Dall'impiego etnobotanico alla pratica clinica: i fitocomplessi in farmacognosia

Documento universitario sui fitocomplessi in farmacognosia, esplorando l'uso etnobotanico e la pratica clinica. Il Pdf, utile per lo studio universitario, presenta monografie EMA di Ippocastano, Camomilla e Ginkgo Biloba, dettagliando impieghi e controindicazioni.

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62 pagine

Dall’impiego etnobotanico alla pratica clinica
Raramente in farmacognosia si traa della sostanza isolata, o di un prodoo toterapico che sia
monomolecolare. Ciò è conseguenza direa di come si struura una ricerca su un eventuale toterapico:
per comprendere se una data droga, nei suoi costuen, possa essere beneca, noi dobbiamo parre da
una ricerca sulle piante, che non è aao così snella come potrebbe esserlo una ricerca sul
monomolecolare, dove dapprima si aua una ricerca sul target, studiando l’interazione ligando-receore e
poi di avvia la progeazione del mio farmaco. Al contrario, in questo caso noi paramo da un grande organo
dal quale bisogna estrarre la sostanza, e ciò prevede molssimi step preliminari alla fase di studio del
monomolecolare, il che complica molssimo il quadro delle cose.
È quindi comune che in toterapia si impieghino i tocomplessi.
Fitocomplesso insieme dei componen chimici di una pianta, risultante dalla naturale combinazione di
metaboli secondari di interesse biologico, con sostanze terapeucamente inave o con avità di natura
dierente, che globalmente conferiscono alla pianta speciche proprieper le quali viene impiegata. È quindi
sinonimo di preparato totale.
Ulmamente, però, si è maturata l’idea che non sempre isolare il monomolecolare sia una buona idea, per
due problemache:
1. Per oenere un monomolecolare a parre da una foglia bisogna individuare qualcosa che sia
somministrabile, biodisponibile una volta somministrato, stabile per l’ulizzo che ne voglio fare, e che non
crei cos troppo elevanel raccogliere quella foglia e nell’isolare il monomolecolare. Dal momento che i
prodo naturali sono poco stabili, poco solubili e con biodisponibilità ridoa, la ricerca sulle piante è
dicoltosa. Inoltre, bisogna prestare aenzione allecosistema e a ridurre al minimo i prodo di scarto: per
svolgere un’analisi tossicologica e farmacologica su pochi milligrammi di sostanza pura, sono necessari mol
chili di pianta di partenza, e ovviamente tuo ciò che c’è intorno alla droga (es. radice) lo buo
completamente, creando un’enorme biomassa di scarto. Ciò presuppone la necessità di colvare
appositamente la pianta, dovendo arontare cos eleva. Allo stesso tempo, non è possibile radere al suolo
foreste di una parcolare specie per realizzare la produzione commerciale di un preparato vegetale. Inne,
bisogna tenere conto dei cos riguardan le tecniche rapide di isolamento/puricazione e del numero di
utenche usufruiranno del prodoo: sto ricercando qualcosa che interessa a tu o a pochissime persone?
Quanto ci rimeo economicamente? In questa valutazione complessa bisogna tener conto di tuo
Negli anni passa (no agli anni 2000), molssime volte, studiando le piante, si arrivava a scoprire un
monomolecolare importante, che ad oggi magari viene sintezzato quodianamente in laboratorio, e la
cui sintesi si ispira, dunque, alla sostanza isolata a parre dalla droga. Dunque, noi sappiamo che è
possibile isolare un monomolecolare da una pianta, e che ciò è importanssimo per dare un grande
contributo anche alla farmacologia, in quanto le piante sono grandissime risorse di monomolecolare.
2. Un breveo prevede un insieme di diri vol a tutelare la proprietà intelleuale per un tempo limitato di
20 anni, e che mi assicura una compensazione dei cos che ci sono volu per la sperimentazione del
monomolecolare. Infa, grazie al breveo, il fautore di una data idea viene proteo per tuo ciò che ha
investo per una venna d’anni durante la sperimentazione. Infa, se non fosse stato per l’idea breveata
quel dato monomolecolare nessuno riuscirebbe ad avere. Tuavia, in farmacognosia non è possibile
richiedere il breveo su qualcosa che esiste già in natura (es. aglio, ginkgo biloba); è possibile breveare
soltanto un processo estravo. Dunque, con questo problema il monomolecolare che abbiamo avuto la
fortuna di scoprire ed oenere dal regno vegetale ha lasciato spazio all’ulizzo del tocomplesso, cioè
all’estrazione di un preparato totale dal quale non si estrae il monomolecolare, bensì lo si ulizza nella sua
totalità.
Vantaggi e svantaggi nell’impiego del tocomplesso
Ulmamente si è imparato ad ulizzare il tocomplesso invece del monomolecolare.
Vantaggi – Esistono due vantaggi nell’ulizzo di un tocomplesso invece che di un monomolecolare. Il primo
vantaggio è in termini di ecacia, e il secondo è in termini di sicurezza.
Ecacia: si è notato che il preparato totale possiede molte avità biologiche non possedute dalla
sostanza pura. In altre parole, pur non potendo parlare di sinergismo” o di eeo addivo”, si è
notato che alcuni estra esplicano le proprie azioni grazie a diversi componen. Ad esempio, un
toterapico che ulizza un preparato totale è la Valeriana Ocinalis, in cui non viene impiegato solo
l’acido valerenico (marker della valeriana), ma l’intero estrao di radice, tolato e standardizzato, il
quale, oltre allacido valerenico, conene anche i valepotria, ovvero sostanze instabili e citotossiche
che garanscono l’azione della valeriana. La valeriana ha avità GABAergica, cioè raorza la normale
avità endogena dell’acido gamma-amminoburrico, deprimendo il SNC. I valepotria sono sostanze
un po’ citotossiche, ma fortunatamente altamente instabili: la loro instabilità li porta a trasformarsi
rapidamente in compos de “baldrinali”, che hanno proprietà neurosedave. Togliendo i
valepotriala valeriana perde la sua ecacia. Allo stesso tempo, negli estra di radice di Valeriana
ocinalis c’è il GABA, a concentrazione molto ridoa per avere eeo biologico se assunto
oralmente. In conclusione, l’acido valerenico e il GABA isola non hanno alcuna funzione, perciò è
ule ulizzare il preparato totale anché la valeriana ocinalis possa esplicare la sua azione.
Sicurezza: Oltre ad aiutare il monomolecolare ad espletare i propri ee, si è visto che gli altri
componen di un tocomplesso possono aiutare a modulare e limitare l’assorbimento del
monomolecolare a livello ssutale, limitando quindi gli ee collaterali lega al picco di
concentrazione plasmaca in rapporto all’indice terapeuco. Ad esempio, se io masco le foglie di
coca, assumo anche costuen, oltre alla cocaina, che ne modulano l’assorbimento e lo riducono.
Lavità tonica generale dura di più, ma senza gli ee devastan della cocaina assunta per via
inalatoria
Svantaggi – In un preparato totale non è possibile denire la composizione e il dosaggio di un dato prodoo,
come è anche spesso dicile dimostrare l’ecacia del prodoo e individuarne il preciso principio avo che
determina l’avità terapeuca.

