Hegel: Fenomenologia dello Spirito, concetti chiave e autocoscienza

Documento da Università su Hegel: Fenomenologia dello Spirito. Il Pdf analizza i concetti chiave della Fenomenologia dello Spirito di Hegel, esplorando la distinzione tra certezza e verità, il processo di interiorizzazione della conoscenza e l'identità tra ragione e realtà, con un focus sull'autocoscienza e la dialettica signoria-servitù, utile per lo studio della Filosofia a livello universitario.

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17 pagine

HEGEL (I)
1. C
ONCETTI FONDAMENTALI E INTRODUZIONE ALLA
F
ENOMENOLOGIA DELLO
S
PIRITO
La distinzione tra certezza e verità e il movimento del sapere
Nelle prime pagine della Fenomenologia dello Spirito Hegel affronta la questione del rapporto tra
“certezza” e “verità”.
Per capire bene la questione occorre tenere presente che nella lingua tedesca il termine “certezza”
[Gewissheit] indica il sentimento, soggettivo e confutabile, che si accompagna in noi alla
presunzione o alla convinzione di sapere qualcosa. La certezza coincide quindi con la sensazione
che provo quando sono sicuro di possedere una conoscenza. Il termine “verità” [Wahrheit] insiste
invece su una qualità quella dell'essere vero [wahr] che deve appartenere in modo oggettivo,
intrinseco, al sapere di cui sono certo. Di questa differenza tra verità e certezza tutti noi facciamo
esperienza continuamente: ogni volta che scopriamo che qualcosa di cui siamo certi non
corrisponde alla verità delle cose. Ma proprio questo sta ad indicare che il sapere, che al livello più
elementare è il mezzo attraverso il quale noi ci rapportiamo al mondo (anche per compiere le azioni
più semplici devo possedere un sapere riguardo all'ambiente in cui opero), è per sua natura
predisposto all'auto-esame. Partendo dalla certezza è quindi possibile muovere verso la dimensione
della verità mediante una serie di rettifiche successive. Nella Fenomenologia dello Spirito Hegel si
propone di compiere questo percorso, il cui traguardo è la costruzione di una filosofia speculativa,
cioè di un sistema di conoscenze in cui ciascuna di esse è vera e il loro collegamento è fondato su
un uso corretto dei concetti e delle forme fondamentali del pensiero.
La riflessione filosofica come interiorizzazione e la coincidenza di ragione e realtà nello Spirito
Se seguiamo l'impostazione di Hegel, un sapere di questo tipo avrà tuttavia una seconda
caratteristica, altrettanto importante.
Ogni volta che noi acquisiamo una nuova conoscenza, oppure ogni volta che rettifichiamo una
nostra convinzione errata, l'oggetto del sapere in cui tale nuova conoscenza consiste cessa di essere
per noi qualcosa di estraneo, di alieno. Esso non è più un elemento ignoto, che in quanto tale si
distingue e si pone al di fuori dela campo della coscienza che noi abbiamo di noi stessi e delle cose
che sappiamo. Nel momento in cui viene conosciuto, nel momento in cui ci appare manifesto
(visibile) in tutti i suoi aspetti, esso viene al contrario integrato al campo della coscienza stessa.
Possiamo quindi dire che l'oggetto di un sapere che sia stato verificato, e sul quale possiamo quindi
fare affidamento, si trasforma in un contenuto interno al campo del sapere.
Tutto ciò significa che il processo di acquisizione del sapere coincide con quello che Hegel descrive
nei termini di un movimento di interiorizzazione: ciò che non conosciamo, o che conosciamo in
modo soltanto parziale (o che magari riteniamo erroneamente di conoscere, mentre in realtà non è
così) si identifica con la dimensione dell'esteriorità, di ciò che sta al di fuori della coscienza e
quindi del soggetto. Ora, poiché la realtà è precisamente come ciò che ci appare come esteriore,
irriducibilmente differente rispetto al soggetto che siamo, possiamo quindi dire che per Hegel il
sapere coincide in ultima analisi con il processo mediante il quale la realtà esterna cessa di apparirci
come tale e viene interiorizzata, risolvendosi nei contenuti della coscienza, ossia in un sapere.
Conoscere significa quindi far passare la realtà esterna dalla dimensione del fuori a quellla del
dentro, ossia del pensiero. Significa dunque anche dimostrare ll'identità di ragione (pensiero) e
realtà. Nei termini di Hegel: significa scoprire che “il reale è razionale” (può essere ricondotto a un
insieme di conoscenze strutturato secondo relazioni di tipo logico) “e il razionale è reale” (ossia che
la struttura che organizza il pensiero è la medesima che ordina la realtà).
Hegel ritrova così, a suo modo, il punto di partenza di tutta la filosofia: lo sforzo di ricondurre ad un
unico principio ciò che a prima vista ci appare vicerversa diviso, separato, esteriore ossia la
molteplicità dei fenomeni naturali, ma anche psicologici, sociali, storici. I primi filosofi, ovverosia i
cosiddetti presocratici, avevano infatti a loro modo tentato di fare proprio questo: sentendosi
disorientati davanti all'infinità varietà dei fenomeni naturali avevano cercato di ricondurla all'unità
di un arché, ovverosia di un principio che, a differenza di quelli, fosse sempre uguale a se stesso: un
principio che, restando identico e immutabile in seno al divenire e ai mutamenti che caratterizzano
la natura, permettesse loro di coglierla non come un caos, ma come una totalità strutturata secondo
un ordine razionale. Ciò che essi chiamavano arché fu poi chiamato da Parmenide “essere”, e le sue
caratteristiche (l'identità e l'immutabilità) successivamente attribuite da Platone alle idee e da
Aristotele alle sostanze. Da ultimo, quando la filosofia greca incontrò il cristianesimo, tutte queste
nozioni finirono per identificarsi con Dio.
Questo non significa tuttavia che Hegel si limiti a ripetere la filosofia greca e cristiana. Salvo
rarissime eccezione come quelle rappresentate dai sofisti e dagli scettici, i greci i cristiani
misero infatti mai in dubbio che un simile principio dovesse esistere, che esso dovesse
necessariamente manifestarsi all'uomo. Eraclito diceva che ciascun uomo, a condizione di essere
vigile, può trovare dentro di il logos universale; e la stessa concezione sta alla base non solo del
metodo maieutico e della dottrina della reminiscenza di Platone, ma anche della convinzione di

