Criminologia: origini, teorie e devianza giovanile

Documento di livello universitario sulla criminologia, dalle sue origini alle teorie di Beccaria e Lombroso. Il Pdf esplora la devianza giovanile, i disturbi di personalità e le correlazioni tra malattie mentali e condotte criminose, con statistiche di vittimizzazione in Europa, per la materia Diritto.

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9 pagine

CAP.1 INTRODUZIONE ALLA CRIMINOLOGIA
Non si trascurerà il fatto che il comportamento deviante dipende dalle caratteristiche e dal funzionamento dei
sistemi sociali. La caratteristica costante in criminologia è quella di comprendere perché individui lasciano la ‘strada
principale’ e deviano per altra via illegittima, tentando di raggiungere una meta che talvolta è soddisfazione di un
bisogno. La criminologia può essere considerata quella scienza che studia il delitto come un fenomeno sociale,
comprendendo tra le sue finalità il processo di creazione delle leggi, lo studio della loro infrazione e reazione a tale
infrazione. La storia della criminologia è contraddistinta da un’incessante competizione tra due immagini: da un lato
l’idealismo che vede l’essere umano come attore dotato di assoluta libera volontà e razionalità, e dall’altro un
materialismo che disegna il criminale come totalmente determinato e non razionale.
CAP.2 L’ENIGMA DEL CRIMINE: CAINO E ABELE
Partendo dall’omicidio di Caino, considerato l’archetipo dell’assassino che per invidia, ovvero quella passione
considerata al tempo stesso positiva o negativa, uccide Abele, ci si inoltra nel terreno delle passioni e quindi degli stati
d’animo che influenzano la condotta. Lewin affermò che ogni atto che una persona compie sia in rapporto a particolari
condizioni dello stato della persona e dell’ambiente psicologico in cui si trova. L’uomo moderno respinge la violenza ma
se ne lascia affascinare. Il crimine è interazione, scambio, scontro tra la vittima e il suo autore.
CAP.3 L’OPERA DI CESARE BECCARIA
Il Beccaria, nella seconda metà del XVIII sec. attua la più efficace petizione in favore della riforma del diritto
penale. Egli passò alla storia anche per la difesa dei diritti civili. Nella sua opera: 1 Le restrizioni della libertà
individuale,devono essere il meno possibile. Proibire un’azione senza necessità in genere fa crescere il numero di reati
invece di ridurlo. Per Beccaria le leggi sono le condizioni attraverso le quali uomini ‘indipendenti ed isolati’ si uniscono in
società per poter godere della libertà con sicurezza e tranquillità. 2.Amministrazione della giustizia. Bisogna che ad ogni
fase ci sia una difesa dall’accusa. 3.Forma del diritto penale. Sia delitti che le pene devono essere definiti in precedenza.
4.Dovrebbe esistere un codice penale scritto e completo. Friedman sosteneva come controllare o ridurre la
discrezionalità occorressero almeno,3 presupposti: deve esserci una fonte documentale che prescriva in termini chiari
cosa l’operatore deve fare; in secondo luogo vi deve essere un sistema di comunicazione cioè un mezzo per convogliare
il codice dell’operatore e farglielo conoscere. Infine deve esservi il mezzo di tenere a freno l’operatore e di coercire
l’obbedienza alla legge. 5) La giustificazione della pena, ciascuno deve subire una pena che colpisca i suoi propri diritti
tanto quanto il delitto da lui commesso ha colpito i diritti altrui. Durkheim affermò che il diritto è il simbolo vivente della
solidarietà sociale;mentre il reato è la rottura della solidarietà, la pena è la vendetta sociale per la violenza arrecata alla
solidarietà.6) La severità della pena. Il modo di infliggere le pene e la loro consistenza possono incidere sul tasso di
violazione delle norme. La coscienza e il gruppo sono fattori importanti nella regolazione della condotta. 7.La natura delle
sanzioni. L’universalità della pena e la sua continuità nel tempo non possono quindi sussistere, essendo strettamente
connessa alle condizioni economiche, politiche e sociali di una determinata società in un particolare momento. La
detenzione è temuta per coloro che svolgono ruoli nella pubblica amministrazione, mentre può essere accettata come
