Documento su Picasso e il Cubismo, analizzando "Les Demoiselles d'Avignon". Il Pdf, di livello universitario e incentrato sull'Arte, esplora il primitivismo, la rappresentazione femminile e l'evoluzione del Cubismo, con un linguaggio accademico e immagini di supporto.
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Quando Matisse compone La musica e La danza lo fa sotto le influenze di un suo vicinissimo collega, Pablo Picasso, che aveva dipinto Les damoiselles d'Avignon (1907). Picasso era un giovane spagnolo, nato a Malaga, trasferitosi a Parigi nel 1900 (dove si era recato per visitare l'esposizione universale di Parigi). Il quadro (rimasto a lungo nascosto nel suo studio) segna una svolta rivoluzionaria nella sua carriera. Georges Braque (artista che insieme a Picasso contribuì alla nascita del movimento cubista) quando vide l'opera pr la prima volta affermò: "È come se tu ci abbia voluto far mangiare stoppa e bere petrolio". Alludeva a un'esplosione, a qualcosa di veramente indigesto.
Il quadro viene comprato prima da Jaques Doucet (uno stilista, un sarto), che aveva una collezione privata di opere e si faceva consigliare circa gli acquisti da fare da André Breton (teorico del movimento surrealista). Successivamente, nel 1937, ad acquistarlo è il MOMA (Museum of Modern Art) di New York (>foto con i membri del consiglio di amministrazione). Da questo momento inizia la costruzione del mito delle Damoiselles d'Avignon, il che lo porterà ad essere uno dei quadri cruciali del ventesimo secolo. Alfred Barr definì il dipinto come la "prima opera cubista" (e per questo un'opera non totalmente risolta). Nel 1972 Leo Steinberg nel saggio // bordello filosofico afferma: "Questo non è un quadro cubista, perchè non inizia un nuovo movimento, ma segna una rottura violenta con il passato".
Sicuramente è un quadro molto difficile, presenta al suo interno circa tre stili differenti, che risaltano se osserviamo attentamente le figure femminili. Les Damoiselles d'Avignon erano delle prostitute di un bordello di Avignone (a Picasso tuttavia non interessava dare particolari spiegazioni sul soggetto), rappresentate mentre fanno "la parata" davanti al cliente affinché egli possa scegliere la compagnia. Una è accovacciata, un'altra, in piedi sulla sinistra, tiene una tenda con la mano; in primo piano c'è una natura morta con un'anguria, dell'uva, una mela e una pera. Tornando ad analizzare gli stili dell'opera: la prima figura a sinistra ricorda nei dettagli del viso una maschera di legno; le due figure al centro sono più armoniose e hanno dei lineamenti più riconoscibili, sono due figure in pose sessualmente attraenti. Le cose cambiano radicalmente quando il nostro sguardo si sposta sulla destra, nelle ultime due figure femminili Picasso ha fatto veramente uno scempio. La figura in alto a destra ha un viso mostruoso e bestiale, con la pelle attraversata da delle striature; l'anatomia dell'ultima figura è invece irriconoscibile, e non riusciamo a capire neanche da che lato la si sta osservando. Qui vengono in mente le bagnanti di Cezanne, nelle quali l'artista si prende molta libertà nel realizzare l'anatomia dei corpi femminili. È un quadro che non ha coerenza o unità di stile, ma finito e pensatissimo (Picasso ha realizzato 800 bozzetti prima di raggiungere il risultato finale del disegno).
Interessante è anche il modo in cui Picasso ha trattato lo spazio. A primo impatto ci viene da pensare che quello della rappresentazione sia uno spazio atto a contenere dei corpi; le figure però sembrano incastonate nello sfondo, che è estremamente sfaccettato, bianco e celeste, come se fosse fatto di pietra dura e le figure fossero incise sopra. Esse aderiscono totalmente a questo sfondo.
