Filosofia Politica: Arendt, Hobbes, Locke e Rousseau

Documento di Filosofia Politica su Hannah Arendt, Hobbes, Locke e Rousseau, esplorando concetti come stato di natura e volontà generale. Il Pdf, utile per l'Università, approfondisce antisemitismo, imperialismo e totalitarismo, ed è organizzato in lezioni e sezioni tematiche per facilitare lo studio della materia.

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56 pagine

FILOSOFIA POLITICA
Prof.ssa Laura Possenti e prof.ssa Valentina Moro
Appunti di Veronica Iandolo
Corso diviso in due parti
1. 6 ore introduttive con prof.ssa Laura Possenti (no testi di riferimento): modello storico di
politica sviluppato nella polis, stato come comunità politica
2. Restanti 30 con prof.ssa Valentina Moro (testi online)
Titolo:
Politica, violenza, vulnerabilità: riflessioni filosofiche sulla comunità politica e prospettive
critiche femministe
Descrizione del corso
3 modelli/paradigmi per pensare il politico basato su 3 concetti: POLIS, CONTRATTO, STATO
- dierenze tra il paradigma della polis, del contrattualismo e dello Stato moderno,
contestualizzandoli storicamente a partire dalle riflessioni filosofico-politiche che hanno
prodotto questi stessi paradigmi
- diverse concezioni di comunità politica espresse da ciascuno di questi paradigmi
approfondendo l’intreccio tra potere, autorizzazione e violenza, una tematica filosofico-politica
particolarmente rilevante anche per le vicende a noi contemporanee
- riflessioni femministe sulla vulnerabilità che criticano il primato del concetto di violenza nella
tradizione filosofico-politica occidentale e che ipotizzano un modo diverso di fare politica
improntato alla cura
Testi d’esame
1) Olivia Guaraldo, Andrea Salvatore, Federico Zuolo (a cura di), Manuale di filosofia politica.
Dai sofisti a Hannah Arendt, Quodlibet, Macerata 2022: pp. 29-64; 159-178; 197-216; 251-271;
485-495; 547-559.
2) Orsetta Giolo, Baldassarre Pastore (a cura di), Vulnerabilità. Analisi multidisciplinare di un
concetto, Carocci, Roma 2018: pp. 57-72; 275-290.
3) Judith Butler, Lalleanza dei corpi. Note per una teoria performativa dell’azione collettiva trad.
di Federico Zappino, nottetempo, Milano 2023: Introduzione (pp. 9-34), capitolo 2 (81-118),
capitolo 4 (145-180)
cè pdf online
Esame: slide accompagnano la lezione, ma non utili all’esame
Scritto da 60 minuti, 3 domande a risposta aperta:
- due domande brevi sul testo n. 1, finalizzate alla verifica delle conoscenze acquisite (definizioni
concettuali sul manuale)
- una domanda lunga sui testi n. 2 e 3, finalizzata alla verifica delle conoscenze e delle capacità
argomentative e critiche (domanda di comprensione del testo, utilizzare un tema/trattazione
usando i concetti visti a lezione)
Ciascuna domanda riceverà un punteggio in trentesimi. Il voto finale corrisponderà alla media di essi.
Lezione 1, 26 settembre 2024
Introduzione: HANNAH ARENDT
Hannah Arendt è una filosofa politica del 900 (1906-1975) che ha cercato di pensare il presente
chiedendosi se ci fossero le parole e i concetti adatti per descriverlo e quindi per comprenderlo.
La sua prima opera è
Le origini del totalitarismo
, 1951 che scrive durante la seconda guerra
mondiale. La divide in 3 parti, arontando 3 temi importanti per l’epoca:
- Antisemitismo
Lo scopo non era spiegare la storia in termini di cause ed eetti diretti, ma va più a fondo. Come
filosofa, Arendt cerca di identificare i totalitarismi contemporanei (in particolare il nazismo, a cui
dedica il libro) identificandone gli elementi fondamentali, ovvero quelli tradizionali dell’antisemitismo
moderno. Esso è nato in Germania ed è cresciuto in Europa, ed è diverso da altri totalitarismi secondo
1
Arendt. L’800 è il secolo della nascita dei razzismi, secolo in cui si dionde l’idea che la specie umana
si divide in razze biologiche. In questa parte dell’opera cerca di capire cos’è l’antisemitismo, nella