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CONCETTI FONDAMENTALI E INTRODUZIONE ALLA FENOMENOLOGIA DELLO SPIRITO

La distinzione tra certezza e verità e il movimento del sapere

Nelle prime pagine della Fenomenologia dello Spirito Hegel affronta la questione del rapporto tra "certezza" e "verità". Per capire bene la questione occorre tenere presente che nella lingua tedesca il termine "certezza" [Gewissheit] indica il sentimento, soggettivo e confutabile, che si accompagna in noi alla presunzione o alla convinzione di sapere qualcosa. La certezza coincide quindi con la sensazione che provo quando sono sicuro di possedere una conoscenza. Il termine "verità" [Wahrheit] insiste invece su una qualità - quella dell'essere vero [wahr] - che deve appartenere in modo oggettivo, intrinseco, al sapere di cui sono certo. Di questa differenza tra verità e certezza tutti noi facciamo esperienza continuamente: ogni volta che scopriamo che qualcosa di cui siamo certi non corrisponde alla verità delle cose. Ma proprio questo sta ad indicare che il sapere, che al livello più elementare è il mezzo attraverso il quale noi ci rapportiamo al mondo (anche per compiere le azioni più semplici devo possedere un sapere riguardo all'ambiente in cui opero), è per sua natura predisposto all'auto-esame. Partendo dalla certezza è quindi possibile muovere verso la dimensione della verità mediante una serie di rettifiche successive. Nella Fenomenologia dello Spirito Hegel si propone di compiere questo percorso, il cui traguardo è la costruzione di una filosofia speculativa, cioè di un sistema di conoscenze in cui ciascuna di esse è vera e il loro collegamento è fondato su un uso corretto dei concetti e delle forme fondamentali del pensiero.

