Economia Politica: contabilità nazionale, PIL e politica monetaria

Documento dalla Libera Università Internazionale degli Studi Sociali Guido Carli su Economia Politica o Economics. Il Pdf, utile per studenti universitari di Economia, approfondisce la contabilità nazionale, i metodi di calcolo del PIL e le implicazioni della politica monetaria, inclusa la curva di Phillips e la critica monetarista.

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Macroeconomia Povero
Economia politica o Economics (in inglese) (Libera Università Internazionale degli Studi
Sociali Guido Carli)
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CAPITOLO 1
Contabilità nazionale, 3 metodi di calcolo del PIL
Sappiamo che gli input della produzione (lavoto N e capitale K) sono trasformati in prodotti. Il prodotto nazionale Y,
correllato a N e K, è rappresentato dalla FUNZIONE DI PRODUZIONE AGGREGATA: Y=f(N,K)
La somma di tutti i pagamenti ai due fattori produttivi sarà pari al valore complessivo della produzione.
Y= wN+iK
Grandezza fondamentale dell’analisi macroeconomica è il PIL (prodotto interno lordo). Esistono tre metodi di calcolo
del PIL:
1. come spesa finale complessiva: il PIL rappresenta il valore di tutti i beni e servizi finali prodotti in un
sistema economico in un dato periodo di tempo. Poichè il PIL comprende il flusso dei beni e dei servizi finali,
esso deve essre depurato dal valore dei beni intermedi, ossia dei beni utilizzati come input del processo
produttivo. Per non contare due volte i beni intermedi nel PIL, la contabilità nazionale prende in
considerazione il valore aggiunto (differenza tra ricavi di un'azienda e costo dei beni intermedi che essa
compra da altre azienda e utilizza nella produzione). Le detrazioni che servono ad eliminare il valore dei beni
intermedi si chiamano duplicazioni.
2. come somma del valore aggiunto che si realizza in ciascuna impresa: (valore ricavi – costi d'acquisto
beni intermedi).
3. come somma dei redditi di tutti quelli che hanno partecipato al processo produttivo.
Procediamo adesso alla scomposizione della produzione nazionale.
Partiamo dalla misura del valore complessivo di beni e servizi prodotti in un anno, immaginando di conoscere
le quantità di ogni singolo bene o servizio prodotto e di aver calcolato il valore globale di tali quanittà secondo
i prezzi correnti di mercato. Il valore così ottenuto misura la produzione lorda vendibile.
Se dalla prduzione lorda vendibile detraiamo il valore dei beni intermedi otteniamo il Pil ai prezzi di mercato.
Se al Pil ai prezzi di mercato sottraiamo il valore degli ammortamenti (capitali deteriorati o divenuti obsoleti )
otteniamo il PIN ai prezzi di mercato.
Se decurtiamo dal PIN ai prezzi di mercato l'ammontare globale delle imposte indirette, otteniamo il PIN al
costo dei fattori, che è costituito interamente dai redditi dei soggetti economici residenti all'interno del paese
che hanno partecipato alla produzione.
Se aggiungiamo i redditi netti dall'estero, ossia i redditi percepiti all'estero da fattori produttivi nazionali, ed
escludiamo i redditi percepiti dai fattori produttivi esteri che operano nel Paese, otteniamo il reddito nazionale
netto al costo dei fattori.
Il reddito percepito dalle imprese (profitti) si divide in tre parti:
dividendi distribuiti ai soci
utili non distribuiti che restano nell'impresa e rappresentano il suo risparmio
imposte diette sul reddito d'impresa corrisposte allo stato
PIN +redditi netti all’estero+saldo netto di pagamenti di imposta =Reddito nazionale netto (RNN)
CALCOLO DEL PIL COME SPESA AGGREGATA
Il PIL può essere definito anche come la domanda aggregata di beni e servizi prodotti un paese.
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Contabilità nazionale e PIL

Economia politica o Economics (in inglese) (Libera Università Internazionale degli Studi Sociali Guido Carli)CAPITOLO 1 Contabilità nazionale, 3 metodi di calcolo del PIL Sappiamo che gli input della produzione (lavoto N e capitale K) sono trasformati in prodotti. Il prodotto nazionale Y, correllato a N e K, è rappresentato dalla FUNZIONE DI PRODUZIONE AGGREGATA: Y=f(N,K) La somma di tutti i pagamenti ai due fattori produttivi sarà pari al valore complessivo della produzione. Y= wN+iK Grandezza fondamentale dell'analisi macroeconomica è il PIL (prodotto interno lordo). Esistono tre metodi di calcolo del PIL:

  1. come spesa finale complessiva: il PIL rappresenta il valore di tutti i beni e servizi finali prodotti in un sistema economico in un dato periodo di tempo. Poichè il PIL comprende il flusso dei beni e dei servizi finali, esso deve essre depurato dal valore dei beni intermedi, ossia dei beni utilizzati come input del processo produttivo. Per non contare due volte i beni intermedi nel PIL, la contabilità nazionale prende in considerazione il valore aggiunto (differenza tra ricavi di un'azienda e costo dei beni intermedi che essa compra da altre azienda e utilizza nella produzione). Le detrazioni che servono ad eliminare il valore dei beni intermedi si chiamano duplicazioni.
  2. come somma del valore aggiunto che si realizza in ciascuna impresa: (valore ricavi - costi d'acquisto beni intermedi).
  3. come somma dei redditi di tutti quelli che hanno partecipato al processo produttivo.

Procediamo adesso alla scomposizione della produzione nazionale.

  • Partiamo dalla misura del valore complessivo di beni e servizi prodotti in un anno, immaginando di conoscere le quantità di ogni singolo bene o servizio prodotto e di aver calcolato il valore globale di tali quanittà secondo i prezzi correnti di mercato. Il valore così ottenuto misura la produzione lorda vendibile.
  • Se dalla prduzione lorda vendibile detraiamo il valore dei beni intermedi otteniamo il Pil ai prezzi di mercato.
  • Se al Pil ai prezzi di mercato sottraiamo il valore degli ammortamenti (capitali deteriorati o divenuti obsoleti ) otteniamo il PIN ai prezzi di mercato.
  • Se decurtiamo dal PIN ai prezzi di mercato l'ammontare globale delle imposte indirette, otteniamo il PIN al costo dei fattori, che è costituito interamente dai redditi dei soggetti economici residenti all'interno del paese che hanno partecipato alla produzione.
  • Se aggiungiamo i redditi netti dall'estero, ossia i redditi percepiti all'estero da fattori produttivi nazionali, ed escludiamo i redditi percepiti dai fattori produttivi esteri che operano nel Paese, otteniamo il reddito nazionale netto al costo dei fattori.

Il reddito percepito dalle imprese (profitti) si divide in tre parti:

  • dividendi distribuiti ai soci
  • utili non distribuiti che restano nell'impresa e rappresentano il suo risparmio
  • imposte diette sul reddito d'impresa corrisposte allo stato PIN +redditi netti all'estero+saldo netto di pagamenti di imposta =Reddito nazionale netto (RNN)

Calcolo del PIL come spesa aggregata

CALCOLO DEL PIL COME SPESA AGGREGATA Il PIL può essere definito anche come la domanda aggregata di beni e servizi prodotti un paese.Le componenti della domanda aggregata di beni e servizi sono:

  1. spesa in consumi del settore famiglie (C)
  2. spesa in investimenti lordi del settore imprese (I)
  3. spesa in beni e servizi dal settore Pubblica Amministrazione (G)
  4. esportazioni nette effettuate dal settore estero (NX), ossia la differenza tra le esportazioni (X) e le importazioni (M) di beni e servizi.

La spesa totale è data da: Y= C+I+G+NX

  1. Spese per l'acquisto di qualunque bene e servizio
  2. Investimenti come operazioni con cui le imprese accrescono lo stock fisico di capitale, comprese le scorte.
  3. In questa voce rientrano sia le spese pubbliche, come acquisti e consumi pubblici di beni e servizi, sia i trasferimenti, cioè somme erogate ai cittadini che non rappresentano compensi per attività produttive correnti e sono escluse dal calcolo del PIL.
  4. Esportazioni nette, cioè la differenza tra quanto gli stranieri spendono per acquistare prodotti del nostro paese (esportazioni) e quanto spendiamo noi per acquistare prodotti esteri (importazioni).