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Anteprima

Ricerca in Farmacognosia e Fitocomplessi

Raramente in farmacognosia si tratta della sostanza isolata, o di un prodotto fitoterapico che sia monomolecolare. Ciò è conseguenza diretta di come si struttura una ricerca su un eventuale fitoterapico: per comprendere se una data droga, nei suoi costituenti, possa essere benefica, noi dobbiamo partire da una ricerca sulle piante, che non è affatto così snella come potrebbe esserlo una ricerca sul monomolecolare, dove dapprima si attua una ricerca sul target, studiando l'interazione ligando-recettore e poi di avvia la progettazione del mio farmaco. Al contrario, in questo caso noi partiamo da un grande organo dal quale bisogna estrarre la sostanza, e ciò prevede moltissimi step preliminari alla fase di studio del monomolecolare, il che complica moltissimo il quadro delle cose.

È quindi comune che in fitoterapia si impieghino i fitocomplessi.

Fitocomplesso > insieme dei componenti chimici di una pianta, risultante dalla naturale combinazione di metaboliti secondari di interesse biologico, con sostanze terapeuticamente inattive o con attività di natura differente, che globalmente conferiscono alla pianta specifiche proprietà per le quali viene impiegata. È quindi sinonimo di preparato totale.

Negli anni passati (fino agli anni 2000), moltissime volte, studiando le piante, si arrivava a scoprire un monomolecolare importante, che ad oggi magari viene sintetizzato quotidianamente in laboratorio, e la cui sintesi si ispira, dunque, alla sostanza isolata a partire dalla droga. Dunque, noi sappiamo che è possibile isolare un monomolecolare da una pianta, e che ciò è importantissimo per dare un grande contributo anche alla farmacologia, in quanto le piante sono grandissime risorse di monomolecolare.

