Riassunto L'essenza della Filosofia di Edoardo Mirri, Università degli Studi di Perugia

Documento dall'Università degli Studi di Perugia su Riassunto libro L'essenza della Filosofia di Edoardo Mirri. Il Pdf è un riassunto del libro, focalizzato sui concetti chiave della filosofia antica, in particolare Parmenide e Platone, utile per lo studio universitario di Filosofia.

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54 pagine

Riassunto libro L'essenza della
Filosofia di Edoardo Mirri
Filosofia
Università degli Studi di Perugia (UNIPG)
53 pag.
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1-nel pensiero antico
Filosofia significa ‘’amore per la sapienza’’, cioè ricerca della verità e del senso,
indagine sulle forme e sulle strutture del mondo.
La filosofia si fa carico di quella ricerca che accomuna tutte le cose della realtà e che
consente loro di poter esistere.
La filosofia è lo studio sul fondamento della realtà nel suo complesso.
La filosofia è ontologia, cioè studio dell’essere→investe per intero colui che desideri
sapere e sia disposto a rivolgere tutta la sua persona verso questa aspirazione.
La filosofia non la si può possedere, ma ci si deve lasciare possedere da essa.
*Per essere definito ‘’sapiente’’ l’essere umano deve essere persuaso dall’umile
coscienza della contemplazione della verità, senza rinchiudersi nella solitaria
contemplazione del vero.
I primi pensatori conferirono alla verità il nome di sapienza.
Il saggio è colui che indica agli esseri umani la direzione verso la verità in se stessa,
cioè la via che può condurre ogni uomo e donna verso l’autenticità della loro esistenza
personale.
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PARMENIDE
‘’LA VERITA DELL’ESSERE’
Parmenide scrisse un poema chiamato ‘’Peri physeos’’, cioè sulla natura, ma abbiamo
solo dei frammenti.
Questo poema è diviso in 3 libri:
1→dedicato all’opinione
2→// verità
3→// verosimile
Questo poema racconta di Parmenide accompagnato da delle Muse su un carro alato
che va verso l’Ade dove incontrerà la dea Giustizia (Dike), che gli mostra una porta da
cui partono delle vie, quella della ragione (che è la via della verità) e quella
dell’opinione (che è la via dell’ignoranza).
Dike indica a Parmenide le vie della ricerca:
-la prima, che dice che l’essere è→è la via dell’essere e della verità.
-la seconda, che dice che il non-essere è→è la via del nulla e dell’errore, è un sentiero
chiuso impossibile da percorrere.
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Riassunto libro L'essenza della
Filosofia di Edoardo Mirri
Filosofia
Università degli Studi di Perugia (UNIPG)
53 pag.
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Il pensiero antico

1-nel pensiero antico
Filosofia significa "amore per la sapienza", cioè ricerca della verità e del senso,
indagine sulle forme e sulle strutture del mondo.
La filosofia si fa carico di quella ricerca che accomuna tutte le cose della realtà e che
consente loro di poter esistere.
La filosofia è lo studio sul fondamento della realtà nel suo complesso.
La filosofia è ontologia, cioè studio dell'essere->investe per intero colui che desideri
sapere e sia disposto a rivolgere tutta la sua persona verso questa aspirazione.
La filosofia non la si può possedere, ma ci si deve lasciare possedere da essa.
*Per essere definito "sapiente" l'essere umano deve essere persuaso dall'umile
coscienza della contemplazione della verità, senza rinchiudersi nella solitaria
contemplazione del vero.
I primi pensatori conferirono alla verità il nome di sapienza.
Il saggio è colui che indica agli esseri umani la direzione verso la verità in se stessa,
cioè la via che può condurre ogni uomo e donna verso l'autenticità della loro esistenza
personale.

Parmenide e la verità dell'essere

PARMENIDE
"LA VERITA' DELL'ESSERE"
Parmenide scrisse un poema chiamato "Peri physeos", cioè sulla natura, ma abbiamo
solo dei frammenti.
Questo poema è diviso in 3 libri:
1->dedicato all'opinione
2->// verità
3->// verosimile
Questo poema racconta di Parmenide accompagnato da delle Muse su un carro alato
che va verso l'Ade dove incontrerà la dea Giustizia (Dike), che gli mostra una porta da
cui partono delle vie, quella della ragione (che è la via della verità) e quella
dell'opinione (che è la via dell'ignoranza).
Dike indica a Parmenide le vie della ricerca:
-la prima, che dice che l'essere è è la via dell'essere e della verità.
-la seconda, che dice che il non-essere è-è la via del nulla e dell'errore, è un sentiero
chiuso impossibile da percorrere.
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-la terza, è la via dell'incertezza: è una via improduttiva, è il sentiero che afferma che
l'essente è e non è contemporaneamente.
*L'ascesa al cielo ha valore simbolico, cioè che per arrivare a capire la verità bisogna
staccarsi da questo mondo.
Nella VIA DELLA VERITA' ci si occupa della verità e quindi dell'Essere.
Questa via, secondo Parmenide, è percorribile solo con la ragione.
Il tema fondamentale, è che solo l'essere è, il non-essere non è. Poiché il non-essere
non è e non può essere, ne consegue che l'essere è ingenerato; Per Parmenide
l'essere è uno, indivisibile, immutabile, continuo, immobile. Questa concezione riduce
il mondo del divenire a mera apparenza.