Il tema delle prostitute ai primi del Novecento (e nella cultura di tutto l'Ottocento) era un tema molto comune; il fenomeno della prostituzione era molto diffuso, era quasi il corollario del matrimonio borghese (all'uomo era permesso di tutto anche all'interno del matrimonio, le regole della fedeltà coniugale valevano solo per le donne). C'erano prostitute di diverso livello, quelle che si vendevano per strada e quelle che invece si chiudevano nei bordelli, o le cortigiane, mantenute in casa di una famiglia dell'alta società. Su questo fenomeno sociale gli artisti tornano numerose volte, senza particolare scandalo. Il risveglio della coscienza > quadro di John Everett Millais (1853); il titolo è di per sé moraleggiante che serve ad illuminarci sul soggetto. La donna, che si sta alzando - come folgorata da una illuminazione improvvisa - dalle gambe dell'uomo seduto di fronte a un pianoforte, è una donna perduta nel peccato. Lei è in sottoveste, il guanto per terra (tra l'altro in un ambiente borghese) indica disordine, materiale e morale, indica che l'uomo userà e getterà via la ragazza proprio come si fa con un guanto sporco. Evidente è anche il simbolismo sessuale dell'indossare il guanto. Sotto il tavolo c'è un gatto che gioca col topo (l'uomo la sta ingannando come fa un gatto con un topo). Persino gli stessi mobili, secondo l'interpretazione di Rasquin(?) (famoso critioo d'arte), in mogano lucido sono segno di una ricchezza sfacciata e volgare dietro la quale non si può nascondere che il peccato. La donna sta vedendo da una finestra aperta (riflessa nello specchio che si trova alle sue spalle) la natura illuminata dal Sole, nella quale ella coglie la rivelazione del divino. La coscienza si risveglia portandola a sottrarsi dall'abbraccio peccaminoso del suo amante.
Les damoiselles des bords de la Seine > (Les damoiselles, anche a Napoli durante la seconda guerra mondiale veniva utilizzato per indicare le prostitute il termine "signorine") ancora una volta ad indicare che le due donne sono delle prostitute è il loro abbigliamento. Courbet le dipinge in tutta la carnalità dei loro corpi, vestite di abiti lussureggianti (una è in sottoveste con il busto in evidenza), tutto sottolinea che queste donne non sono altro se non oggetti, merci. Immobili, vinte dal sonno, una di loro ha la posizione vezzosa di una ballerina classica. Esseri volgari e carnali.
Olympia > di Edouard Manet (1863). Olympià è una mantenuta, una prostituta di lusso, ed è qui rappresentata (con franchezza notevole) nuda nella sua casa mentre riceve un cliente (che occupa il posto di noi osservatori dell'opera) che ha portato un mazzo di fiori (tenuto dalla domestica). La donna a indosso tanti gioielli, delle pantofole di seta, uno scialle buttato sul letto. Il suo sguardo è freddo e distaccato e vi si legge tutta una contrattazione economica, uno sguardo che sta scrutando il visitatore e sta calcolando quanto potrà guadagnare dall'incontro. Il quadro sscitò scalpore non tanto per il soggetto quanto per lo stile: l'immagine è totalmente priva di ombre e piatta (tranne per l'unico dettaglio della mano che copre le parti intime della donna), tutta la rappresentazione è un gioco del colore bianco (bianco delle carni, il color avorio dello scialle, il bianco delle lenzuola, il bianco rosato dell'abito della domestica, della carta ecc ... ). È un quadro di grande virtuosismo pittorico e anche un'opera che colpiva per la sua crudezza e per il viso mascolino di Olympia (i capelli non incorniciano il volto ma si fondono con lo sfondo).
Questi sono i precedenti che il soggetto delle Damoiselles d'Avignon possiede nell'arte del secolo precedente.