seconda parte poi si confronta con i fatti storici.
Hannah Arendt era convinta che tutte le forme di campo (internamento, deportazione, sterminio…)
siano segni di violenza concentrazionaria, il caso più grave quello nazista (con forni crematori
pensati appositamente per minoranze, omosessuali, prigionieri politici, disabili…), tanto che lo
paragona all’inferno di Dante. Parla quindi di PIANIFICAZIONE BUROCRATICA, ovverosia la
violenza non si genera al momento sul campo, ma esiste una burocrazia del massacro.
Arendt specifica che la prima forma di campo appartiene tuttavia ai boeri olandesi, che misero in atto
in Sudafrica: quando uno stato impara i tipi di violenza, non si fa problemi ad usarli per assoggettare
altri popoli.
- Imperialismo
In questa parte si concentra sui fatti storici.
Nell’800, con l’imperialismo coloniale, gli europei sono andati ad assoggettare con la violenza
(materiale, culturale, linguistica…) altri popoli, per ragioni economiche, demografiche…
Le violenze utilizzate da quegli stati in quel periodo storico hanno insegnato agli stati europei in
generale come utilizzare ed anare tali violenze, secondo Arendt.
- Totalitarismo
(vedi dopo, nel periodo storico)
La banalità del male,
1963
Saggio sul processo ad Eichmann, burocrate dello sterminio: si occupava di organizzare i treni che
trasportavano verso i campi le masse di persone rastrellate.
La questione centrale ruota attorno al fatto che esse sono persone trattenute, ma è una condizione
diversa dalla detenzione degli stati moderni che prevede in primis le carceri. Qui, un normale detenuto
aveva diritti (mangiare, bere, vedere i familiari…) nella repubblica di Weimar, perchè ci sono delle leggi,
dei giudici, delle pene… cè un sistema civile. Le persone quindi sono trattenute sulla base di leggi e
procedure penali.
Mentre nel campo la situazione diversa. Ma lo capiamo anche osservando la quotidianità: i campi
profughi/campi per migranti sono oggi sotto accusa, perché non essendo carceri non potrebbero
trattenere le persone senza provvedimenti legali che lo consentano, che garantiscano il rispetto dei
diritti umani e quelli costituzionali. Utilizza la famosa espressione: “diritto ad avere diritti”.
Arendt prende in considerazione il modello dei lager e analizza come da qui è degenerato lo stato
europeo: la filosofia osserva la politica e la società per comprendere quali sono stati i passaggi,
teorizza, fa astrazioni.
Biografia e periodo storico
Da dove nasce la grande attenzione di Arendt per la politica? (
lo scopriremo anche durante il corso
)
Era nata in una famiglia di ceto medio, ha studiato Filosofia all’Università con un grande filosofo del
900, Martin Heidegger. Poi nel 1933 si ritrova in mezzo al periodo di dominazione nazista, in cui questi
eventi si sono coagulati:
- antisemitismo
- imperialismo pratiche e pensieri/forma mentis
- forma sociale della società di massa utilizzate dai totalitarismi, tutte le persone la devono
pensare allo stesso modo, devono essere guidate da un’ideologia leader totalitario, colui
che risolverebbe tutti i problemi e che riesce a fare il pieraio magico della società
Cosa significa che la politica viene studiata in maniera teorica dalla filosofia?
Viene fatta una riflessione sulla storia, sugli eventi per fare un lavoro teorico (
di cui ci occuperemo
durante il corso
). Ciò significa elaborare concetti, per poi costruire delle mappe concettuali per
nominare i problemi, capire da dove veniamo, in che direzione stiamo andando ecc… Costruiamo in
pratica una visione d’insieme sulla realtà.
Per quanto riguarda il tema della violenza, un buon modo per fare questa ricerca teorica è leggere le
parole della politica per capire i pensieri più profondi, per capire come limitarla anche nel linguaggio.
Sono ricorrenti e importanti i temi di cura e vulnerabilità.
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Anteprima

