Boccaccio: opere e novelle del Decameron, analisi e interpretazione

Documento su Boccaccio: opere e novelle del Decameron. Il Pdf, di Letteratura per la Scuola superiore, analizza lo stile, i registri linguistici e i temi centrali delle opere boccacciane, offrendo spunti per la comprensione e l'interpretazione.

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9 pagine

Boccaccio: opere e novelle del Decameron
1. Opere
2. Le novelle del Decameron
2.1. Il linguaggio del Decameron di Boccaccio
Nel Decameron, Boccaccio usa una lingua varia e ricca, perché racconta
tante storie diverse, con personaggi di ogni tipo e situazioni molto varie.
1. Più stili e più registri
Le novelle usano registri linguistici diversi: a volte il linguaggio è
popolare, altre volte nobile o formale, oppure commerciale o
giuridico.
Boccaccio usa anche parole e modi di dire di diverse regioni d’Italia.
Questa varietà si chiama pluristilismo: cioè l’uso di tanti stili linguistici
diversi.
2. Più simile a Dante che a Petrarca
Per questa sua varietà di linguaggi, Boccaccio è più vicino a Dante, che
nella Commedia mescola linguaggi alti e bassi.
Al contrario, Petrarca sceglie uno stile unico, elegante e raffinato.
3. Prevale il registro medio
Anche se ci sono tante differenze, il tono più usato nel Decameron è
“medio”: né troppo alto e serio, né troppo basso o volgare.
Questo registro si adatta al contenuto:
o Più elevato e curato nelle introduzioni, nella cornice e nelle
novelle più serie.
o Più semplice e parlato, con elementi dialettali e popolari, nelle
novelle comiche, come quelle di Calandrino.

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Anteprima

Opere di Boccaccio

  1. Opere

Le opere napoletane

TITOLO DATA STRUTTURA ARGOMENTO

1335-1339 Filostrato Poema cavalleresco in ottave Tragica storia d'amore fra Troilo, figlio del re di Troia, e la prigioniera greca Criseida

1336-1338 Filocolo Romanzo in 5 libri Amore ostacolato ma a lieto fine fra Biancifiore, giovane orfana, e Florio, figlio del re di Spagna

1339-1341 Teseida Poema epico in ottave e in 12 libri Vicende di guerra e d'amore: Arcita e Palemone amano entrambi la bella Emilia e si scontrano in un torneo per decidere chi potrà sposarla

Le opere fiorentine

TITOLO DATA STRUTTURA ARGOMENTO

Elegia di Madonna Fiammetta Romanzo in prosa suddiviso in 9 capitoli La protagonista è Fiammetta che racconta il suo amore adulterino per il giovane Panfilo che però la tradisce. Disperata, la giovane tenta il suicidio e troverà conforto soltanto nella letteratura

1344-1346 Poemetto mitologico in ottave Ninfale fiesolano Narra le origini mitiche di alcuni luoghi ed elementi naturali attraverso la vicenda amorosa del pastore Africo e della ninfa Mensola (che danno i loro nomi a due fiumi fiorentini)

Le opere della maturità

01612 000 10 TITOLO DATA STRUTTURA ARGOMENTO

1349-1351 Raccolta di 100 novelle Per sfuggire alla peste che imperversa a Firenze dieci giovani (sette ragazze e tre ragazzi) si rifugiano fuori città e trascorrono piacevolmente il tempo raccontando a turno una novella

1363-1366 Corbaccio Breve opera in prosa in lingua volgare Il protagonista, preso in giro da una vedova di cui è innamorato, sogna di incontrare in un bosco tutti gli uomini caduti nelle trappole delle donne

Holaroa Decameron 1343-1344

Le novelle del Decameron

  1. Le novelle del Decameron

Il linguaggio del Decameron di Boccaccio

Nel Decameron, Boccaccio usa una lingua varia e ricca, perché racconta tante storie diverse, con personaggi di ogni tipo e situazioni molto varie.

  1. Più stili e più registri
    • Le novelle usano registri linguistici diversi: a volte il linguaggio è popolare, altre volte nobile o formale, oppure commerciale o giuridico.
    • Boccaccio usa anche parole e modi di dire di diverse regioni d'Italia.
    • Questa varietà si chiama pluristilismo: cioè l'uso di tanti stili linguistici diversi.
  2. Più simile a Dante che a Petrarca
    • Per questa sua varietà di linguaggi, Boccaccio è più vicino a Dante, che nella Commedia mescola linguaggi alti e bassi.
    • Al contrario, Petrarca sceglie uno stile unico, elegante e raffinato.
  3. Prevale il registro medio
    • Anche se ci sono tante differenze, il tono più usato nel Decameron è "medio": né troppo alto e serio, né troppo basso o volgare.
    • Questo registro si adatta al contenuto:
      • Più elevato e curato nelle introduzioni, nella cornice e nelle novelle più serie.
      • Più semplice e parlato, con elementi dialettali e popolari, nelle novelle comiche, come quelle di Calandrino.
  4. Una lingua nuova e flessibile
    • Boccaccio inventa una lingua duttile e vivace, capace di raccontare tutto, dal sacro al profano, dal tragico al comico.
    • Questa lingua sarà un modello per tutta la prosa italiana nei secoli successivi.

