Documento dall'Università degli Studi di Catania sulle Dispense Istituzioni Politiche Italiane. Il Pdf, utile per lo studio universitario di Diritto, esamina le istituzioni politiche italiane da Cavour al dibattito contemporaneo, includendo le riforme di Crispi e lo scandalo della Banca Romana.
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Storia Delle Istituzioni Politiche
Università degli Studi di Catania (UNICT)
55 pag.
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Downloaded by: marianna-di-noto-1 (marianna.dinoto15@gmail.com)Le istituzioni politiche italiane
Da Cavour al dibattito
contemporaneo
Giuseppe Astuto
Storia Delle Dottrine Politiche
Dispense fornite da We Love Unict
MELO
unict
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Downloaded by: marianna-di-noto-1 (marianna.dinoto15@gmail.com)Storia delle istituzioni politiche
Tra le grandi monarchie europee (Francia, Spagna, Inghilterra), a partire dal 16 sec, emergono alcuni elementi
che prefigurano la definizione di uno Stato moderno. Rispetto alla frammentazione tipica dell'ordinamento
feudale si registra la presenza di un signore che ha la capacità d'imperium, in un determinato territorio, esercita la
giustizia, esige le imposte, dispone di un esercito e di un'Assemblea rappresentativa che prende nomi diversi a
seconda dei paesi (Parliaments, Cortes, Stati Generali, Parlamenti). Si tratta di rappresentanze cetuali chiamate
ad esprimere non interessi generali ma squisitamente corporativi. Ogni ceto si riunisce e delibera separatamente
dagli altri rappresentando gli interessi dei propri membri. La storia ha definito questo ordinamento "Stato per
ceti": si intende che l'autorità regia è fortemente limitata dalla presenza di altri soggetti, detentori di quote
rilevanti di influenza sociale e capaci di limitare il potere centrale. Tuttavia, il Signore e l'assemblea dei ceti non
sempre sono in contrasto ma spesso condividono delle regole per il governo del territorio, per la difesa militare.
Inoltre, essendo detentori della ricchezza non solo i nobili ma anche i borghesi e i rappresentanti della città,
questi insieme al clero e alla nobiltà sono chiamati a far parte delle assemblee rappresentative di ceto.
La novità di questo periodo consiste nel governo del territorio svolto dal signore tramite il ricorso a organismi
centrali, come i Consigli reali nei quali risiedono alti funzionari chiamati a svolgere le nuove funzioni
amministrative. A questi organismi si aggiungono altre proto-burocrazie come i militari, i depositari della forza
materiale. Da ciò derivano la creazione dei primi apparati statali che svolgono nuove e spiccate funzioni
amministrative. Questi apparati dipendono dal sovrano, che li legittima e li chiama a esercitare la sua volontà e
le prerogative di autorità.
Consolidati gli apparati statali, i sovrani in Francia cominciano ad avere il predominio sulle istituzioni centrali, le
quali sono convocate raramente; tuttavia le "leggi fondamentali", di natura consuetudinaria, rappresentano un
limite al potere sovrano e gli Stati Generali mantengono ancora le funzioni assegnate.
Tra la fine del Seicento e gli inizi del Settecento, i sovrani avvertono la necessità di procedere a un maggior
controllo della società, che si realizza con il rafforzamento del potere esecutivo, va collocata la nascita del
dipartimento delle finanze, i commissari regi, gli intendenti provinciali.
Lo Stato moderno trova un vero compimento con il modello della monarchia amministrativa, affermatasi nel
corso del Settecento.
Il nuovo impianto amministrativo presuppone l'eliminazione dei privilegi e l'affermazione della naturale
eguaglianza tra gli uomini. A tale proposito i riformatori del 700' fanno ricorso al pensiero giusnaturalista.
Questa concezione, fondata sull'uguaglianza e sulla libertà degli uomini quando si trovano nello stato di natura,
comporta il superamento della società cetuale e l'affermazione dell'individualismo. Quindi gli individui decidono
di sottoporsi alla legge in posizione di perfetta uguaglianza; per la prima volta il principio di sovranità non è
legato all'organizzazione cetuale, ma alla nuova concezione individualistica.
Per il carattere innovativo, questi progetti sono destinati a scontrarsi con i tradizionali assetti sociali e
istituzionali. Per esempio, il ministro delle finanze Turgot cerca di stabilire delle forme di collaborazione tra la
monarchia e il paese tramite la creazione di Assemblee provinciali. Alla vigilia della Rivoluzione, le proposte del
ministro Calonne sull'introduzione di un'imposta sul reddito terriero pagata da tutti, nobili e clero compresi cerca
di colpire alle radici la società dell'antico regime; l'Assemblea di notabili decide di convocare gli Stati Generali
per discutere di questa proposta ma la risposta del re, nel maggio 1788, fu quella di abolire i Parlamenti e
privarli dei loro poteri di rimostranza e registrazione.
Se per rivoluzione intendiamo una sfida deliberata al governo, la Rivoluzione francese inizia nell'estate 1788,
con la grande agitazione di tutti gli organi ufficiali contro il re e contro gli editti di maggio. Questa
mobilitazione porterà alla convocazione degli Stati Generali nel 1789 eletti a suffragio universale maschile da
coloro i quali hanno compiuto 25 anni e pagano un minimo di tasse.
