Documento da Università su Heidegger 1889-1976 - L'esistenzialismo. Il Pdf esplora il pensiero di Martin Heidegger, analizzando i concetti di autenticità, inautenticità, temporalità e cura, con influenze di Husserl e del neokantismo, utile per lo studio della Filosofia a livello universitario.
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HEIDEGGER 1889-1976 - L'ESISTENZIALISMO Nasce a Messkirch nel Baden in una famiglia sacrestana, in un ambiente sostanzialmente cattolico e inizialmente intraprende gli studi di teologia (Hursseri di matematica) e si laurea con una tesi sulla dottrina del giudizio dello psicologismo, con l'influenza di Hursseri nella quale cerca di mostrare la differenza fra il logico e lo psicologico. Altra influenza subita è quella di Rickert e del Neokantismo con il quale scrive la tesi del dottorato "dottrina della categorie e significato di Duns Scoto (in realtà di Tommaso di , il quale scrive un libro "dei modi significandi" sul quale si sofferma Hursseri pensando fosse di Scoto, nel quale c'è un parallelismo fra i modi di comprendere e di essere, ascrivibile al pensiero medievale). Collocabile nella corrente di pensiero dell'esistenzialismo. Si interrogava sul senso dell'essere in termini innovativi e completamente diversi dalla filosofia precedente; non ci si pone sul semplice livello della conoscenza ma sul livello della comprensione: quando si comprende c'è un qualcosa di motivato per cui si da conto mentre quando si conosce si evoca semplicemente quel qualcosa (es teorema di Pitagora: conoscere il teorema è diverso dal comprenderlo perché comprendere vuol dire fare propria quella conoscenza per poterla applicare, fare proprio il metodo): COMPRENDERE COME APPROPRIARSI DELLA CONOSCENZA. La comprensione è uno dei modi di essere del mio essere, fa parte di me: mi approprio di quel qualcosa, mi è proprio: dispongo di questa conoscenza che posso utilizzare.
Nella prima fase del suo pensiero Heidegger si occupa della teologia sotto l'influenza di Hursserl e del neokantismo di Rickert: si occupa sostanzialmente del pensiero medievale legato a tanti filosofi che sono anche dei pensatori del cristianesimo; il sapere antico è stato custodito e tramandato da essi, che hanno trascritto e tradotto le opere degli antichi. Ad es i medievali leggendo Platone sostengo che egli si un'anima cristiana (pensatore cristiano), seguono da Aristotele l'idea per cui la causa del movimento è la natura ; i pensatori cristiani riprendono il platonismo e l'aristotelismo, hanno dovuto parlare un linguaggio comprensibile per cui il concetto di anima è stato utilizzato da essi per spiegare alcune cose (es resurrezione del corpo). All'inizio del pensiero il dire sulla divinità (universo) è rifarsi ai concetti della prima filosofia che riconducono il tutto ad un elemento (es. acqua, aria terra). Successivamente si comincia a concepire una dimensione ideale: Platone e Aristotele vengono letti nel corso della storia del pensiero, della fisica e della metafisica con categorie che successivamente si stratificano: aggiungono qualcosa ai pensieri originario (es concetto di persona: all'interno del pensiero greco non esiste, quello più vicino è quello di maschera; quello di persona è un concetto giuridico e latino, come quello di soggetto che è un tipo di idea chiaramente medievale e moderno che pensa all'esistenza nei termini di relazione fra soggetto e oggetto. Non esisteva nemmeno il concetto di coscienza). Si sono stratificati ed oggi sono concepiti ed utilizzati: all'origine del pensiero i filosofi dell'antichità hanno cercato di comprendere la realtà semplicemente pensando, e non pensando il pensiero: perciò la categoria antica e fondamentale nel pensiero è quella dell'essere, precedente alla coscienzialità e soggettività.