Nove anni dopo la realizzazione del dipinto di Picasso il tema viene ripreso da un altro artista, Paul Cézanne, che nel 1873 dipinge Una moderna Olympia. Cézanne rende il tema della prostituzione ancora più esplicito, con un tono quasi caricaturale, o grottesco. Olympia adesso riceve il visitatore (così come nell'Olympia di Manet) all'interno della sua casa sdraiata sul letto; i personaggi sono gli stessi del quadro precedente, ma c'è un'aggiunta in più > se il visitatore nel quadro di Manet era soltanto implicito, e anzi occupava idealmente la posizione occupata da noi spettatori, qui è rappresentato in carne ed ossa ed è l'omino mezzo calvo con la barba e col bastone da passeggio che siede in primo piano. Olympia è sdraiata sul letto rannicchiata in posizione fetale e la domestica nera invece di tenere fra le braccia il mazzo di fiori portato dall ammiratore, tira via il drappo con un gesto teatrale, come se stesse rivelando le nudità della donna per il cliente. I fiori invece sono diventati un gigantesco mazzo posato a lato della figura che chiude sulla destra la scena.
Lo stile è completamente diverso perché Cezanne fa parte del nucleo degli impressionisti, quindi in questo momento è ancora agli inizi della sua carriera e ha uno stile molto più sciolto rispetto a quello che vedremo nelle sue opere successive; ma questo quadro ci conferma come il tema della prostituta sia un tema assolutamente accettato e corrente nella cultura ottocentesca, così come era un aspetto della vita sociale che, anche se ritenuto moralmente reprensibile, non soltanto era accettato ma era addirittura un pilastro del matrimonio borghese.
Nel quadro di Picasso però il tema è rappresentato con una violenza inaudita e questa violenza si rispecchia nello stile che, come abbiamo visto, è uno stile che cambia da una parte all'altra del dipinto, uno stile che giustappone delle soluzioni diverse, che frantuma i corpi, che frantuma i volti dei personaggi, le donne vengono trasformate quasi in apparizioni mostruose con una violenza inaudita. Nonostante questo è importante ricordare che Picasso sta tenendo presenti nel realizzare la sua opera tutta una serie di precedenti nella pittura del passato, precedenti anche molto autorevoli: si rifà a Cezanne nella supposizione dei corpi (Le grandi Bagnanti di Cézanne), a Matisse nel Bonheur de vivre, ma per contrasto, nel senso che difronte a queste immagini di armonia tra l'uomo e la natura in una esplosione gioiosa di colori, Picasso oppone una rappresentazione molto più conflittuale e molto più aggressiva. Ancora, il tema del nudo esposto allo sguardo maschile era al centro di un quadro di un grande maestro dell Ottocento, Jean Auguste Dominique Ingres, artista che ha molto insistito sul tema orientalista dell'odalisca. Nelle Donne al bagno turco anche Ingres si prende le sue libertà nel realizzare l'anatomia dei corpi femminili, basti guardare questo nudo sdraiato in primo piano, la costruzione del corpo non rispetta le leggi dell anatomia, il collo della figura, com'è costruito il torso, questa linea quasi retta che disegna il fianco, insomma qui Ingres sta seguendo la logica del disegno lineare, l'armonia del disegno, piuttosto che la fedeltà della rappresentazione, non gli interessa tanto il realismo (anche se è un maestro dell'arte neoclassica dell Ottocento).
Un altro riferimento evidente lo troviamo in Gauguin, di cui Picasso tiene chiaramente presente il dipinto Manao Tupapau (una delle opere che Gauguin aveva realizzato a Tahiti). Notiamo la figura vestita di nero che è dietro la fanciulla sdraiata. La figura a sinistra viene ripresa da Picasso nella prima figura a sinistra del suo gruppo di Damoiselles. Il volto della donna nel quadro di Picasso fa pensare ad una maschera in legno, ma chiaramente non si può trattare di una maschera perché locchio è rappresentato di fronte e il volto di profilo. Questo modo di rappresentare l'occhio di fronte e il viso di profilo è tipico dell'antica cultura egiziana, che Gauguin aveva studiato (quando lui parte per Tahiti si porta appresso pacchi di fotografie, tra cui ce n'erano anche alcune di affreschi egiziani) > Picasso imita Gauguin, che a sua volta aveva imitato gli egiziani.