La riflessione filosofica come interiorizzazione e la coincidenza di ragione e realtà nello Spirito

Se seguiamo l'impostazione di Hegel, un sapere di questo tipo avrà tuttavia una seconda caratteristica, altrettanto importante. Ogni volta che noi acquisiamo una nuova conoscenza, oppure ogni volta che rettifichiamo una nostra convinzione errata, l'oggetto del sapere in cui tale nuova conoscenza consiste cessa di essere per noi qualcosa di estraneo, di alieno. Esso non è più un elemento ignoto, che in quanto tale si distingue e si pone al di fuori dela campo della coscienza che noi abbiamo di noi stessi e delle cose che sappiamo. Nel momento in cui viene conosciuto, nel momento in cui ci appare manifesto(visibile) in tutti i suoi aspetti, esso viene al contrario integrato al campo della coscienza stessa. Possiamo quindi dire che l'oggetto di un sapere che sia stato verificato, e sul quale possiamo quindi fare affidamento, si trasforma in un contenuto interno al campo del sapere. Tutto ciò significa che il processo di acquisizione del sapere coincide con quello che Hegel descrive nei termini di un movimento di interiorizzazione: ciò che non conosciamo, o che conosciamo in modo soltanto parziale (o che magari riteniamo erroneamente di conoscere, mentre in realtà non è così) si identifica con la dimensione dell'esteriorità, di ciò che sta al di fuori della coscienza e quindi del soggetto. Ora, poiché la realtà è precisamente come ciò che ci appare come esteriore, irriducibilmente differente rispetto al soggetto che siamo, possiamo quindi dire che per Hegel il sapere coincide in ultima analisi con il processo mediante il quale la realtà esterna cessa di apparirci come tale e viene interiorizzata, risolvendosi nei contenuti della coscienza, ossia in un sapere. Conoscere significa quindi far passare la realtà esterna dalla dimensione del fuori a quellla del dentro, ossia del pensiero. Significa dunque anche dimostrare ll'identità di ragione (pensiero) e realtà. Nei termini di Hegel: significa scoprire che "il reale è razionale" (può essere ricondotto a un insieme di conoscenze strutturato secondo relazioni di tipo logico) "e il razionale è reale" (ossia che la struttura che organizza il pensiero è la medesima che ordina la realtà). Hegel ritrova così, a suo modo, il punto di partenza di tutta la filosofia: lo sforzo di ricondurre ad un unico principio ciò che a prima vista ci appare vicerversa diviso, separato, esteriore - ossia la molteplicità dei fenomeni naturali, ma anche psicologici, sociali, storici. I primi filosofi, ovverosia i cosiddetti presocratici, avevano infatti a loro modo tentato di fare proprio questo: sentendosi disorientati davanti all'infinità varietà dei fenomeni naturali avevano cercato di ricondurla all'unità di un arché, ovverosia di un principio che, a differenza di quelli, fosse sempre uguale a se stesso: un principio che, restando identico e immutabile in seno al divenire e ai mutamenti che caratterizzano la natura, permettesse loro di coglierla non come un caos, ma come una totalità strutturata secondo un ordine razionale. Ciò che essi chiamavano arché fu poi chiamato da Parmenide "essere", e le sue caratteristiche (l'identità e l'immutabilità) successivamente attribuite da Platone alle idee e da Aristotele alle sostanze. Da ultimo, quando la filosofia greca incontrò il cristianesimo, tutte queste nozioni finirono per identificarsi con Dio. Questo non significa tuttavia che Hegel si limiti a ripetere la filosofia greca e cristiana. Salvo rarissime eccezione come quelle rappresentate dai sofisti e dagli scettici, né i greci né i cristiani misero infatti mai in dubbio che un simile principio dovesse esistere, né che esso dovesse necessariamente manifestarsi all'uomo. Eraclito diceva che ciascun uomo, a condizione di essere vigile, può trovare dentro di sé il logos universale; e la stessa concezione sta alla base non solo del metodo maieutico e della dottrina della reminiscenza di Platone, ma anche della convinzione diAgostino per cui, indagando sulla propria anima, si arriva necessariamente a Dio. Altrimenti detto, essi presupponevano l'esistenza, tra la verità e il soggetto della conoscenza, di un rapporto di interiorità. Hegel, di contro, è un moderno, viene dopo Cartesio e la sua ripresa dell'epoché scettica. Lungi dal dare l'accesso alla verità per scontato, Cartesio, introducendo la figura del genio maligno, era tornato a metterlo radicalmente in questione. E se con il cogito era poi riuscito a trovare una certezza assoluta, sottratta a ogni possibile dubbio, tale certezza era stata posta unicamente in relazione alla res cogitans, ma non alla res extensa, ossia alla natura, che appunto con Cartesio - ma anche con la rivoluzione scientifica - comincia ad apparire all'uomo come ciò che gli si oppone in quanto altro da lui. Quindi la ricerca del logos, dell'ordine razionale di tutte le cose, assume un significato che per i greci, per i quali la separazione tra uomo e mondo non si era ancora consumata, non poteva avere: essa dev'essere anche e inevitabilmente superamento del dualismo cartesiano, dimostrazione della coincidenza di soggetto e oggetto, dell'uomo e mondo, ragione e realtà. Per Hegel la verità non consiste cioè più nel rivelarsi di un essere di cui l'uomo stesso è parte, ma è il risultato di un percorso che l'uomo - in quanto soggetto - intraprende a partire da una posizione di esteriorità e di separazione rispetto ad essa. Ecco perché, in Hegel, l'identità di ragione e realtà viene determinata partendo dal soggetto stesso, come Spirito (Geist) e quindi come vita, di cui la dimensione della temporalità (il divenire) è costitutiva."