L'approccio di Heidegger alla fenomenologia è quello dell'assunzione di un metoda per comprendere la realtà: distingue il livello delle cose ontico da quello dell'essere dell'uomo ontologico. Comincia ad adottare la fenomenologia di Hursserl guardando alle cose stesse, cercando di individuare le strutture invarianti del modo di essere dell'uomo, indagando la parte strutturale dell'esistenza che è comune, che ritorna (strutture esistenziali). Utilizza i metodo delle LETTURE FENOMENOLOGICHE: rilegge le letture antiche dell'origine del pensiero che sono poco stratificate e riguardano l'essere. Comincia a vedere che il concetto di essere si dava in modo invariante e in questa maniera comincia a dar vita alla prima parte del suo capolavoro "essere e tempo" (sein und zeit 1927, capolavoro che ha influenzato tutto il pensiero fino ad oggi; si apre con una dedica ad Hursserl che viene poi rimossa e con un brano del pensiero antico del "sofista" di Platone. La domanda a cui ruota la struttura dell'opera è che cos'è l'essere? E l'analisi di Heidegger si può definire analitica esistenziale dell'uomo (metodo come strada attraverso cui arrivare a qualcosa).
Scanned with CamScannerL'lo, l'uomo che è quell'ente che può porsi la domanda sul senso dell'essere: PRIMATO ONTOLOGICO CHE HA L'UOMO RISPETTO ALLE COSE. L'essere dell'uomo è diverso dagli esseri degli enti perché è colui che può porsi tale domanda, non si pone solo a livello ontico, corporeo delle cose. L'uomo tenta di dare risposta a questa domanda che per Heidegger è sostanzialmente la chiave dell'opera, che non ha terminato (doveva chiudersi con una sezione dedicata a tempo ed essere. La prima era sulla temporalità, la seconda su Kant, Cartesio ecc.) perché si rende conto di aver utilizzato un linguaggio che non poteva più avere senso. Utilizza per indicare l'essere dell'uomo l'espressione Da-sein (esserci), Intendendo (non soggetto o persona) l'essere come quel particolare modo di essere nell'uomo che Heidegger chiama essere-nel- mondo: analisi dell'essere al mondo dell'uomo assumendo anzitutto una certezza, per la quale siamo possibilità: l'essere dell'uomo cioè l'esserci è sempre possibilità, non è fisso o semplice presenza ma è possibilità entro le quali si può scegliere, proprio perché ci si può porre la domanda sul senso dell'essere. Possibilità=scegliere essere=scelta=possibilità da Kierkegaard che analizza l'esistenza dell'uomo come il singolo essere che ha delle possibilità nella vita, può scegliere (aut aut)
DAL PUNTO DI VISTA DELL'ESISTENZA, L'ESSERE DELL'UOMO E' POSSIBILITA' L'uomo è possibilità e nel suo essere possibilità ha chiaramente delle relazioni con le cose del mondo: oggetti, enti ed altri esseri.
08/03 Heidegger appartiene in senso lato alla corrente dell'esistenzialismo ma rifiuterà questa posizione nel momento in cui altri filosofi si approcciano a questa corrente di pensiero in maniera diversa dalla sua. Allievo dei neokantiani, riprende anche posizioni di Hursserl ed utilizza la fenomenologia come metodo d'indagine per il ritorno alle cose stesse: CENTRO D'INDAGINE NON IL SENSO DELL'ESSERE MA L'ESSERE STESSO attraverso la lettura degli scritti antichi per andare alle origini delle stratificazioni concettuali (di intuizioni dei filosofi greci sull'origine del pensiero).
ANALITICA ESISTENZIALE: COGLIERE LE STRUTTURE ESSENZIALI DELL'ESISTENZA DELL'UOMO NEL MONDO, dette ESISTENZIALI strutture invarianti e ricorrenti dell'ESSERCI (esistenza dell'uomo).
KIERKEGAARD: QUANDO PARLIAMO DI ESISTENZA, AL CENTRO DEL RAGIONAMENTO C'E' IL SINGOLO CHE E' L'ESSERE DELL'UOMO, AL QUALE STA LA FUNZIONE DI SCEGLIERE da qui l'essere di Heidegger come possibilità in quanto componente fondamentale dell'esistenza
ANALISI SU UN DUPLICE LIVELLO: ONTICO delle cose ed ONTOLOGICO che riguarda l'essere dell'uomo che ha un primato ontologico rispetto agli altri enti: PRIMA DI AVERE LA CAPACITA' DI PORSI LA DOMANDA SUL SENSO DELL'ESISTENZA
Tutto l'impianto del suo ragionamento in essere e tempo si colloca su un livello dell'esistenza, è un'indagine sull'essere dell'uomo (esser-ci), sul senso dell'esser-ci e sulla comprensione; quando parla del comprendere, dice che assieme ad esso l'essere del mondo vive un'altra dimensione e cioè quella della situazione emotiva (affettività). Nella distinzione fra l'essere e l'essere delle cose, degli enti Heidegger sostiene che I cose possiedono solo la dimensione temporale della semplice presenza (dimensione ontica) mentre invece l'esserci ha da essere: possiede la propria esistenza perché può decidere/scegliere e questa possibilità di scegliere proietta l'uomo fuori di se: esistenza come ex sistere, capacità di trascendere il suo essere ed andare oltre se, fuori e non essere semplicemente presente. L'uomo nella sua dimensione fondamentale è progetto: futuro; mentre le cose sono semplicemente presenti, l'uomo si proietta fuori e si progetta avanti, ex siste dalla condizione di temporalità presente.