Ultimamente, però, si è maturata l'idea che non sempre isolare il monomolecolare sia una buona idea, per due problematiche:

  1. Per ottenere un monomolecolare a partire da una foglia bisogna individuare qualcosa che sia somministrabile, biodisponibile una volta somministrato, stabile per l'utilizzo che ne voglio fare, e che non crei costi troppo elevati nel raccogliere quella foglia e nell'isolare il monomolecolare. Dal momento che i prodotti naturali sono poco stabili, poco solubili e con biodisponibilità ridotta, la ricerca sulle piante è difficoltosa. Inoltre, bisogna prestare attenzione all'ecosistema e a ridurre al minimo i prodotti di scarto: per svolgere un'analisi tossicologica e farmacologica su pochi milligrammi di sostanza pura, sono necessari molti chili di pianta di partenza, e ovviamente tutto ciò che c'è intorno alla droga (es. radice) lo butto completamente, creando un'enorme biomassa di scarto. Ciò presuppone la necessità di coltivare appositamente la pianta, dovendo affrontare costi elevati. Allo stesso tempo, non è possibile radere al suolo foreste di una particolare specie per realizzare la produzione commerciale di un preparato vegetale. Infine, bisogna tenere conto dei costi riguardanti le tecniche rapide di isolamento/purificazione e del numero di utenti che usufruiranno del prodotto: sto ricercando qualcosa che interessa a tutti o a pochissime persone? Quanto ci rimetto economicamente? In questa valutazione complessa bisogna tener conto di tutto
  2. Un brevetto prevede un insieme di diritti volti a tutelare la proprietà intellettuale per un tempo limitato di 20 anni, e che mi assicura una compensazione dei costi che ci sono voluti per la sperimentazione del monomolecolare. Infatti, grazie al brevetto, il fautore di una data idea viene protetto per tutto ciò che ha investito per una ventina d'anni durante la sperimentazione. Infatti, se non fosse stato per l'idea brevettata quel dato monomolecolare nessuno riuscirebbe ad avere. Tuttavia, in farmacognosia non è possibile richiedere il brevetto su qualcosa che esiste già in natura (es. aglio, ginkgo biloba); è possibile brevettare soltanto un processo estrattivo. Dunque, con questo problema il monomolecolare che abbiamo avuto la fortuna di scoprire ed ottenere dal regno vegetale ha lasciato spazio all'utilizzo del fitocomplesso, cioè all'estrazione di un preparato totale dal quale non si estrae il monomolecolare, bensì lo si utilizza nella sua totalità.

Vantaggi e Svantaggi del Fitocomplesso

Ultimamente si è imparato ad utilizzare il fitocomplesso invece del monomolecolare.

Vantaggi nell'utilizzo del fitocomplesso

Vantaggi - Esistono due vantaggi nell'utilizzo di un fitocomplesso invece che di un monomolecolare. Il primo vantaggio è in termini di efficacia, e il secondo è in termini di sicurezza.

  • Efficacia: si è notato che il preparato totale possiede molte attività biologiche non possedute dalla sostanza pura. In altre parole, pur non potendo parlare di "sinergismo" o di "effetto additivo", si è notato che alcuni estratti esplicano le proprie azioni grazie a diversi componenti. Ad esempio, un fitoterapico che utilizza un preparato totale è la Valeriana Officinalis, in cui non viene impiegato solo l'acido valerenico (marker della valeriana), ma l'intero estratto di radice, titolato e standardizzato, il quale, oltre all'acido valerenico, contiene anche i valepotriati, ovvero sostanze instabili e citotossiche che garantiscono l'azione della valeriana. La valeriana ha attività GABAergica, cioè rafforza la normale attività endogena dell'acido gamma-amminobutirrico, deprimendo il SNC. I valepotriati sono sostanze un po' citotossiche, ma fortunatamente altamente instabili: la loro instabilità li porta a trasformarsi rapidamente in composti detti "baldrinali", che hanno proprietà neurosedative. Togliendo i valepotriati la valeriana perde la sua efficacia. Allo stesso tempo, negli estratti di radice di Valeriana officinalis c'è il GABA, a concentrazione molto ridotta per avere effetto biologico se assunto oralmente. In conclusione, l'acido valerenico e il GABA isolati non hanno alcuna funzione, perciò è utile utilizzare il preparato totale affinché la valeriana officinalis possa esplicare la sua azione.
  • Sicurezza: Oltre ad aiutare il monomolecolare ad espletare i propri effetti, si è visto che gli altri componenti di un fitocomplesso possono aiutare a modulare e limitare l'assorbimento del monomolecolare a livello tissutale, limitando quindi gli effetti collaterali legati al picco di concentrazione plasmatica in rapporto all'indice terapeutico. Ad esempio, se io mastico le foglie di coca, assumo anche costituenti, oltre alla cocaina, che ne modulano l'assorbimento e lo riducono. L'attività tonica generale dura di più, ma senza gli effetti devastanti della cocaina assunta per via inalatoria