segno di virilità, per coloro che hanno contatti intensi con sottoculture criminali o violente. 10. L’individuo responsabile.
Universo sociale: 1. Al centro ci sono individui sani e adulti. 2. I bambini e vecchi hanno minore capacità di prendere
decisioni responsabili. 3. I pazzi e i deboli di mente. 11) Prevenzione del crimine, il punto di partenza risiede nel fatto che
la minaccia di una punizione incute timore come la prospettiva di un premio tende a stimolare il comportamento
premiato. 12) Abolizione pena di morte, I sostenitori della pena capitale partono dal presupposto che, per il benessere
della società, è indispensabile l’eliminazione rigorosa dei criminali cosiddetti pericolosi, incalliti ed immorali. Quanto più
l’uomo reclama la condanna del malfattore, tanto meno egli deve lottare contro i propri impulsi sociali. In una visione che
richiama immagini di carattere medico, alcuni considerano la condanna a morte una malattia. La punizione deve essere
proporzionata al delitto e deve prevenire il torto. Norma generale è che la pena determinata da una punizione debba
superare il profitto ottenuto arrecando l’offesa, ma superi quanto meno possibile il danno causato dall’offesa. Lo scopo
principale del diritto penale e della scienza criminale è quello di prevenire gli abusi da parte delle autorità. Secondo che il
reato non è un’entità di fatto ma di diritto.
CAP.4 L’OPERA DI CESARE LOMBROSO (1835-1909) E I SUOI PERCURSORI
La fisiognomica diventa attuale e significativa in quella fase dell’antropologia criminale e il concetto secondo il
quale, alla base della degnazione morale, vi è sempre una degenerazione fisica. Viene enfatizzata l’importanza del
rapporto tra le varie parti del viso e le manifestazioni del comportamento. Gall ideò la dottrina frenologica, secondo cui le
singole funzioni psichiche dipenderebbero da particolari regioni del cervello, così che dagli aspetti morfologici del cranio
di una persona, quali depressioni, bozze e altri aspetti esteriori, si potrebbero definire le qualità psichiche dell’individuo e
le sue caratteristiche di personalità. Alla fine del XIX la frenologia perse di credibilità. Con l’Esquirol si rende più chiaro il
tentativo di creare un rapporto tra criminologia e psicopatologia; si ritenne che la follia esprimeva il segno più rilevante
del processo degenerativo biologico, cos’ che Morel sostenne l’ipotesi di un processo di degenerazione che comporta la
malattia mentale. Egli pensava che alcool e i narcotici predisponessero l’individuo alla degenerazione. Nel 1884 il
Lombroso conclude che alle caratteristiche ataviche (Tratti di ascendenti prossimi non presenti, ma in relazione con
antenati) del delinquente-nato si sovrappongono i danni morbosi dell’epilessia. Quindi per Egli il compito della teoria è
quello di identificare i tipi di delinquenti e di classificare le forze che li producono.
CAP.5 EPIGONI DI LOMBROSO E TEORIE BIO-ANTROPOLOGICHE ENRICO FERRI E LA
SOCIOLOGIA CRIMINALE
La scuola classica rivolge la propria attenzione ai presupposti razionali di punibilità e, muovendo dal principio del
libero arbitrio, considera il soggetto responsabile delle proprie azioni poiché il reato è una violazione cosciente e
volontaria della norma penale.
‘Come in un dato volume di acqua, ad una data temperatura, si scioglie una determinata quantità di sostanza
chimica, non un atomo di più non uno di meno; così in un dato ambiente sociale, con date condizioni individuali e fisiche,
si commette un determinato numero di reati, non uno di più uno di meno.’ Ferri sentì il bisogno di una sistemazione
integrale del diritto penale: sorse così la teoria della responsabilità sociale, che poi nel progetto del codice penale del
1921 è chiamata responsabilità legale. Al fine di contrastare efficacemente la criminalità, è necessario conoscerne le
cause per poterle successivamente ridurre ed attenuare. Tutti nasciamo in una certa situazione predefinita e in uno
status predeterminato e le possibilità che possiamo intravedere sono sempre legate all’orizzonte che tale status