Filosofia Politica: Introduzione al Corso

FILOSOFIA POLITICA
Prof.ssa Laura Possenti e prof.ssa Valentina Moro
Appunti di Veronica Iandolo

Corso diviso in due parti

  1. 6 ore introduttive con prof.ssa Laura Possenti (no testi di riferimento): modello storico di
    politica sviluppato nella polis, stato come comunità politica
  2. Restanti 30 con prof.ssa Valentina Moro (testi online)

Titolo: Politica, violenza, vulnerabilità: riflessioni filosofiche sulla comunità politica e prospettive
critiche femministe

Descrizione del Corso e Modelli Politici

3 modelli/paradigmi per pensare il politico basato su 3 concetti: POLIS, CONTRATTO, STATO

  • differenze tra il paradigma della polis, del contrattualismo e dello Stato moderno,
    contestualizzandoli storicamente a partire dalle riflessioni filosofico-politiche che hanno
    prodotto questi stessi paradigmi
  • diverse concezioni di comunità politica espresse da ciascuno di questi paradigmi
    approfondendo l'intreccio tra potere, autorizzazione e violenza, una tematica filosofico-politica
    particolarmente rilevante anche per le vicende a noi contemporanee
  • riflessioni femministe sulla vulnerabilità che criticano il primato del concetto di violenza nella
    tradizione filosofico-politica occidentale e che ipotizzano un modo diverso di fare politica
    improntato alla cura

Testi d'Esame

  1. Olivia Guaraldo, Andrea Salvatore, Federico Zuolo (a cura di), Manuale di filosofia politica.
    Dai sofisti a Hannah Arendt, Quodlibet, Macerata 2022: pp. 29-64; 159-178; 197-216; 251-271;
    485-495; 547-559.
  2. Orsetta Giolo, Baldassarre Pastore (a cura di), Vulnerabilità. Analisi multidisciplinare di un
    concetto, Carocci, Roma 2018: pp. 57-72; 275-290.
  3. Judith Butler, L'alleanza dei corpi. Note per una teoria performativa dell'azione collettiva trad.
    di Federico Zappino, nottetempo, Milano 2023: Introduzione (pp. 9-34), capitolo 2 (81-118),
    capitolo 4 (145-180) c'è pdf online

Modalità d'Esame

Esame: slide accompagnano la lezione, ma non utili all'esame
Scritto da 60 minuti, 3 domande a risposta aperta:

  • due domande brevi sul testo n. 1, finalizzate alla verifica delle conoscenze acquisite (definizioni
    concettuali sul manuale)
  • una domanda lunga sui testi n. 2 e 3, finalizzata alla verifica delle conoscenze e delle capacità
    argomentative e critiche (domanda di comprensione del testo, utilizzare un tema/trattazione
    usando i concetti visti a lezione)

Ciascuna domanda riceverà un punteggio in trentesimi. Il voto finale corrisponderà alla media di essi.

Lezione 1: Hannah Arendt e il Totalitarismo

Lezione 1, 26 settembre 2024
Introduzione: HANNAH ARENDT
Hannah Arendt è una filosofa politica del 900 (1906-1975) che ha cercato di pensare il presente
chiedendosi se ci fossero le parole e i concetti adatti per descriverlo e quindi per comprenderlo.
La sua prima opera è Le origini del totalitarismo, 1951 che scrive durante la seconda guerra
mondiale. La divide in 3 parti, affrontando 3 temi importanti per l'epoca:

  • Antisemitismo
    Lo scopo non era spiegare la storia in termini di cause ed effetti diretti, ma va più a fondo. Come
    filosofa, Arendt cerca di identificare i totalitarismi contemporanei (in particolare il nazismo, a cui
    dedica il libro) identificandone gli elementi fondamentali, ovvero quelli tradizionali dell'antisemitismo
    moderno. Esso è nato in Germania ed è cresciuto in Europa, ed è diverso da altri totalitarismi secondo
    1Arendt. L'800 è il secolo della nascita dei razzismi, secolo in cui si diffonde l'idea che la specie umana
    si divide in razze biologiche. In questa parte dell'opera cerca di capire cos'è l'antisemitismo, nella
    seconda parte poi si confronta con i fatti storici.
    Hannah Arendt era convinta che tutte le forme di campo (internamento, deportazione, sterminio ... )
    siano segni di violenza concentrazionaria, il caso più grave quello nazista (con forni crematori
    pensati appositamente per minoranze, omosessuali, prigionieri politici, disabili ... ), tanto che lo
    paragona all'inferno di Dante. Parla quindi di PIANIFICAZIONE BUROCRATICA, ovverosia la
    violenza non si genera al momento sul campo, ma esiste una burocrazia del massacro.
    Arendt specifica che la prima forma di campo appartiene tuttavia ai boeri olandesi, che misero in atto
    in Sudafrica: quando uno stato impara i tipi di violenza, non si fa problemi ad usarli per assoggettare
    altri popoli.
  • Imperialismo
    In questa parte si concentra sui fatti storici.
    Nell'800, con l'imperialismo coloniale, gli europei sono andati ad assoggettare con la violenza
    (materiale, culturale, linguistica ... ) altri popoli, per ragioni economiche, demografiche ...
    Le violenze utilizzate da quegli stati in quel periodo storico hanno insegnato agli stati europei in
    generale come utilizzare ed affinare tali violenze, secondo Arendt.
  • Totalitarismo
    (vedi dopo, nel periodo storico)

La Banalità del Male e i Diritti Umani

La banalità del male, 1963
Saggio sul processo ad Eichmann, burocrate dello sterminio: si occupava di organizzare i treni che
trasportavano verso i campi le masse di persone rastrellate.
La questione centrale ruota attorno al fatto che esse sono persone trattenute, ma è una condizione
diversa dalla detenzione degli stati moderni che prevede in primis le carceri. Qui, un normale detenuto
aveva diritti (mangiare, bere, vedere i familiari ... ) nella repubblica di Weimar, perchè ci sono delle leggi,
dei giudici, delle pene ... c'è un sistema civile. Le persone quindi sono trattenute sulla base di leggi e
procedure penali.
Mentre nel campo la situazione diversa. Ma lo capiamo anche osservando la quotidianità: i campi
profughi/campi per migranti sono oggi sotto accusa, perché non essendo carceri non potrebbero
trattenere le persone senza provvedimenti legali che lo consentano, che garantiscano il rispetto dei
diritti umani e quelli costituzionali. Utilizza la famosa espressione: "diritto ad avere diritti".
Arendt prende in considerazione il modello dei lager e analizza come da qui è degenerato lo stato
europeo: la filosofia osserva la politica e la società per comprendere quali sono stati i passaggi,
teorizza, fa astrazioni.

Biografia di Arendt e Contesto Storico

Biografia e periodo storico
Da dove nasce la grande attenzione di Arendt per la politica? (lo scopriremo anche durante il corso)
Era nata in una famiglia di ceto medio, ha studiato Filosofia all'Università con un grande filosofo del
900, Martin Heidegger. Poi nel 1933 si ritrova in mezzo al periodo di dominazione nazista, in cui questi
eventi si sono coagulati:

  • antisemitismo
  • imperialismo pratiche e pensieri/forma mentis
  • forma sociale della società di massa -> utilizzate dai totalitarismi, tutte le persone la devono
    pensare allo stesso modo, devono essere guidate da un'ideologia -> leader totalitario, colui
    che risolverebbe tutti i problemi e che riesce a fare il pifferaio magico della società