Ci sono anche artisti, fonti di ispirazione, che risalgono al rinascimento come El Greco, grande pittore di origine greca (come dice il nome) che però aveva lavorato a Venezia ed era entrato in contatto con i maestri del rinascimento italiano. Visione apocalittica e Les Damoiselles d'Avignon si somigliano nelle gamme cromatiche, ma non solo, guardiamo i tocchi di luce bianca: l'illuminazione che El greco dà alle sue figure è abbastanza particolare, sembra conferire un'aria quasi allucinata/visionaria al soggetto. Lo ritroviamo anche in Picasso, lo sfondo è azzurro con dei tocchi di luce bianca, con dei passaggi di bianco. Ancora un altro aspetto che sembra accostare questi due quadri è il modo in cui le figure non si staccano dallo sfondo ma sembrano far tutt'uno con esso, come se vi fossero incastonate. Ancora, ci sono altri modelli ancora più importanti. Una delle due figure centrali, quella che ha il braccio piegato intorno alla testa e una gamba flessa al ginocchio (tanto che viene da chiedersi come faccia a stare in piedi) si ispira non a uno ma a due modelli: uno del passato recente, una scultura in legno di Gauguin (che rappresenta una figura femminile che incarna una divinità tahitiana, la posizione delle gambe girate e flesse è molto simile); ma ancora più evidente è il richiamo a uno dei Prigioni di Michelangelo, opera capitale del 1516.
Un ultimo riferimento che analizziamo è quello delle teste di epoca arcaica rinvenute in Spagna. Picasso era diventato a sua insaputa ricettatore di questa scultura perchè l'aveva comprata per poi disfarsene. Nel periodo in cui la scultura era rimasta nel suo studio, lui l'aveva esaminata e ci si era ispirato. Questo lo si vede molto bene in un'opera appena precedente alle Damoiselles d'Avignon, che è importante esaminare perchè si colloca in continuità con esse, addirittura ne preparare la ricerca. Si tratta di un ritratto, il ritratto di una di una scrittrice americana, Gertrude Stein, personaggio famoso nella storia dell'arte del primo 900 perchè era una collezionista accanita che teneva un salotto a casa sua, a Parigi, frequentato da tutti gli artisti d'avanguardia, compresi Picasso e Matisse. Gertrude, amica di Picasso, voleva essere sua mecenate e gli commissiona nel 1906 questo ritratto, che Picasso fa fatica a portare a termine. Ella era una donna piuttosto massiccia, dotata di grande personalità , un po' mascolina, era anche lesbica. Picasso, appunto, cerca di rendere queste qualità nel suo dipinto. Tutto va bene finchè si tratta di costruire il corpo della figura, massiccio, imponente, carico di energia, vestito con un inconfondibile abito di velluto marrone che pare la Stein portasse sempre. I problemi cominciano quando dal corpo deve passare al volto. Dopo aver incontrato numerose difficoltà, interrompe il lavoro e se ne va in vacanza in Spagna. Il quadro viene finito solo al suo ritorno. È un quadro che rivela chiaramente due fasi diverse di lavoro; ci sono infatti delle differenze marcate tra il viso, il torso e le mani della figura. Le mani per il modo con cui sono costruite sono più vicine alla pittura tradizionale che ricorda la pittura classica; sono anatomicamente ben costruite e poi sono chiaroscurate, hanno senso di rilievo, così come più o meno ce l'ha tutto il corpo imponente, seduto tra l'altro con una posa di grande stabilità, di grande solidità, incastrata nella sua poltrona. Osservando il viso notiamo che ci sono delle anomalie. Guardiamo gli occhi: un occhio è più grande dell'altro e non vengono rispettate le prospettive, c'è un'alterazione delle proporzioni. Il viso è leggermente ruotato di 3/4 verso destra, la bocca invece non corrisponde a questa rotazione e così anche gli occhi e il naso. Quest'ultimo è un naso molto forte, triangolare (Picasso ha probabilmente voluto accentuare questo tratto, lei aveva un naso per bene). Sembra piegato sulla guancia destra e si collega alle sopracciglia fortemente arcuate. Ora, se noi riguardiamo la figura della testa arcaica iberica (tenendo presente che il naso si è frantumato, essendo una parte più sporgente e fragile) ci sono una serie di elementi che richiamano immediatamente la figura di Gertrude Stein. Per esempio proprio l'arco delle sopracciglia, questo arco così fortemente arcuato, gli occhi a mandorla accentuati rispetto alla struttura del volto, gli occhi, il naso questo tipo di naso (definito dagli storici dell'arte a fetta di torta). Sono tutti quanti elementi che Picasso ha tratto dalla scultura iberica, c'è una continuità tra questi modelli arcaici e il dipinto il ritratto di Stein.