configura. Il pensiero di Ferri assume una valenza importante perché affronta i nodi problematici di ogni teoria della
giustizia interrogandosi sul ruolo svolto dalle risorse oggettive ma anche delle percezioni. Egli nel tentativo di dimostrare
che la scuola positiva intendeva reagire all’eccessivo individualismo della scuola classica e riaffermare i diritti della
società nella prevenzione e repressione del crimine, sottolineò l’opportunità di obbligare il delinquente a risarcire il
danno, quest’ultimo doveva essere imposto dallo Stato. Si sottolinea che le proposte del risarcimento dei danni
possiedono caratteri individualistici poiché non sono a vantaggio della società, come ente collettivo, bensì degli individui
danneggiati dal delitto. 2.LA CRIMINOLOGIA DI RAFFAELE GAROFALO (1852-1934) Egli in ‘l’anomalia morale e
psichica del delinquente’ esige un cambiamento di metodo, cioè abbandonare l’analisi delle azioni e sostituire ad essa
l’analisi dei sentimenti. Cos’è dunque il delitto? Un’azione nociva da proibirsi, un atto di persona intelligente e libera,
nocivo altrui ed ingiusto. Garofalo giunge a questa classificazione: 1) delinquente tipico o assassino, 2) violento od
energico, 3) ladri e nevrastenico. 3. CHARLES GORING (1870-1919) E LA DIATESI CRIMINALE Egli sostenne che non
esisteva un tipo fisico chiaramente criminale, credeva che uno stato difettuale di mente, associato a scadenti condizioni
fisiche, determinasse la personalità criminale. 4.L’EUGENETICA IN EARNEST ALBERT HOOTON (1887-1954) Sulla
scorta di numerosissime misure antropometriche e dopo la determinazione di differenze statiche fra gruppi e autori di
reato e fra criminali civili, Hooton concluse che l’unico modo di attaccare decisamente il delitto fosse l’eugenetica, cioè il
controllo sociale sulla riproduzione. 5.LA TIPOLOGIA DI WILLIAM HERBERT SHELDON (1898-1977) La tipologia dello
Sheldon sui tipi fisici è basata sulla predominanza relativa dei visceri, delle ossa e dei muscoli, del tessuto nervoso e
cutaneo. La prima componente morbida e rotonda è endomorfia; la seconda dura e rettangolare mesomorfia; la terza
magra e fragile è ectomorfia. L’unica soluzione efficace del problema del controllo sociale è l’accomppiamento selettivo
per eliminare i tipi costituzionalmente nocivi. 6.LA SINDROME CROMOSOMICA La sindrome di Klinefelter presenta nel
maschio delle disfunzioni e tratti somatici femminili. Price e Whatmore hanno posto a confronto nove maschi XYY con 18
uomini scelti a caso, in un gruppo di psicopatici condannati, e trovarono 3 importanti differenze: - L’età media dei maschi
XYY alla prima condanna era di 13 anni a fronte dei 18 per il gruppo di controllo. - I delitti tipici dei XYY erano delitti
contro la proprietà, mentre quelli del gruppo di controllo erano generalmente contro la persona; - Non vi era alcuna storia
di delitti nell’ambiente familiare dei maschi XYY.
I maschi XYY erano descritti come instabili e immaturi, senza sensibilità o rimorso. Quindi anche con questa
teoria si può ribadire che un soggetto con sindrome XYY (P) posto in una certa situazione e in un dato ambiente (A) può
mettere in atto un comportamento (C), non ascrivibile unicamente alle caratteristiche cromosomiche. 7.IL POTENZIALE
CRIMINALE NELLE RICERCHE DI SHELDON E GLUECK Le loro ricerche si sono puntualizzate su studi catamnestici:
cioè sull’insieme delle notizie e dei dati riguardanti un soggetto dopo un trattamento di rieducazione di penitenziario. Il
tasso di recidivismo fra le donne delinquenti, benché più basso di quello dei criminali maschi del primo studio, era, in
modo evidente, più elevato (76%). La ragione fondamentale dell’eccessivo numero di mesomorfi fra i delinquenti può
ricercarsi nel fatto che i ragazzi di fisico mesomorfo sono dotati di tratti che li rendono particolarmente idonei a compiere
attività delinquenziale sotto la pressione di sfavorevoli condizioni socioculturali. 8.LE FAMIGLIE CRIMINALI È da
escludere che si ereditasse il comportamento, ma è da considerare che tramandassero ‘modelli’ significativi. Franz Exner
afferma che ogni osservazione, descrizione e comprensione criminologica si muove tra i due poli: disposizione e
