Lavoro nelle Comunità tra Vita Quotidiana e Profezia, Università di Bergamo

Documento dall'Università degli Studi di Bergamo sul Lavoro nelle Comunità tra Vita Quotidiana e Profezia. Il Pdf di Psicologia, utile per l'Università, analizza la fragilità, l'accoglienza e il volontariato, presentando la comunità come "soglia" e spazio di emancipazione.

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LAVORO NELLE COMUNITA’ TRA
VITA QUOTIDIANA E PROFEZIA –
IVO LIZZOLA
Pedagogia
Università degli Studi di Bergamo (UNIBG)
7 pag.
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PEDAGOGIA SOCIALE – LAVORO NELLE COMUNITA’ TRA VITA QUOTIDIANA E PROFEZIA – IVO LIZZOLA
Il contao con situazioni di fragilità deve riguardare la dimensione dell’accoglienza. Bisogna riconoscere la possibile
rigeneravità delle persone, accoglierli e accompagnarli. Anche gli operatori a contao con la fragilità apprendono
dalla loro stessa vulnerabilità. È proprio in ciò che resta che si trova qualcosa che fa rinascere.
La reciprocità è asimmetrica. Cè chi vive bisogno e mancanza e pare poter solo ricevere e chi ore nuove capacità e
sapere. Dare e ricevere tra diseguali in cui è presente la dimensione della cura.
Ogni forma di aiuto sociale comporta la rielaborazione di pensieri, rappresentazioni di sé, relazioni con gli altri e il
mondo.
Il conceo di promessa: nelle comunità non bisogna guardare alle promesse della cura, ma alla cura della promessa.
Questo perché è quella cura che costruisce la vita in comune, la convivenza, che prevede il riconoscimento dell’altro
nei ges e nelle parole, nei pensieri. La cura resta connuamente aesa aperta alla sorpresa e allo svelamento inedito
altrui. La promessa può germinare nella debolezza e trovare appoggio nella trama di relazioni aente, fedeli. I legami
di vicinanza non si limitano alla tecnica, ma allo scambio di ae, ducia, speranza tra persone che non possono
sostuirsi l’una all’altra, ma che possono intendersi.
Siamo uomini irriducibili e soli, siamo soli nell’unicità irriducibile di ciascuno. Nella capacità di oritura.
Nella comunità si incontrano i diri policamente riconosciu ma anche il bisogno di non essere abbandona, di
avere speranza e dignità. È fondamentale la capacità dell’operatore di leggere i segnali di vita dove forse non si era
neppure seminato. È necessaria una forma di accompagnamento che sappia sostenere oltre che l’intervento
terapeuco anche la ricerca di senso e signicato, la riabilitazione alle scelte e al desiderio, la ricerca praca
dell’abitare e del senre gli altri e il tempo. Curare la debolezza irriducibile può condurre al disvelamento di una
vulnerabilità generava.
Il tempo del vivere in comunità è luogo di ricerca e di accoglimento di nuovi signica, si danno riabilitazioni al
desiderio e al futuro mentre si ridisegnano proge personali e risimbolizzazione di ruoli.
CAPITOLO 1 – DAI FRAMMENTI ALLA COMUNITA
Nella frammentazione avvengono i riposizionamen dei proge di vita, i ridisegni del modo di vivere le relazioni con gli
altri e le relazioni sociali. Il frammento è un tempo o un luogo in cui siamo costre a stare, nel quale provare a senre
e può diventare rifugio in cui resistere. La frammentazione interessa ogni individuo, non solo le dinamiche sociali.
Ognuno si trova scomposto e frammentato in appartenenze plurime, richiama a sli e comportamen diversi, in
forme e relazioni non componibili, negli spazi, nei tempi diversi della sua vita. Il rischio nelle comunità è quello di
vivere dentro a piccole “solidarietà perimetrate”, ovvero piccole zone intensicate dall’aenzione degli altri e che per
esistere e resistere si sperimentano e vivono in quella che pensano che sia un’alternava rispeo alle dinamiche sociali
più generali.
Dalla vita comune nasce un “di più” che arricchisce ciascuno. È originato da un’aesa, un ritrovare un luogo originario
della vita buona, di ognuno. Comunità è un modo di relazionarsi, ritrovarsi in prossimità, in fraternità tra sconosciu.
Non è un luogo, un circolo chiuso di omogeneità che si rispecchiamo, si rinforzano, si proteggono da altri. È un
movimento di esposizione e generosità, da un passo lungo e asimmetrico, da un meersi in perdita, che mostra che tra
noi c’è, quindi può esserci, dell’altro. Nella vita comune è rilevante ciò che è aeso e cercato, più di ciò che risulta e si
oene.
È errato rappresentare la fragilità come condizione da cui esprimere solo domanda di una prestazione o di un servizio,
come aesa di un dirio. Le vite fragili vanno incontrate e ascoltate, aiutata a esprimersi. Se non c'è immaginazione
nuova, presa di iniziava, come potranno le condizioni di fragilità vivere una maggiore consapevolezza della loro
potenzialità e delle contraddizioni? Come reagiscono gli operatori davan alla fragilità?
Fare comunità partendo dalla fragilità signica riportare la fragilità nella sua capacità di progeazione, di provare vita
nuova, di dare forma a luoghi generavi di vita. Consapevolezza lucida che dentro le fragilità può abitare anche
qualche movimento di autoassicurazione immediata, voglia di rifugio.
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LAVORO NELLE COMUNITA' TRA VITA QUOTIDIANA E PROFEZIA - IVO LIZZOLA Pedagogia Università degli Studi di Bergamo (UNIBG) 7 pag. Document shared on https://www.docsity.com/it/lavoro-nelle-comunita-tra-vita-quotidiana-e-profezia-ivo-lizzola/10811888/ Downloaded by: elena-gallo-4 (elena.gallo0710@gmail.com)PEDAGOGIA SOCIALE - LAVORO NELLE COMUNITA' TRA VITA QUOTIDIANA E PROFEZIA - IVO LIZZOLA

