Documento di livello universitario sulla criminologia, dalle sue origini alle teorie di Beccaria e Lombroso. Il Pdf esplora la devianza giovanile, i disturbi di personalità e le correlazioni tra malattie mentali e condotte criminose, con statistiche di vittimizzazione in Europa, per la materia Diritto.
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Non si trascurerà il fatto che il comportamento deviante dipende dalle caratteristiche e dal funzionamento dei sistemi sociali. La caratteristica costante in criminologia è quella di comprendere perché individui lasciano la 'strada principale' e deviano per altra via illegittima, tentando di raggiungere una meta che talvolta è soddisfazione di un bisogno. La criminologia può essere considerata quella scienza che studia il delitto come un fenomeno sociale, comprendendo tra le sue finalità il processo di creazione delle leggi, lo studio della loro infrazione e reazione a tale infrazione. La storia della criminologia è contraddistinta da un'incessante competizione tra due immagini: da un lato l'idealismo che vede l'essere umano come attore dotato di assoluta libera volontà e razionalità, e dall'altro un materialismo che disegna il criminale come totalmente determinato e non razionale.
Partendo dall'omicidio di Caino, considerato l'archetipo dell'assassino che per invidia, ovvero quella passione considerata al tempo stesso positiva o negativa, uccide Abele, ci si inoltra nel terreno delle passioni e quindi degli stati d'animo che influenzano la condotta. Lewin affermò che ogni atto che una persona compie sia in rapporto a particolari condizioni dello stato della persona e dell'ambiente psicologico in cui si trova. L'uomo moderno respinge la violenza ma se ne lascia affascinare. Il crimine è interazione, scambio, scontro tra la vittima e il suo autore.
Il Beccaria, nella seconda metà del XVIII sec. attua la più efficace petizione in favore della riforma del diritto penale. Egli passò alla storia anche per la difesa dei diritti civili. Nella sua opera:
La fisiognomica diventa attuale e significativa in quella fase dell'antropologia criminale e il concetto secondo il quale, alla base della degnazione morale, vi è sempre una degenerazione fisica. Viene enfatizzata l'importanza del rapporto tra le varie parti del viso e le manifestazioni del comportamento. Gall ideò la dottrina frenologica, secondo cui le singole funzioni psichiche dipenderebbero da particolari regioni del cervello, così che dagli aspetti morfologici del cranio di una persona, quali depressioni, bozze e altri aspetti esteriori, si potrebbero definire le qualità psichiche dell'individuo e le sue caratteristiche di personalità. Alla fine del XIX la frenologia perse di credibilità. Con l'Esquirol si rende più chiaro il tentativo di creare un rapporto tra criminologia e psicopatologia; si ritenne che la follia esprimeva il segno più rilevante del processo degenerativo biologico, cos' che Morel sostenne l'ipotesi di un processo di degenerazione che comporta la malattia mentale. Egli pensava che alcool e i narcotici predisponessero l'individuo alla degenerazione. Nel 1884 il Lombroso conclude che alle caratteristiche ataviche (Tratti di ascendenti prossimi non presenti, ma in relazione con antenati) del delinquente-nato si sovrappongono i danni morbosi dell'epilessia. Quindi per Egli il compito della teoria è quello di identificare i tipi di delinquenti e di classificare le forze che li producono.
La scuola classica rivolge la propria attenzione ai presupposti razionali di punibilità e, muovendo dal principio del libero arbitrio, considera il soggetto responsabile delle proprie azioni poiché il reato è una violazione cosciente e volontaria della norma penale.
'Come in un dato volume di acqua, ad una data temperatura, si scioglie una determinata quantità di sostanza chimica, non un atomo di più non uno di meno; così in un dato ambiente sociale, con date condizioni individuali e fisiche, si commette un determinato numero di reati, non uno di più ne uno di meno.' Ferri sentì il bisogno di una sistemazione integrale del diritto penale: sorse così la teoria della responsabilità sociale, che poi nel progetto del codice penale del 1921 è chiamata responsabilità legale. Al fine di contrastare efficacemente la criminalità, è necessario conoscerne le cause per poterle successivamente ridurre ed attenuare. Tutti nasciamo in una certa situazione predefinita e in unostatus predeterminato e le possibilità che possiamo intravedere sono sempre legate all'orizzonte che tale status configura. Il pensiero di Ferri assume una valenza importante perché affronta i nodi problematici di ogni teoria della giustizia interrogandosi sul ruolo svolto dalle risorse oggettive ma anche delle percezioni. Egli nel tentativo di dimostrare che la scuola positiva intendeva reagire all'eccessivo individualismo della scuola classica e riaffermare i diritti della società nella prevenzione e repressione del crimine, sottolineò l'opportunità di obbligare il delinquente a risarcire il danno, quest'ultimo doveva essere imposto dallo Stato. Si sottolinea che le proposte del risarcimento dei danni possiedono caratteri individualistici poiché non sono a vantaggio della società, come ente collettivo, bensì degli individui danneggiati dal delitto.
Egli in 'l'anomalia morale e psichica del delinquente' esige un cambiamento di metodo, cioè abbandonare l'analisi delle azioni e sostituire ad essa l'analisi dei sentimenti. Cos'è dunque il delitto? Un'azione nociva da proibirsi, un atto di persona intelligente e libera, nocivo altrui ed ingiusto. Garofalo giunge a questa classificazione:
Egli sostenne che non esisteva un tipo fisico chiaramente criminale, credeva che uno stato difettuale di mente, associato a scadenti condizioni fisiche, determinasse la personalità criminale.
