Documento universitario sulla democrazia nella crisi della rappresentanza. Il Pdf, di Filosofia, esplora il concetto di rappresentanza, il liberalismo e la libertà politica, con riferimenti a Hobbes, Hume, Smith e Mandeville.
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Concetto di RAPPRESENTANZA - 2 accezioni:
-LEVIATANO, 1651: la rappresentanza è una novità - negli altri testi aveva parlato della genesi del Leviatano, dello Stato, della sovranità, attraverso categorie diverse dalla rappresentanza, attraverso l'idea di una cessione di diritti, tramite contratto, concordata in modo orizzontale tra tutti i partecipanti al patto nei confronti di un terzo, lo Stato, a cui questi diritti vengono ceduti. La rappresentanza è un meccanismo alternativo e antitetico al modo in cui aveva pensato la costruzione della sovranità, la genesi dello stato nei testi precedenti. La genesi della sovranità, l'operazione di reductio ad unum, viene pensata attraverso la rappresentanza solo in una fase matura. Nel Leviatano al meccanismo della cessione dei diritti subentra un meccanismo basato su un patto orizzontale tra gli individui che diventeranno cittadini ma che non prefigura l'attivazione della cessione dei diritti, bensì prevede l'attivazione di un meccanismo di rappresentanza.
Questo percorso è indifferente alla teoria delle forme di governo: monarchia, aristocrazia e democrazia = rappresentative in senso 1 sono sia la monarchia, sia l'aristocrazia, sia la democrazia; la qualità rappresentativa dello Stato prescinde dalla distinzione delle forme di Stato. La monarchia è ugualmente rappresentativa allo Stato aristocratico o democratico.
Rappresentanza: meccanismo in base al quale molteplici soggetti accettano di subordinare la propria volontà a un'unità politica.
Il tema della rappresentanza in questo primo senso è quindi svincolato dal modo in cui oggi poniamo tale tema:
Per Hobbes, la democrazia è la democrazia diretta = intende quelli in cui tutti sono presenti all'interno della stanza, in cui le decisioni vengono prese sulla base di una partecipazione paritaria di tutti. La democrazia diretta è rappresentativa nell'accezione 1, pur non essendoci traccia della rappresentanza in senso 2.
Hobbes inaugura l'individualismo politico moderno = pensiero della politica a partire dagli individui. L'ordine non è un dato naturale ma un prodotto dell'interazione sociale.
> Come fanno individui classicamente liberi, uguali e diversi a costruire un ordine sociale?
Per i moderni la libertà è il miglior modo per risolvere il conflitto e tenere insieme i diversi - si deve ridurre lo spazio del comando.
>Il problema di Hobbes è quello di pensare l'ordine sociale a partire dagli individui e pensarlo a partire dell'ordine politico: come possono individui liberi, uguali e diversi stare politicamente insieme perché lo stare politicamente insieme è conditio sine qua non dell'ordine sociale.
Individui > Stato > ordine sociale. Hobbes è un teorico della produzione politica dell'ordine sociale (in maniera coercitiva). Gli individui prima si devono costringere a obbedire e poi, attraverso il fatto che si autocostringono, possono poi convivere insieme in modo socialmente ordinato.
L'ordine sociale deve essere funzionale al benessere degli individui: se lo Stato mette in atto la coercizione e la limitazione dei diritti e delle libertà degli individui fomenta quella disobbedienza e quel disordine sociale che invece non dovrebbe promuovere.
Domina prima il CONTRATTO non rappresentativo e poi rappresentativo.Modello alternativo alla produzione politica dell'ordine sociale: produzione spontanea dell'ordine sociale a partire dagli individui. >Individualismo che non è mediato nella capacità di produrre ordine sociale dall'attivazione di dispositivi politico coercitivi.
-Hume > lo strumento di costruzione dell'ordine sociale è la CONVENZIONE: dispositivo autonomo, spontaneo di allineamento di pratiche sociali intorno a un punto di equilibrio interno all'accettabilità reciproca. È il processo attraverso il quale gli individui apprendono la convenienza del rispetto di regole, non generate da una decisione politica, bensì adottate perché dimostrano la capacità di essere reciprocamente accettabili. È un processo di apprendimento progressivo nel quale tutti si conformano a una norma perché il rispetto di questa non lede nessuno ed è accettabile a tutti. La società nasce attraverso l'apprendimento di regole accettabili di comportamento che non necessitano di essere imposte perché sono il prodotto di un processo di auto-educazione.