Il contatto con situazioni di fragilità deve riguardare la dimensione dell'accoglienza. Bisogna riconoscere la possibile rigeneratività delle persone, accoglierli e accompagnarli. Anche gli operatori a contatto con la fragilità apprendono dalla loro stessa vulnerabilità. È proprio in ciò che resta che si trova qualcosa che fa rinascere. La reciprocità è asimmetrica. C'è chi vive bisogno e mancanza e pare poter solo ricevere e chi offre nuove capacità e sapere. Dare e ricevere tra diseguali in cui è presente la dimensione della cura. Ogni forma di aiuto sociale comporta la rielaborazione di pensieri, rappresentazioni di sé, relazioni con gli altri e il mondo. Il concetto di promessa: nelle comunità non bisogna guardare alle promesse della cura, ma alla cura della promessa. Questo perché è quella cura che costruisce la vita in comune, la convivenza, che prevede il riconoscimento dell'altro nei gesti e nelle parole, nei pensieri. La cura resta continuamente attesa aperta alla sorpresa e allo svelamento inedito altrui. La promessa può germinare nella debolezza e trovare appoggio nella trama di relazioni attente, fedeli. I legami di vicinanza non si limitano alla tecnica, ma allo scambio di affetti, fiducia, speranza tra persone che non possono sostituirsi l'una all'altra, ma che possono intendersi. Siamo uomini irriducibili e soli, siamo soli nell'unicità irriducibile di ciascuno. Nella capacità di fioritura. Nella comunità si incontrano i diritti politicamente riconosciuti ma anche il bisogno di non essere abbandonati, di avere speranza e dignità. È fondamentale la capacità dell'operatore di leggere i segnali di vita dove forse non si era neppure seminato. È necessaria una forma di accompagnamento che sappia sostenere oltre che l'intervento terapeutico anche la ricerca di senso e significato, la riabilitazione alle scelte e al desiderio, la ricerca pratica dell'abitare e del sentire gli altri e il tempo. Curare la debolezza irriducibile può condurre al disvelamento di una vulnerabilità generativa. Il tempo del vivere in comunità è luogo di ricerca e di accoglimento di nuovi significati, si danno riabilitazioni al desiderio e al futuro mentre si ridisegnano progetti personali e risimbolizzazione di ruoli.

