Il romanzo e la narrativa breve: analisi della narratio brevis e racconto religioso

Documento da eCampus Università su Il romanzo e la narrativa breve. Il Pdf analizza le tipologie di narratio, la brevitas, linearità e delectatio nella narrativa breve medievale, utile per Letteratura a livello universitario.

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Corso di Laurea: Lingue e Letterature Moderne e
Traduzione Interculturale (LM37)
Insegnamento: Filologia e Linguistica Romanza
Numero lezione: 31
Titolo: Caratteristiche della narratio brevis
Il romanzo e la
narrativa breve
Caratteristiche della
narratio brevis
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Corso di Laurea: Lingue e Letterature Moderne e
Traduzione Interculturale (LM37)
Insegnamento: Filologia e Linguistica Romanza
Numero lezione: 31
Titolo: Caratteristiche della narratio brevis
Come ricorda Michelangelo Picone (
Il racconto nel Medioevo
, p. 8), nell’anonima
Rhetorica
ad Herennium
, il più antico trattato latino di retorica, risalente all’inizio del I secolo a.C. e
poi ripreso da Cicerone nel suo trattato
De inventione
, così si legge a proposito della
narratio
:
Tres res convenit habere narrationem : ut brevis, ut dilucida, ut veri similis sit. (I.9.14)
[“Tre cose deve avere il racconto: che sia breve, che sia chiaro, che sia simile al vero”]
Queste caratteristiche sono, come dicevamo, richiamate nel
De inventione
ciceroniano, dove
sono distinte tre tipologie di
narratio
:
- una
narratio aperta
(o
dilucida
, o
piana
, o
perspicua
; sono tutti possibili sinonimi),
che è il tipo di narrazione che mira alla massima comprensibilità riguardo a ciò
che si racconta; essa racconta un fatto reale di cui espone tutti gli elementi rilevanti
per la sua comprensione, seguendo preferibilmente l’
ordo naturalis
, lo sviluppo cro-
nologico ordinato dei fatti; scopo della
narratio
aperta
è quello di
docere
: mo-
tivo per cui si rinuncia spesso all’
ornatus
, agli artifici retorici che rendono il discorso
più oscuro;
- una
narratio probabilis
(o
veri similis
, o
credibilis
), che punta alla persuasione
dell’uditorio (il fatto può essere reale o fittizio, purché probabile). Lo scopo è
mo-
vere
, sollecitando l’emotività dell’uditorio anche attraverso l’uso di artifici retorici (=
ornatus
) e di strumenti psicologici (sollecitando, ad esempio, l’empatia del pubblico);
- infine, la terza modalità è quella della
narratio brevis
, che ha caratteristiche proprie
che la distinguono dalle altre due forme:
(1)
si contrappone alla
narratio aperta
per il
suo essere “chiusa”, ovvero sintetica e non analitica, avendo come obiettivo la
concisione;
(2)
si diversifica, poi, rispetto alla
narratio probabilis
, perché è raramente
verosimile, avendo come scopo non solo il
movere
ma anche il
delectare
: alla
finalità moralistica della
narratio probabilis
sostituisce dunque una finalità più edoni-
stica, volta al divertimento e al piacere estetico;
(3)
dalla sua caratteristica concisione
deriva anche la sua autosufficienza interna, che ne garantisce un’immediata frui-
bilità e comprensibilità La
brevitas
è dunque una categoria formale, che riunisce
generi diversi della narrativa breve medievale:
exempla, fabliaux
,
lais
, leggende
agiografiche,
fables, dits
.
Questa tripartizione di tipo retorico, nel Medioevo, si incontra e si sovrappone quasi
perfettamente, nota Picone (
Il racconto
, p. 9) con un’altra tripartizione molto presente
nelle teorie medievali del racconto, quella dei cosiddetti
genera narrationum
– g teo-
rizzati, anch’essi, nella
Rhetorica ad Herennium
(I.8.13) che comprende la
fabula
, l’
ar-
gumentum
e la
historia
. Ecco la definizione che ne la
RH
: «Fabula est quae neque
veras neque veri similes continet res», ovvero “la
fabula
riporta cose che non sono né vere

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Anteprima

Il romanzo e la narrativa breve

Caratteristiche della narratio brevis

e CAMPUS UNIVERSITÀ Corso di Laurea: Lingue e Letterature Moderne e Traduzione Interculturale (LM37) Insegnamento: Filologia e Linguistica Romanza Numero lezione: 31 Titolo: Caratteristiche della narratio brevis Lettere

