sociali come cose.
Questi fatti sociali, anche se non sono entità materiali, hanno tuttavia le stesse proprietà delle cose del mondo naturale.
E da ciò derivano due conseguenze:
1. I fatti sociali non sono soggetti alla volontà dell'uomo, sono cose che offrono resistenza al suo intervento, lo
condizionano e lo limitano
2. proprio come i fenomeni del mondo naturale, i fatti sociali funzionano secondo proprie regole e possiedono una
struttura deterministica che l'uomo, attraverso la ricerca scientifica, può scoprire
Per questa ragione il mondo naturale e il mondo sociale si possono studiare con la stessa logica di indagine e lo stesso
metodo (stessa unità metodologica).
Esiste una realtà sociale al di fuori dell'individuo e questa realtà sociale oggettivamente conoscibile ed è studiabile
con gli stessi metodi delle scienze naturali.
Resta da dire qualcosa sul modo di procedere di questa conoscenza. Nel positivismo esso è fondamentalmente induttivo,
intendendo per induzione il processo per il quale dall'osservazione empirica si perviene a generalizzazioni o a leggi
universali (dal particolare al generale). Le leggi assumono i caratteri in un nesso di causa-effetto.
Ontologia: realismo ingenuo. Esiste una realtà sociale oggettiva esterna all'uomo, sia esso lo studioso lo stesso
soggetto agente. Questa realtà è conoscibile nella sua reale essenza
Epistemologia: dualista e oggettivista, legge naturale. Lo studioso e l'oggetto studiato sono considerati entità
indipendenti. Lo studioso può studiare l'oggetto senza influenzarlo o esserne influenzato. La conoscenza assume
la forma di leggi fondate sulle categorie di causa effetto. Il fatto sociale è inteso come dato esterno e
immodificabile
Metodologia: sperimentale e manipolativa. Il metodo sperimentale viene assunto sia nel suo modo di
procedere induttivo che dai particolari empiricamente osservati perviene a delle formulazioni generali, sia nella
sua formalizzazione matematica che rappresenta tuttavia l'ispirazione di fondo dello scienziato positivista
NEO POSITIVISMO E POST POSITIVISMO
La rassicurante chiarezza e linearità del positivismo ottocentesco lascia il terreno a un positivismo novecentesco assai
più complesso, articolato per alcuni versi non privo di contraddizioni e punti oscuri.
Una delle prime revisioni del positivismo ottocentesco fu operata dalla scuola conosciuta con il nome di positivismo
logico che ha dato origine al neopositivismo. Questo movimento si formò attorno alle discussioni del circolo di Vienna.

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Riassunto metodologia e tecniche della ricerca sociale

Capitolo 1: I paradigmi della ricerca sociale

KUHN E I PARADIGMI DELLE SCIENZE Il termine "paradigma" è inflazionato e reso confuso da molteplici diversi significati: si va da sinonimo di teoria ad articolazione interna di una teoria, da sistema di idee d'ordine a corrente di pensiero scuola, da procedimento di ricerca esemplare a equivalente di metodo.

La riflessione di Kuhn ha per oggetto lo sviluppo storico delle scienze, e costituisce un rifiuto della concezione tradizionale di scienza intesa come accumulazione progressiva e lineari di nuove acquisizioni. Per la tradizionale concezione cumulativa, le singole invenzioni e scoperte si aggiungerebbero al corpo conoscitivo precedente. Secondo Kuhn, se questo è il processo della scienza in tempi normali, esistono anche dei momenti rivoluzionari nei quali il rapporto di continuità con il passato si interrompe si inizia con una nuova costruzione.

Kuhn con il termine paradigma designa una prospettiva teorica:

  1. Condivisa e riconosciuta dalla comunità di scienziati di una determinata disciplina
  2. Fondata sulle acquisizioni precedenti della disciplina stessa
  3. Che opera indirizzandola la ricerca in termini di:
    • Individuazione scelta dei fatti rilevanti da studiare
    • Formulazione di ipotesi entro le quali collocare la spiegazione del fenomeno osservato
    • Approntamento delle tecniche di ricerca empirica necessarie

Senza un paradigma una scienza è priva di orientamenti e di criteri di scelta: tutti i problemi, tutti i metodi, tutte le tecniche sono ugualmente legittime. Il paradigma invece la guida. Il paradigma è qualcosa di più ampio e di più generale di una teoria: è una visione del mondo, una finestra mentale, una griglia di lettura che precede l'elaborazione teorica.