Una novella per i detrattori

  1. Una novella per i detrattori (Introduzione alla quarta giornata)

Boccaccio, all'inizio della quarta giornata del Decameron, si rivolge direttamente alle donne, il suo pubblico principale, e risponde alle critiche ricevute per la sua opera.

Le Accuse

Boccaccio racconta che alcune persone lo criticano per diversi motivi:

  • Dedica troppe attenzioni alle donne
  • Parla d'amore nonostante la sua età
  • Sceglie argomenti leggeri, non seri
  • Guadagna scrivendo storie, come se fosse una cosa negativa

La Risposta di Boccaccio

Per difendersi, Boccaccio scrive una breve novella che racconta in prima persona (è l'unica del Decameron raccontata così).

La storia è questa:

  • Filippo Balducci, rimasto vedovo, si ritira con il figlio piccolo in un luogo isolato.
  • Cresce il bambino lontano dalla società, insegnandogli solo a pregare e vivere per Dio.
  • Quando il figlio diventa grande, chiede al padre di andare con lui a Firenze.
  • In città, il ragazzo è meravigliato da tutto, ma resta incantato dalle donne.
  • Chiede al padre chi siano quelle "creature celestiali".
  • Il padre, imbarazzato, gli dice che sono solo "oche" e che fanno male.
  • Ma il figlio non gli crede: l'attrazione è troppo forte.

Il Significato della Novella

Questa storia mostra che:

  • Reprimere gli istinti naturali (come l'amore o il desiderio) non funziona.
  • Anche se si prova a controllare l'essere umano con divieti e regole, la natura vince sempre.
  • Per questo motivo, secondo Boccaccio, parlare o scrivere d'amore non è sbagliato, anzi, è qualcosa di naturale e giusto.

La novella di Chichibio e la gru

  1. La novella di Chichibio e la gru

La novella racconta una storia comica e leggera, che ha per protagonisti un cuoco astuto e un nobile signore.

Trama - Comprensione

Currado Gianfigliazzi, un nobile generoso, un giorno uccide una gru e ordina al cuoco Chichibio di cucinarla.

Mentre la gru cuoce, il suo profumo attira la serva Brunetta, di cui Chichibio è innamorato.

Lei gli chiede una coscia dell'animale, e Chichibio gliela dà, anche se non dovrebbe.

Quando Currado si accorge che la gru ha una coscia sola, si arrabbia e chiede spiegazioni.

Chichibio mente dicendo che le gru hanno una sola zampa. Currado, anche se furioso, decide di verificare.

Il giorno dopo vanno insieme vicino a un fiume, dove ci sono delle vere gru che dormono su una sola zampa.

Currado grida, e le gru si svegliano mostrando entrambe le zampe.

Ma Chichibio risponde subito: "Eh, ma ieri sera non avete gridato alla gru arrostita!"

La battuta è così divertente che Currado scoppia a ridere e perdona Chichibio.

Analisi e interpretazione della novella

La storia è divisa in tre parti, con ambientazioni e toni diversi:

  1. In cucina
    • Protagonisti: Chichibio e Brunetta
    • Linguaggio semplice e popolare (quasi in dialetto)
    • Regole non scritte dell'amore: Chichibio cede alla serva per conquistarla
  2. In sala da pranzo
    • Protagonisti: Currado e Chichibio
    • Tono più serio e rispettoso, seguendo le regole della gerarchia sociale
  3. In campagna
    • Protagonisti: sempre Currado e Chichibio
    • Dialogano in modo più diretto e informale
    • Il rapporto si fa più personale e umano

Temi principali della novella

  • Fortuna vs ingegno:

    Chichibio non è davvero furbo, ma si salva grazie a una battuta fortunata.

  • Regole sociali e amore:
    • Chichibio è diviso tra il dovere verso il padrone e il desiderio di piacere a Brunetta
    • Currado è diviso tra la rabbia e il dovere di essere cortese davanti agli ospiti
  • Commedia e rapporti sociali:

    Il racconto mette a confronto due classi sociali diverse (il cuoco e il nobile), ma alla fine mostra un momento di comprensione e simpatia.

