Educazione speciale: dalla teoria all'azione, deficit, handicap e disabilità

Documento di Università sull'educazione speciale: dalla teoria all'azione. Il Pdf esplora i termini deficit, handicap e disabilità, le loro manifestazioni cliniche e le sequele post-traumatiche, con un focus sull'intervento educativo in Psicologia.

Mostra di più

51 pagine

Educazione speciale: dalla teoria all’azione
1. Il deficit, l’handicap e la disabilità. Analisi dei termini
Termine “deficit”:
Significato letterale: carenza, difetto
Medicina: alterazione, anomalia, danno a carico di strutture/funzioni transitorio o permanente
OMS rimanda il termine a menomazione: qualsiasi perdita o anormalità a carico di strutture
o funzioni psicologiche, anatomiche o fisiologiche
Termine “handicap”:
significa “condizione di svantaggio, conseguente a una menomazione o a una disabilità”,
deriva dal mondo delle corse dei cavalli
Nel linguaggio pedagogico, il termine handicap rinvia a un problema educativo, che può
trovare soluzione nella messa in atto di specifici interventi educativi e che diviene condizione
di svantaggio solo laddove la persona che ha un deficit non sia stata adeguatamente supportata.
Con il tempo ha preso piede la consapevolezza che l’handicap è un problema sociale e culturale
correlato a fattori ambientali e sociali.
1980, OMS avvia un’operazione culturale con la pubblicazione della prima Classificazione
Internazionale delle Menomazioni, Disabilità e Svantaggi Esistenziali
è
ICIDH (rivista una
prima volta nel 1999 e una seconda volta nel 2001 con la pubblicazione dell’ICF) volta a riformare il
significato di handicap.
Distingueva 3 livelli:
Menomazione: qualsiasi perdita o anomalia permanente a carico di una struttura anatomica
o di una funzione psicologica, fisiologica o anatomica (esteriorizzazione)
Disabilità: qualsiasi limitazione o perdita, conseguente a una menomazione, della capacità di
compiere un’attività di base, nel modo o nell’ampiezza considerati normali per un essere
umano (oggettivazione)
Handicap: condizione di svantaggio, conseguente a una menomazione o disabilità, che in un
certo soggetto limita o impedisce l’adempimento di un ruolo sociale considerato normale in
relazione all’età, sesso e contesto socioculturale della persona (socializzazione)
1999, ICIDH-2: vengono classificati il funzionamento del soggetto e le disabilità associandoli alle
condizioni di salute.
Nasce la necessità di guardare l’handicap come espressione di una complessità irriducibile di fattori.
Si abbandona l’approccio individuale per l’approccio socio-relazionale e di conseguenza l’utilizzo
del termine handicap a favore del termine disabilità intesa come conseguenza o risultato di una
complessa relazione fra la condizione di salute di un individuo e i fattori personali, e i fattori
ambientali che rappresentano le circostanze in cui vive l’individuo.
Questa trasformazione concettuale è contenuta nell’ICF (International Classification of
Functioning, Disability and Health), 2001.
Guardare la disabili
Prima dell’ICF: la modalità di guardare alla disabilità faceva riferimento a un’impostazione ispirata
a un modello interpretativo di tipo medico-sanitario, per il quale la disabilità (secondo una logica
causativa di tipo lineare) dipendeva da condizioni di salute (malattia-menomazione-disabilità-
handicap).
Disabilità e handicap come inevitabili conseguenze dello stato di salute deficitario del soggetto.
Dopo IFC: visione della disabilità come fenomeno bio-psico-sociale.
Le condizioni da cui dipende una condizione di disabilità sono espressione dell’interazione tra
condizioni di salute e fattori contestuali (ambientali e personali) che determinano la qualità del
funzionamento del soggetto nel suo contesto di vita.
La disabilità risulta concepita come fenomeno di natura complessa, che richiede di essere interpretata
alla luce di un sistema di spiegazione multidirezionale e multidisciplinare.
Il modello ICF evidenzia il fatto che determinati danni alle strutture/funzioni corporee possono
limitare le attività e la partecipazione sociale SOLO quando risulti carente l’azione dei fattori
contestuali e quindi si riscontrino ostacoli nello sviluppo delle capacità personali e sociali.
Il modello ICF rivaluta ruolo e funzione educativa delle persone e dell’ambiente: in presenza di
deficit, tramite l’educazione è possibile promuovere percorsi di sviluppo idonei a migliorare la qualità
dei livelli di funzionamento della persona, generando nuove opportunità di sviluppo, migliorando
performance, riducendo l’impatto degli ostacoli.
2. Significato e valore del termine handicap nel linguaggio della pedagogia speciale
Corpus teoretico della parola handicap in pedagogia speciale:
E’ diritto di ogni uomo, indipendentemente dalle condizioni di vita in cui si trova, ricevere
un’educazione
Il limite, inteso come malattia, deficit, disturbo ecc., va considerato parte costitutiva della
natura umana, e quindi non può essere scartato
Handicap e deficit vanno considerati come problemi diversi e differenziabili nel
percorso di sviluppo umano, e come tali richiedono risposte e percorsi di presa in carico differenti
L’handicap, in quanto problema educativo, richiede risposte e percorsi umani, culturali,
sociali, politici, legislativi ecc., che non possono che fondarsi e trovare senso all’interno di
una ratio educativa, evolutiva, prospettica, progettuale, volta a generare sviluppo umano e
qualità di vita, indipendentemente dalla gravità e dalla tipologia del deficit.
Il deficit non è l’handicap
Spesso ci si trova davanti all’errore di considerare danno/patologia che ha colpito una struttura
anatomica o una funzione fisiologica/psicologica con l’handicap vero e proprio.
Secondo Canevaro un deficit è un danno irreversibile; un handicap è la conseguenza,
che può essere contenuta, o aggravata, dall’impatto con l’ambiente nelle sue diverse
interpretazioni: ambientale, fisico, culturale, storico ecc.
Deficit = perdita, alterazione, anomalia a carico di strutture e funzioni psicologiche, fisiologiche o
anatomiche; può essere permanente o transitorio.
Il prodotto sociale più nocivo che può derivare dall’avere un deficit è la situazione di handicap, ossia
l’emarginazione, lo svantaggio esistenziale, l’esclusione e la discriminazione negativa che vive una
persona disabile.
Tenere distinti handicap e deficit, oltre ad essere corretto dal punto di vista etimologico, è anche
funzionale a procedere verso ulteriori riflessioni e nuovi approcci inerenti ai problemi dello sviluppo
umano, in presenza di quadri patologici derivanti da particolari condizioni di salute.
L’handicap riguarda l’educazione
La pedagogia speciale nasce storicamente come disciplina che si occupa dell’educazione di persone
in situazione di disabilità sensoriale, motoria, intellettiva e psichica.
Fin dai primi studi si impose la necessità di un approccio ai problemi sottesi alle varie forme di deficit
che non fosse solamente di tipo medico-sanitario ma anche educativo-didattico e educativo-
riabilitativo.
Tra i primi che si occuparono di disabilità erano presenti due impostazioni di pensiero:
Coloro che si sono occupati dell’educazione dei disabili sensoriali, mossi da un’impostazione
di pensiero riconducibile a una formazione umanistica e con un approccio al problema di tipo
educativo-didattico
Coloro che si sono occupati dei disabili intellettivi, psichici e motori, la cui impostazione di
pensiero risulta essere riconducibile a una formazione di tipo scientifico, espressa tramite un
approccio di tipo educativo-riabilitativo

