Documento di Infermieristica Pediatrica che definisce l'età pediatrica e l'assistenza sanitaria, con focus su epidemiologia e mortalità infantile. Il Pdf, adatto a studenti universitari, include dettagli sull'indice di Apgar, l'assistenza infermieristica al neonato sano, gli screening e l'esame clinico del neonato, oltre alle cure fisiologiche.
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La definizione di età pediatrica non è univoca e dipende dal riferimento legislativo o scientifico preso in considerazione. Attualmente, si tendono a considerare le caratteristiche anatomiche, fisiologiche e cliniche del bambino piuttosto che l'età anagrafica.
La Convenzione dell'Onu sui diritti dell'infanzia, approvata a New York il 20 novembre 1989, ratificata e resa esecutiva in Italia dalla legge 27 maggio1991, n. 176, riporta testualmente, all'articolo 1, che «si intende per fanciullo ogni essere umano avente un'età inferiore a diciott'anni, salvo se abbia raggiunto prima la maturità in virtù della legislazione applicabile».
Anche a livello europeo il concetto di età pediatrica non è univoco.
C'è da aggiungere, anche, che in molti paesi l'età per i ricoveri ospedalieri o per le cure specializzate (ad esempio, nel caso di condizioni croniche) sia estesa fino all'età adulta e che tra i paesi con definizione di età pediatrica inferiore ai diciotto anni la maggioranza abbia previsto un'estensione oltre i diciotto anni per le cure pediatriche in caso di ricovero ospedaliero.
Attraverso il Servizio Sanitario Nazionale (SSN), tutti i bambini nati in Italia hanno diritto ad essere presi in cura da un medico specialista in pediatria.
L'iscrizione al pediatra di libera scelta, o di famiglia, è obbligatoria fino all'età di sei anni, mentre nell'arco di tempo che va dai sei ai quattordici anni si può scegliere tra pediatra e medico di famiglia.
La soglia dei quattordici rappresenta il limite in cui, di regola, scatta il passaggio al medico dell'adulto, tranne nel caso in cui siano presenti documentate patologie croniche, circostanza secondo la quale i genitori possono richiedere il mantenimento delle cure pediatriche fino ai sedici anni d'età.
In via generale, quindi, il pediatra di famiglia è impegnato nella cura, nella 3prevenzione e nella riabilitazione di bambini e ragazzi tra zero e quattordici.
Attualmente l'assistenza pediatrica in Italia viene erogata:
I Consultori Pediatrici si occupano dei servizi territoriali di assistenza al neonato, alla maternità e alla famiglia. Le strutture garantiscono l'accesso libero, diretto e gratuito per tutte le cittadine e i cittadini, italiani e stranieri residenti e domiciliati sul territorio gestito dalla Azienda Sanitaria Locale.
La conoscenza dei determinanti di salute e di malattia e di come questi possono rappresentare dei fattori di disuguaglianza, di discriminazione all'interno di ogni singolo contesto sociale deve essere un elemento proprio del bagaglio cognitivo degli infermieri.
Dalla nascita al primo anno di vita (Numero di bambini morti nel primo anno di vita/numero di nati viti nell'anno) x 1000
NEONATALE POSTNATALE Precoce (dalla nascita alla 1º settimana di vita) Dalla 4° settimana alla 1º anno di vita Tardiva (dalla 1° alla 4° settimana di vita) 1Mortalità perinatale
Quando si prendono in considerazione le morti avvenute intorno all'evento nascita e comprenderà (Numero di nati morti (natimortalità) + numero di nati morti nella prima settimana (neonatale precoce)/numero di nati morti + numero di nati viti) x 1000
La mortalità infantile e quella perinatale sono importanti indicatori della qualità dei servizi di tutela della salute materno infantile e della salute della popolazione in generale.
(Numero di nati morti e numero di nati vivi + numero di nati morti) x 1000
In Italia l'interruzione di gravidanza è regolata dalla Legge 194 del 1978. Questa legge fu fortemente voluta anche per contrastare l'elevato numero di aborti clandestini a cui le donne si sottoponevano, andando spesso incontro alla morte per setticemia.
L'interruzione volontaria di gravidanza, infatti, è possibile solo entro i primi 90 giorni di gestazione. Superato quel limite di tempo, l'aborto viene definito terapeutico, ed è possibile solo su certificazione di un medico e solo in casi particolari.
Ogni giorno nel mondo muoiono 15.000 bambini. Una cifra intollerabilmente alta, ma di gran lunga inferiore a quanto avveniva ancora pochi anni fa. Il numero di decessi annui tra i bambini tra 0 e 5 anni è oggi pari a 5,6 milioni, quasi la metà rispetto ai 9,9 milioni del 2000.
Mentre celebriamo i continui successi nella lotta alla mortalità infantile, dobbiamo riconoscere che non stiamo sconfitto al suo interno il fenomeno della mortalità neonatale: in quasi metà dei casi ormai (46%) i decessi entro i primi 5 anni si concentrano nei primi 28 giorni dopo il parto.
Tra le principali cause di mortalità infantile al di sotto dei 5 anni di vita abbiamo le complicanze legate alla nascita prematura e alle infezioni.
Nel 2015 in Italia sono stati rilevati 1.767 decessi prima dei 5 anni di vita. Le principali cause di morte sono alcune condizioni morbose di origine perinatale e le malformazioni congenite, responsabili del 69% dei decessi nei primi 5 anni di vita. A inizio del secolo scorso invece si moriva soprattutto a causa di malattie infettive.