ambiente. 9.EREDITARIETA NELLA BIOLOGIA CRIMINALE: STUDI SUI GEMELLI Si tratta di indagini che si
costruiscono con una molteplicità di variabili che mirano a valorizzare l’incidenza della cosiddetta tara ereditaria. Il
metodo della ricerca sui gemelli prende in esame gemelli monovulari e biovulari. I risultati furono riassunti: fra le cause
del delitto la qualità dell’ereditarietà ha un ruolo eminente., nonostante ciò sto studio è dubbio. 10.CRIMINE E
PERSONALITA’:L’OPERA DI EYSENCK Egli propone punti: 1. vi sono prove per sostenere che esistono importanti
fattori genetici interagenti con le forze dell’ambiente, dimostrate sullo studio dei gemelli. 2. è possibile predire la futura
delinquenza in base ai giudici espressi sui ragazzi molto giovani poiché vi è correlazione tra criminalità e personalità 3. i
tratti della personalità delinquenziale sono determinati da fattori genetici 4. 5. indigenza, abitazioni malsane e
ineguaglianza sociale portano a condotte criminali I dati citati hanno dimostrato che l’ereditarietà è un fattore di forte
predisposizione per quanto riguarda il crimine. Ma il modo in cui il crimine viene realmente commesso e l’eventuale
arresto e punizione del colpevole sono cose soggette alle mutevoli vicissitudini della vita quotidiana. Chi diventa
criminale? Perché i livelli di criminalità cambiano? La povertà e l’ineguaglianza sociale fanno cadere nel crimine,
nell’ambito della società capitalistica, con aumento delle cose sopra citate aumenta la criminalità. 11.BASI GENETICHE
DEL COMPORTAMENTO CRIMINALE Tra il 44 e 65% del rischio di aggressioni è legata a fattori genetici. Recenti
evidenze hanno riportato che il ripetersi di esperienze violente sembra produrre progressive modificazioni plastiche delle
cellule serotoninergiche del rafe. Una ridotta sensibilità del sistema dopaminergico deputato al controllo della ricompensa
sembra essere implicato nell’incremento patologico dell’aggressività. L’asse ipotalamo-surrene appare deputato alla
riproduzione di cortisolo (ormone che allevia situazioni di stress); stress acuto porta a rilascio di corticotropina (CRH). 12.
AGGIORNAMENTI IN TEMA CRIMINOGENESI GIOVANILE Comportamenti violenti ed antisociali trovano terreno fertile
nel periodo adolescenziale, fase della vita caratterizzato da una rapida trasformazione psico-fisica e dalla conseguente
ricerca di identità stabile ed indipendente. Uno studio ha evidenziato una corrispondenza tra traumi precoci, alterazioni
neurobiologiche a livello della corteccia cerebrale orbito frontale e comportamenti violenti in età adulta, evidenziando
come le persone esposte a traumi da bambini non soffrono solo sul piano psicologico ma subiscono una reale
alterazione a livello cerebrale che comporta comportamenti antisociali. Le bande o le gang rispondono alla necessità di
‘accudimento’. Per comprendere la criminogenesi giovanile è necessario esaminare il contesto di vita del ragazzo,
integrando conoscenze psicologiche e sociologiche, con la sotria di vita del soggetto analizzando la sua biografia. CAP.
6 TEORIE PSICODINAMICHE La famiglia e l’ambiente di vita devono insegnare come vivere e al tempo stesso devono
immunizzare contro la società, soprattutto quando si tratta di una società in rapida trasformazione, che tenta d’imporre
modelli stereotipati di pensiero e di azione al posto di una scelta critica. Il gruppo in cui si nasce costituisce di per un
destino: la società sviluppa con il singolo una dialettica che influenza la condotta, anche quella deviante. Nella tradizione
psicoanalitica il comportamento deviante è considerato il prodotto dell’interruzione o dell’inibizione della crescita
normale. L’agire d’impulso è appunto un aspetto che serve ad introdurre la teoria che parte dalla premessa che la
tendenza alla deviazione è innata. Tutti i membri della nostra specie comprende un insieme di energie aggressive e
distruttive chiamate ES; crescendo si impara a controllarlo. L’IO è la sede delle operazioni razionali del pensiero e quindi
delle decisioni, ma è anche la sede dei meccanismi di difesa. L’inconscio Freudiano, dimensione dotata di una sottile

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Anteprima

Introduzione alla Criminologia

Non si trascurerà il fatto che il comportamento deviante dipende dalle caratteristiche e dal funzionamento dei sistemi sociali. La caratteristica costante in criminologia è quella di comprendere perché individui lasciano la 'strada principale' e deviano per altra via illegittima, tentando di raggiungere una meta che talvolta è soddisfazione di un bisogno. La criminologia può essere considerata quella scienza che studia il delitto come un fenomeno sociale, comprendendo tra le sue finalità il processo di creazione delle leggi, lo studio della loro infrazione e reazione a tale infrazione. La storia della criminologia è contraddistinta da un'incessante competizione tra due immagini: da un lato l'idealismo che vede l'essere umano come attore dotato di assoluta libera volontà e razionalità, e dall'altro un materialismo che disegna il criminale come totalmente determinato e non razionale.

L'Enigma del Crimine: Caino e Abele

Partendo dall'omicidio di Caino, considerato l'archetipo dell'assassino che per invidia, ovvero quella passione considerata al tempo stesso positiva o negativa, uccide Abele, ci si inoltra nel terreno delle passioni e quindi degli stati d'animo che influenzano la condotta. Lewin affermò che ogni atto che una persona compie sia in rapporto a particolari condizioni dello stato della persona e dell'ambiente psicologico in cui si trova. L'uomo moderno respinge la violenza ma se ne lascia affascinare. Il crimine è interazione, scambio, scontro tra la vittima e il suo autore.

L'Opera di Cesare Beccaria

Il Beccaria, nella seconda metà del XVIII sec. attua la più efficace petizione in favore della riforma del diritto penale. Egli passò alla storia anche per la difesa dei diritti civili. Nella sua opera:

  1. Le restrizioni della libertà individuale, devono essere il meno possibile. Proibire un'azione senza necessità in genere fa crescere il numero di reati invece di ridurlo. Per Beccaria le leggi sono le condizioni attraverso le quali uomini 'indipendenti ed isolati' si uniscono in società per poter godere della libertà con sicurezza e tranquillità.
  2. Amministrazione della giustizia. Bisogna che ad ogni fase ci sia una difesa dall'accusa.
  3. Forma del diritto penale. Sia delitti che le pene devono essere definiti in precedenza.
  4. Dovrebbe esistere un codice penale scritto e completo. Friedman sosteneva come controllare o ridurre la discrezionalità occorressero almeno,3 presupposti: deve esserci una fonte documentale che prescriva in termini chiari cosa l'operatore deve fare; in secondo luogo vi deve essere un sistema di comunicazione cioè un mezzo per convogliare il codice dell'operatore e farglielo conoscere. Infine deve esservi il mezzo di tenere a freno l'operatore e di coercire l'obbedienza alla legge.
  5. La giustificazione della pena, ciascuno deve subire una pena che colpisca i suoi propri diritti tanto quanto il delitto da lui commesso ha colpito i diritti altrui. Durkheim affermò che il diritto è il simbolo vivente della solidarietà sociale;mentre il reato è la rottura della solidarietà, la pena è la vendetta sociale per la violenza arrecata alla solidarietà.
  6. La severità della pena. Il modo di infliggere le pene e la loro consistenza possono incidere sul tasso di violazione delle norme. La coscienza e il gruppo sono fattori importanti nella regolazione della condotta.
  7. La natura delle sanzioni. L'universalità della pena e la sua continuità nel tempo non possono quindi sussistere, essendo strettamente connessa alle condizioni economiche, politiche e sociali di una determinata società in un particolare momento. La detenzione è temuta per coloro che svolgono ruoli nella pubblica amministrazione, mentre può essere accettata come segno di virilità, per coloro che hanno contatti intensi con sottoculture criminali o violente.
  8. L'individuo responsabile. Universo sociale:
  • Al centro ci sono individui sani e adulti.
  • I bambini e vecchi hanno minore capacità di prendere decisioni responsabili.
  • I pazzi e i deboli di mente.
  1. Prevenzione del crimine, il punto di partenza risiede nel fatto che la minaccia di una punizione incute timore come la prospettiva di un premio tende a stimolare il comportamento premiato.
  2. Abolizione pena di morte, I sostenitori della pena capitale partono dal presupposto che, per il benessere della società, è indispensabile l'eliminazione rigorosa dei criminali cosiddetti pericolosi, incalliti ed immorali. Quanto più l'uomo reclama la condanna del malfattore, tanto meno egli deve lottare contro i propri impulsi sociali. In una visione che richiama immagini di carattere medico, alcuni considerano la condanna a morte una malattia. La punizione deve essere proporzionata al delitto e deve prevenire il torto. Norma generale è che la pena determinata da una punizione debba superare il profitto ottenuto arrecando l'offesa, ma superi quanto meno possibile il danno causato dall'offesa. Lo scopo principale del diritto penale e della scienza criminale è quello di prevenire gli abusi da parte delle autorità. Secondo che il reato non è un'entità di fatto ma di diritto.