Frate Cipolla e i carboni di San Lorenzo

  1. Frate Cipolla e i carboni di San Lorenzo

Trama - Comprensione

Ogni anno, Frate Cipolla va a Certaldo per raccogliere elemosine.

Un giorno annuncia che mostrerà ai fedeli una reliquia speciale: una penna dell'arcangelo Gabriele.

In realtà è solo una piuma di pappagallo, usata per impressionare i contadini.

Due giovani burloni, però, decidono di scherzare con lui.

Mentre il servo del frate è distratto, entrano nella sua stanza e sostituiscono la piuma con dei carboni.

Quando il frate apre la cassetta davanti ai fedeli, scopre l'inganno.

Ma non si perde d'animo: inizia a parlare lo stesso, con un discorso spettacolare.

Dice che si tratta dei carboni con cui è stato arrostito San Lorenzo, e che è stata la volontà di Dio a volerlo, visto che la festa del santo è vicina.

Aggiunge che chi si farà segnare con quei carboni, per un anno non brucerà anche se cadrà nel fuoco!

I contadini, entusiasti, si fanno segnare e donano tante elemosine.

Analisi e interpretazione della novella di Frate Cipolla

  1. Intelligenza e parola
    • Frate Cipolla usa la parola con furbizia.
    • Riesce a trasformare l'errore in un'occasione per guadagnare consensi e soldi.
    • Come tutti i personaggi della sesta giornata, vince grazie alla prontezza di spirito.
  2. Gli ascoltatori
    • I contadini sono ingenui: credono a tutto, non capiscono di essere presi in giro.
    • Solo i due beffatori, più intelligenti, capiscono la verità.
    • Alla fine ammirano il frate e si riconoscono in lui: fanno parte dello stesso mondo furbo.
  3. Religione e critica sociale
    • Boccaccio non attacca con rabbia la religione, ma si diverte a mostrare la finta santità di certe reliquie false.
    • Prende in giro la credulità popolare e la messa in scena delle prediche.
    • Critica i frati ciarlatani, ma senza odio: fa ridere, più che accusare.
  4. Città vs campagna
    • Frate Cipolla rappresenta la civiltà urbana, furba e astuta.
    • I contadini sono rustici e ignoranti, facilmente ingannabili.
    • È un tema ricorrente nel Decameron: chi vive in città è visto come più sveglio.

Calandrino e il maiale

  1. FACOLTATIVO: Calandrino e il maiale

TRAMA - Comprensione

Ogni anno Calandrino, un uomo ingenuo e un po' sciocco, uccide e sala un maiale per mangiarlo in inverno.

Un giorno lo mostra con orgoglio ai suoi amici Bruno e Buffalmacco, che decidono di fargli uno scherzo.

  • Calandrino non vuole vendere il maiale, per paura della moglie.
  • Così, i due amici, con l'aiuto di un prete complice, lo fanno ubriacare.
  • Di notte, gli rubano il maiale.
  • Il giorno dopo, fingono di non credergli: secondo loro, il maiale non è mai esistito!
  • Per smascherare il ladro, propongono di usare pillole magiche allo zenzero: chi è colpevole non riuscirà a inghiottirle.
  • A Calandrino danno pillole con aloe amara, così le sputa davanti a tutti e sembra proprio lui il ladro!
  • Alla fine, per togliersi dai guai, Calandrino regala ai due amici due capponi, e loro se ne vanno felici.
  • Bruno e Buffalmacco mangeranno per mesi maiale e capponi, alle spalle di Calandrino.

ANALISI E INTERPRETAZIONE della novella di Calandrino

  1. Un personaggio ingenuo
    • Calandrino è un personaggio reale, era davvero un pittore.
    • In questa novella è rappresentato come sciocco e credulone.
    • Viene beffato più volte e non capisce mai gli inganni.
  2. Tema centrale: la stupidità
    • Boccaccio non lo giustifica: lo descrive in modo comico e impietoso.
    • A differenza di altri protagonisti del Decameron, Calandrino non usa mai l'ingegno.
    • Per questo motivo viene punito, mentre gli astuti (Bruno e Buffalmacco) sono premiati.
  3. Il divertimento del lettore
    • Il tono della novella è comico e ironico.
    • Il lettore si diverte a vedere Calandrino cadere sempre nei tranelli, senza capire mai nulla.
    • La ripetitività della beffa (succede più volte in altre novelle) rende Calandrino quasi un "personaggio da barzelletta".

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