Documento di Letteratura sull'analisi dei romanzi di Petronio e Apuleio. Il Pdf esplora le opere "Satyricon" e "Metamorfosi", il contesto storico-culturale e le caratteristiche stilistiche, utile per lo studio universitario della letteratura latina.
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Il titolo "Satyricon" è attribuito da alcuni codici a un'opera d'argomento erotico e avventuroso, mista di prosa e versi, pervenutaci in una forma che pare largamente incompleta: di essa resta infatti solo una porzione, relativa ai libri XIV-XVI. Ne sarebbe autore, secondo la tradizione, un certo Petronio Arbitro, identificato con un personaggio di età neroniana menzionato negli "Annales" di Tacito. Di lui si ricorda la raffinata funzione di "elegantiae arbiter" (una sorta di "maestro di cerimonie") presso la corte di Nerone, il che legittimerebbe il "cognomen Arbiter" della tradizione, nonché la personalità eccentrica e gaudente. Coinvolto nella congiura antineroniana dei Pisoni (65 d.C.), egli si suicidò come Seneca e Lucano. Richiami alla vita politica, sociale, culturale dell'età di Nerone compaiono poi anche all'interno del testo petroniano, e ciò - oltre a sostenere l'identificazione fra il Petronio del "Satyricon" e quello descritto da Tacito - contribuisce ad allontanare i sospetti che l'opera sia di età flavia, antonina o forse anche successiva. Alcuni degli elementi che legano il "Satyricon" all'età di Nerone sono:
Il personaggio principale del romanzo è un giovane studente squattrinato di nome Encolpio che narra in prima persona le vicende e le avventure di un viaggio compiuto in compagnia di Gitone, un bellissimo giovinetto suo amante, e di Ascilto, suo rivale in amore. Si possono evidenziare alcuni nuclei narrativi, mentre per la parte antecedente, andata perduta, si possono fare solo delle ipotesi: probabilmente la narrazione incominciava con la fuga da Marsiglia di Encolpio, perseguitato dall'ira del dio Priapo, e con il suo arrivo in Italia insieme a Gitone. I due giovani vivono un'avventura erotica con una cortigiana di nome Trifena e con il marito Lica, un mercante di schiavi. Encolpio e Gitone incontrano dunque Ascilto e violano le cerimonie del dio Priapo compiute dalla sacerdotessa Quartilla.
Il titolo con il quale l'opera è pervenuta, "Satyricon", presuppone sottinteso il termine "libri". Il legame etimologico con il termine "satyri" porterebbe a tradurre "libri di storie di satiri". I satiri però sono del tutto assenti nell'opera quale è rimasta. Si deve perciò presupporre che il titolo abbia un significato allusivo, legato forse al contenuto erotico e licenzioso dell'opera, che ricorda in qualche modo le gesta dei satiri. E' inoltre possibile collegare "Satyricon" anche alla parola latina "satura", cioè "satira" intesa come genere letterario. Nel corso dei secoli essa è venuta a indicare sostanzialmente due diverse manifestazioni letterarie. Vi è innanzi tutto la satira poetica, che aveva avuto i suoi maggiori esponenti in Lucilio, il suo codificatore, e in Orazio; ma si era pure affermato il genere delle cosiddette satire menippee, caratterizzate dall'alternanza di prosa e versi: di questo genere resta la testimonianza quasi completa dell'"Apokolokyntosis" di Seneca. La ricerca di argomenti e registri linguistici quotidiani, la critica più o meno aspra dei vizi umani, il gusto per la parodia letteraria, sono tra le caratteristiche più rilevanti della satira luciliana e oraziana. Dalla satira menippea il "Satyricon" desume invece la struttura composita, e cioè quell'alternanza tra prosa e versi che la fanno definire tecnicamente un "prosimetro". Si può affermare in conclusione che "Satyricon libri" significhi "libri di storie satiriche" piuttosto che "libri di storie di satiri"; l'espressione "storie satiriche" include infatti sia gli elementi letterari propri della tradizione della "satura", sia la componente oscena, degna dunque dei "satyri", che caratterizza le vicende amorose dell'opera. L'ampiezza della narrazione petroniana impedisce però di considerare il "Satyricon" un semplice derivato della satira. La pluralità di luoghi citati, il gran numero di personaggi coinvolti, la dimensione delle digressioni inserite, lasciano pensare a un'estensione notevole del racconto: un'estensione del tutto incongrua per una satira menippea. E' dunque consueta la definizione del "Satyricon" come romanzo. Il "Satyricon" sarebbe, insieme con le "Metamorfosi" di Apuleio (fine II sec. d.C.), l'unico "romanzo" latino. Si è soliti definire "romanzi", ricorrendo a un termine moderno, due opere in lingua latina (il "Satyricon" di Petronio e le "Metamorfosi" di Apuleio) e alcuni testi in lingua greca. Tali opere venivano considerate come appartenenti a un genere minore, di consumo, destinato a un pubblico di cultura non elevata, in cerca solo di evasione e di intrattenimento. Pur nella diversità delle vicende raccontate, i romanzi pervenuti presentano solitamente una "fabula" molto essenziale, per contro, un intreccio molto complesso. La forma più diffusa è quella del romanzo d'amore in cui si raccontano le vicende di una coppia di innamorati o talora di sposi, di grande bellezza e di nobili natali, che, dopo essersi giurati amore eterno e fedeltà, sono costretti a separarsi a causa di eventi imprevisti. I due, una volta separati, affrontano una serie di peripezie che spesso mettono alla prova la loro reciproca fedeltà; tuttavia non manca mai il "lieto fine" con il ricongiungimento della coppia e lo scioglimento di tutte le complicazioni sorte dall'intreccio. I personaggi dei romanzi non hanno alcuna dimensione "sociale", né sono oggetto di indagine psicologica, ma appaiono convenzionali e stereotipati nel loro modo di agire. Anche lo scenario in cui si svolgono le vicende romanzesche, pur essendo talora descritto con grande dettaglio, non ha alcuna dimensione realistica; manca inoltre anche una precisa collocazione cronologica degli eventi. Oggi si tende a considerare il romanzo come un genere nato dalla commistione o dall'evoluzione di generi diversi, per rispondere a esigenze di individui che non vivono più come cittadini all'interno della "polis" ma come sudditi nella dimensione cosmopolita prima delle monarchie ellenistiche epoi dell'impero romano. Il romanzo dunque offrirebbe, in questa prospettiva, occasione di svago, di intrattenimento, di evasione a un pubblico medio borghese che si rispecchia nel sistema di valori proposto (l'importanza data all'amore, i buoni sentimenti ... ) dai personaggi. Il "Satyricon" nient'altro sarebbe che una parodia del romanzo greco. Là, infatti, si parlava per lo più di amori tanto virtuosi quanto contrastati, che si realizzavano solo attraverso il superamento di avventurose peripezie; qui si riprende quella "struttura" romanzesca e avventurosa, ma al centro di essa vi sono i legami omosessuali o gli "amorazzi" tutt'altro che casti dei protagonisti dell'opera. In realtà, non mancano nel testo petroniano anche elementi di parodia dell'"Odissea" omerica, a cominciare dalla "gravis ira Priapi" che si abbatte su Encolpio in forme tali da ricordare quella di Poseidone contro Odisseo. La presenza di una donna di nome Circe, l'allusione alle greggi di Polifemo e all'antro del Ciclope, o la rivisitazione in chiave oscena dell'episodio del riconoscimento di Odisseo da parte della vecchia nutrice. Gli esametri del "Bellum civile", se fanno presupporre l'esistenza dell'omonimo poema di Lucano, ne rappresentano una sorta di parodistica rivisitazione in uno stile ricco di reminiscenze virgiliane. E così i trimetri giambici della "Troiae halosis" - al pari del "Bellum civile" in bocca a Eumolpo - oltre a ricordare le velleità poetiche di Nerone, alludono allo stile "barocco" delle tragedie di Seneca. Nel "Satyricon" compaiono 5 novelle: il vetro infrangibile, il manichino di paglia, il lupo mannaro, la matrona di Efeso, il fanciullo di Pergamo. Il meccanismo narratologico usato è sempre lo stesso: in funzione di narratore compare in prima persona uno dei personaggi dell'opera. Petronio trae spunto per queste brevi storie da tradizioni diverse. La storia dell'artigiano che mostra all'imperatore l'invenzione del vetro infrangibile è un breve aneddoto di sapore contemporaneo, non privo di implicazioni politiche ed economico-sociali; infatti l'ignoto imperatore fa uccidere l'inventore, per timore che dopo quella scoperta l'oro non abbia più alcun valore. La cruenta avventura relativa a un lupo mannaro o la dettagliata descrizione di un rito di stregoneria, nella novella del manichino di paglia, sono invece da ricondurre alla tradizione orale, ricca di elementi folklorici o addirittura magici. Di argomento più decisamente erotico sono i racconti relativi alla matrona di Efeso, che cede alle lusinghe di un soldato proprio mentre veglia sulla tomba del marito, e del fanciullo di Pergamo, che appaga i desideri sessuali di Eumolpo: novelle di questo tipo possono senz'altro essere ricondotte alla tradizione delle cosiddette "fabulae Milesiae". Così chiamate dalla città di origine del loro iniziatore (il greco Aristide di Mileto, II sec. a.C.), esse erano storie d'argomento licenzioso, tradotte in latino all'inizio del I sec. a.C. dall'erudito Cornelio Sisenna e accolte a Roma da un certo successo popolare. I riferimenti alla tradizione della "satura" e della satira menippea, la parodia del romanzo greco e dell'"Odissea", le allusioni alla poesia epica latina, il recupero di una novellistica popolare, delle favole milesie e del mimo mostrano la complessità del "Satyricon" petroniano, nonché l'impossibilità di una definizione sicura del suo genere letterario. Meglio credere che l'autore del "Satyricon" abbia compiuto una cosciente mescolanza di generei diversi, il cui filo conduttore è per lo più individuabile in un intento parodistico e sperimentale. Petronio propose così al pubblico dell'età neroniana un prodotto che era, nello stesso tempo, omaggio e oltraggio alla tradizione letteraria precedente: alla consueta prassi dell'"aemulatio", infatti, egli sostituì un sapiente gioco di mescolanza e contaminazione, lontanissimo da quella ricerca di classicismo e armonia propri della precedente età augustea.
La lacunosità del testo rimasto e la difficoltà di connettere il "Satyricon" a un preciso genere letterario sono fattori che impediscono di "interpretare" univocamente quest'opera. La sua composita dimensione allusiva e parodistica fa pensare che fosse destinata a un pubblico ben più scaltro e acculturato rispetto agli abituali "consumatori" di favole milesie: un pubblico, ad esempio, capace sia di cogliere i riferimenti culturali dotti, sia di scorgere, dietro i luoghi delle avventure e i protagonisti di queste, gli echi realistici della Roma contemporanea. Laddove inizia il testo superstite (che termina con vicende ambientate a Crotone) si parla di una generica "Graeca urbs". Sembra dunque mancare, da parte dell'autore, l'intento di contestualizzare con precisione le sue vicende, e la stessa Crotone appare più un luogo immaginario, tant'è che viene definita un esempio di "mondo alla rovescia". Le piazze, le strade, le scuole di retorica, i templi, le case private, le locande, i bordelli o le navi sono