Prima di procedere introduciamo alcune semplificazioni:

  1. ipotizzeremo che il PIL coincida con il prodotto nazionale lordo e, quindi, che non ci sono profitti ottenuti da imprese nazionali localizzate all'estero.
  2. Ignoreremo gli ammortamenti , quindi il PIL coinciderà con il PIN
  3. ignoreremo la differenza tra investimenti lordi e investimenti netti, pertanto possiamo chiamare il PIL indifferente reddito o prodotto

Equilibrio tra risparmio e investimento

EQUILIBRIO TRA RISPARMIO E INVESTIMENTO In questa prima fase escludiamo dall'analisi la pubblica amministrazione e il settore estero. Possiamo dunque riscrivere la nostra identità contabile come Y= C+I I beni prodotti ma rimasti invenduti vanno ad accrescere il livello desiderato dalle imprese e pertanto possono essere considerati investimenti. Questo significa che tutti i beni e servizi prodotti dalle imprese sono consumati o investiti. Le famiglie invece ricevono un reddito Y, pari al valore della produzione che esse a vario titolo hanno contribuito a produrre. Il reddito delle famiglie sarà in parte destinato al consumo e in parte risparmiato. Quindi scriviamo Y= C+S dove S indica il risparmio del settore privato. Poichè tutto il reddito è ripartito tra consumo e risparmio si può scrivere: C+I=C+S. Questa identità evidenzia come l'ammontare della produzione coincide con l'ammontare delle vendite. Il valore della produzione è pari al reddito percepito dai fattori produttivi, e il reddito, a sua volta, è speso per acquistare beni e servizi oppure è risparmiato. Da cui deriva che I=S che indica che l'eguaglianza tra la domanda di beni e servizi e produzione offerta, implica l'eguaglianza tra l'investimento e il risparmio. A questo punto introduciamo nel sistema semplificato il settore pubblico indicando con G gli acquisti di beni e servizi, con TA tutti i tipi di imposte, e con TR i trasferimenti pubblici al settore privato. Quindi la spesa globale sarà Y=C+I+G. Nelle famiglie il reddito complessivo Y viene utilizzato per acquistare beni di consumo (C), risparmiare (S), pagare le imposte al netto dei dei trasferimenti (T= TA-TR), ossia:Y=C+T+S Eguagliando le due identità precedenti e semplificando otteniamo: S=I+ (G-T) La quantità (G-T) rappresenta il saldo del bilancio pubblico. Il risparmio finanzia il disavanzo pubblico se G> TA. Introduciamo adesso il settore estero. La spesa aggregata viene effettuata anche da operatori esteri che acquisteranno beni o servizi nazionali attraverso le esportazioni (X). La spesa complessiva perciò sarà: Y= C+I+G+X Le famiglie utilizzerannno il loro reddito Y per: acquisto beni di consumo ( C ), pagamento di imposte (T), risparmio (S) e importazioni (M): Y= C+T+S+M. Eguagliando le due identita e semplificando si ottiene: S=I+ (G-T) + (X-M). Il risparmio finanzia anche l'eccesso delle esportazioni sulle importazioni.

Ruolo del tasso d'interesse

EQUILIBRIO TRA RISPARMIO E INVESTIMENTO: il ruolo del tasso d'interesse l'offerta di risparmio è determinata dal livello del reddito (le famiglie possono aumentare i risparmi quando dispongono di un reddito maggiore) e quando aumenta il tasso d'interesse. In altri termini, possiamo ragionevolmente ritenere che l'ooferta di risparmio sia funzione crescente del suo prezzo rappresentata appunto dal tasso d'interesse i. le famiglie possono decidere di accrescere la quota di reddito risparmiato rispetto alla quota di reddito consumato se il tasso d'interesse aumenta. Infatti, un suo incremento rende più conveniente investire quote crescenti di reddito in attività finanziarie o reali. Definiamo ora la domanda di risparmio: essa descrive il comportamento degli imprenditori che, utilizzando risorse risparmiate e offerte dalle famiglie, realizzano gli investimenti in capitalae fisso. Tale funzione è inversamente correlata al tasso d'interesse in quanto esso costituisce un costo per le imprese: un aumento del tasso d'interesse si traduce in aumento dei costi d'investimento e quindi una diminuzione di questi ultimi.

