Appunti di Economia Politica: teoria della moneta endogena e credito

Documento dall'Università degli Studi Niccolò Cusano su Appunti di Economia Politica. Il Pdf esplora la teoria della moneta endogena, confrontando le prospettive monetariste e classico-Keynesiane, con formule e grafici sul moltiplicatore monetario e il Credit Divisor per il corso di Economia.

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9 pagine

Appunti di Economia Politica
di Santiago J. Gahn
Modulo 3: Teoria classico-Keynesiana della produzione e della crescita
Lezione 3.23: Credito e moneta endogena
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Teoria endogena della moneta
Gli economisti classici-Keynesiani che studiano la teoria monetaria analizzano le
determinanti che influenzano il processo di produzione degli aggregati monetari. In
particolare, tali autori sostengono che l’offerta di moneta sia demand-determined e
credit-driven, ossia che la sua creazione dipenda dalla domanda e in particolare dalla
domanda di credito bancario. Quest’ultimo viene creato endogenamente dal settore
privato attraverso la domanda di prestiti rivolta al sistema bancario. In questa particolare
struttura analitica, le banche non svolgono la funzione di semplici intermediari tra
risparmiatori e investitori, ma al contrario sono considerate come produttrici di
potere generale d’acquisto poiché svincolate dalla disponibilità di risparmio
precedentemente accumulato. In questa logica, il sistema bancario crea i mezzi di
pagamento ex nihilo, ossia senza un preventivo atto di risparmio e neppure senza una
preventiva creazione di base monetaria. Questi autori, seguendo le tracce lasciate da
Keynes, sostengono che il tasso d’interesse sia un fattore puramente monetario e che
l’offerta di moneta non dipenda dalla quantità di ricchezza precedentemente risparmiata.
I teorici della moneta endogena, partendo dal fatto che lo stock di moneta dipende dalle
forze della domanda e in particolare dalla domanda di credito, criticano la teoria
monetarista secondo la quale le autorità monetarie hanno il compito di fissare il livello
della base monetaria. Secondo la teoria marginalista, infatti, l’offerta di moneta viene
determinata dalla banca centrale, la quale anticipa le riserve obbligatorie che, attraverso
il moltiplicatore monetario, permettono al settore bancario di concedere i prestiti
desiderati.
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Definendo la base monetaria o moneta ad alto potenziale (H) come la somma
delle riserve delle banche commerciali detenute presso la banca centrale (R) e la moneta
circolante detenuta dal pubblico sotto forma di banconote e monete metalliche (C), lo
stock di moneta (M) come la somma tra circolante (C) e depositi detenuti dal pubblico
presso le banche commerciali (D), si può ottenere la seguente uguaglianza:
dove m rappresenta il moltiplicatore monetario, ossia il rapporto tra offerta di moneta
(M) e la base monetaria (H). Modificando la precedente formula, si ottiene:
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Appunti di lezione basati sulla tesi di dottorato di Matteo Deleidi (Deleidi, 2016).
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Secondo la teoria marginalista, è l’offerta di moneta che crea la propria domanda e il tasso dell’interesse,
alla stregua di un qualsiasi prezzo, permette a queste due forze di raggiungere una posizione di equilibrio.
La teoria dei fondi mutuabili dove si assume che esista un solo mercato finanziario (quello dei fondi
mutuabili) e che in tale mercato convergano tutti coloro che vogliono impiegare il proprio risparmio (offerta
di fondi mutuabili) e tutti coloro che necessitano di prestiti per finanziare i propri progetti d'investimento
(domanda di fondi mutuabili).
Appunti di Economia Politica
di Santiago J. Gahn
dove c rappresenta il rapporto tra il circolante detenuto dal pubblico (C) e i depositi del
pubblico presso le banche commerciali (D), e r, chiamato coefficiente di riserva, descrive
il rapporto tra riserve (R) e depositi (D) fissato dalle scelte della banca centrale. Per
semplicità espositiva, se si ipotizza che la liquidità detenuta dal pubblico sia pari a zero,
si può riscrivere la precedente formula come segue:
In questo modo, il moltiplicatore monetario rappresenta l’inverso del coefficiente di
riserva. Si riscriva l’equazione (1) che sintetizza la relazione tra offerta di moneta (M) e
base monetaria (H):
secondo la visione monetarista, l’offerta di moneta (M) dipende dal livello della base
monetaria che viene deciso in modo esogeno dalle banche centrali e dal valore che
assume il moltiplicatore monetario. In questo paradigma teorico la variabile dipendente
risulta essere l’offerta di moneta (M), mentre quella indipendente è rappresentata dalla
base monetaria (H).
Contrariamente, la visione classica-Keynesiana può essere sintetizzata dall’equazione
(2):
dove 1/m rappresenta ciò che è stato definito da Lavoie (1984, p. 778) Credit Divisor. La
catena logica che sta sullo sfondo dell’equazione (2) può essere descritta nel seguente
modo: le banche commerciali concedono crediti a famiglie e imprese in base alla
domanda di prestiti pervenuta (i crediti sono sintetizzati nell’equazione (2) dalla offerta
di moneta M); i crediti concessi dalla banche creano i rispettivi depositi; sulla base
dell’ammontare dei depositi e del valore che assume il Credit Divisor, la banca centrale
crea base monetaria. Dunque, diversamente dalla teoria monetarista, la moneta ad alto
potenziale risulta essere la conseguenza dell’offerta di moneta piuttosto che esserne la
causa.
Gli autori della scuola classico-Keynesiana sostengono che l’offerta di moneta sia
endogena, ossia determinata dalla domanda di moneta
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, e che le banche centrali hanno il
compito di fissare il tasso dell’interesse a breve termine (chiamato anche tasso di sconto
o tasso di rifinanziamento). Quest’ultimo risulta essere una variabile esogena, legato
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In questo paragrafo quando si parla della domanda di moneta ci si riferisce alla domanda di moneta
keynesiana (Palley, 2002). A causa del suo uso improprio, nei prossimi paragrafi tale concetto viene
sostituito da quello di domanda di credito bancario.

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Teoria endogena della moneta

Appunti di Economia Politica
di Santiago J. Gahn
DEG
NIVE
INGENI
STUDI
UNIVERSITÀ
VERBUM
NICCOLÒ CUSAN
CUSANO
Modulo 3: Teoria classico-Keynesiana della produzione e della crescita
Lezione 3.23: Credito e moneta endogena1

Gli economisti classici-Keynesiani che studiano la teoria monetaria analizzano le
determinanti che influenzano il processo di produzione degli aggregati monetari. In
particolare, tali autori sostengono che l'offerta di moneta sia demand-determined e
credit-driven, ossia che la sua creazione dipenda dalla domanda e in particolare dalla
domanda di credito bancario. Quest'ultimo viene creato endogenamente dal settore
privato attraverso la domanda di prestiti rivolta al sistema bancario. In questa particolare
struttura analitica, le banche non svolgono la funzione di semplici intermediari tra
risparmiatori e investitori, ma al contrario sono considerate come produttrici di
potere generale d'acquisto poiché svincolate dalla disponibilità di risparmio
precedentemente accumulato. In questa logica, il sistema bancario crea i mezzi di
pagamento ex nihilo, ossia senza un preventivo atto di risparmio e neppure senza una
preventiva creazione di base monetaria. Questi autori, seguendo le tracce lasciate da
Keynes, sostengono che il tasso d'interesse sia un fattore puramente monetario e che
l'offerta di moneta non dipenda dalla quantità di ricchezza precedentemente risparmiata.
I teorici della moneta endogena, partendo dal fatto che lo stock di moneta dipende dalle
forze della domanda e in particolare dalla domanda di credito, criticano la teoria
monetarista secondo la quale le autorità monetarie hanno il compito di fissare il livello
della base monetaria. Secondo la teoria marginalista, infatti, l'offerta di moneta viene
determinata dalla banca centrale, la quale anticipa le riserve obbligatorie che, attraverso
il moltiplicatore monetario, permettono al settore bancario di concedere i prestiti
desiderati.2 Definendo la base monetaria o moneta ad alto potenziale (H) come la somma
delle riserve delle banche commerciali detenute presso la banca centrale (R) e la moneta
circolante detenuta dal pubblico sotto forma di banconote e monete metalliche (C), lo
stock di moneta (M) come la somma tra circolante (C) e depositi detenuti dal pubblico
presso le banche commerciali (D), si può ottenere la seguente uguaglianza:

m = M = C+
M
C+D
C+R
(1)

dove m rappresenta il moltiplicatore monetario, ossia il rapporto tra offerta di moneta
(M) e la base monetaria (H). Modificando la precedente formula, si ottiene:

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di Santiago J. Gahn
UNIVE
MEN
RSITA DEGLI ST
UI STUDI
INGENI
NICCOLÒ CUSAN
VERBUM
UNIVERSITÀ
CUSANO

m =
0
CR
c+r
c + 1

dove c rappresenta il rapporto tra il circolante detenuto dal pubblico (C) e i depositi del
pubblico presso le banche commerciali (D), e r, chiamato coefficiente di riserva, descrive
il rapporto tra riserve (R) e depositi (D) fissato dalle scelte della banca centrale. Per
semplicità espositiva, se si ipotizza che la liquidità detenuta dal pubblico sia pari a zero,
si può riscrivere la precedente formula come segue:

1
m = -
r

In questo modo, il moltiplicatore monetario rappresenta l'inverso del coefficiente di
riserva. Si riscriva l'equazione (1) che sintetizza la relazione tra offerta di moneta (M) e
base monetaria (H):

M = mH;
(1)

secondo la visione monetarista, l'offerta di moneta (M) dipende dal livello della base
monetaria che viene deciso in modo esogeno dalle banche centrali e dal valore che
assume il moltiplicatore monetario. In questo paradigma teorico la variabile dipendente
risulta essere l'offerta di moneta (M), mentre quella indipendente è rappresentata dalla
base monetaria (H).

Contrariamente, la visione classica-Keynesiana può essere sintetizzata dall'equazione
(2):

H = 1M
m
(2)

dove 1/m rappresenta ciò che è stato definito da Lavoie (1984, p. 778) Credit Divisor. La
catena logica che sta sullo sfondo dell'equazione (2) può essere descritta nel seguente
modo: le banche commerciali concedono crediti a famiglie e imprese in base alla
domanda di prestiti pervenuta (i crediti sono sintetizzati nell'equazione (2) dalla offerta
di moneta M); i crediti concessi dalla banche creano i rispettivi depositi; sulla base
dell'ammontare dei depositi e del valore che assume il Credit Divisor, la banca centrale
crea base monetaria. Dunque, diversamente dalla teoria monetarista, la moneta ad alto
potenziale risulta essere la conseguenza dell'offerta di moneta piuttosto che esserne la
causa.

Gli autori della scuola classico-Keynesiana sostengono che l'offerta di moneta sia
endogena, ossia determinata dalla domanda di moneta3, e che le banche centrali hanno il
compito di fissare il tasso dell'interesse a breve termine (chiamato anche tasso di sconto
o tasso di rifinanziamento). Quest'ultimo risulta essere una variabile esogena, legato

Tasso di interesse e offerta di moneta

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di Santiago J. Gahn
VERBUM
SANO
UNIVERSITÀ
NICCO
COLÒ CUSA
STUDI
INGENI
CUSANO
DEG
a scelte discrezionali della banca centrale e non alle forze del mercato. In questo
paradigma teorico la banca centrale non ha alcun controllo diretto sugli aggregati
monetari e non esercita alcuna forma di restrizione quantitativa sull'offerta di moneta o,
per meglio dire, sulle riserve bancarie. Dunque la banca centrale, dato il tasso
dell'interesse e data la domanda di moneta preveniente da famiglie e imprese, è sempre
accomodante nel concedere la moneta richiesta.

Per rendere più comprensibile il ragionamento appena svolto si osservi la Figura 1, dove
Om rappresenta l'offerta di moneta, Dm la domanda di moneta e i* il tasso d'interesse di
breve periodo fissato dalla banca centrale. L'offerta di moneta è rappresentata da una
retta piatta, infinitamente elastica al tasso dell'interesse. Nella Figura 1 si può osservare
che la quantità di moneta dipende dalla posizione della curva di domanda e non dalle
scelte della banca centrale, che ha il compito di fissare il tasso dell'interesse a breve
termine. Al contrario, le quantità di moneta vengono decise dal sistema economico
attraverso la domanda di moneta.


i
Om
Dm
>
M*
M
Figura 1. L'offerta di moneta e l'approccio classico-Keynesiano.

Nelle pagine precedenti si è cercato di spiegare la visione orizzontalista dell'offerta di
moneta attraverso un approccio scolastico. Tuttavia tale spiegazione sembra essere
piuttosto limitata, poiché crea un legame diretto tra banca centrale e coloro che
domandano moneta. Per ovviare a tale mancanza, in questo paragrafo si prende in
considerazione il comportamento tenuto dalle banche commerciali nel processo di
creazione monetaria. Nonostante i canali di immissione monetaria nel sistema
economico potrebbero essere molteplici4, quello che assume maggior rilievo è
rappresentato dal credito concesso dal sistema bancario a coloro che ne fanno richiesta
dietro un corrispettivo indebitamento presso la banca centrale.

Processo di produzione monetaria

Nei quattro quadranti presenti nella Figura 3 si trova un'esposizione grafica del processo
di produzione monetaria. Il quadrante in alto a destra rappresenta il mercato del credito

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UNIVERSITÀ
NICCO
OLÒ CUSA
STUDI
INGENI
CUSANO
DEG
ANO
bancario che mette in relazione la domanda di credito5 da parte di famiglie e imprese e
l'offerta di credito delle banche commerciali. In particolare, l'offerta di moneta credito
(Cs) risulta perfettamente elastica al tasso d'interesse fissato dalle banche commerciali
(i*) ed è quindi rappresentabile da una retta orizzontale. Tale posizione implica che le
banche commerciali sono accomodanti nel concedere credito e che le quantità di
credito erogato dal sistema bancario non influenzano il livello del tasso
dell'interesse. Quest'ultimo risulta essere una variabile esogena e non rappresenta altro
che la somma tra il tasso d'interesse a breve termine fissato dalle banche centrali (iº) e il
mark-up (0).6 La domanda di credito da parte di famiglie ed imprese (Cd) è influenzata
negativamente dal tasso dell'interesse (i*), positivamente dalle aspettative di profitto
delle imprese e positivamente dal reddito disponibile delle famiglie. Il totale del volume
erogato (Cº; C1) nasce dall'intersezione tra le curve di domanda e offerta di moneta
credito.

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