Anatomia Patologica: esame macroscopico, citologico e immunoistochimica

Documento di Anatomia Patologica che copre esame macroscopico, campionamento citologico e immunoistochimica. Il Pdf, utile per lo studio universitario di Biologia, descrive patologie come candidosi, leucoplachia e lichen, con dettagli clinici e istologici.

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63 pagine

ANATOMIA PATOLOGICA
L’anatomia patologica studia le lesioni che colpiscono organi e tessuti, con l’obiettivo di
diagnosticare le patologie attraverso esami anatomici e istologici.
Esame Macroscopico, L’analisi macroscopica di una lesione include la valutazione di:
o Sede, perché alcune patologie sono specifiche per un determinato organo.
o Forma e volume, per valutarne l’estensione.
o Colore, che varia a seconda dello stato della mucosa (normalmente rosa) e della
vascolarizzazione.
o Superficie, che in assenza di alterazioni deve essere liscia e lucida; irregolarità possono
indicare patologie.
o Consistenza, che può essere aumentata, diminuita o fluttuante (sensazione liquida, tipica
delle cisti).
o Mobilità, che permette di distinguere tra lesioni benigne (mobili) e maligne (fisse e infiltranti).
Dopo la valutazione macroscopica, si passa all’Esame Istologico o all’esame Citologico,
scegliendo la tecnica più adeguata:
FNAC (agoaspirato citologico): preleva delle cellule dal tessuto con un ago sottile, meno invasivo
ma con possibilità di falsi negativi.
FNAB: è una biopsia con ago (istologico), quindi preleva un piccolo frammento di tessuto.
utilizzato per lesioni visibili, permette di valutare l’estensione della patologia (più invasivo).
CAMPIONAMENTO CITOLOGICO
Il campionamento citologico è la raccolta di cellule da una lesione per eseguire un esame
citologico. Si effettua in diversi modi, a seconda del tipo di lesione:
1. Agoaspirato (FNAC): prelievo di cellule tramite un ago sottile. Utile per lesioni interne o
cistiche.
2. Striscio su vetrino: il materiale prelevato con l’ago viene strisciato su un vetrino e fissato con
un liquido stabilizzante.
3. Apposizione: si preleva il materiale da una lesione aperta semplicemente premendo un
vetrino sulla superficie della lesione.
4. Lavaggio (washing cytology): si inietta una soluzione fisiologica in un organo cavo (peritoneo,
vescica, pericardio) e poi si recuperano le cellule desquamate.
Il campionamento citologico è rapido e poco invasivo, ma fornisce solo informazioni sulle
caratteristiche delle singole cellule, senza mostrare l’architettura del tessuto.
Fissazione del Tessuto
Dopo il prelievo, il campione deve essere fissato rapidamente per prevenire la degenerazione
cellulare (necrosi). I fissativi stabilizzano il tessuto sostituendosi all’acqua nelle cellule.
Il fissativo più utilizzato è la formalina (basica) tamponata al 10% per i tessuti istologici e al 4% per
i campioni citologici.
La fissazione per essere effettiva deve raggiungere il “core” tissutale e impiega 24 ore per
l’istologico e 15 minuti per il citologico.
La durata della fissazione si aggira intorno ai 4-5gg
Colorazione e Immunoistochimica
La colorazione istologica è essenziale per studiare i tessuti al microscopio.
Prima di essere analizzato, un tessuto deve essere trattato con dei coloranti che ne evidenziano le
strutture. La colorazione più comune è quella con ematossilina-eosina:
l’ematossilina colora di blu il nucleo delle cellule, mentre l’eosina colora di rosa il citoplasma.
- Quando il citoplasma assume un colore più intenso (acidofilia), significa che ci sono molti
organuli, cosa che può accadere in alcune cellule tumorali.
- Se invece il nucleo è molto scuro (basofilia), vuol dire che c’è più cromatina, il che indica che
la cellula è attiva e potrebbe trovarsi in una fase di proliferazione.
L’immunoistochimica invece si basa sul legame antigene-anticorpo per identificare specifiche
proteine cellulari. Serve per confermare diagnosi, individuare tumori occulti e micrometastasi,
distinguere sottotipi tumorali, identificare accumuli patologici e verificare l’infiltrazione tumorale.
Ad esempio, le cellule epiteliali producono citocheratine, i muscoli contengono actina e miosina,
mentre il tessuto connettivo è caratterizzato dalla fibronectina. Un particolare marcatore, la
vimentina, è tipico delle cellule primitive, ma può ricomparire in alcuni tumori molto aggressivi.