Come ricorda Michelangelo Picone (Il racconto nel Medioevo, p. 8), nell'anonima Rhetorica ad Herennium, il più antico trattato latino di retorica, risalente all'inizio del I secolo a.C. e poi ripreso da Cicerone nel suo trattato De inventione, così si legge a proposito della narratio:

Tres res convenit habere narrationem : ut brevis, ut dilucida, ut veri similis sit. (I.9.14) ["Tre cose deve avere il racconto: che sia breve, che sia chiaro, che sia simile al vero"]

Queste caratteristiche sono, come dicevamo, richiamate nel De inventione ciceroniano, dove sono distinte tre tipologie di narratio:

  • una narratio aperta (o dilucida, o piana, o perspicua; sono tutti possibili sinonimi), che è il tipo di narrazione che mira alla massima comprensibilità riguardo a ciò che si racconta; essa racconta un fatto reale di cui espone tutti gli elementi rilevanti per la sua comprensione, seguendo preferibilmente l'ordo naturalis, lo sviluppo cro- nologico ordinato dei fatti; scopo della narratio aperta è quello di docere. mo- tivo per cui si rinuncia spesso all'ornatus, agli artifici retorici che rendono il discorso più oscuro;
  • una narratio probabilis (o veri similis, o credibilis), che punta alla persuasione dell'uditorio (il fatto può essere reale o fittizio, purché probabile). Lo scopo è mo- vere, sollecitando l'emotività dell'uditorio anche attraverso l'uso di artifici retorici (= ornatus) e di strumenti psicologici (sollecitando, ad esempio, l'empatia del pubblico);
  • infine, la terza modalità è quella della narratio brevis, che ha caratteristiche proprie che la distinguono dalle altre due forme: (1) si contrappone alla narratio aperta per il suo essere "chiusa", ovvero sintetica e non analitica, avendo come obiettivo la concisione; (2) si diversifica, poi, rispetto alla narratio probabilis, perché è raramente verosimile, avendo come scopo non solo il movere ma anche il delectare: alla finalità moralistica della narratio probabilis sostituisce dunque una finalità più edoni- stica, volta al divertimento e al piacere estetico; (3) dalla sua caratteristica concisione deriva anche la sua autosufficienza interna, che ne garantisce un'immediata frui- bilità e comprensibilità La brevitas è dunque una categoria formale, che riunisce generi diversi della narrativa breve medievale: exempla, fabliaux, lais, leggende agiografiche, fables, dits.

Questa tripartizione di tipo retorico, nel Medioevo, si incontra e si sovrappone quasi perfettamente, nota Picone (Il racconto, p. 9) con un'altra tripartizione molto presente nelle teorie medievali del racconto, quella dei cosiddetti genera narrationum - già teo- rizzati, anch'essi, nella Rhetorica ad Herennium (I.8.13) - che comprende la fabula, l'ar- gumentum e la historia. Ecco la definizione che ne dà la RH: «Fabula est quae neque veras neque veri similes continet res», ovvero "la fabula riporta cose che non sono ne vere

né verosimili"; come genere, quello "favolistico", corrisponde alla narratio brevis, così come l'argumentum corrisponde alla narratio probabilis, e la historia, che racconta di fatti veri, le res gestae, corrisponde alla narratio aperta. Per non fare che un esempio, alla base della denominazione del fabliau (< FABULELLUM) abbiamo una combinazione di brevitas e di racconto non veritiero (anche se - quasi sempre - verosimile), una "favola breve".

Quali sono, dunque, i tratti distintivi della narratio brevis? Picone (Il racconto, pp. 9-10) ne dà un elenco che combina aspetti formali, strutturali e di contenuto:

  • anzitutto, la brevitas, che secondo Picone dev'essere concepita sia da un punto di vista quantitativo, sia da un punto di vista qualitativo; se, in termini di "misura", i testi che ricadono sotto l'ombrello della narratio brevis non sono caratterizzati da un grande volume testuale, essi sono anche concepiti, qualitativamente, in termini di "durata interiore" (una misura, per così dire, psicologica), come fina- lizzati a una conclusione da raggiungere nel più breve tempo possibile;
  • la linearità: la narrazione ha una progressione lineare e non "spezzata"; non esistono, cioè, più linee del racconto, e la conclusione del racconto esaurisce tutte le potenzialità narrative stabilite al principio del racconto ed elaborate nel suo mezzo;
  • la delectatio: la narrativa breve ha per fine l'intrattenimento di un pubblico, che deve allontanare dalle preoccupazioni della quotidianità; questo intento si traduce, da un punto di vista formale, in un abile uso dell'ornato retorico e, a livello di dispo- sitio del testo, nell'uso dell'ordo artificialis (un racconto dei fatti che non corrisponde alla successione crono-logica degli eventi, ma può ricorrere, per esigenze di lettera- rietà, a prolessi e analessi);
  • l'assenza di simbolismo e allegoria: il senso del racconto sta nel racconto stesso e non vi sono, generalmente, riferimenti a idealità religiose o etiche (come nel ro- manzo in prosa); non vi sono complesse metaforizzazioni e simbologie: il senso che è comunicato al lettore è solitamente univoco, concreto e di solito facil- mente ricavabile dal testo stesso (sovente, ad esempio, il titolo è allusivo e spiega, "etimologicamente", il nome del protagonista);
  • la marginalità; la narrativa breve sembra essere marginale nel sistema dei generi letterari medievali: questo è verificabile sia dal punto di vista della tradi- zione manoscritta (pochi codici, in genere non di grande pregio; spesso i testi vi sono tramandati in forma frammentaria), sia sotto il profilo dell'attenzione ricevuta nei trattati coevi di poetica e di retorica, che in genere non considerano le forme brevi; spesso, inoltre, la confezione e l'esecuzione di queste forme letterarie sono affidate alla mano non di chierici ma a personalità più estemporanee, come giullari e menestrelli.

Il racconto religioso

Wace e Gautier de Coinci

e CAMPUS UNIVERSITÀ Corso di Laurea: Lingue e Letterature Moderne e Traduzione Interculturale (LM37) Insegnamento: Filologia e Linguistica Romanza Numero lezione: 31 Titolo: Il racconto religioso; Wace e Gautier de Coinci Lettere

Proprio dal punto di vista quantitativo, come è stato osservato da Carlo Donà (Il racconto, in La letteratura francese medievale, a c. di Mario Mancini, pp. 306-7), il racconto di argo- mento religioso è in assoluto il più diffuso in tutta l'epoca medievale, sia in latino sia nelle lingue volgari. A partire dal modello biblico, fin dalla tarda antichità si cominciò a dif- fondere la letteratura agiografica, nella forma di ricchissime collezioni di racconti che mescolavano elementi edificanti a elementi più fantasiosi e romanzeschi. Le possibili strut- ture/caratterizzazioni tematiche del racconto sono varie, spesso intrecciate tra loro:

  • lo schema della passio, che ripropone il modello della vita di Gesù, concludendosi dunque con la morte del santo, che è colui che più di tutti, in vita e in morte, pratica la imitatio Christi, ovvero il modello di vita di Gesù raccontato nei vangeli; si focalizza, soprattutto, sulla parte conclusiva della vita del santo, raccontando - in genere - lo scontro con il potere romano (a volte, come variatio, contro una delle divinità pagane) e il martirio vero e proprio;
  • lo schema di tipo biografico, che si sviluppa in una fase successiva (soprattutto negli ambienti monastici) e che descrive la vita del santo dalla nascita alla sua conver- sione o dedizione esclusiva a Dio, alla sua separazione dal secolo per dedicarsi alla contemplazione, ai suoi miracoli, al suo portare, sovente, su di sé i segni stessi della santità: come avviene, ad esempio, nella letteratura su San Francesco, che è in tal caso l'esempio più efficace di questa nuova modalità di "confezionamento" testuale;
  • il miraculum, che racconta i miracoli compiuti dal santo in vita o dopo la morte; un genere autonomo, nel contesto miracolistico, e di straordinario successo (come ve- dremo a breve) è quello dei miracoli della Vergine;
  • l'exemplum, genere di sterminata tradizione, sia in lingua latina sia in volgare, è un breve canovaccio narrativo con intento didattico ed edificante che, imitando le para- bole evangeliche, i predicatori includevano all'interno dei loro sermoni; diventerà ben presto un genere letterario autonomo, destinato a confluire in raccolte molto ampie (gli exemplaria) che sono antesignane delle raccolte novellistiche;
  • da ultimo, i racconti che descrivono le vicende delle reliquie dei santi, come la inventio (il ritrovamento delle reliquie) e la translatio (lo spostamento dei santi re- sti da un luogo all'altro).

Come già detto, la produzione è pressoché sterminata, e fa del racconto religioso «la più cospicua delle tradizioni narrative del récit bref medievale» (Donà, p. 306); si tratta di una tradizione testuale nella quale il passaggio linguistico dal latino al volgare avvenne, tra l'altro, prestissimo, dato che già il Canone del Concilio di Tours dell'813 obbligava i religiosi a tradurre le prediche in volgare: non è dunque un caso che i primissimi esempî di testualità letteraria in lingua romanza siano testi agiografici, dalla Sequenza di Sant'Eulalia alla Vie de Saint Alexis. Anche solo numericamente, non c'è possibile paragone tra questa

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