Platone e la filosofia come amore

PLATONE
"LA FILOSOFIA COME AMORE"
SIMPOSIO (greco: bere insieme)->è uno dei dialoghi più famosi di Platone e tratta
solamente il tema dell'amore (eros).
La scena si svolge nella seconda parte di un banchetto, in cui gli invitati decidono di
discutere riguardo il tema dell'amore. Subito dopo Agatone, parlò Socrate, che decise di
fingere di riportare le parole enunciate da una donna sapiente di nome Diotima.
Ricorse a un mito per cercare di spiegare che cos'è l'eros e da dove nasce.
Raccontò di una banchetto fatto tra gli dei in onore di Afrodite, durante il quale tutte le
divinità si ubriacarono. Era presente Poros (cioè sapienza) e più tardi arrivò anche Penìa
(cioè povertà) che cercava di raccogliere gli avanzi del banchetto. Poros, ubriaco, si reca nel
giardino e si addormenta, Penìa lo raggiunge e i due si accoppiano->diedero vita a Eros,
cioè Amore, figlio della povertà e della sapienza->era un mezzo uomo e un
mezzo dio quindi un demone.
Amore è sempre povero, non è delicato e bello->ma è valoroso, audace ed è ricco di
espedienti. Era un protetto di Afrodite, dea della Bellezza, essendo stato concepito durante
un banchetto in suo onore e quindi l'amore era in stretto rapporto con la bellezza.

Il mito della biga alata

IL MITO DELLA BIGA ALATA
Platone nel Fedro racconta questo mito. Racconta dell'esistenza dell'anima e
dell'incarnazione.
L'ANIMA, per Platone è una biga trainata da cavalli alati, è composta da tre elementi:
1. un auriga; 2. un cavallo bianco (destriero ubbidiente); 3. un cavallo nero (tozzo,incapace).
L'auriga impersonificava l'elemento razionale, mentre i cavalli quelli irrazionali: ciò significa
che, per Platone, la nostra anima è costituita sia da elementi razionali che irrazionali.
L'auriga deve riuscire a dominare i due cavalli grazie alla sua abilità e alla collaborazione
con il cavallo bianco.
Il cavallo nero si ribella all'auriga (ragione) e rappresenta le passioni più misere legate al
corpo.
Il cavallo bianco rappresenta le passioni spirituali, più elevate.
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Ciò significa che non tutti gli aspetti irrazionali sono negativi e che, comunque, è impossibile
eliminarli.
La metafora sta a significare che anche le passioni sono importanti per la vita e che solo alla
parte razionale, in quanto dotata di sapere, spetta il governo dell'anima.
Lo scopo è arrivare all'altopiano dell'iperuranio: gli dei non incontrano difficoltà, mentre le
bighe delle anime umane hanno seri problemi perché i cavalli neri tendono a volare verso il
basso. Accade spesso che le ali dei cavalli si spezzino e la biga precipiti sulla terra, questa è
l'INCARNAZIONE.
Una volta arrivato sulla terra, l'uomo non si ricorda più dell'altra dimensione e vive con
nostalgia: la vita dell'uomo non è nient'altro che un tentativo di tornare a quella situazione
primordiale e le vie da percorrere per raggiungerla sono due:
1-la filosofia, che ci consente di vedere le ombre di quel mondo splendido, di cui quello
terreno è solo un'imitazione.
2-la bellezza, una via più semplice che fa nascere l'amore; la bellezza è una delle tante idee
e filtra facilmente nel mondo sensibile perché è palese a tutti grazie alla vista.
L'AMORE PLATONICO deriva dal medioevo, anche se i medievali credevano che per un
innalzamento spirituale non ci dovesse essere amore fisico.
Per Platone c'è una scala gerarchica dell'amore:nei gradini più bassi si trova l'amore fisico e
per arrivare in cima alla scala bisogna percorrere tutti i gradini.
Per Platone anima e corpo hanno diverse caratteristiche:
-l'anima è spirituale e legata all'iperuranio, alla dimensione delle idee. L'anima induce l'uomo
a cercare piaceri sublimi e spirituali.
-il corpo è puramente materiale, affine al mondo sensibile e terreno e soprattutto è mortale. Il
corpo spinge l'uomo a cercare piaceri sensibili e di livello basso.
Al giorno d'oggi abbiamo in mente un amore biunivoco, dove i due amanti si amano
reciprocamente.
Ai tempi di Platone l'amore era univoco, uno amava e l'altro si faceva amare, a volte ci
poteva essere un amore biunivoco, ma Platone lo spiegava ricorrendo alla teoria del flusso
che intercorre negli occhi: secondo lui poteva venirsi a creare una situazione di
"specchio"->in realtà l'amato vedeva negli occhi di chi lo amava se stesso perché vedeva
riflessa la propria bellezza.

