Slide di Università su Alle Origini della Politica. Il Pdf, utile per lo studio del Diritto a livello universitario, esplora la crisi di legittimità e il deficit democratico dell'Unione Europea, analizzando l'importanza dei miti identitari e politici per la legittimazione delle istituzioni.
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Lezione nº 12- L'UNIONE EUROPEA E L'ANTI-EUROPEISMOLa crisi di legittimità, cioè una situazione in cui una autorità , istituzione o norma perde la fiducia e il supporto da parte della popolazione e il deficit democratico dell'Unione Europea (UE) quando le istituzioni politiche o il processo decisionale non rispecchia pienamente İ principi della democrazia, come la partecipazione, la trasparenza, l'uguaglianza e la responsabilità Crisi di legittimità e deficit democratico sono argomenti che sono emersi spesso nei dibattiti pubblici negli ultimi 10 anni.
Nonostante i numerosi successi della UE, come: il mercato comune, l'unione economica e monetaria, la promozione della pace la popolazione europea non si sente completamente parte di un'unica comunità.A partire dagli anni Ottanta, sempre più persone non si sentono rappresentate o coinvolte nel progetto europeo;
Questo sentimento è stata manifestata in vari eventi, come:
La sempre più scarsa partecipazione alle elezioni europee, hanno mostrato che non c'è un vero sostegno all'EU, Nonostante i tentativi di far sentire le persone più vicine all'UE, come la cittadinanza europea e il Trattato di Lisbona ( Il trattato ha anche reso possibile l'uscita di uno Stato membro (articolo 50) e ha introdotto garanzie per i diritti fondamentali dei cittadini dell'UE.), queste iniziative non sono riuscite a superare il problema che l'UE viene vista come troppo burocratica, focalizzata sull'economia e distante dai cittadini.Il malcontento verso l'UE cresce sempre di più ed è stato alimentato dalla di eccessiva presenza normativa, dalla crisi economica e dalla gestione non efficace della crisi migratoria, portando a:
questi due sentimenti sono stati espressi con la Brexit del 2016
La crisi di legittimità dell'UE è una questione di mancanza di democrazia ed anche un problema di identità; icittadini non si riconoscono nell'idea di un "popolo europeo'La soluzione a questa crisi richiede un cambiamento più profondo che va oltre le riforme politiche ed economiche. La soluzione alla crisi si deve concentrare sulla costruzione di un'identità culturale comune che unisce i cittadini europei. Nonostante le progressive riforme politiche ed istituzionali che hanno consolidato il progetto di integrazione europea, oggi molti non vogliono e non sono convinti di questa integrazione europea. Si pensa che la mancanza di identificazione e la crisi di legittimità ha cause più profonde del semplice deficit democratico o della mancanza di istituzioni rappresentative adeguate.Condividere e sostenere il progetto europeo deve molto al fatto che non c'è stato un mito europeo sufficientemente autentico, condiviso, pluralistico e inclusivo che riuscisse ad accendere le passioni dei cittadini di tutta Europa.
Per comprendere quali sono le origini della crisi di legittimità dell'UE, occorre interrogarsi sui fondamenti teorici, epistemologici e metodologici che fanno capire la loro natura, i loro limiti e la loro eredità. Le due grandi correnti teoriche e politiche che hanno guidato il processo di integrazione europea, sono:
A partire dai primi anni 50, con: la Dichiarazione Schuman Trattati di Parigi, successivamente i Trattati di Roma, sei paesi dell'Europa occidentale hanno intrapreso un cammino di integrazione economica e commerciale fondata sulla dottrina funzionalista e un metodo gradualista e top down. L'idea di fondo del funzionalismo: era necessario cominciare da una collaborazione settoriale, ovvero dal graduale trasferimento di compiti e funzioni a istituzioni indipendenti (sector by sector approach). L'integrazione settoriale avrebbe necessariamente portato ad una cooperazione nei settori vicini, con un progressivo passaggio di attribuzioni e competenze dalle entità statali alle istituzioni sovranazionali, raggiungendo così una unione politica di tipo federaleQuesto si concretizza con la messa in comune della produzione del carbone e dell'acciaio e dalla sua collocazione sotto un'autorità indipendente dagli stati. Grazie alla successiva creazione di un mercato comune tra questi stati, si è giunti in maniera automatica e graduale all'unione politica dell'intero continente. Fu preferita una visione dell'integrazione secondo il modello intergovernativo di cooperazione, dove c'è stato un coordinamento limitato ad alcuni ambiti di policy senza coinvolgere elementi della sovranità.Gli stati nazionali sono rimasti i protagonisti della sovranità legale, i destinatari della legittimità e il punto di riferimento dell'identità politica e culturale. Gli stati nazionali hanno mantenuto il controllo totale del processo di integrazione, che si è rivelata una interazione guidata più dalla logica della diversità che dalla logica della solidarietà e dalla ricerca dell'unità. L'idea funzionalista è esattamente quella che ha ispirato ed improntato il Trattato di Maastricht (1992) in cui è affermato la possibilità di costruire un'Europa "a pilota automatico", ovvero con una politica leggera al servizio del buon funzionamento dei mercati.Il trattato di Lisbona ha aumentato il numero di settori in cui si applica il voto a maggioranza qualificata all'interno del Consiglio europeo, mantenendo tuttavia il voto all'unanimità.