L'Opera di Cesare Lombroso (1835-1909) e i suoi Precursori

La fisiognomica diventa attuale e significativa in quella fase dell'antropologia criminale e il concetto secondo il quale, alla base della degnazione morale, vi è sempre una degenerazione fisica. Viene enfatizzata l'importanza del rapporto tra le varie parti del viso e le manifestazioni del comportamento. Gall ideò la dottrina frenologica, secondo cui le singole funzioni psichiche dipenderebbero da particolari regioni del cervello, così che dagli aspetti morfologici del cranio di una persona, quali depressioni, bozze e altri aspetti esteriori, si potrebbero definire le qualità psichiche dell'individuo e le sue caratteristiche di personalità. Alla fine del XIX la frenologia perse di credibilità. Con l'Esquirol si rende più chiaro il tentativo di creare un rapporto tra criminologia e psicopatologia; si ritenne che la follia esprimeva il segno più rilevante del processo degenerativo biologico, cos' che Morel sostenne l'ipotesi di un processo di degenerazione che comporta la malattia mentale. Egli pensava che alcool e i narcotici predisponessero l'individuo alla degenerazione. Nel 1884 il Lombroso conclude che alle caratteristiche ataviche (Tratti di ascendenti prossimi non presenti, ma in relazione con antenati) del delinquente-nato si sovrappongono i danni morbosi dell'epilessia. Quindi per Egli il compito della teoria è quello di identificare i tipi di delinquenti e di classificare le forze che li producono.

Epigoni di Lombroso e Teorie Bio-Antropologiche: Enrico Ferri e la Sociologia Criminale

La scuola classica rivolge la propria attenzione ai presupposti razionali di punibilità e, muovendo dal principio del libero arbitrio, considera il soggetto responsabile delle proprie azioni poiché il reato è una violazione cosciente e volontaria della norma penale.

'Come in un dato volume di acqua, ad una data temperatura, si scioglie una determinata quantità di sostanza chimica, non un atomo di più non uno di meno; così in un dato ambiente sociale, con date condizioni individuali e fisiche, si commette un determinato numero di reati, non uno di più ne uno di meno.' Ferri sentì il bisogno di una sistemazione integrale del diritto penale: sorse così la teoria della responsabilità sociale, che poi nel progetto del codice penale del 1921 è chiamata responsabilità legale. Al fine di contrastare efficacemente la criminalità, è necessario conoscerne le cause per poterle successivamente ridurre ed attenuare. Tutti nasciamo in una certa situazione predefinita e in unostatus predeterminato e le possibilità che possiamo intravedere sono sempre legate all'orizzonte che tale status configura. Il pensiero di Ferri assume una valenza importante perché affronta i nodi problematici di ogni teoria della giustizia interrogandosi sul ruolo svolto dalle risorse oggettive ma anche delle percezioni. Egli nel tentativo di dimostrare che la scuola positiva intendeva reagire all'eccessivo individualismo della scuola classica e riaffermare i diritti della società nella prevenzione e repressione del crimine, sottolineò l'opportunità di obbligare il delinquente a risarcire il danno, quest'ultimo doveva essere imposto dallo Stato. Si sottolinea che le proposte del risarcimento dei danni possiedono caratteri individualistici poiché non sono a vantaggio della società, come ente collettivo, bensì degli individui danneggiati dal delitto.