Visualizza gratis il Pdf completo

Registrati per accedere all’intero documento e trasformarlo con l’AI.

Anteprima

Il deficit, l'handicap e la disabilità: Analisi dei termini

Termine "deficit"

Termine "deficit":
· Significato letterale: carenza, difetto
· Medicina: alterazione, anomalia, danno a carico di strutture/funzioni transitorio o permanente
· OMS rimanda il termine a menomazione: qualsiasi perdita o anormalità a carico di strutture
o funzioni psicologiche, anatomiche o fisiologiche

Termine "handicap"

Termine "handicap":
· significa "condizione di svantaggio, conseguente a una menomazione o a una disabilità",
deriva dal mondo delle corse dei cavalli
· Nel linguaggio pedagogico, il termine handicap rinvia a un problema educativo, che può
trovare soluzione nella messa in atto di specifici interventi educativi e che diviene condizione
di svantaggio solo laddove la persona che ha un deficit non sia stata adeguatamente supportata.
Con il tempo ha preso piede la consapevolezza che l'handicap è un problema sociale e culturale
correlato a fattori ambientali e sociali.
1980, OMS avvia un'operazione culturale con la pubblicazione della prima Classificazione
Internazionale delle Menomazioni, Disabilità e Svantaggi Esistenziali > ICIDH (rivista una
prima volta nel 1999 e una seconda volta nel 2001 con la pubblicazione dell'ICF) volta a riformare il
significato di handicap.
Distingueva 3 livelli:
· Menomazione: qualsiasi perdita o anomalia permanente a carico di una struttura anatomica
o di una funzione psicologica, fisiologica o anatomica (esteriorizzazione)
· Disabilità: qualsiasi limitazione o perdita, conseguente a una menomazione, della capacità di
compiere un'attività di base, nel modo o nell'ampiezza considerati normali per un essere
umano (oggettivazione)
· Handicap: condizione di svantaggio, conseguente a una menomazione o disabilità, che in un
certo soggetto limita o impedisce l'adempimento di un ruolo sociale considerato normale in
relazione all'età, sesso e contesto socioculturale della persona (socializzazione)
1999, ICIDH-2: vengono classificati il funzionamento del soggetto e le disabilità associandoli alle
condizioni di salute.
Nasce la necessità di guardare l'handicap come espressione di una complessità irriducibile di fattori.
Si abbandona l'approccio individuale per l'approccio socio-relazionale e di conseguenza l'utilizzo
del termine handicap a favore del termine disabilità intesa come conseguenza o risultato di una
complessa relazione fra la condizione di salute di un individuo e i fattori personali, e i fattori
ambientali che rappresentano le circostanze in cui vive l'individuo.
Questa trasformazione concettuale è contenuta nell'ICF (International Classification of
Functioning, Disability and Health), 2001.