PIL reale, PIL nominale e livello generale dei prezzi

PIL REALE, PIL NOMINALE E LIVELLO GENERALE DEI PREZZI PIL nominale: misura il valore, espresso in unità di una certa valuta, a prezzi correnti dell'insieme dei beni e servizi finali prodotti in un certo periodo di tempo in territorio nazionale. PIL reale (= PIL nominale senza tasso di inflazione) misura il valore che riflette, negli anni, solo le variazioni intervenute nelle quantità prodotte. Si assume infatti che i prezzi restino costanti nel tempo, pari a quelli rilevati nell'anno base scelto arbitrariamente a riferimento. deflatore implicito del PIL nell'anno x è il rapporto tra il prezzo relativo del bene nell'anno x e il prezzo del bene nell'anno base. Deflatore del PIL= PIL nominale/PIL reale * 100 Il deflatore del PIL può quindi essere considerato un indice sintetico dei prezzi dei beni che compaiono nel computo del PIL, il cui tasso di variazione percentuale annuo può fornire indicazione del tasso di inflazione. Per ottenere il PIL reale, quindi, bisogna deflazionare il PIL nominale.indice dei prezzi al consumo: indagine statistica che, a intervalli regolari di un mese, rileva variazione dei prezzi dei beni di consumo un paniere prestabilito. Le quote di ogni bene sono usate come pesi fissi fino alla rilevazione successiva. Si calcolano gli indici di variazione del prezzo corrente di ogni bene rispetto a quello dell'anno base. Quindi si sommano tutti gli indici ottenuti, ponderandoli con le quote di ciascun bene nella spesa dell'anno base. Di solito, si moltiplica il risultato per 100, in modo che l'indice sia pari a 100 nell'anno base.

Modello di determinazione del reddito

CAPITOLO 2 IL MODELLO DI DETERMINAZIONE DEL REDDITO IPOTESI BASE DEL MODELLO:

  1. S.e. con un unico settore produttivo
  2. livello dei prezzi fisso
  3. economia caratterizzata da un eccesso di capacità produttiva
  4. nell'economia vi sono solo 4 settori (famiglie,imprese, settore pubblico e resto del mondo)

In questo modello la spesa aggregata, ossia la somma delle spese desiderate dai 4 settori, sara: SA=C+I+G+(X-M) Adesso iniziamo l'anlisi dei 4 settori, partendo dalle famiglie.

Settore famiglie: consumo e risparmio

SETTORE FAMIGLIE: CONSUMO E RISPARMIO Le famiglie possono impiegare il proprio reddito disponibile in due modi: consumarlo o risparmiarlo. Yd e il reddito disponibile, da questo dipende il comportamento dei consumatori. Se non c'e settore pubblico Yd coincide con il reddito nazionale perche non ci sono spesa pubblica ne tassazione. Le spese dei consumatori sono legate all'ammontare del proprio reddito disponibile, tuttavia esistono due modalità diverse di gestire tale reddito. Consideriamo due esempi di individui:

  • spende tutto ciò che riceve e i suoi consumi sono direttamente legati al suo reddito disponibile.
  • È un consumatore prudente, mette del denaro da parte e potrebbe anche decidere di indebitarsi per sostenere spese elevate nella prima parte della sua vita, per poi restituire in futuro quando avrà un reddito più elevato.

Una funzione del consumo basata sulla prima tipologia di individui si dice Keynesiana. Il comportamento del consumatore prudente è stato elaboato successivamente dalle teorie economiche di Modigliani e Friedman nella teoria del ciclo vitale e teoria del reddito permanente.

Funzione di consumo (Keynesiana)

FUNZIONE DI CONSUMO (KEYNESIANA) La funzione del consumo descrive la relazione esistente tra il consumo e le variabili che lo influenzano. Quando il reddito è nullo il consumo è minimo: tale componente della spesa è detta esogena ( o autonoma) perchè c'è anche quando non c'è reddito. Al crescere del reddito, però, cresce anche il consumo: questa parte dei consumi è detta endogena indotta) poiché si modifica al variare del reddito disponibile. Quanto detto viene descritto da una forma funzionale di tipo lineare: C= Co + C1 Y

  1. C: consumi programmati
  2. c0: consumo autonomo
  3. Y: reddito disponibile
  4. c1: propensione marginale al consumo

La funzione Keynesiana è lineare; la pendenza della funzione di consumi misura la propensione

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