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Anteprima

Anatomia Patologica e Diagnosi

ANATOMIA PATOLOGICA L'anatomia patologica studia le lesioni che colpiscono organi e tessuti, con l'obiettivo di diagnosticare le patologie attraverso esami anatomici e istologici.

Esame Macroscopico

Esame Macroscopico, L'analisi macroscopica di una lesione include la valutazione di:

  • Sede, perche alcune patologie sono specifiche per un determinato organo.
  • Forma e volume, per valutarne l'estensione.
  • Colore, che varia a seconda dello stato della mucosa (normalmente rosa) e della vascolarizzazione.
  • Superficie, che in assenza di alterazioni deve essere liscia e lucida; irregolarità possono indicare patologie.
  • Consistenza, che può essere aumentata, diminuita o fluttuante (sensazione liquida, tipica delle cisti).
  • Mobilità, che permette di distinguere tra lesioni benigne (mobili) e maligne (fisse e infiltranti).

Tecniche di Valutazione Post-Macroscopica

Dopo la valutazione macroscopica, si passa all'Esame Istologico o all'esame Citologico, scegliendo la tecnica più adeguata:

  • FNAC (agoaspirato citologico): preleva delle cellule dal tessuto con un ago sottile, meno invasivo ma con possibilità di falsi negativi.
  • FNAB: è una biopsia con ago (istologico), quindi preleva un piccolo frammento di tessuto. utilizzato per lesioni visibili, permette di valutare l'estensione della patologia (più invasivo).

Campionamento Citologico

CAMPIONAMENTO CITOLOGICO Il campionamento citologico è la raccolta di cellule da una lesione per eseguire un esame citologico. Si effettua in diversi modi, a seconda del tipo di lesione:

  1. Agoaspirato (FNAC): prelievo di cellule tramite un ago sottile. Utile per lesioni interne o cistiche.
  2. Striscio su vetrino: il materiale prelevato con l'ago viene strisciato su un vetrino e fissato con un liquido stabilizzante.
  3. Apposizione: si preleva il materiale da una lesione aperta semplicemente premendo un vetrino sulla superficie della lesione.
  4. Lavaggio (washing cytology): si inietta una soluzione fisiologica in un organo cavo (peritoneo, vescica, pericardio) e poi si recuperano le cellule desquamate.

Il campionamento citologico è rapido e poco invasivo, ma fornisce solo informazioni sulle caratteristiche delle singole cellule, senza mostrare l'architettura del tessuto.

Fissazione del Tessuto

Fissazione del Tessuto Dopo il prelievo, il campione deve essere fissato rapidamente per prevenire la degenerazione cellulare (necrosi). I fissativi stabilizzano il tessuto sostituendosi all'acqua nelle cellule.

  • Il fissativo più utilizzato è la formalina (basica) tamponata al 10% per i tessuti istologici e al 4% per i campioni citologici.
  • La fissazione per essere effettiva deve raggiungere il "core" tissutale e impiega 24 ore per l'istologico e 15 minuti per il citologico.
  • La durata della fissazione si aggira intorno ai 4-5ggColorazione e Immunoistochimica

Colorazione e Immunoistochimica

La colorazione istologica è essenziale per studiare i tessuti al microscopio. Prima di essere analizzato, un tessuto deve essere trattato con dei coloranti che ne evidenziano le strutture. La colorazione più comune è quella con ematossilina-eosina: l'ematossilina colora di blu il nucleo delle cellule, mentre l'eosina colora di rosa il citoplasma.

  • Quando il citoplasma assume un colore più intenso (acidofilia), significa che ci sono molti organuli, cosa che può accadere in alcune cellule tumorali.
  • Se invece il nucleo è molto scuro (basofilia), vuol dire che c'è più cromatina, il che indica che la cellula è attiva e potrebbe trovarsi in una fase di proliferazione.

L'immunoistochimica invece si basa sul legame antigene-anticorpo per identificare specifiche proteine cellulari. Serve per confermare diagnosi, individuare tumori occulti e micrometastasi, distinguere sottotipi tumorali, identificare accumuli patologici e verificare l'infiltrazione tumorale. Ad esempio, le cellule epiteliali producono citocheratine, i muscoli contengono actina e miosina, mentre il tessuto connettivo è caratterizzato dalla fibronectina. Un particolare marcatore, la vimentina, è tipico delle cellule primitive, ma può ricomparire in alcuni tumori molto aggressivi.