Guardare la disabilità

Guardare la disabilità
Prima dell'ICF: la modalità di guardare alla disabilità faceva riferimento a un'impostazione ispirata
a un modello interpretativo di tipo medico-sanitario, per il quale la disabilità (secondo una logica
causativa di tipo lineare) dipendeva da condizioni di salute (malattia-menomazione-disabilità-
handicap).
Disabilità e handicap come inevitabili conseguenze dello stato di salute deficitario del soggetto.
Dopo IFC: visione della disabilità come fenomeno bio-psico-sociale.
Le condizioni da cui dipende una condizione di disabilità sono espressione dell'interazione tra
condizioni di salute e fattori contestuali (ambientali e personali) che determinano la qualità del
funzionamento del soggetto nel suo contesto di vita.La disabilità risulta concepita come fenomeno di natura complessa, che richiede di essere interpretata
alla luce di un sistema di spiegazione multidirezionale e multidisciplinare.
Il modello ICF evidenzia il fatto che determinati danni alle strutture/funzioni corporee possono
limitare le attività e la partecipazione sociale SOLO quando risulti carente l'azione dei fattori
contestuali e quindi si riscontrino ostacoli nello sviluppo delle capacità personali e sociali.
Il modello ICF rivaluta ruolo e funzione educativa delle persone e dell'ambiente: in presenza di
deficit, tramite l'educazione è possibile promuovere percorsi di sviluppo idonei a migliorare la qualità
dei livelli di funzionamento della persona, generando nuove opportunità di sviluppo, migliorando
performance, riducendo l'impatto degli ostacoli.

Significato e valore del termine handicap nella pedagogia speciale

Corpus teoretico della parola handicap

Corpus teoretico della parola handicap in pedagogia speciale:

  • E' diritto di ogni uomo, indipendentemente dalle condizioni di vita in cui si trova, ricevere
    un'educazione
  • Il limite, inteso come malattia, deficit, disturbo ecc., va considerato parte costitutiva della
    natura umana, e quindi non può essere scartato
  • Handicap e deficit vanno considerati come problemi diversi e differenziabili nel
    percorso di sviluppo umano, e come tali richiedono risposte e percorsi di presa in carico differenti
  • L'handicap, in quanto problema educativo, richiede risposte e percorsi umani, culturali,
    sociali, politici, legislativi ecc., che non possono che fondarsi e trovare senso all'interno di
    una ratio educativa, evolutiva, prospettica, progettuale, volta a generare sviluppo umano e
    qualità di vita, indipendentemente dalla gravità e dalla tipologia del deficit.

Il deficit non è l'handicap

Il deficit non è l'handicap
Spesso ci si trova davanti all'errore di considerare danno/patologia che ha colpito una struttura
anatomica o una funzione fisiologica/psicologica con l'handicap vero e proprio.
Secondo Canevaro un deficit è un danno irreversibile; un handicap è la conseguenza,
che può essere contenuta, o aggravata, dall'impatto con l'ambiente nelle sue diverse
interpretazioni: ambientale, fisico, culturale, storico ecc.
Deficit = perdita, alterazione, anomalia a carico di strutture e funzioni psicologiche, fisiologiche o
anatomiche; può essere permanente o transitorio.
Il prodotto sociale più nocivo che può derivare dall'avere un deficit è la situazione di handicap, ossia
l'emarginazione, lo svantaggio esistenziale, l'esclusione e la discriminazione negativa che vive una
persona disabile.
Tenere distinti handicap e deficit, oltre ad essere corretto dal punto di vista etimologico, è anche
funzionale a procedere verso ulteriori riflessioni e nuovi approcci inerenti ai problemi dello sviluppo
umano, in presenza di quadri patologici derivanti da particolari condizioni di salute.