Sulla scorta di numerosissime misure antropometriche e dopo la determinazione di differenze statiche fra gruppi e autori di reato e fra criminali civili, Hooton concluse che l'unico modo di attaccare decisamente il delitto fosse l'eugenetica, cioè il controllo sociale sulla riproduzione.
La tipologia dello Sheldon sui tipi fisici è basata sulla predominanza relativa dei visceri, delle ossa e dei muscoli, del tessuto nervoso e cutaneo. La prima componente morbida e rotonda è endomorfia; la seconda dura e rettangolare mesomorfia; la terza magra e fragile è ectomorfia. L'unica soluzione efficace del problema del controllo sociale è l'accomppiamento selettivo per eliminare i tipi costituzionalmente nocivi.
La sindrome di Klinefelter presenta nel maschio delle disfunzioni e tratti somatici femminili. Price e Whatmore hanno posto a confronto nove maschi XYY con 18 uomini scelti a caso, in un gruppo di psicopatici condannati, e trovarono 3 importanti differenze:
I maschi XYY erano descritti come instabili e immaturi, senza sensibilità o rimorso. Quindi anche con questa teoria si può ribadire che un soggetto con sindrome XYY (P) posto in una certa situazione e in un dato ambiente (A) può mettere in atto un comportamento (C), non ascrivibile unicamente alle caratteristiche cromosomiche.
Le loro ricerche si sono puntualizzate su studi catamnestici: cioè sull'insieme delle notizie e dei dati riguardanti un soggetto dopo un trattamento di rieducazione di penitenziario. II tasso di recidivismo fra le donne delinquenti, benché più basso di quello dei criminali maschi del primo studio, era, in modo evidente, più elevato (76%). La ragione fondamentale dell'eccessivo numero di mesomorfi fra i delinquenti può ricercarsi nel fatto che i ragazzi di fisico mesomorfo sono dotati di tratti che li rendono particolarmente idonei a compiere attività delinquenziale sotto la pressione di sfavorevoli condizioni socioculturali.
È da escludere che si ereditasse il comportamento, ma è da considerare che tramandassero 'modelli' significativi. Franz Exner afferma che ogni osservazione, descrizione e comprensione criminologica si muove tra i due poli: disposizione e ambiente.
Si tratta di indagini che si costruiscono con una molteplicità di variabili che mirano a valorizzare l'incidenza della cosiddetta tara ereditaria. II metodo della ricerca sui gemelli prende in esame gemelli monovulari e biovulari. I risultati furono riassunti: fra le cause del delitto la qualità dell'ereditarietà ha un ruolo eminente., nonostante ciò sto studio è dubbio.
Egli propone punti:
I dati citati hanno dimostrato che l'ereditarietà è un fattore di forte predisposizione per quanto riguarda il crimine. Ma il modo in cui il crimine viene realmente commesso e l'eventuale arresto e punizione del colpevole sono cose soggette alle mutevoli vicissitudini della vita quotidiana. Chi diventa criminale? Perché i livelli di criminalità cambiano? La povertà e l'ineguaglianza sociale fanno cadere nel crimine, nell'ambito della società capitalistica, con aumento delle cose sopra citate aumenta la criminalità.
Tra il 44 e 65% del rischio di aggressioni è legata a fattori genetici. Recenti evidenze hanno riportato che il ripetersi di esperienze violente sembra produrre progressive modificazioni plastiche delle cellule serotoninergiche del rafe. Una ridotta sensibilità del sistema dopaminergico deputato al controllo della ricompensa sembra essere implicato nell'incremento patologico dell'aggressività. L'asse ipotalamo-surrene appare deputato alla riproduzione di cortisolo (ormone che allevia situazioni di stress); stress acuto porta a rilascio di corticotropina (CRH).
Comportamenti violenti ed antisociali trovano terreno fertile nel periodo adolescenziale, fase della vita caratterizzato da una rapida trasformazione psico-fisica e dalla conseguente ricerca di identità stabile ed indipendente. Uno studio ha evidenziato una corrispondenza tra traumi precoci, alterazioni neurobiologiche a livello della corteccia cerebrale orbito frontale e comportamenti violenti in età adulta, evidenziando come le persone esposte a traumi da bambini non soffrono solo sul piano psicologico ma subiscono una reale alterazione a livello cerebrale che comporta comportamenti antisociali. Le bande o le gang rispondono alla necessità di 'accudimento'. Per comprendere la criminogenesi giovanile è necessario esaminare il contesto di vita del ragazzo, integrando conoscenze psicologiche e sociologiche, con la sotria di vita del soggetto analizzando la sua biografia.
La famiglia e l'ambiente di vita devono insegnare come vivere e al tempo stesso devono immunizzare contro la società, soprattutto quando si tratta di una società in rapida trasformazione, che tenta d'imporre modelli stereotipati di pensiero e di azione al posto di una scelta critica. Il gruppo in cui si nasce costituisce di per sé un destino: la società sviluppa con il singolo una dialettica che influenza la condotta, anche quella deviante. Nella tradizione psicoanalitica il comportamento deviante è considerato il prodotto dell'interruzione o dell'inibizione della crescita normale. L'agire d'impulso è appunto un aspetto che serve ad introdurre la teoria che parte dalla premessa che la tendenza alla deviazione è innata. Tutti i membri della nostra specie comprende un insieme di energie aggressive e distruttive chiamate ES; crescendo si impara a controllarlo. L'IO è la sede delle operazioni razionali del pensiero e quindi delle decisioni, ma è anche la sede dei meccanismi di difesa. L'inconscio Freudiano, dimensione dotata di una sottile