Il ruolo della coercizione e dello Stato viene attribuito a qualcuno perché si sperimenta che è meglio che ci sia qualcuno che comandi.
-Smith e Mandeville: Luogo privilegiato di produzione di convenzioni, di produzione spontanea l'incastro sinergico tra interessi particolari personali e interessi particolari di altri = MERCATO, posto dove si produce l'ordine sociale. Il soddisfacimento di bisogni è il prodotto della costruzione di un'istituzione, di un set di regole che consentono di soddisfare gli interessi particolari di ciascuno, contribuendo in questo a soddisfare gli interessi particolari di tutti gli altri.
L'ordine sociale non ha una mediazione politica!
L'ordine sociale è il prodotto di un assestamento spontaneo delle preferenze individuali.
> Hobbes - Hume, Smith, Mandeville: entrambi i modelli sono individualistici.
Hobbes, Locke, Rousseau: pensatori della rappresentanza.
Come fanno a stare insieme gli individui?
Accettazione dell'obbedienza, accettabilità del comando: perché noi che siamo diversi dovremmo accettare l'idea di sottostare al comando di qualcuno (si sottostà al comando anche se si è parte di quelli che comandano)? La libertà politica, presuppone comunque il fenomeno dell'obbedienza. Noi, parti di un insieme che decide di decidere per maggioranza, ci sottomettiamo a qualcuno, che nella democrazia è la maggioranza. È una promessa di obbedienza (anche se nella democrazia mi riservo un margine per cui colui al quale obbedisco è in qualche modo influenzato anche da quello che dico io). Relazione comando-obbedienza e il fatto che ci sia la democrazia non esclude il fatto che in un contesto sociale, anche se si partecipa alla definizione delle regole, ci possono essere anche regole che ci risultano essere imposte.
Qual è il meccanismo che possiamo concettualizzare per pensare al fatto che gli individui nascono liberi, uguali e diversi e decidono di sottomettersi > moltitudine di individui si trasforma in un popolo, cioè decide di comportarsi non sulla base della propria volontà, ma su quella di qualcun altro, una volontà collettiva o individuale. Finché mi comporto sulla base della mia volontà, l'ordine sociale è inattingibile.
Questo è il processo della giustificazione della sottomissione di una volontà individuale a una volontà altra.
Rinunciamo all'esercizio della nostra volontà a favore dell'obbedienza.
La politica moderna nasce sul paradosso che nasciamo liberi, uguali e diversi ma per stare insieme abbiamo bisogno di sottometterci a qualcuno: massima concessione della libertà associata alla necessità della (parziale) rinuncia alla libertà.
Perché cediamo a qualcuno i nostri diritti? Se gli cedo i diritti è come se gli cedessi qualcosa sul mercato.
La rappresentanza trasferisce a qualcuno ma mantiene un'identificazione con quello che qualcuno fa: attivazione di un meccanismo in base al quale quello che l'altro fa è come se l'avessi fatto io !! > c'è di più della cessione dei diritti, perché questa lascia spazio all'alterità dell'uso dei diritti.
"Fai in modo che tutto quello che farai come rappresentante è come se l'avessi fatto io."
La democrazia diretta è una forma di rappresentanza: mi faccio rappresentare dalla maggioranza (un'entità variabile), a cui sono sottomesso. La democrazia non esclude il comando. È frutto di una reductio ad unum.
-Quali sono le condizioni di possibilità della sottomissione? Quali sono le condizioni affinché uno possa accettare che, essendo nato libero, uguale e diverso, si sottometta a uno o a un'aristocrazia o a un'assemblea che lo include? Hobbes dà due risposte diverse (cap. 16, 17 e 18; cap. 40 e 42).
2- Problema della rappresentanza democratica: rapporto fra democrazia diretta, condizione nella quale i sottomessi prendono tutti parte alla formazione delle decisioni alle quali si sottomettono e una situazione nella questa partecipazione non è più possibile.