La Criminologia di Raffaele Garofalo (1852-1934)

Egli in 'l'anomalia morale e psichica del delinquente' esige un cambiamento di metodo, cioè abbandonare l'analisi delle azioni e sostituire ad essa l'analisi dei sentimenti. Cos'è dunque il delitto? Un'azione nociva da proibirsi, un atto di persona intelligente e libera, nocivo altrui ed ingiusto. Garofalo giunge a questa classificazione:

  1. delinquente tipico o assassino,
  2. violento od energico,
  3. ladri e nevrastenico.

Charles Goring (1870-1919) e la Diatesi Criminale

Egli sostenne che non esisteva un tipo fisico chiaramente criminale, credeva che uno stato difettuale di mente, associato a scadenti condizioni fisiche, determinasse la personalità criminale.

L'Eugenetica in Earnest Albert Hooton (1887-1954)

Sulla scorta di numerosissime misure antropometriche e dopo la determinazione di differenze statiche fra gruppi e autori di reato e fra criminali civili, Hooton concluse che l'unico modo di attaccare decisamente il delitto fosse l'eugenetica, cioè il controllo sociale sulla riproduzione.

La Tipologia di William Herbert Sheldon (1898-1977)

La tipologia dello Sheldon sui tipi fisici è basata sulla predominanza relativa dei visceri, delle ossa e dei muscoli, del tessuto nervoso e cutaneo. La prima componente morbida e rotonda è endomorfia; la seconda dura e rettangolare mesomorfia; la terza magra e fragile è ectomorfia. L'unica soluzione efficace del problema del controllo sociale è l'accomppiamento selettivo per eliminare i tipi costituzionalmente nocivi.

La Sindrome Cromosomica

La sindrome di Klinefelter presenta nel maschio delle disfunzioni e tratti somatici femminili. Price e Whatmore hanno posto a confronto nove maschi XYY con 18 uomini scelti a caso, in un gruppo di psicopatici condannati, e trovarono 3 importanti differenze:

  • L'età media dei maschi XYY alla prima condanna era di 13 anni a fronte dei 18 per il gruppo di controllo.
  • I delitti tipici dei XYY erano delitti contro la proprietà, mentre quelli del gruppo di controllo erano generalmente contro la persona;
  • Non vi era alcuna storia di delitti nell'ambiente familiare dei maschi XYY.

I maschi XYY erano descritti come instabili e immaturi, senza sensibilità o rimorso. Quindi anche con questa teoria si può ribadire che un soggetto con sindrome XYY (P) posto in una certa situazione e in un dato ambiente (A) può mettere in atto un comportamento (C), non ascrivibile unicamente alle caratteristiche cromosomiche.

Il Potenziale Criminale nelle Ricerche di Sheldon e Glueck

Le loro ricerche si sono puntualizzate su studi catamnestici: cioè sull'insieme delle notizie e dei dati riguardanti un soggetto dopo un trattamento di rieducazione di penitenziario. II tasso di recidivismo fra le donne delinquenti, benché più basso di quello dei criminali maschi del primo studio, era, in modo evidente, più elevato (76%). La ragione fondamentale dell'eccessivo numero di mesomorfi fra i delinquenti può ricercarsi nel fatto che i ragazzi di fisico mesomorfo sono dotati di tratti che li rendono particolarmente idonei a compiere attività delinquenziale sotto la pressione di sfavorevoli condizioni socioculturali.

Le Famiglie Criminali

È da escludere che si ereditasse il comportamento, ma è da considerare che tramandassero 'modelli' significativi. Franz Exner afferma che ogni osservazione, descrizione e comprensione criminologica si muove tra i due poli: disposizione e ambiente.