La Fenomenologia dello Spirito: spiegazione del titolo

La Fenomenologia dello Spirito altro non è che il racconto delle diverse tappe o figure - di volta in volta descritte in termini puramente logici o attraverso il ricorso a materiali offerti dall'antropologia, dalle scienze, dalla storia - attraverso il quale l'umanità giunge a prendere coscienza di tale coincidenza. La coincidenza del soggetto e dell'oggetto, del dentro e del fuori, dell'interno (il pensiero, la res cogitans) e dell'esterno (la natura, la res extensa che le si contrappone), non può essere compresa in modo intuitivo, immediato, come ad esempio comprendiamo la verità di una dimostrazione matematica. Perché anche se tale coincidenza equivale da ultimo a una identità (quella che è propria della Ragione, del logos), questa identità non è qualcosa di statico, di immobile, di morto, ma sussiste soltanto in quanto dotata di un'articolazione interna, che di dipana e si sviluppa necessariamente nel tempo. Come abbiamo visto, essa è "Spirito". E poiché "fenomenologia" significa studio dell'apparire, la Fenomenologia dello Spirito sarà quindi lo studio delle forme in cui la coscienza si manifesta per quello che è, ossia vita dello Spirito.* Per indicare questa identità, che coincide con la totalità dell'essere e del pensiero al contempo, oltre a "Spirito" Hegel utilizza anche i termini "Assoluto" e "Idea".

LA FENOMENOLOGIA DELLO SPIRITO

Partizione dell'opera. Il metodo dialettico

La Fenomenologia dello Spirito è divisa in due parti, e ciascuna di queste in tre momenti. I primi tre momenti - Coscienza, Autocoscienza, Ragione - trattano della coscienza (in senso lato) considerata come facoltà del singolo; gli ultimi tre - Spirito, Religione, Sapere assoluto - la prendono invece in considerazione come coscienza collettiva. Ciascun momento si divide poi in ulteriori momenti, chiamati figure, che ne specificano il contenuto secondo il metodo dialettico. Con il termine "dialettica" Hegel indica la legge e la struttura che definiscono la forma del pensiero in generale. Ciò significa che ogni processo conoscitivo si articola secondo lui necessariamente in tre momenti successivi. Il primo è il:

  1. Momento astratto o intellettuale La realtà è concepita sotto forma di determinazioni statiche e separate. Vale a dire che il soggetto considera l'oggetto della conoscenza non per come esso appare nella concretezza e in relazione alle altre parti della realtà, ma isolatamente, prescindendo dalle relazioni che ogni oggetto necessariamente intrattiene con il resto della realtà. Ed è proprio per questo motivo che esso viene definito "astratto": astrarre non significa infatti soltanto generalizzare, ma anche separare qualcosa dalle sue determinazioni empiriche, particolari. Siccome il primo momento del processo dialettico istitutisce un primo sapere sull'oggetto, Hegel lo chiama anche TESI (queste termine deriva infatti dal verbo greco tí9qui, che significa «porre, collocare»). Nel secondo momento del processo dialettico, il
  2. Momento dialettico o negativo-razionale

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