Svantaggi nell'utilizzo del fitocomplesso

Svantaggi - In un preparato totale non è possibile definire la composizione e il dosaggio di un dato prodotto, come è anche spesso difficile dimostrare l'efficacia del prodotto e individuarne il preciso principio attivo che determina l'attività terapeutica.È quindi anche difficile definire la sicurezza d'impiego del farmaco; al contrario, un farmaco monomolecolare ha composizione e dosaggi ben definiti, e quindi la sua sicurezza d'impiego è garantita, così come anche l'efficacia terapeutica viene dimostrata mediante studi clinici. Anche stabilirne la posologia generale è molto difficile, dunque: non sapendo qual è stato il tempo di estrazione, la concentrazione del fitocomplesso nella droga, ecc ... mi è anche difficile stabilire una posologia generale.

Marker per la Standardizzazione delle Piante

Proprio a causa del fatto che delle piante vengono impiegati fitocomplessi, è difficile comprendere sulla base di cosa standardizzare o titolare un estratto, per dare idea del suo profilo di efficacia o sicurezza. In base a ciò, le 300.000 piante delle quali conosciamo l'esistenza vengono collocate in una piramide, che può aiutare a comprendere sulla base di cosa standardizzare e titolare la sostanza.

Piante con efficacia non dimostrata

Piante che hanno efficacia non dimostrata, e principi attivi solo ipotizzabili - sono piante delle quali abbiamo ben poca conoscenza, se non quella data dall'uso etnobotanico. Non abbiamo quindi proprio idea di quali siano le sostanze responsabili dell'attività biologica.

Tali piante, non possedendo marker attivi, possono essere titolate soltanto in base alla presenza di marker analitici, cioè sostanze che sono solo in grado di farci identificare le piante dal punto di vista fitochimico, e che sono utili a condurre l'analisi; tuttavia, è un marker che oltre ad essere usato a scopi analitici non ha alcun tipo d'azione. Un esempio di marker analitico è l'acido rosmarinico della Melissa.

Piante con efficacia probabile

Piante con efficacia probabile - l'efficacia c'è, si presenta spesso, ma non è stato compreso quale principio attivo, nello specifico, sia responsabile di quell'efficacia. Spesso tali piante vengono standardizzate in base al contenuto in marker farmacologici, sostanze delle quali si conosce il meccanismo d'azione, e quindi la farmacologia e la farmacodinamica, ma che, una volta isolato, non dimostra di essere l'UNICO responsabile dell'azione del fitocomplesso. Il marker farmacologico, dunque, non va considerato né un principio attivo conclamato, né l'unico responsabile dell'efficacia terapeutica del fitocomplesso.

In questa categoria rientra la valeriana, proprio per quell'esempio fatto prima: in teoria, so che è l'acido valerenico ad avere effetto GABAergico, ma in pratica se lo somministro da solo non ottengo lo stesso risultato terapeutico.

Piante con efficacia solida e conclamata

Piante con efficacia solida e conclamata - sono piante che hanno efficacia solida, supportata e dimostrata, con principi attivi noti, unici responsabili dell'attività terapeutica della pianta (belladonna, digossina, caffeina, nicotina). Ad oggi, di queste piante usiamo solo IL principio attivo e basta, procediamo su scala sintetica o semi-sintetica. Ci sono, tuttavia, rari casi, come l'ippocastano, in cui viene ad oggi utilizzato come farmaco il principio attivo (escina) per via sintetica perché la sua efficacia è conclamata, sebbene in alcuni contesti si continui ad utilizzare la pianta a scopi erboristici.

Queste piante vengono quindi standardizzate secondo marker clinico, unico responsabile dell'attività di quella pianta. Dunque, il marker clinico, anche se usato autonomamente, è in grado di espletare la sua azione.

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