Ereditarietà nella Biologia Criminale: Studi sui Gemelli

Si tratta di indagini che si costruiscono con una molteplicità di variabili che mirano a valorizzare l'incidenza della cosiddetta tara ereditaria. II metodo della ricerca sui gemelli prende in esame gemelli monovulari e biovulari. I risultati furono riassunti: fra le cause del delitto la qualità dell'ereditarietà ha un ruolo eminente., nonostante ciò sto studio è dubbio.

Crimine e Personalità: L'Opera di Eysenck

Egli propone punti:

  1. vi sono prove per sostenere che esistono importanti fattori genetici interagenti con le forze dell'ambiente, dimostrate sullo studio dei gemelli.
  2. è possibile predire la futura delinquenza in base ai giudici espressi sui ragazzi molto giovani poiché vi è correlazione tra criminalità e personalità
  3. i tratti della personalità delinquenziale sono determinati da fattori genetici
  4. 5. indigenza, abitazioni malsane e ineguaglianza sociale portano a condotte criminali

I dati citati hanno dimostrato che l'ereditarietà è un fattore di forte predisposizione per quanto riguarda il crimine. Ma il modo in cui il crimine viene realmente commesso e l'eventuale arresto e punizione del colpevole sono cose soggette alle mutevoli vicissitudini della vita quotidiana. Chi diventa criminale? Perché i livelli di criminalità cambiano? La povertà e l'ineguaglianza sociale fanno cadere nel crimine, nell'ambito della società capitalistica, con aumento delle cose sopra citate aumenta la criminalità.

Basi Genetiche del Comportamento Criminale

Tra il 44 e 65% del rischio di aggressioni è legata a fattori genetici. Recenti evidenze hanno riportato che il ripetersi di esperienze violente sembra produrre progressive modificazioni plastiche delle cellule serotoninergiche del rafe. Una ridotta sensibilità del sistema dopaminergico deputato al controllo della ricompensa sembra essere implicato nell'incremento patologico dell'aggressività. L'asse ipotalamo-surrene appare deputato alla riproduzione di cortisolo (ormone che allevia situazioni di stress); stress acuto porta a rilascio di corticotropina (CRH).

Aggiornamenti in Tema Criminogenesi Giovanile

Comportamenti violenti ed antisociali trovano terreno fertile nel periodo adolescenziale, fase della vita caratterizzato da una rapida trasformazione psico-fisica e dalla conseguente ricerca di identità stabile ed indipendente. Uno studio ha evidenziato una corrispondenza tra traumi precoci, alterazioni neurobiologiche a livello della corteccia cerebrale orbito frontale e comportamenti violenti in età adulta, evidenziando come le persone esposte a traumi da bambini non soffrono solo sul piano psicologico ma subiscono una reale alterazione a livello cerebrale che comporta comportamenti antisociali. Le bande o le gang rispondono alla necessità di 'accudimento'. Per comprendere la criminogenesi giovanile è necessario esaminare il contesto di vita del ragazzo, integrando conoscenze psicologiche e sociologiche, con la sotria di vita del soggetto analizzando la sua biografia.

Teorie Psicodinamiche

La famiglia e l'ambiente di vita devono insegnare come vivere e al tempo stesso devono immunizzare contro la società, soprattutto quando si tratta di una società in rapida trasformazione, che tenta d'imporre modelli stereotipati di pensiero e di azione al posto di una scelta critica. Il gruppo in cui si nasce costituisce di per sé un destino: la società sviluppa con il singolo una dialettica che influenza la condotta, anche quella deviante. Nella tradizione psicoanalitica il comportamento deviante è considerato il prodotto dell'interruzione o dell'inibizione della crescita normale. L'agire d'impulso è appunto un aspetto che serve ad introdurre la teoria che parte dalla premessa che la tendenza alla deviazione è innata. Tutti i membri della nostra specie comprende un insieme di energie aggressive e distruttive chiamate ES; crescendo si impara a controllarlo. L'IO è la sede delle operazioni razionali del pensiero e quindi delle decisioni, ma è anche la sede dei meccanismi di difesa. L'inconscio Freudiano, dimensione dotata di una sottile

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