Quando i cittadini sono troppo numerosi per poter partecipare tutti in prima persona, come si fa a partecipare, a riprodurre, in condizioni che non lo consentono più, quella condizione di ideale partecipazione alla presa di decisioni? Si scelgono dei rappresentanti!
> Rapporto tra rappresentati e rappresentanti.
Il tema della rappresentanza a che vedere con la surrogazione della democrazia diretta; ha a che fare col tema della salvaguardia del principio democratico in un contesto in cui la democrazia non può più essere diretta, in cui la partecipazione alle decisioni politiche non può più essere fisica.
Il primo 1 è un problema di costituzione dello Stato, la seconda 2 è una questione di minimizzazione del dominio = ossia di massima approssimazione di una democrazia che non può essere diretta al suo ideale regolativo (democrazia diretta); come riprodurre in condizioni avverse le prestazione di legittimità della democrazia diretta, attraverso meccanismi che prevedono l'intersezione di intermediari.
Come ricostruire un rapporto fra rappresentati e rappresentanti che non può essere teorizzato come un rapporto rigido di vincolo di mandato e nemmeno come meccanismo di totale indipendenza > Accountability: tra vincoli di mandato e la totale autonomia di rappresentanza. Non possiamo costringere i rappresentanti al vincolo di mandato ma devono rendere conto.
-Problema irresolubile di riprodurre la legittimità e il vincolo di obbedienza della democrazia diretta in condizioni che non permettono più la democrazia diretta.
Carl Schmitt: la democrazia rappresentativa è una forma di aristocrazia elettiva > scegliamo ed eleggiamo un gruppo di ottimati, migliori di noi, verso i quali però non abbiamo alcun vincolo di controllo.
-Il pensiero politico moderno ha tematizzato la democrazia rappresentativa non come LA forma normale di democrazia, ma come un adattamento, un adeguamento del principio democratico in una condizione in cui la sua perfetta applicazione (diretta) non era più possibile.
-Problema teorico contemporaneo: a quali condizioni può funzionare il sistema rappresentativo nella sua accezione pura?
Hobbes lo pensa come un processo rigorosamente individuale e individualistico nella sezione 16, 17 e 18: un numero sufficiente di individui si mette insieme per organizzare un'efficace resistenza di fronte a nemici esterni. La spiegazione non individua prerequisiti identitari per la definizione di chi sono coloro che partecipano al e sottoscrivono il patto, chi stipula il contratto.
Quando si passa a decidere a maggioranza, c'è la rinuncia da parte di un singolo attore (es. Stato, attore politico collettivo) di decidere autonomamente cedendo la propria libertà/sovranità/volontà politica a un altro (es. Unione Europea). > Dibattito sull'identità politica (gli Stati, per consegnare il proprio arbitrio, la propria decisione a qualcun altro, devono avere un qualche meccanismo di consentaneità, di somiglianza).
Mentre Hobbes dice che al patto possono partecipare tutti quelli che vogliono, basta che siano abbastanza numerosi da non essere sconfitti da un nemico esterno, a condizione che quelli che si mettono insieme abbiano dalla loro somiglianza una qualche garanzia non vengano prese per loro decisioni inaccettabili, nei capitoli 40 e 42 non parla di individui, di un numero generico, parla degli Israeliti, di coloro che già condividono la fede in Yahweh, e del patto che fanno alle pendici del monte Sinai, di un patto sostenuto da una rappresentazione identitaria.
> Fino a quando individui liberi, diversi e uguali potranno essere disposti a obbedire in un contesto in cui la loro diversità e la loro unicità viene costantemente rafforzata? C'è una difficoltà della rappresentanza in entrambe le accezioni per il fatto che gli individui stanno diventando sempre più diversi, meno somigliantisi e quindi, tutti i processi di reductio ad unum, basati sul mandato al simile, non funzionano più, perché nessuno ha più sufficiente somiglianza per obbedire a una collettività e per sentirsi rappresentato da qualcun altro.
> La crisi della rappresentanza non è una crisi dei meccanismi istituzionali, ma è un problema di espansione eccessiva (per il funzionamento dei meccanismi rappresentativi) della diversità individuale. La