Documento di Filosofia della Religione di Ceglie. Il Pdf, utile per lo studio universitario della materia, esplora la natura della religione, le prospettive su fede e ragione, e le forme di conoscenza secondo Locke, con un focus sui metodi di studio e il ruolo della fede nel contesto filosofico.
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FILOSOFIA DELLA RELIGIONE : DI CEGLIE (pw testi sulla cattedra: tommaso) Chiamata disciplina seconda. La filosofia prima: è LA FILOSOFIA, cioè quella che studia l'intero dell'esperienza -> si applica bene alla filosofia classica del suo insieme, cioè la filosofia è la riflessione ragionata, ma sistematica (non tralascia alcun aspetto) e rigorosa (viene da rigido, quindi sta a delle regole ben precise) sull'intero dell'esperienza -> la filosofia riguarda tutto. Aristotele quando parla di filosofia prima parla di metafisica -> l'intero dell'esperienza lo si vuole spiegare a partire dai fondamenti, non fisici. La filosofia seconda è una dicitura moderna e si indirizza per dire quelle applicazioni della filosofia, in quanto tale, ha ambiti di esperienza, in questo caso della religione -> è quindi quella riflessione filosofica che si concentra su un aspetto dell'aspetto dell'esperienza.
La filosofia della religione non descrive le religioni, vuol sapere cos'è la religione.
Italo Mancini diceva che dinanzi al problema dello studio della religione abbiamo 2 possibilità : UN'ERMENEUTICA DELLA TRADIZIONE E UN'ERMENEUTICA NELLA TRADIZIONE (una è il contrario dell'altra) ERMENEUTICA: l'interpretazione -> da Ermes, il dio dell'interpretazione -> FILOSOFIA DELLA RELIGIONE VISTA COME UN'INTERPRETAZIONE, UN'ERMENEUTICA DEL DATO RIVELATO (secondo Mancini).
Entrambi i metodi sono limitati -> quello che sta da fuori ha una pretesa in più, è molto rigoroso e scientifico: non ha pregiudizi -> garanzia di imparzialità, di neutralità (concetto fondamentale nelle scienze, non prende parte, è esterno -> guardo dall'esterno) -> si pensa che questa ermeneutica della tradizione è il modello ideale delle scienze. Nell'età moderna si è andato imponendo un metodo di studio, di riflessione storica sulla religione che vuole guardare la religione dall'esterno -> prima viene la filosofia, il metodo filosofico (costituito in base a criteri che sono unicamente filosofici, razionali, che vanno bene per tutti), poi bisognerà vedere se la religione si adegua oppure no a questo metodo oppure no. Forse questo metodo dall'esterno non è tanto valido quando va a toccare la religione, poiché è troppo generico. Un'altra modalità è quella di guardare dall'interno di una tradizione. I filosofi e i teologi medievali, che riflettono sulla religione, sono tutti credenti, vivono la fede, sono addentrati nella vita che hanno scelto (pensiamo a San Tommaso d'Aquino) -> vivono veramente all'interno dell'esperienza e si pensa che siano limitati, sono di parte, quindi fanno più una teologia che una filosofia. Tommaso in realtà elaborerà un pensiero che è molto filosofico, non solo teologico, molto razionale, ma si adegua comunque a quell'unicità, a quella specificità, a quella particolarità dell'esperienza di fede -> è particolare, non può essere sottoposta a uno studio affrontato con un metodo universale. Quando si parla di religione, è diversa rispetto all'esperienza umana che riguarda altri oggetti.
Di solito si pensa che l'essenza è ciò che di comune si può trovare tra cose simili, quelle che noi consideriamo essere delle occorrenze di una certa cosa -> se si trova ciò che è comune ad esse, allora abbiamo l'essenza. E' possibile fare ciò con le religioni? No, perché la religione potrebbe avere in sé qualcosa che si distingue dalle altre religioni e che dà senso, così profondamente, a tutto ciò che in quel caso è religione -> allora l'essenza della religione non può essere qualcosa che non includa quell'aspetto così particolare (es. per un cristiano, Gesù Cristo è talmente fondamentale che un cristiano non può credere che la sua religione possa fare a meno di gesù Cristo: poichè l'essenza della religione è ciò che realizza pienamente la religione -> per un cristiano è Gesù Cristo, non è semplicemente avere dei comandamenti o avere un libro o credere in un Dio con delle caratteristiche più o meno anonime).
Cosa distingue la filosofia dalla teologia? La teologia parte da qualcosa di già detto, che ha già delle risposte e che solo alcuni sanno, cioè quelli che accolgono il messaggio rivelato; mentre la filosofia fa emergere delle domande che partono da ciò che tutti sanno, da quelle verità comuni a tutti: che esistiamo, che esiste la morale ... Ciò diventa un problema nell'età moderna, ossia quando nasce la filosofia della religione, lo si vedrà con lo studio di Locke, Spinoza ... Nell'età moderna succedono una serie di cose: rivoluzione scientifica, il mondo visto in termini matematici -> e la filosofia (pensiamo a Cartesio) vuole prendere una strada che vuole essere autonoma dal sapere rivelato, mentre in precedenza la filosofia e teologia andavano insieme -> Victor Cousin giunge a dire che la filosofia c'è stata in Grecia, poi niente per 15 secoli e poi è ripartita con De Cart -> quella non era filosofia era solo teologia. In età moderna, perciò, la filosofia vuole essere autonoma, non vuole più considerare quello che potrebbe essere un supporto, un aiuto, da parte della rivelazione -> come invece Tommaso d'Aquino ritiene: egli dice la rivelazione può essere di enorme aiuto per la ricerca filosofica. La filosofia, per molti, era solo un voler partire da ciò che è comune a tutti. Cosa facciamo con la religione? Dobbiamo partire da ciò che è comune a tutti, non dal dato rivelato: