Documento dall'Università degli Studi di Roma la Sapienza su Riassunto Manuale di Psicologia di Comunità (2023). Il Pdf, un riassunto schematico di Psicologia, esplora le origini e lo sviluppo della disciplina, i concetti chiave come l'empowerment e il rapporto tra psicologia clinica e di comunità, utile per studenti universitari di Psicologia.
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Riassunto Manuale di Psicologia di
Comunità (2023)
Psicologia di Comunità
Università degli Studi di Roma La Sapienza (UNIROMA1)
62 pag.
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Downloaded by: giulia-convertino-3 (giulienne.official@gmail.com)RIASSUNTO MANUALE DI PSICOLOGIA DI COMUNITA': Teorie, metodi, esperienze
per il benessere delle società contemporanee (2023)
Per comprendere la nascita della psicologia comunità è necessario fare un'attenta valutazione del
contesto storico-culturale in cui ciò accade. Questa disciplina dà forte rilevanza al contesto sociale
nella comprensione del funzionamento psicologico sociale.
Secondo Orford: "La psicologia di comunità cerca di capire le persone nei loro mondi sociali e di usare questa
comprensione per migliorare la qualità della vita."
Negli USA la psicologia di comunità nasce sotto la spinta di psicologici clinici e altri operatori che
progressivamente prendono le distanze da una visione individuale, biologica e intrapsichica del
disagio e ricercano spiegazioni eziologiche e forme di intervento nell'ambito del rapporto indivi-
duo-ambiente.
La prospettiva si allarga ad altri settori della vita sociale e comunitaria, ponendosi l'obiettivo della
prevenzione del disagio, della promozione delle risorse sociali, della modifica della realtà sociale e
istituzionale.
La nascita e l'evoluzione della psicologia di comunità viene preceduta dallo sviluppo della psichiatria
e dell'igiene mentale. Alla fine del XIX assistiamo ad un nuovo clima di riforma sociale favorevole
allo sviluppo di programmi assistenziali di vario tipo.
Nel secondo dopoguerra si avverte la carenza di teorie e metodi adeguati alla gestione di malattie
mentali più gravi e dei casi più accentuato disagio sociale. Nel 1946 ci fu l'approvazione del National
Mental Health Act e la successiva fondazione dell'Istituto nazionale di salute mentale, come strut-
tura federale deputata a combattere la malattia mentale e a promuovere la salute psichica.
Al contempo il diffondersi del behavorismo, la cosiddetta "seconda forza", e dell'orientamento uma-
nistico-esistenziale, la "terza forza", mise in discussione il predominio dell'orientamento psicoana-
litico, ponendo l'accento sullo sviluppo delle risorse personali dell'individuo e facilitando la diffu-
sione del modello relazionale che sposta l'attenzione dallo studio delle variabili individuali all'analisi
della rete di comunicazione e del contesto.
Il clima sociale e culturale e la spinta ideale di alcuni riformatori kennediani contribuiscono, nel 1963,
all'approvazione del Community Mental Health Act, legge che stabilisce il principio dell'organizza-
zione territoriale dei servizi psichiatrici.
La denominazione ufficiale, psicologia di comunità, viene coniata nel 1965 negli USA, durante un
convegno a Swampscott, Massachusetts, sulla formazione per l'igiene mentale di comunità, pro-
mosso dall'APA e dal NIMH. Il convegno risulta così un vero e proprio atto di fondazione della psico-
logia di comunità come area autonoma, teso a sottolineare la necessità di un intervento preventivo
a livello di comunità, di una demedicalizzazione dei servizi psichiatrici, di un ampio approccio inter-
disciplinare.
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Downloaded by: giulia-convertino-3 (giulienne.official@gmail.com)Lo psicologo di comunità viene considerato un "partecipante-teorico", un agente di cambiamento
sociale che partecipa alla vita della comunità e dei suoi sottosistemi portando con sé un atteggia-
mento scientifico, un impegno alla ricerca, alla valutazione, alla elaborazione teorica.
L'affermazione della psicologia di comunità come disciplina viene sancita nel 1966 dalla fondazione
della Divisione di psicologia di comunità all'interno dell'APA. Si assiste ai primi tentativi di elaborare
strumenti di intervento alternativi alle modalità cliniche tradizionali quali:
La fine degli anni 60 costituisce un periodo positivo per la psicologia di comunità, la diffusione viene
favorita da diverse leggi sociali approvate dal governo Johnson. Anche dal punto di vista scientifico
per la psicologia di comunità inizia un periodo di revisione critica ad opera sia di psichiatri conserva-
tori sia di psicologi di comunità appartenenti all'ala radicale della disciplina.
Il movimento radicale nasce sotto l'impulso della rivista Radical Therapist e denuncia una scarsa
partecipazione dei cittadini alla gestione dei nuovi servizi e un'insufficiente incisività del movimento
di igiene mentale.
L'area radicale gli interventi proposti non andavano intralciare problemi di natura politico economica
e sociale, che erano invece i principali responsabili della determinazione del disagio.
La contestazione dei radicali si tradusse in numerose iniziative di lotta all'istituzionalizzazione, nella
creazione di setting alternativi, di esperienze di auto aiuto, di socializzazione delle conoscenze e di
community organizing.
Si approfondirono quindi i dissensi tra psicologi di comunità "politicamente radicali" e "tecnici poli-
ticamente moderati" sui ruoli dell'attivismo e della professionalità.
Gli psicologi di comunità iniziarono ad abbandonare progressivamente la terminologia dell'igiene
mentale per approfondire concetti proposti da Lewin nella sua teoria del campi psicologico, che po-
stula una transazione continua e reciproca tra la sfera individuale-soggettiva e quella socaile-ogget-
tiva e un soggetto attivo che può compiere azioni trasformatrici.
Tali azioni vengono considerate processi psicosociali.
Barker propone il costrutto di behavior setting, che esamina come i comportamenti umano siano
influenzati dai contesti-spazio temporali.
Diversi autori costruiscono modelli teorici sistemico-ecologici, che vedono la comunità come una
rete di sistemi sociali (livello individuale, micro, meso, macro) in grado di creare benessere o disagio
a seconda che in essi prevalgono fattori di rischio o di protezione.
Negli anni Ottanta gli psicologi di comunità negli USA hanno cercato di rispondere ai bisogni sociali
emergenti, identificato risorse e fornito la formazione e il coordinamento necessari per facilitare la
realizzazione del mutamento desiderato.
I concetti che dominano la psicologia di comunità negli anni Novanta appaiono sostanzialmente
quattro: l'empowerment, l'auto- e il mutuo-aiuto, il sostegno sociale, il senso di comunità; che
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Downloaded by: giulia-convertino-3 (giulienne.official@gmail.com)integrano i contributi professionali dell'ala radicale e di quella moderata. Questi psicologi optano per
una varietà di strategie che permettano di rafforzare le interazioni positive tra individui e ambiente
tramite la promozione dell'empowerment dei singoli e della comunità.
-> il concetto di empowerment viene inteso come un obiettivo cui arrivare tramite forme di auto-
aiuto, che responsabilizzano e valorizzano il contributo del singolo, e varie forme di sostegno sociale,
che riconoscono il valore della solidarietà e l'importanza delle interazioni ambientali.
I programmi centrati sul potenziamento dell'area moderata di mirare a rafforzare le competenze
delle persone in un'ottica politico emancipatoria. Si riconoscono l'iniqua distribuzione delle risorse
e le differenze di accesso alle fonti di potere nei diversi gruppi per cui la persona che si percepisce
impotente spesso non è in grado di individuare e utilizzare le risorse personali e sociali. Pertanto i
programmi centrati sull'empowerment mirano ad aumentare il senso di potere personale e la ca-
pacità di leggere i diversi sistemi sociali per poter capire i condizionamenti che si pongono nella
nostra vita quotidiana, ma anche le opportunità che offrono in termini di servizi e risorse.
Donata Francescato, dopo aver studiato in quattro università statunitensi, è diventata professore
incaricato nel nuovo corso di laurea alla Sapienza nel 1973. Ricevette numerose critiche e ci vollero
dodici anni per introdurre la disciplina di Psicologia di comunità in accademia perché era considerata
una materia troppo politica.
Grande sostegno fu fornito da Palmonari e Zani da Bologna che la spinsero a pubblicare il primo
articolo sulla psicologia di comunità sul "Giornale italiano di psicologia" nell'aprile 1977 e il primo
volume per Feltrinelli. Ambedue descrivevano lo sviluppo della psicologia di comunità negli anni
Sessanta negli USA, gli approcci e le strategie di intervento.
Negli anni Sessanta leggi innovative, quali l'istituzione dell'unità territoriale di riabilitazione, la ri-
forma carceraria, l'istituzione dei consultori, nuovi servizi per la tossicodipendenza, ivg, , favorirono
lo sviluppo della psicologia di comunità.
Nel 1980 viene formata la Divisione di psicologia di comunità nella Società italiana di Psicologia scien-
tifica, che elegge Francescato coordinatrice di un piccolo gruppo di pionieri. In pochi anni la divisione
arriva a circa 400 iscritti con professionisti operanti nei servizi territoriali (sert, DSM, consultori) nelle
cooperative sociali, nelle associazioni di volontariato e nelle organizzazioni scolastiche.
Negli anni 80 nascono anche master extra universitari e nel 1986 è stata istituito un corso di laurea
quinquennale con un indirizzo clinico e di comunità chi ha introdotto formalmente e reso obbligato-
ria la materia psicologia di comunità. È stato organizzato da Bianca Gelli il primo dottorato di psico-
logia di comunità e processi formativi con l'università di Torino, Lecce e Roma.
Nel 1995 fu fondata l'associazione per lo sviluppo psicologico dell'individuo e della comunità (ASPIC),
una scuola di specializzazione quadriennale in psicologia clinica di comunità e psicoterapia integrata.
Nel 1994 viene fondata la società italiana di psicologi di comunità (SIPCO) la quale viene dotata di
uno statuto, di un regolamento e di un codice etico; ha una newsletter, una rivista e un sito dedicato.
Negli anni Duemila ci fu un aumento dei corsi di psicologia di comunità nelle università. Dal 2015
Mannarini e Arcidiacono hanno creato una nuova rivista di psicologia di comunità in lingua inglese
"Community Psychology in Global Perspective", che documenta come la disciplina rimanga margi-
nale rispetto alla psicologia tradizionale ma sia ormai presente in tutti i paesi democratici del mondo.
La rivista ha dedicato diversi numeri speciali ai problemi ambientali, mostrando l'interazione sempre
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