Il DSM e la classificazione dei disturbi mentali

Slide sui disturbi mentali e la loro classificazione. Il Pdf, utile per lo studio universitario di Psicologia, offre una panoramica sull'evoluzione del DSM, la sua struttura e le categorie diagnostiche del DSM 5, con un focus sull'approccio ibrido dimensionale e categoriale.

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Il DSM
Diagnostic and Statistical
Manual of Mental Desase
Prof.ssa Francesca Burgio
aa 2024/2025
Per molto tempo non c’era un linguaggio comune tra i clinici per la
diagnosi dei diversi disturbi mentali, co ad esempio per uno
psichiatra un paziente aveva un disturbo borderline per un altro una
schizofrenia e per un altro ancora una nevrosi.
Così negli anni50 e ‘60 la schizofrenia era 10 volte più diagnostica
a New York che a Londra, quindi non avere un linguaggio e una
nosografia comune e condivisa portava anche differenze consistenti
nelle stime di incidenza e frequenza dei disturbi.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità – OMS (WHO) si assunse il
compito di creare una classificazione delle malattie
internazionalmente condivisa, così venne realizzato il Manual of the
International Classification of Desease, injuries and causes of death
ICD - che non comprendeva le malattie mentali; queste ultime
furono inserite nel 1946.
Nel 1952 fu creato il Diagnostic and Statistical Manual of Mental
Desease DSM - perché la classificazione dell’ICD era troppo
grossolana.
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LA CLASSIFICAZIONE DEI DISTURBI MENTALI

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Anteprima

Classificazione dei Disturbi Mentali

Per molto tempo non c'era un linguaggio comune tra i clinici per la diagnosi dei diversi disturbi mentali, così ad esempio per uno psichiatra un paziente aveva un disturbo borderline per un altro una schizofrenia e per un altro ancora una nevrosi.

Così negli anni '50 e `60 la schizofrenia era 10 volte più diagnostica a New York che a Londra, quindi non avere un linguaggio e una nosografia comune e condivisa portava anche differenze consistenti nelle stime di incidenza e frequenza dei disturbi.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità - OMS (WHO) - si assunse il compito di creare una classificazione delle malattie internazionalmente condivisa, così venne realizzato il Manual of the International Classification of Desease, injuries and causes of death - ICD - che non comprendeva le malattie mentali; queste ultime furono inserite nel 1946.

Nel 1952 fu creato il Diagnostic and Statistical Manual of Mental Desease - DSM - perché la classificazione dell'ICD era troppo grossolana.

DSM e ICD: Sistemi Diagnostici

DSM e ICD sono sistemi diagnostici che fanno riferimento a criteri di classificazione categoriale dei disturbi ovvero identificano set di criteri con caratteristiche descrittive. La classificazione categoriale prevede categorie discrete per cui un disturbo non può appartenere a categorie differenti. Questa procedura consente una buona inter-rater reliability, la massima concordanza tra i diversi utilizzatori.

La delineazione dei due sistemi è fatta grazie al lavoro di comitati e gruppi di lavoro che arrivano a definizioni condivise. Sono ateoretici, descrittivi, e utilizzando il criterio della frequenza per identificare la caratteristiche di un disturbo mentale.

Il DSM ha un fondamento empirico dato dal lavoro di gruppi di clinici, ritenuti dalla comunità scientifica esperti di specifiche classi di disturbi (coinvolgendo oltre 1000 specialisti e 60 associazioni scientifiche)

Collegamento tra DSM 5 e ICD 11

Pur essendo nati separatamente, oggi le due versioni hanno rimandi e interconnessioni tra loro. Il primo rimane di riferimento per la ricerca sui disturbi mentali e la psicopatologia, il secondo orienta i professionisti della sanità anche per le gestione di aspetti economici legati alla malattia o all'organizzazione dei servizi sanitari.

Sistema Multiassiale DSM (versioni precedenti)

Il sistema multiassiale delle precedenti versioni del DSM (fino alla versione IV-TR, text revision, 2000) :

  • Asse 1 diagnosi delle sindromi cliniche
  • Asse 2 condizioni psicopatologiche e ritardo mentale
  • Asse 3 condizioni mediche generali del paziente
  • Asse 4 presenza di problemi nelle condizioni psicosociali e ambientali
  • Asse 5 valutazione del funzionamento globale

DSM 5: Approccio Ibrido e Definizione

E stato ideato sulla base di un modello ibrido che affianca l'approccio dimensionale a quello categoriale: si valuta non solo la presenza/assenza del sintomi ma anche la loro gravità, intensità e frequenza.

Definizione di Disturbo Mentale nel DSM 5

«una sindrome caratterizzata da un'alterazione clinicamente significativa nella cognizione, nella regolazione emotiva o nei comportamenti che riflette una disfunzione nei processi psicologici, biologici o evolutivi sottostanti il funzionamento mentale. ... sono di solito associati a distress o disabilità significative in ambito sociale, lavorativo o in altri ambiti importanti. ... una reazione prevedibile ... a un fattore stressante ... come la morte di una persona cara, non è un disturbo mentale. .... Comportamenti socialmente devianti e conflitti tra l'individuo e la società non sono disturbi mentali, a meno che la devianza e il conflitto non siano il risultato di una disfunzione a carico dell'individuo.»

Organizzazione dei Disturbi nel DSM 5

Raggruppa tutti i disturbi mentali in un'unica sezione e li presenta secondo un ordine di esposizione basato sull'età di esordio, così troviamo all'inizio le sindromi ad esordio molto precoce, poi quelli che si manifestano in adolescenza, nella prima età adulta e infine quelli con esordio generalmente tardivo.

Molti disturbi possono essere diagnosticati in diversi momenti dello sviluppo ed è possibile indicare quali sono le età di esordio tipiche dei diversi disturbi ma non tracciare una linea di demarcazione così netta.

Categorie Diagnostiche del DSM 5

  1. disturbi del neurosviluppo
  2. disturbi dello spettro della schizofrenia e altri disturbi psicotici
  3. disturbi bipolari e disturbi correlati
  4. disturbi depressivi
  5. disturbi d'ansia
  6. disturbo ossessivo compulsivo e disturbi correlati
  7. disturbi correlati a eventi traumatici e stressanti
  8. disturbi dissociativi
  9. disturbo da sintomi somatici e disturbi correlati
  10. disturbi della nutrizione e dell'alimentazione
  11. disturbi dell'evacuazione
  12. disturbi del sonno veglia
  13. disfunzioni sessuali
  14. disforia di genere
  15. disturbi da comportamento dirompente del controllo degli impulsi e della condotta
  16. disturbi correlati a sostanze e disturbi da addiction
  17. disturbi neurocognitivi
  18. disturbi di personalità
  19. disturbi parafilici
  20. altri disturbi mentali
  21. disturbi del movimento indotti da farmaci e altre reazioni avverse ai farmaci
  22. altre condizioni che possono essere oggetto di attenzione clinica

PDM Psychodinamic Diagnostic Manual (2006)

È il risultato della collaborazione delle maggiori organizzazioni di salute mentale di approccio psicoanalitico degli Stati Uniti.

Ha un ruolo di integrazione e complementarietà rispetto al DSM, non si oppone ma integra.

L'obiettivo principale è spiegare il funzionamento mentale.

Approccio Multidimensionale del PDM

Utilizza un approccio multidimensionale:

  • la prima dimensione colloca la persona lungo un continuum di funzionamento i cui poli sono 'sano' e 'disturbato' e considera le modalità caratteristiche di organizzazione del funzionamento mentale della persona e di come si mette in relazione col mondo - Asse P - personalità
  • la seconda dimensione riguarda la vita mentale rispetto a capacità di elaborare le informazioni, l'autoregolazione, la qualità delle relazioni interpersonali, espressione di affetti e emozioni, rappresentare l'esperienza, strategie di coping e meccanismi di difesa, capacità riflessiva - Asse M - funzionamento mentale
  • la terza dimensione è relativa ai pattern sintomatici - Asse S - sintomi e preoccupazioni manifeste

Nel 2017 è uscita una nuova versione, PDM 2.

PDM Psychodinamic Diagnostic Manual (2006) - Ripetizione

È il risultato della collaborazione delle maggiori organizzazioni di salute mentale di approccio psicoanalitico degli Stati Uniti.

Ha un ruolo di integrazione e complementarietà rispetto al DSM, non si oppone ma integra.

L'obiettivo principale è spiegare il funzionamento mentale.

Approccio Multidimensionale del PDM (ripetizione)

Utilizza un approccio multidimensionale:

  • la prima dimensione colloca la persona lungo un continuum di funzionamento i cui poli sono 'sano' e 'disturbato' e considera le modalità caratteristiche di organizzazione del funzionamento mentale della persona e di come si mette in relazione col mondo - Asse P - personalità
  • la seconda dimensione riguarda la vita mentale rispetto a capacità di elaborare le informazioni, l'autoregolazione, la qualità delle relazioni interpersonali, espressione di affetti e emozioni, rappresentare l'esperienza, strategie di coping e meccanismi di difesa, capacità riflessiva - Asse M - funzionamento mentale
  • la terza dimensione è relativa ai pattern sintomatici - Asse S - sintomi e preoccupazioni manifeste

Nel 2017 è uscita una nuova versione, PDM 2.

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