Filosofia e Politica: Elaborazione di Concetti

Cosa significa che la politica viene studiata in maniera teorica dalla filosofia?
Viene fatta una riflessione sulla storia, sugli eventi per fare un lavoro teorico (di cui ci occuperemo
durante il corso). Ciò significa elaborare concetti, per poi costruire delle mappe concettuali per
nominare i problemi, capire da dove veniamo, in che direzione stiamo andando ecc ... Costruiamo in
pratica una visione d'insieme sulla realtà.
Per quanto riguarda il tema della violenza, un buon modo per fare questa ricerca teorica è leggere le
parole della politica per capire i pensieri più profondi, per capire come limitarla anche nel linguaggio.
Sono ricorrenti e importanti i temi di cura e vulnerabilità.
2Quindi ... Con la filosofia, attraverso lo studio di teorie e autori, è possibile ragionare sui concetti,
rappresentazioni di pratiche, paradigmi, parole ...
La riflessione teorica di Hannah Arendt risale al 1958, opera molto diversa dalle altre: Vita activa; la
condizione umana. La vita attiva è una vita che comprende lavoro, opera ed azione. Anche in questo
caso la filosofia compie astrazioni di concetti e parole per riuscire a comprenderla, che è il primo
passo per migliorarla e migliorare la condizione umana. In un certo senso, ogni generazione ha
l'opportunità di rifare il mondo da capo. Arend su questo scrive il saggio Sulla rivoluzione, 1963.
Arendt anche quando astrae ha sempre ben presente che dietro le astrazioni ci sono esperienze
umane, per questo può propone delle riconsiderazioni sulla condizione umana.
Afferma che la mancanza di pensiero è la principale caratteristica del nostro tempo. Ma ragionando
sull'agire politico, si arriva a capire che esso è la possibilità del nuovo: menziona l'automazione, il
mondo delle macchine, degli aeroplani, le fabbriche, il lancio nello spazio. Anche questo è vita attiva.

Lezione 2: La Politica e i suoi Attori

Lezione 2, 27 settembre 2024
POLITICA
Brainstorming sulla "politica" -> cittadinanza, comunità, rappresentanza, scelte, opinione, potere ...
Chi sono gli attori della politica -> manifestanti, obiettori ...
Chi sono i soggetti/istituzioni -> Presidente del Consiglio, ministri, Presidente della Repubblica ...
Attori collettivi -> partiti, cittadini elettori, associazioni culturali, caritas, volontariato, ong ...


I cittadini sono rilevanti in ambito politico: non dimentichiamoci che ci sono le iniziative dal basso, non
ci sono solo le istituzioni e le cariche alte (es: le rivendicazioni di diritti da parte di minoranze/gruppi
sociali (gruppi linguistici, lgbt, donne ... ) che manifestano è politica).

Paradigma Antico e Moderno della Politica

Paradigma antico e paradigma moderno di Politica
Durante il corso metteremo a confronto queste due idee molto diverse di politica e comunità politica.

  • Paradigma antico -> modello della POLIS
    Si basa sulla partecipazione politica, intesa come partecipazione dei cittadini, della comunità
  • Paradigma moderno -> modello dello STATO
    Non sempre sollecita la partecipazione dei cittadini (critica posta da Arendt: "si è persa la
    concezione di politica come partecipazione collettiva")

La sfida che si pone oggi lo stato come istituzione ma anche come comunità politica, è garantire uno
spazio di partecipazione che rispetti la visione di uno stato sociale, liberale e democratico.

  • stato democratico -> stato dove sono garantiti rappresentanza, elettorato ed elezioni. Dal
    900 gli stati europei si sono configurati in questo modo, ma è l'ultima caratteristica che vi si
    sviluppa.
  • stato liberale -> gli stati dell'800 garantivano i diritti ai cittadini Le monarchie costituzionali/
    parlamentari però non garantivano i diritti politici, e il suffragio (se c'era) era maschile e per
    censo. Anche in italia con lo statuto albertino c'erano poche libertà in primis di stampa.
  • stato sociale -> nel 700 governavano le monarchie assolute, con il re in carica che accentra su
    di lui i poteri dello stato. I diritti civili erano garantiti, quindi quelli strettamente legati alla
    persona (proprietà privata, processo prima di una condanna ... ). Anche i diritti sociali come
    quello all'istruzione e al lavoro venivano garantiti dallo stato con politiche ad hoc.

Il Concetto di Stato Moderno

Quindi nel concetto di stato moderno:

  • si parla di comunità politica che con le proprie istituzioni governa un determinato territorio e la
    popolazione abitante in quel territorio -> istituzione + popolazione + territorio = stato
  • manca la componente della comunità politica come partecipante diretta e continua

La Democrazia nella Grecia Classica

Concezione di democrazia per la Grecia classica
Per il pensiero greco la democrazia è una parola peggiorativa rispetto all'ideale greco di
partecipazione diretta dei cittadini alla vita politica, perché il modello greco prevede una maggiore
partecipazione dei cittadini nella vita pubblica, quindi più efficace secondo il loro punto di vista.
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