L'handicap riguarda l'educazione

L'handicap riguarda l'educazione
La pedagogia speciale nasce storicamente come disciplina che si occupa dell'educazione di persone
in situazione di disabilità sensoriale, motoria, intellettiva e psichica.
Fin dai primi studi si impose la necessità di un approccio ai problemi sottesi alle varie forme di deficit
che non fosse solamente di tipo medico-sanitario ma anche educativo-didattico e educativo-
riabilitativo.
Tra i primi che si occuparono di disabilità erano presenti due impostazioni di pensiero:
· Coloro che si sono occupati dell'educazione dei disabili sensoriali, mossi da un'impostazione
di pensiero riconducibile a una formazione umanistica e con un approccio al problema di tipo
educativo-didattico
· Coloro che si sono occupati dei disabili intellettivi, psichici e motori, la cui impostazione di
pensiero risulta essere riconducibile a una formazione di tipo scientifico, espressa tramite un
approccio di tipo educativo-riabilitativo
Handicap nell'enciclopedia filosofica Bompiani, a cura di Larocca: resistenza
alla riduzione di asimmetria tra essere e dover/poter essere.
Resistenza = forza contraria in cui si imbatte l'azione educativa, che mira alla riduzione di
asimmetria.
Asimmetria = tra essere e dover/poter essere di un soggetto è determinata dalla mancata attuazione
delle disposizioni, proprie di quel particolare soggetto, la cui realizzazione gli consentirebbe di essere
ciò che dovrebbe/potrebbe essere.
Essere = è l'aliquid del soggetto, la sua struttura ontologica, il dato che egli sia
persona, mentre il suo dover essere è il compito etico a cui è chiamato in quanto
persona, ossia il suo dover divenire personalità, aperta e in dialogo con sé stessa,
l'altro, i valori e la realtà
Dover essere = il compito etico a cui è chiamato in quanto persona.
Poter essere = la possibilità di realizzazione data ad ogni persona in quanto passibile di cambiamento,
di accesso ad un mondo in cui cogliersi migliore.
Si intende quindi tutto ciò che ostacola la persona che deve e può divenire personalità in quanto le è
dato per diritto e per natura, indipendentemente da qualsiasi criterio oggettivo esterno e solo in
relazione all'incremento di sviluppo che di quella persona costituisce la propria realizzazione umana.
L'handicap si rivela essere un ostacolo che la persona incontra mentre è in atto il processo di
educazione: processo atto a ridurre l'asimmetria tra essere e dover/poter essere.
Nel ridurre tale asimmetria si esprime il potenziale dell'educazione che richiede capacità di
progettazione pedagogica e di programmazione educativa, da cui ricavare azioni mirate.

L'handicap non è la disabilità

L'handicap non è la disabilità
Handicap e disabilità sono termini che rinviano a concetti diversi.
La differenza tra i due termini si chiarisce nel discorso pedagogico-speciale che riconosce
all'educazione speciale il compito di rimuovere quegli ostacoli (handicap) che limitano il potenziale
di sviluppo presente in ogni essere umano.
Tale azione di rimozione/superamento degli handicap consente di evitare e/o ridurre al minimo il
rischio di disabilità (fine della pedagogia speciale).
Es. Azione educativa speciale messa in campo da De L'Epee per insegnare il linguaggio dei segni ai
sordi. Il suo scopo era superare l'handicap comunicativo del sordo per ridurne il più possibile lo stato
di disabilità.
La condizione di disabilità di un soggetto può essere vissuta dallo stesso in forme
Differenti in dipendenza dalla qualità di vita raggiunta nonostante il deficit.
La qualità di vita di una persona può dipendere dalla qualità delle reti primarie (in particolare quanto
una persona possa fare affidamento sugli altri in caso di bisogno) e l'ampiezza delle opportunità di
selezionare le proprie relazioni.
Nel linguaggio dell'ICF il termine disabilità/disabile sintetizza in sé molteplici significati, in
particolare esprime l'esito di un sistema nel quale i fattori da cui dipende la qualità di vita del soggetto
non hanno funzionato come avrebbero dovuto.
L'intervento educativo speciale si configura come intervento preventivo rispetto al rischio che il
deficit possa compromettere il percorso di realizzazione umana del soggetto.
Se si analizza il modo con cui nel corso del tempo l'OMS ha interpretato e concettualizzato il termine
handicap nei suoi diversi documenti, si può notare un'evoluzione caratterizzata dal passaggio dal
sanitario al sociale.
I fattori da cui dipende una condizione di disabilità, da questo punto di vista, vanno ricercati entro le
problematiche con cui, in un determinato ambiente, entrano in relazione condizioni di salute e
persona: l'eziogenesi della disabilità va ricondotta alle forme e modalità con cui determinate
condizioni di salute interagiscono con determinati fattori ambientali e personali.
Di conseguenza, la comprensione del processo in base al quale una menomazione o un deficit, come
una patologia grave, si possono trasformare in disabilità, rimanda all'analisi del contesto di vita della

Non hai trovato quello che cercavi?

Esplora altri argomenti nella Algor library o crea direttamente i tuoi materiali con l’AI.