Kuhn definisce scienza normale le fasi di una disciplina scientifica durante le quali predomina un determinato paradigma, che risulta ampiamente condiviso dalla comunità degli scienziati. Durante questa fase essa si sviluppa effettivamente secondo quel modo di procedere lineare e cumulativo che è stato attribuito al complesso dello sviluppo scientifico.

Fino a che punto possiamo parlare di paradigmi nelle scienze sociali? Kuhn fa notare come il paradigma sia un elemento caratterizzante le scienze mature. Le scienze sociali, in quanto prive di un unico paradigma largamente condiviso dalla comunità scientifica, si troverebbero in una collocazione pre paradigmatica. Quanto detto per le scienze sociali vale per la sociologia. Esiste tuttavia un'altra interpretazione del pensiero di Kuhn, avanzata proprio nel tentativo di applicare le sue categorie alla sociologia. Si tratta di una ridefinizione del concetto di paradigma nel quale restano tutti gli elementi della definizione originaria. All'interno di una determinata disciplina vi sarebbe quindi una compresenza di più paradigmi. La sociologia diventa da pre paradigmatica, una disciplina multi paradigmatica.

Questa interpretazione del concetto di paradigma nei termini di prospettiva teorica globale è certamente l'interpretazione più diffusa e corrispondente all'uso corrente del termine nelle scienze sociali. Va tuttavia ha detto che anche questa meno rigorosa lettura dell'originaria categoria di Kuhn non va banalizzata identificando paradigma con teoria o corrente di pensiero.

Tre questioni di fondo

Sembra naturale e doveroso porre la questione dei paradigmi fondativi della ricerca sociale, dai quali sono nate le prime procedure operative e che hanno successivamente guidato lo sviluppo della ricerca empirica. Tra le funzioni di un paradigma brie e anche quella di definire i metodi e le tecniche di ricerca accettabili in una disciplina.

I quadri di riferimento di fondo che hanno storicamente orientato fin dal suo nascere la ricerca sociale sono la visione empirista e quella umanista. Si tratta di due visioni organiche e fortemente contrapposte della realtà sociale e dai modi per conoscerla, che hanno generato due blocchi coerenti e fra loro fortemente differenziati di tecniche di ricerca. Questi paradigmi sono non teorie sociologiche, ma a concezioni generali sulla natura della realtà sociale, sulla natura dell'uomo, sul modo con il quale questo può conoscere quella. Questi possono essere ricondotti a tre questioni fondamentali: l'essenza, la conoscenza e il metodo.

  • La questione ontologica: è la questione del che cosa. Essa riguarda la natura della realtà sociale e la sua forma. Ci si chiede se il mondo dei fatti sociali sia un mondo reale e oggettivo dotato di una sua autonoma esistenza al di fuori della mente umana e indipendentemente dall'interpretazione che ne dà il soggetto
  • La questione epistemologica: è la questione del rapporto fra il chi e il che cosa. E se riguarda la conoscibilità della realtà sociale e poni l'accento sulla relazione fra studioso e realtà studiata. Se il mondo sociale esiste in quanto tale indipendentemente dall'agire umano, sarà legittima l'aspirazione a raggiungerlo, a conoscerlo con obiettivo distacco, senza timore di alterarlo nel corso del processo conoscitivo
  • La questione metodologica: è la questione del come. Riguarda quindi la strumentazione tecnica del processo conoscitivo. Una visione della realtà sociale come oggetto esterno non influenzabile dal processo conoscitivo dello scienziato accetterà più plausibilmente tecniche manipolative di quanto non possa accettarle una prospettiva che sottolinei l'esistenza di processi interattivi fra studioso e studiato

Le tre questioni sono intrecciate fra loro e talvolta sarà difficile distinguerne i confini.