Infiammazione Acuta

INFIAMMAZIONE ACUTA. L'infiammazione acuta è una risposta repentina del corpo a un danno o a un'infezione. Il suo scopo è eliminare la causa del danno e riparare i tessuti. Può essere scatenata da agenti fisici (es. traumi, ustioni), chimici (es. sostanze tossiche) o biologici (es. batteri, virus). Se il processo infiammatorio non si risolve in breve tempo, può trasformarsi in un'infiammazione cronica, che invece di proteggere il tessuto, ne amplifica il danno. L'infiammazione acuta si sviluppa in tre fasi principali:

Fasi dell'Infiammazione Acuta

  1. Vasodilatazione e aumento del flusso sanguigno Dopo un breve momento di vasocostrizione iniziale, i vasi sanguigni si dilatano per permettere una maggiore irrorazione del tessuto colpito. (Questo fenomeno coinvolge soprattutto i capillari)
  • Effetti visibili: la vasodilatazione causa rossore (eritema) e calore, segni tipici dell'infiammazione.
  1. Modificazione dell'endotelio e aumento della permeabilità vascolare La vasodilatazione e l'aumento del flusso sanguigno determinano un incremento della pressione all'interno dei vasi. Questa pressione maggiore spinge il plasma attraverso le fessure dell' endotelio fino agli spazi interstiziali. A seconda della gravità del danno possiamo avere due tipi di fuoriuscita plasmatica:
  • Trasudato, se il liquido che è privo di proteine (acquoso).
  • Essudato, se il liquido contiene anche proteine, il più comune dell'infiammazione acuta. . Il Pus non è nient'altro che un essudato arricchito con neutrofili associati e detriti cellulari (prende il nome di infiammazione purulenta).
  • Risultato: L'accumulo di questo liquido negli spazi interstiziali è detto edema.
  1. Migrazione dei leucociti (globuli bianchi) I leucociti, in particolare i neutrofili, vengono richiamati nel sito dell'infiammazione per combattere il danno. Il loro movimento avviene in più passaggi:

Movimento dei Leucociti

a. Stasi ematica e marginazione: Con la vasodilatazione, il flusso del sangue rallenta e i globuli rossi si concentrano al centro del vaso, mentre i leucociti vengono spinti verso la parete interna del vaso sanguigno (endotelio). b. Rotolamento e adesione: I leucociti "rotolano" lungo l'endotelio, interagendo con le sue cellule finché trovano un punto adatto per aderire saldamente. Per farlo, cambiano forma, emettendo delle estensioni chiamate pseudopodi, che permettono loro di insinuarsi tra le cellule endoteliali e attraversare la membrana basale. c. Chemiotassi: I leucociti si dirigono verso il sito del danno grazie a segnali chimici rilasciati da batteri, cellule danneggiate e altre cellule immunitarie. Questo meccanismo, chiamato chemiotassi, funziona come un "richiamo" per i leucociti, guidandoli fino alla zona dell'infiammazione.

Fagocitosi e Distruzione

Fagocitosi e distruzione Una volta arrivati sul posto, i leucociti devono eliminare l'agente patogeno o i detriti cellulari. Questo avviene in tre fasi:

  1. Adesione e ingestione
  • Il leucocita riconosce il patogeno e lo circonda con il suo citoplasma, formando una struttura chiamata fagosoma (una sorta di "sacchetto" che contiene il patogeno).
  1. Formazione del fagolisosoma
  • Il fagolisosoma si fonde con vescicole intracellulari ricche di enzimi digestivi, formando il fagolisosoma.
  1. Degradazione e uccisione
  • All'interno del fagolisosoma, il patogeno viene distrutto tramite enzimi lisosomiali e una potente reazione chimica chiamata "esplosione ossidativa", che genera radicali liberi letali per i microrganismi.

Infiammazione Cronica

INFIAMMAZIONE CRONICA Non sempre l'infiammazione Acuta riesce ad uccidere l'agente lesivo, quando questo accade solitamente si ha il passaggio ad uno stato di infiammazione cronico. L'infiammazione cronica è una risposta tissutale prolungata all'agente lesivo che può durare settimane o mesi e non sempre deriva da un episodio acuto; può infatti insorgere in casi come nell'aterosclerosi o nelle patologie reumatiche. A differenza dell'infiammazione acuta, dove predominano edema e neutrofili, in quella cronica la risposta è caratterizzata principalmente dalla presenza di linfociti, monociti, plasmacellule e istiociti. Questo processo Cronico non solo mira a combattere l'agente dannoso, ma anche alla distruzione del tessuto circostante (per assicurarsi la morte del patogeno) seguita da processi di riparazione.

Riparazione del Danno Tissutale

Riparazione del danno Nonostante i processi di riparazione, qui non è assicurata la Restituitio ad Integrum, che può avvenire solo se sono state conservate le cellule nello strato germinativo (primo strato epiteliale sulla membrana basale) (i processi di riparazione prevedono sostituzione del tessuto originario con un connettivo) La riparazione è a carico dei fibroblasti, progenitori dei fibrociti, generano fibrille reticolari che, addensandosi, formano bande reticolari. Con il tempo, queste bande evolvono nel collagene, portando alla fibrosi o alla cicatrizzazione.

  • Fibrosi, Se ci troviamo in presenza di cellule di riserva (come quelle dello strato germinativo nell'epitelio), il tessuto danneggiato può essere ripristinato in modo relativamente ordinato, mantenendo parte della funzionalità originale.
  • Cicatrizzazione, Se invece il tessuto danneggiato risulta troppo abbondante la sostituzione del tessuto originario avviene in maniera irregolare, portando ad una cicatrizzazione che può comportare una perdita della normale funzionalità del tessuto (atrofia).

Istiociti e Tessuto Connettivale

ISTOCITI Gli istiociti, agiscono sia distruggendo l'agente patogeno sia eliminando i detriti cellulari (attività fagocitaria). Quando la quantità di materiale da eliminare è elevata, gli istiociti possono fondersi formando cellule giganti multinucleate, aumentando così l'efficienza della fagocitosi. Conseguenze del tessuto Connettivale: Il tessuto connettivo inizialmente giovane, costituito da una componente cellulare (fibroblasti e fibrociti) e da fibrille reticolari, subisce modificazioni con l'invecchiamento: diminuisce la componente cellulare e le fibrille reticolari si trasformano in collagene omogeneo ed eosinofilo, determinando la perdita di elasticità e, in certe aree, la formazione di rughe.

Tipi di Infiammazione Cronica

vari tipi di infiammazione cronica:

  • Sierosa: Caratterizzata da un trasudato( ricco di acqua) che riempie gli spazi tra le membrane sierose (pleura, peritoneo, pericardio).
  • Fibrinosa: è più grave della precedente, Determinata da un danno vascolare che rompe le giunzioni interendoteliali, permettendo il passaggio del fibrinogeno nei tessuti, facendo sì che si accumuli negli interstizi o nelle cavità sierose. Sebbene il materiale liquido plasmatico sia facilmente assorbibile non provocando danni, il fibrinogeno rimane in loco ma in quanto materiale estraneo va eliminato. A questo punto agiscono gli istiociti e cellule giganti multinucleate che lo frammentato e lo fagocitano. Può succedere però che la quantità di fibrinogeno è tale che neanche le cellule giganti siano sufficienti; con conseguente fibrosi. questo può portare a una diminuzione dell'elasticità, un aumento di rigidità e una compromissione delle funzioni dell'organo o tessuto colpito.
  • Purulenta: Caratterizzata dalla formazione di pus (materiale pastoso e giallastro) dovuta dalla presenza di Neutrofili. La flogosi purulenta è una delle peggiori in quanto si fa spazio nei tessuti circostanti provocando danni ingenti.(trattato con terapia farmacologica)
  • Granulomatosa: Qui la popolazione cellulare infiammatoria si raggruppa in granulomi, noduli caratterizzati da un centro (spesso necrotico o fibrotico) circondato da un involucro di istiociti e, talvolta, cellule giganti multinucleate. Inoltre, elementi di flogosi acuta (neutrofili e polimorfonucleati) possono sovrapporsi alla flogosi cronica, evidenziando un'attività infiammatoria mista, detta tessuto di granulazione.

Patologie Immunitarie e Pre-Cancerose

PATOLOGIE IMMUNITARIE E PRE-CANCEROSI In alcuni casi, nonostante l'eliminazione dell'agente lesivo, l'infiammazione persiste (ad es. nelle patologie autoimmuni), con risposta immunitaria che continua a danneggiare il tessuto. Negli ultimi anni, l'infiammazione cronica è stata anche considerata un fattore predisponente allo sviluppo del cancro, in quanto le modificazioni cellulari indotte dall'infiammazione possono aumentare il rischio di trasformazione neoplastica. Questo evidenzia come l'infiammazione cronica non sia solo una risposta difensiva, ma un meccanismo complesso che può condurre a danni tissutali permanenti e contribuire a patologie gravi a lungo termine.

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