Picasso cerca di delineare la personalità forte e prepotente della Stein guardando a un modello maschile, egli si rifà soprattutto al ritratto di Ingres di Monsieur Bertin, un ritratto ottocentesco del 1832 che rappresentava il direttore di un giornale all'epoca famoso. Picasso ricorre a un celebre ritratto maschile per rappresentare questa donna, che ai suoi occhi è un modello di energia intellettuale e una personalità autorevole. La posizione è molto simile, con le mani poggiate quasi ad artiglio sulle sue ginocchia, quel corpo massiccio pesantemente seduto nella poltrona. Anche la gamma cromatica è molto simile, coi colori bruni illuminati dal bianco della camicia e, per il resto, uno sfondo, uno sfondo color terra. Pare che in realtà Gertrude Stein non fosse rimasta molto soddisfatta di questo ritratto; l'avrebbe trovato, dicono, poco somigliante. Picasso le avrebbe risposto: "Non importa, ti somiglierà". E in effetti, se poi andiamo a guardare una foto scattata negli anni 30, la somiglianza tra la modella e il ritratto ritratto sembra accresciuta.
Picasso lavora tantissimo alle Damoiselles d'Avignon, per questo quadro ha realizzato complessivamente 800 disegni, studi e bozzetti. E proprio attraverso quest'ultimi possiamo cercare di capire meglio ciò che vuole dirci effettivamente questo soggetto. Tra i disegni, ce ne sono diversi che rappresentano, oltre alle cinque donne che appaiono nel quadro, anche due personaggi che nel quadro non ci sono, rispettivamente un marinaio e uno studente di medicina. Il marinaio siede al tavolo su cui è poggiata la natura morta (quella che nel quadro e per terra davanti alle donne). Lo studente di medicina, con un libro sotto il braccio, sta entrando dalla porta, di cui una delle donne tiene la tenda. Distinguiamo la figura dello studente da quella del marinaio perché, in altri disegni, la figura del giovane che entra dalla porta non aveva un libro, ma aveva un teschio, oggetto che veniva utilizzato dagli studenti di medicina per studiare l'anatomia del cranio. Viceversa il Marinaio era vestito da marinaio, quindi sono facilmente identificabili. La presenza di questi due, di queste due figure maschili, come si lega al soggetto femminile? Per quanto riguarda il marinaio c'è anche un famoso detto popolare, "il marinaio ha una donna in ogni porto"; i marinai erano noti per la loro vita sessuale piuttosto disinvolta e per il fatto che, appunto, la loro esistenza nomade li esponeva alla frequentazione delle prostitute.
Viceversa lo studente di medicina che cosa vuol dire? Tanto più se con il teschio sotto il braccio invece che con il libro? La figura dello studente di medicina ci riporta a un rischio che all'epoca era fortemente connesso nel commercio con le prostitute, il rischio delle malattie veneree, le malattie a trasmissione sessuale (molto più diffuse di oggi). Lo studente di medicina rappresenta una sorta di ammonimento, una sorta di memento mori, un richiamo alla caducità della vita e al rischio che una sessualità disinibita poteva rappresentare. Questo tema del memento mori l'aveva richiamato Alfred Barr, primo direttore del Museum Modern Art di New York; egli sottolineava come il messaggio che il quadro lanciava voleva essere un messaggio morale, una messa in guardia contro i rischi del sesso. Ma questo tema, in un certo senso, rischiava di trasformare il quadro in un aneddoto, una storiella, qualsiasi. Picasso - diceva Barr - lo ha messo da parte, l'ha sfruttato nei disegni, ma poi nel quadro l'ha non l'ha più applicato, lo ha eliminato perchè ha puntato su una ricerca puramente formale > è passato dal contenuto alla forma. Il quadro per lui ha una