Positivismo

La sociologia nasce sotto gli auspici del pensiero positivista. I fondatori della disciplina sono Comte e Spencer. Essi condividevano un'ingenua fede nei confronti dei metodi delle scienze naturali. Il paradigma positivista è lo studio della realtà sociale utilizzando gli apparati concettuali, le tecniche di osservazione e misurazione, gli strumenti d'analisi matematica, i procedimenti di inferenza delle scienze naturali.

Come è noto per Comte l'acquisizione del punto di vista positivista rappresenta in ogni scienza il punto terminale di un itinerario che ha precedentemente attraversato gli stadi teologico e metafisico. Tale itinerario non si realizza simultaneamente in tutte le discipline. Per ultima, in questo itinerario, arriva la disciplina della sociologia, o scienze positiva della società.

Durkheim fa un effettivo sforzo di tradurre i principi del pensiero positivista in prassi empirica. Egli è il primo scienziato sociale e la sua prassi empirica è fondata sulla teoria del fatto sociale. Bisogna considerare i fatti sociali come cose. Questi fatti sociali, anche se non sono entità materiali, hanno tuttavia le stesse proprietà delle cose del mondo naturale. E da ciò derivano due conseguenze:

  1. I fatti sociali non sono soggetti alla volontà dell'uomo, sono cose che offrono resistenza al suo intervento, lo condizionano e lo limitano
  2. proprio come i fenomeni del mondo naturale, i fatti sociali funzionano secondo proprie regole e possiedono una struttura deterministica che l'uomo, attraverso la ricerca scientifica, può scoprire

Per questa ragione il mondo naturale e il mondo sociale si possono studiare con la stessa logica di indagine e lo stesso metodo (stessa unità metodologica).

Esiste una realtà sociale al di fuori dell'individuo e questa realtà sociale oggettivamente conoscibile ed è studiabile con gli stessi metodi delle scienze naturali.

Resta da dire qualcosa sul modo di procedere di questa conoscenza. Nel positivismo esso è fondamentalmente induttivo, intendendo per induzione il processo per il quale dall'osservazione empirica si perviene a generalizzazioni o a leggi universali (dal particolare al generale). Le leggi assumono i caratteri in un nesso di causa-effetto.

  • Ontologia: realismo ingenuo. Esiste una realtà sociale oggettiva esterna all'uomo, sia esso lo studioso lo stesso soggetto agente. Questa realtà è conoscibile nella sua reale essenza
  • Epistemologia: dualista e oggettivista, legge naturale. Lo studioso e l'oggetto studiato sono considerati entità indipendenti. Lo studioso può studiare l'oggetto senza influenzarlo o esserne influenzato. La conoscenza assume la forma di leggi fondate sulle categorie di causa effetto. Il fatto sociale è inteso come dato esterno e immodificabile
  • Metodologia: sperimentale e manipolativa. Il metodo sperimentale viene assunto sia nel suo modo di procedere induttivo che dai particolari empiricamente osservati perviene a delle formulazioni generali, sia nella sua formalizzazione matematica che rappresenta tuttavia l'ispirazione di fondo dello scienziato positivista

Neo positivismo e post positivismo

La rassicurante chiarezza e linearità del positivismo ottocentesco lascia il terreno a un positivismo novecentesco assai più complesso, articolato per alcuni versi non privo di contraddizioni e punti oscuri.

Una delle prime revisioni del positivismo ottocentesco fu operata dalla scuola conosciuta con il nome di positivismo logico che ha dato origine al neopositivismo. Questo movimento si formò attorno alle discussioni del circolo di Vienna. Il nuovo modo di vedere assegna un ruolo centrale alla critica della scienza, ridefinendo il compito della filosofia che deve abbandonare il terreno delle grandi teorizzazioni per passare a quelle dell'analisi critica di quanto viene elaborato nelle teorie delle singole discipline.

Uno dei postulati del neopositivismo è la diffusa convinzione che il senso di un'affermazione derivi dalla sua verificabilità empirica.

Cosa ha significato questa concezione di scienza e di conoscenza scientifica per la ricerca sociale e quali ne sono state le conseguenze sulla procedura operativa e sulla tecnica di indagine? La principale conseguenza fu lo sviluppo di un modo di parlare della realtà sociale del tutto nuovo, tramite un linguaggio mutato dalla matematica e dalla statistica. Si tratta del linguaggio delle variabili. Ogni soggetto sociale, a cominciare dall'individuo, veniva analiticamente definito sulla base di una serie di attributi e proprietà, e i fenomeni sociali venivano analizzati in termini di relazioni fra variabili. La variabile diventa così la protagonista dell'analisi sociale.