Dai frammenti alla comunità

Nella frammentazione avvengono i riposizionamenti dei progetti di vita, i ridisegni del modo di vivere le relazioni con gli altri e le relazioni sociali. Il frammento è un tempo o un luogo in cui siamo costretti a stare, nel quale provare a sentire e può diventare rifugio in cui resistere. La frammentazione interessa ogni individuo, non solo le dinamiche sociali. Ognuno si trova scomposto e frammentato in appartenenze plurime, richiamati a stili e comportamenti diversi, in forme e relazioni non componibili, negli spazi, nei tempi diversi della sua vita. Il rischio nelle comunità è quello di vivere dentro a piccole "solidarietà perimetrate", ovvero piccole zone intensificate dall'attenzione degli altri e che per esistere e resistere si sperimentano e vivono in quella che pensano che sia un'alternativa rispetto alle dinamiche sociali più generali. Dalla vita comune nasce un "di più" che arricchisce ciascuno. È originato da un'attesa, un ritrovare un luogo originario della vita buona, di ognuno. Comunità è un modo di relazionarsi, ritrovarsi in prossimità, in fraternità tra sconosciuti. Non è un luogo, un circolo chiuso di omogeneità che si rispecchiamo, si rinforzano, si proteggono da altri. È un movimento di esposizione e generosità, da un passo lungo e asimmetrico, da un mettersi in perdita, che mostra che tra noi c'è, quindi può esserci, dell'altro. Nella vita comune è rilevante ciò che è atteso e cercato, più di ciò che risulta e si ottiene. È errato rappresentare la fragilità come condizione da cui esprimere solo domanda di una prestazione o di un servizio, come attesa di un diritto. Le vite fragili vanno incontrate e ascoltate, aiutata a esprimersi. Se non c'è immaginazione nuova, presa di iniziativa, come potranno le condizioni di fragilità vivere una maggiore consapevolezza della loro potenzialità e delle contraddizioni? Come reagiscono gli operatori davanti alla fragilità? Fare comunità partendo dalla fragilità significa riportare la fragilità nella sua capacità di progettazione, di provare vita nuova, di dare forma a luoghi generativi di vita. Consapevolezza lucida che dentro le fragilità può abitare anche qualche movimento di autoassicurazione immediata, voglia di rifugio. Document shared on https://www.docsity.com/it/lavoro-nelle-comunita-tra-vita-quotidiana-e-profezia-ivo-lizzola/10811888/ Downloaded by: elena-gallo-4 (elena.gallo0710@gmail.com)L'accoglienza rinasce come stile di rapporto: accogliere significa lasciarsi leggere in quel che si è e si ha da offrire. È accogliere lo sguardo d'altri su di noi, senza volerlo ricostruire in base a noi. È un incontro tra differenze, in cui c'è responsabilità del fragile da riscoprire. La fragilità nell'immediatezza può portare a chiusura sulla propria condizione: con la mediazione, però, si arriva alla riscoperta, ad un desiderio di legame e alla volontà di uscirne insieme. Questo accade quando si lavora nelle comunità: si ricostruisce una convivenza nuova. È come nel tempo d'Esodo. Noi viviamo in un tempo d'esodo in cui siamo avviati a delineare una forma di convivenza nuova, lasciamo andare e allo stesso tempo ereditiamo. Lasciamo andare la stagione dei diritti, che si reclina, nella grande stagione dei riconoscimenti delle responsabilità reciproche: in questo tempo il valore dei gesti e delle cose è in movimento, e a volte, poco definito. È un tempo di inizi e sperimentazioni, si incontrano persone con storie complesse, segnate da fragilità, che si vanno ridefinendo nel loro significato e nelle loro attese di futuro. Il tempo presente è caratterizzato da negoziazione tra le attese e il senso di realtà, per tenere aperti i futuri possibili. Solo rimanendo attenti ai modi di vivere le fragilità, a volte contraddittori, possiamo accompagnare le persone fragili in un dialogo, nello sviluppo di un progetto di vita.