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Sieyès, alla viglia della convocazione degli stati generali, pubblica Che cos'è il Terzo Stato, un phamplet che ha
lo scopo di orientarne il dibattito. Emerge la valenza del nuovo termine nazione che si pone in contrasto con la
società cetuale o per ordini.
Il 5 maggio 1789 si aprono a Versailles gli Stati Generali. La prima questione riguarda la procedura di voto, visto
che il voto per ordine significa dare la maggioranza all'unione di nobiltà e clero. La richiesta del Terzo Stato è di
votazioni per testa ma di fronte alle resistenze del re, i deputati del TS decidono di riunirsi nel salone della
Pallacorda e giurano di non separarsi prima di aver dato alla Francia una nuova Costituzione. L'Assemblea si
proclama quindi Assemblea nazionale costituente. È un passaggio fondamentale che segna l'abbandono della
distinzione fra i tre stati e sancisce la supremazia della nazione. A segnare i lavori dell'assemblea contribuiscono
numerosi eventi che hanno come protagonisti le masse popolari (la Comune di Parigi, la presa della Bastiglia).
Il 4 agosto 1789 l'Assemblea decreta l'abolizione dei diritti feudali, della venalità delle cariche, delle
disuguaglianze fiscali e di tutti i privilegi. Il 26 agosto approva la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del
cittadino un manifesto programmatico del nuovo assetto istituzionale (égalité, liberté, fraternité). In questo
documento il richiamo è ai diritti naturali (libertà, proprietà, sicurezza, resistenza all'oppressione) e alla legge,
uguale per tutti ed espressione della nazione sovrana. Importante è l'art.16 secondo cui ogni società in cui la
garanzia dei diritti non è assicurata né la separazione dei poteri determinata non ha costituzione.
Si realizza così il passaggio dalla forma di Stato assoluto a quella dello Stato costituzionale fondato sulla
divisione tridimensionale dei poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario). La legge diventa quindi il nuovo sovrano
che disciplina l'azione degli individui. L'esecuzione della legge viene operata da un nuovo soggetto, la pubblica
amministrazione.
Con alcuni decreti, si gettano le basi del moderno sistema dei poteri locali fondato sul famoso quadrillage:
municipalità, distretti, cantoni, dipartimenti. Si costituisce una perfetta piramide di amministrazioni periferiche.
Nel settembre 1791 si approva la nuova Costituzione. La sovranità appartiene alla nazione, il re non più di
Francia ma dei francesi detiene il potere esecutivo e ha la facoltà di revocare e nominare i ministri mentre il
potere legislativo spetta ad un'Assemblea monocamerale. Il ruolo del re esce notevolmente ridimensionato e
Luigi XVI si dimostra indisponibile a svolgere il nuovo ruolo. L'assemblea legislativa si riunisce il 1º ottobre
1791 e deve affrontare subito alcune emergenze: l'azione controrivoluzionaria dei nobili fuggiti all'estero e la
possibilità di un intervento dell'Austria e della Prussia contro la Francia. Si decide di dichiarare guerra a
Francesco II d'Asburgo con il consenso del re. Gli insuccessi militari e le denunce del complotto austriaco di
Maria Antonietta e Luigi XVI portano alla formazione di una Comune insurrezione e l'Assemblea legislativa
vota la deposizione e l'arresto del re e la creazione di un Comitato esecutivo.
In questo clima rivoluzionario l'Assemblea legislativa decreta l'elezione di una Convenzione nazionale con il
compito di dare alla Francia una Costituzione più democratica. Nel 1792 si abolisce la monarchia e si dichiara
l'anno I della Repubblica e si decide di processare il re. Nel 1793 si crea un Tribunale rivoluzionario e un
comitato di salute pubblica. Si apre un nuovo conflitto tra i protagonisti della rivoluzione, i giacobini e i
gironcini. Dopo l'arresto dei secondi, la Francia è nelle mani di Robespierre e del Tribunale speciale.
La Convenzione riesce a dare alla Francia la Costituzione del 24 giugno 1793, preceduta da una Dichiarazione
dei diritti molto più democratica di quella del 1789 che sancisce il principio di sovranità popolare, l'uguaglianza
degli uomini, il diritto di proprietà, proclamando che il fine della società è la felicità comune.
Con il colpo di Stato del 27 luglio 1794, i settori moderati pongono fine al Terrore, eliminando dalla scena
Robespierre, che il giorno dopo sarà ghigliottinato. La Costituzione del 1795 restringe l'elenco delle libertà civili,
propone l'uguaglianza di fronte alla legge e introduce una parallela Dichiarazione dei doveri del cittadino. Per
paura di una nuova dittatura, la divisione dei poteri sarà così rigida da portare in futuro ad una vera e propria
paralisi del governo stesso. Il potere legislativo è divido tra due assemblee, il consiglio dei 500 e quello degli
anziani. L'esecutivo è affidato ad un Direttorio.
Di fronte a questa instabilità, con il colpo di Stato del 9 novembre 1799 (18 brumaio), Napoleone si impone
come il conciliatore della Francia, diventando prima console a vita e poi imperatore: "per grazia di Dio" (come i
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