In questo modo tutti i fenomeni sociali potevano essere rilevati, misurati, correlati, elaborati e formalizzati, e le teorie convalidate o falsificate in maniera oggettiva e priva di ambiguità.

La concezione novecentesca di scienza era ormai assai lontana dalle solide certezze del positivismo ottocentesco, in cui dominava la concezione meccanica della realtà, la sicurezza nelle leggi immutabili e la fede nell'irresistibilità del processo scientifico. Si sviluppano le scienze naturali e in particolar modo la fisica.

Le teorie vengono a perdere l'impronta delle leggi deterministiche per assumere il connotato della probabilità. Viene in questo modo meno la certezza della legge, tramonta l'ideale il classico della scienza come sistema compiuto di varietà necessarie. Se l'assunto di indeterminismo probabilistico è valido per il mondo naturale, esso sarà ancora più valido per il mondo sociale, il mondo del linguaggio, del pensiero e dell'interazione fra uomini.

Un elemento importante introdotto nel pensiero scientifico nella sua evoluzione dall'iniziale modello positivista è la categoria di falsificabilità: il confronto tra teoria e ritrovato empirico non può avvenire in positivo, mediante la prova (o verifica) che la teoria è confermata dai dati; ma si realizza soltanto in negativo, con la "non falsificazione" della teoria da parte dei dati, mediante cioè la constatazione che i dati non contraddicono l'ipotesi e che quindi sono con essa semplicemente compatibili.

L'uomo non può conoscere ma solo congetturare. La stessa percezione della realtà non è una fotografia oggettiva ma dipende dalla teoria, nel senso che anche la semplice registrazione della realtà dipende dalla finestra mentale del ricercatore, da condizionamenti sociali e culturali.

Rimani ferma la centralità del metodo scientifico nella ricerca sociale, e l'analogia di fondo fra il metodo delle scienze sociali e quello delle scienze naturali.

Il neopositivismo non ripudia il fondamento empirista. Il nuovo positivismo ridefinisce i presupposti iniziali e gli obiettivi della ricerca sociale, ma il modo di procedere empiricamente ha alla sua base il linguaggio osservativo di sempre, fondato sui capisaldi dell'operativizzazione, della quantificazione e della generalizzazione. Si ha un'importante apertura tecniche e qualitative ma senza intaccare la centralità di quelle quantitative. Si ha una maggiore cautela sulle conclusioni, Mario tecniche utilizzate sono poi sempre le stesse.

  • Ontologia: realismo critico. Analogamente al caso del positivismo, si presume l'esistenza di una realtà esterna all'uomo ma essa è solo imperfettamente conoscibile. Questo punto di vista è stato anche chiamato realismo critico: realismo in quanto assume che le relazioni di causa effetto esistano nella realtà al di fuori della mente umana, critico per sottolineare quell'atteggiamento di continuo sospetto
  • Epistemologia: dualismo-oggettività modificati, leggi di medio raggio, probabilistiche e provvisorie. Si ha consapevolezza degli elementi di disturbo introdotti sull'oggetto studiato dal soggetto studiante e dall'effetto di reazione che ne può derivare. L'oggettività della conoscenza rimane l'obiettivo ideale e il criterio di riferimento, ma può essere raggiunto solo in maniera approssimata
  • Metodologia: sperimentale-manipolativa modificata. Le fasi operative della ricerca sono ancora fondamentalmente quelle che furono impostate dal ma vi è un'apertura ai metodi qualitativi

Interpretativismo

Come nasce questa nuova visione della scienza sociale? Se il positivismo vede le sue origini nella cultura ottocentesca francese e inglese e soprattutto nella prima Sviluppa la sua articolazione sociologica, la critica più radicale organica la sua impostazione viene alla luce del contesto dello storicismo tedesco.

Dilthey elaborò la prima formulazione critica nei confronti dello scientismo comtiano nel nome dell'autonomia, nel senso di non omologabilità alle scienze naturali, delle scienze umane. Si opera una celebre distinzione fra scienze della

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