La teoria funzionalista si è basata su una base di automaticità, dove l'integrazione graduale e settoriale nell'ambito economico ha portato all'integrazione politica e culturale attraverso un processo di diffusione a cascata (spillover). Questo processo di contaminazione è andata di pari passo con l'idea della sua razionalità e apoliticità, dove non era necessario un coinvolgimento degli attori politici nei processi decisionali e soprattutto nei processi di identificazione, rappresentanza e appartenenza.Possiamo affermare che fin dai suoi primi passi e fino agli anni più recenti, l'integrazione europea è stato un sogno che ha riguardato le classi dirigenti, che potevano contare su un sostegno delle popolazioni coinvolte, poiché avevano vantaggi economici derivati dall'integrazione. Negli ultimi anni l'Europa è diventato un argomento di divisione politica all'interno dei singoli paesi, fino a diventare il centro stesso del dibattito politico in occasione delle elezioni del 2019 per il rinnovo del Parlamento europeo. In questa occasione, per la prima volta il dibattito "pro/contro l'UE" è stato un tema di divisione. Il processo di integrazione europea, guidato dall'approccio funzionalista, ha escluso le popolazioni e ignorato la legittimità politica delle elite emergenti, delle loro decisioni e delle istituzioni create. Il funzionalismo ha visto l'integrazione come un processo apolitico che non richiedeva rappresentanza democratica ne un attaccamento emotivo all'Europa.Si è dato per scontato che la legittimazione democratica e il sentimento di appartenenza sarebbero arrivati dopo l'istituzione dell'unione politica.
La mancanza di partecipazione popolare ha compromesso il successo politico dell'integrazione, e quando è stato dato spazio agli elettori, è emersa la fragilità del sostegno popolare che si pensava fosse già consolidato. Il processo di integrazione europea ha avuto un impatto limitato sull'identità e la cultura dei cittadini, a causa di un approccio razionalista, materialista e stato-nazionalista. Questo approccio ha ostacolato lo sviluppo di un'autentica politica, trascurando la questione dell'identità culturale, spirituale e morale dei popoli europei. L'ideologia materialista del funzionalismo e l'opportunismo politico dell'inter-governativismo hanno ignorato il tema dell'identità culturale e dei valori comuni, essenziali per la legittimità di una comunità politica.Nonostante le voci di intellettuali e attivisti che nel dopoguerra proponevano un'integrazione basata sulla cultura e sul patrimonio comune, il processo di integrazione ha evitato di affrontare queste questioni fondamentali.
Un'integrazione europea basata sul riconoscimento di un patrimonio
avrebbe portato inevitabilmente al tema del federalismo e alla fine dello stato-nazionale. Tuttavia, i "Padri fondatori" dell'Europa unita, che si sono concentrati sul successo economico, hanno evitato di affrontare la questione della legittimità e della partecipazione democratica, rimandando a un futuro indefinito la costruzione di una solida cornice politica.Questo ha portato a una sottovalutazione dell'importanza di creare un sentimento di appartenenza emotiva degli europei al progetto, ignorando la necessità di un patrimonio culturale condiviso. Invece di promuovere un'identità europea attraverso azioni culturali e identitarie, si è preferito un approccio razionale basato sull'economia, con il risultato che le identità nazionali hanno continuato a prevalere, impedendo la creazione di una vera unione federale.
Il fallimento politico dell'UE è in parte dovuto alla mancanza di miti fondatori e di una narrazione comune che potesse sostenere la sua identità. Ogni comunità politica ha bisogno di un immaginario collettivo e di un mito identitario per giustificare la sua esistenza e sopravvivenza.Questo mito identitario: racconta delle origini, dei valori simbolici, delle tradizioni e del destino comune, creando un senso di appartenenza che legittima le istituzioni politiche e le loro decisioni. Il mito politico: non si basa su eventi storici veri o empirici, ma sulla capacità di generare ideali morali che fermano la comunità e ne legittimano il potere. I miti politici hanno un ruolo normativo. Nel caso dell'integrazione europea, pur essendo fondata su principi razionali ed economici, è stato utilizzato un mito politico per legittimare il progetto e le istituzioni. La razionalità e l'u-ti-li-tarismo sono diventati miti fondatori dell'UE, ma questa visione pragmatica manca di un legame emotivo e simbolico che tipicamente contraddistingue i miti di origine. Distinguendo tra miti di origine, che creano un reale senso di appartenenza, e miti ideologici, che sono più aggregativi e meno legati alla comunità, l'UE non ha costruito una forte identità simbolica e culturale comune.