La filosofia come liberazione

"LA FILOSOFIA COME LIBERAZIONE"
DIALOGO CON SIMMIA A CEBETE
Socrate esorta i due a continuare la propria vita nella ricerca filosofica perché il vero filosofo
è colui che è pronto e disposto a morire in qualsiasi momento.
Il filosofo ha cercato per tutta la vita, di rendere indipendente la sua anima dalle sorti del suo
corpo->la morte è la "liberazione" dell'anima dal corpo.
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Il CORPO, con i suoi bisogni e le sue passioni, difficilmente ci permette di dedicarci a pieno
alla ricerca della conoscenza. Anche se riusciamo a ritagliarci del tempo per dedicarci alle
cose della mente, il corpo e le sue necessità ci distraggono continuamente.
Socrate continua ad affermare, nel dialogo, che ci possiamo avvicinare al bene supremo
soltanto nella misura in cui l'anima si concentri su se stessa e lasci da parte ogni attenzione
verso il corpo, aspettando il giorno destinato da Dio per portare a compimento la nostra
liberazione.
La vita più alta per l'uomo mentre è sulla terra, è un vivere morendo, un processo di
liberazione dal vecchio uomo, per divenire infine una nuova creatura.
*La vita filosofica è una vera e propria missione alla quale bisogna scegliere di aderire
oppure no.

Il mito della caverna

IL MITO DELLA CAVERNA
(Ancora sulla città di Dio)
Platone considera la conoscenza suddivisa in due generi:
-una conoscenza sensibile, cioè la doxa, cioè l'opinione incerta;
-una conoscenza intelligibile, cioè l'epistème, la scienza certa;
Nel mito della caverna è raccontato il modo in cui il filosofo acquista la conoscenza delle
idee.
RACCONTO DEL MITO:
Delle persone vivono rinchiuse in una caverna. Questa caverna ha un'apertura che dà
sull'esterno, ma la gente che ci vive ha lo sguardo rivolto verso la parete in fondo, e non
vede l'uscita.
Alle loro spalle c'è un fuoco acceso e la sua luce proietta le ombre degli oggetti che si
trovano all'esterno sulla parete di fronte ai prigionieri. Quelle ombre sono le uniche cose che
i prigionieri abbiano mai visto, perciò credono che siano oggetti reali. Uno di questi
prigionieri riesce a liberarsi e esce dalla caverna. Una volta uscito viene abbagliato dalla
luce e non crede a nulla di ciò che vede. Solo dopo essersi abituato alla luce riesce
addirittura a guardare il sole. Il prigioniero, poi, torna nella caverna, dove ora deve abituarsi
al buio e dice agli altri che vale la pena uscire fuori. Gli altri però lo trovano ridicolo e non
credono a ciò che dice.
Lo considerano un impostore e se lui provasse a liberarli lo ucciderebbero per impedirglielo.
SPIEGAZIONE:
Platone afferma che i prigionieri sono simili a "noi"; anche noi abbiamo conosciuto solo
ombre, cioè proiezione degli oggetti reali, perché gli oggetti reali, cioè le idee, non sono
conosciuti come tali da tutti. Ci vuole una buona educazione filosofica per uscire dalla
caverna dell'opinione e accedere alla conoscenza.
Il sole è l'idea del buono o del bene, cioè la condizione di possibilità della conoscenza. Il
prigioniero liberato dalle catene, è il filosofo, che può accedere alla conoscenza delle idee
fino a conoscere il bene.
L'uscita del prigioniero verso l'esterno è l'ascesa dell'anima verso il luogo del NOETICO cioè
verso la forma più alta del pensiero. Il filosofo che esce dalla caverna non aumenta le
proprie conoscenze bensì le rende più chiare.
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