Tracce per i lavori di gruppo

  • Le condizioni di vita delle persone fragili, e le transizioni che faticano ad affrontare sono legate alle dinamiche della vita comune. La prima operazione è quella di far dei nostri luoghi, dei luoghi riflessivi, per aprire occasioni di lettura e riflessione sugli stili di vita propri.
  • Dinamica del bisogno e desiderio: come tenerli ben ascoltati, elaborati e accolti? La questione non riguarda il soddisfacimento dei bisogni, ma quanto più, una costane alimentazione delle energie, volte a uno spostamento nei comportamenti, che leghi gli uni agli altri. Creare tensione e ricerca di novità, di futuri possibili per progetti di vita (concetto di insoddisfazione generosa).
  • Rischio di creare asimmetria e disabilitazioni tra operatore e persona fragile. Ci sono delle pratiche abilitanti del recupero che creano in realtà incapacità perché si crea una forma di reiterazione della dipendenza delle persone (es. molta assistenza ... ). Bisogno di evolversi verso nuove forme di responsabilità e di cura.
  • Si diventa buoni operatori se si agisce bene sul piano sociale e culturale più che su quello tecnico operativo. Paradigma delle competenze diffuse: far bene il nostro lavoro significa far nascere cose intorno a noi con altri. bisogno evolversi intorno alle nuove forme che vanno nascendo, lasciano più partecipazione con altri e meno informalità. Bisogna essere generosi, in una generosità generativa: lasciare essere e farci da parte. Si misura scoprendo cosa abbiamo fatto nascere intorno a noi, diversamente abbiamo solo perpetuato la nostra esistenza. (paradigma specialistico: fare bene significa eseguire bene un'operazione).
  • Siccome stanno aumentando le fragilità, noi potremmo aumentare la presenza nella vita sociale, ma così creeremmo affollamento e frammentazione. Possiamo garantire presenza e allo stesso tempo stare attenti a cosa succede nei vuoti, nelle incertezze nella vita in comunità, perché è li che nascono altre cose. Il nuovo non è dato dalla nostra ampia presenza, ma sta nella convivenza. Non è importante la quantità, ma la fecondità: genera forme nuove di convivenza tra famiglie, di condivisione di tempi e di coinvolgimento e progettualità sociale.

Gli studenti affermano di vivere delle tensioni perché riconoscono il loro degli elementi contrapposti: da una parte l'esigenza di trasformazione dall'altra il bisogno di equilibrio. Il cambiamento è una scelta o una necessita? Il cammino diventa un cammino se in chi lo vive c'è un elemento di consapevolezza, altrimenti resta un cambiamento subito. Simone Weil "Nessuno può trasformare se stesso, possiamo solo lasciarci trasformare, ma per lasciarci trasformare dobbiamo volerlo con tutte le nostre forze". Lasciarci trasformare, volerlo fino in fondo, vedere a cosa essere chiamati e sceglierlo, leggere ciò a cui siamo chiamati e viverlo come responsabilità e obbligo. Questo movimento riflessivo è necessario per non perdere la direzione di marcia dentro alle nostre esperienze. Cambiamento e direzione del cambiamento non si colgono nella mente, ma ascoltando, con un cuore pensante. Dalle comunità si vede che forma sta prendendo l'avventura umana nel tempo, lì dove la vita è fragilissima e deve nascere di nuovo. In esse per forza si fanno nuove relazioni: in quelle di prima non c'era la vita, non si sostenevano le paure, le preoccupazioni, non esisteva "L'abitare insieme". Si parla della questione del potere degli operatori, il potere di apertura verso il possibile, non come controllo e possesso. Lo sguardo educativo ha tra le sue caratteristiche quella di guardare il possibile nascente. La vita è possibile anche in condizioni di debolezza irriducibile. La progettualità è continua: continua promozione di reti di convivenza. Document shared on https://www.docsity.com/it/lavoro-nelle-comunita-tra-vita-quotidiana-e-profezia-ivo-lizzola/10811888/ Downloaded by: elena-gallo-4 (elena.gallo0710@gmail.com)

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