L'analisi territoriale evidenzia il persistere di un gradiente Sud vs Centro-Nord, con l'area meridionale che continua ad essere più svantaggiata in termini di mortalità nei primissimi anni di vita.
Nel 2015, l'84% dei decessi nei primi 5 anni, avvengono nel primo anno di vita e il 47% di questi ultimi, nella prima settimana.
La mortalità infantile dei residenti di cittadinanza straniera è più elevata rispetto a quella dei cittadini italiani con una distanza che va aumentando negli anni più recenti.
Contrariamente al passato (bambino=uomo in miniatura) oggi il bambino è ritenuto portatore di particolari bisogni. Occorre sottolineare alcuni aspetti dell'assistenza infermieristica legata ai soggetti in età evolutiva: Età e grado di sviluppo cognitivo
Le diverse età e conseguentemente i diversi livelli di sviluppo cognitivo, influenzano notevolmente la comunicazione e le possibilità di approccio con il bambino.
Periodo neonatale Neonato 0-28 giorni Lattante Dal 29 giorno al 1º mese Prima infanzia Da 1 a 24 mesi di vita Seconda infanzia Bambino 2-5 anni Età scolare 6 - 11 anni Pubertà 11 - 13 anni per le femmine 12 - 15 per i maschi Adolescenza 14 - 16 anni per le femmine 15 - 17 anni per i maschi Adulto >18
L'azione infermieristica di prevenzione e mantenimento della salute in età evolutiva prevede interventi educativi finalizzati a mantenere e migliorare lo stato di salute del bambino, prevenendo l'insorgenza di malattie e vigilando sulle condizioni di vita.
L'infermiere che opera in ambito pediatrico ha la possibilità di contribuire, assieme alle altre figure sanitarie, al mantenimento e al miglioramento della salute non solo del bambino, ma anche delle famiglie e di tutta la comunità.
L'educazione alla salute deve mirare a stimolare l'adozione di comportamenti e stili di vita efficaci al mantenimento della salute psicofisica.
FATTORI CULTURALI E SOCIALI
FATTORI AMBIENTALI
FATTORI VISIVI E COGNITIVI
FATTORI BIOPSICOSOCIALI
Il maltrattamento comprende diverse forme di abuso, che non sono solo di tipo fisico. Dati dell'OMS evidenziano che:
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Un consistente numero di episodi si verifica in ambito familiare o perifamiliare, attivando meccanismi difensivi di negoziazione e spostamento per il vissuto di vergogna e di angoscia distruttiva del gruppo di appartenenza.
Le implicazioni emotive ed affettive rendono spesso difficile la denuncia da parte delle vittime in seguito a ricatti morali da parte dell'abusante.
Tanti sono i migranti giunti in Italia per sfuggire a povertà e guerre. Molti dei minori stranieri presenti sono nati in Italia. La donna immigrata vive, spesso, in condizioni difficili e la nascita di un bambino rischia di peggiorare le precarie condizioni di vita quotidiana e di lavoro. I servizi sanitari devono favorire l'accoglienza e l'integrazione del bambino straniero. COMPLESSA RETE DI ASSISTENZA DEDICATA - INFERMIERISTICA TRANSCULTURALE
Maggiore mortalità infantile durante il primo anno di vita. Salute materna e stili di vita in epoca prenatale e neonatale (mortalità nella fascia 2-12 mesi è condizionata dall'alimentazione inadeguata del bambino e/o carenti condizioni igieniche)
Tra gli anni '70 e '80 grazie ai contributi di alcuni psicologi come Bowlby, è stato permesso alle mamme di restare in ospedale con il bambino.
Anna Freud ha analizzato le forti rioercussioni sul bambino della separazione con la figura di attaccamento: un primo momento di PROTESTA a cui segue una NEGAZIONE.
Negli anni nuovi modelli organizzativi dell'assistenza hanno ridotto la durata della degenza.
Per il bambino e la famiglia, l'ospedalizzazione è un evento improvviso e un'esperienza che spaventa!
L'assistenza al bambino malato da anni cerca di salvaguardare l'ambiente familiare della vita del piccolo, il luogo dove si sente bene, gioca, cresce.
Per questo motivo quando possibile l'assistenza domiciliare è sempre preferita a quella ospedaliera.
Oggi molti reparti di pediatria cercano di essere molto accoglienti attraverso la pittura, il disegno e il colore distogliendo così il bambino dal disagio interiore.
I diritti dei bambini ospedalizzati devono essere sempre rispettati. CARTA DEI DIRITTI DEL BAMBINO IN OSPEDALE.
I motivi o le cause di ricovero in ospedale di un bambino sono notevolmente cambiati negli ultimi anni e si differenziano in base all'età del bambino.
L'infermiere valuta il livello di conoscenza del bambino e della famiglia sulla malattia e sulla causa del ricovero; accerta il livello di ansia dei genitori e la capacità comprendere le informazioni date. Evitare l'utilizzo di una terminologia tecnica.
Elementi fondamentali: ACCOGLIENZA (prendersi in carico il bambino e la famiglia); VISITE (consentire le visite di parenti e amici); MISURE DI SICUREZZA (da adottare a seconda del reparto); DIMISSIONE (pianificata ed essere certi dei contenuti educativi da fornire).
Esigenze di gioco e occupazione: l'attività ludica è importante per lo sviluppo della personalità del bambino. Il gioco permette due funzioni: la manifestazione dei bisogni e dei desideri più inconsci, l'espressione della fantasia e della creatività che rendono il bambino artefice del suo mondo diminuendo la sensazione di inferiorità e dipendenza. L'esigenza del gioco per il bambino non deve essere dimenticata e sottovalutata nel piano di assistenza.
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