TUTTO DOVUTO ALLA DIMENSIONE DELLA POSSIBILITA' (peculiarità del primato ontologico)
Scanned with CamScannerUOMO COME PROGETTO NEL MONDO: futuro gettato nel mondo fra le cose; Infatti la condizione finita dell'uomo è spiegata da Heidegger in termini di fattività: la vita è un factum e l'uomo, nella sua condizione di essere, è un fatto fra i fatti (cosa fra le cose).
L'uomo può progettarsi secondo due tipi di esistenza: autentica e inautentica/propria e impropria; allo stesso modo l'uomo può comprendere in maniera autentica e non-autentica (sapere vuol dire possedere, fare propria una comprensione): quando esisto autenticamente mi progetto a partire da me stesso, da ciò che mi è proprio; se comprendo autenticamente parto da qualcosa che ho interiorizzato, che mi è diventato proprio. L'inautentico non è proprio, non è mio e progetto la mia esistenza su qualcosa che non mi è proprio; allo stesso modo comprendo partendo da qualcosa che non mi è proprio.
L'autenticità sostanzialmente è una sorta di richiamo della coscienza, che è sentito da dentro: non si tratta di un richiamo alla morale, al giusto o allo sbagliato ma è un richiamo legato propriamente alla nostra esistenza in quanto tale, strettamente connesso alla possibilità che in qualche modo tende verso un'esistenza autentica.
Quando parliamo dell'essere del mondo, l'esser-ci (essere dell'uomo) si colloca in una dimensione esistenziale che lo pone in rapporto con le cose (enti) e gli altri esseri (esser-ci); Heidegger si propone di analizzare questa medietà (stare in messo alle cose) tenendo conto che le cose hanno significato per l'esser-ci in quanto sono utilizzabili: utilizzabilità intramondana che sta ad indicare il fatto che il significato delle cose del mondo è un significato per noi. Il significato delle cose è dato sostanzialmente dall'uomo, dalla sua capacità di dare senso alle cose e porle nei termini di utilizzabilità.
La relazione con le cose e con gli altri è definita dalla struttura fondamentale dell'esser-ci che è la cura: struttura esistenziale propria dell'esser-ci in relazione con l'alter (dimensione ontologica). Anche nella dimensione delle cose la prospettiva della cura è quella del prendersi cura delle cose che ci occorrono: ci preoccupiamo, ci occupiamo e ci prendiamo cura delle cose che ci occorrono. (DIMENSIONE ONTICA)
Nel prendersi cura esistono due dimensioni, autentica ed inautentica, ed esiste anche la dimensione di trascendenza in quanto ci si prende cura di un qualcosa che è al di fuori; esiste anche la dimensione progettuale (possibilità e progetto sono le due dimensioni). Si parla propriamente di un prendersi cura delle cose a livello ontico; la prospettiva ontologica del prendersi cura riguarda il rapporto con gli altri esser-ci (uomini) e si pone di un livello differente, quello dell'aver cura: in questa opera di cura, si può sottrarre ad altri le cure e si può aiutare gli altri a liberarsi nella misura in cui per libertà si intende progettare l'esistenza autenticamente, indirizzare verso l'autenticità.
L'ESISTERE, L'ESSERE NEL MONO E' APERTURA VERSO GLI ALTRI E LE COSE DEL MONDO
L'ermeneutica heideggeriana elimina il concetto di perfezione e finitezza: l'essere è tempo, il suo senso è la temporalità e storicità di quello che l'essere è stato, è e progetta di essere in futuro. Ogni volta che si entra in contatto con l'esperienza e la comprensione, l'essere è sempre diverso da ciò che per prima di entrarci in contatto; perciò si elimina ogni forma di perfezione.
Heidegger apre essere e tempo con una citazione del sofista di Platone; c'è però il teeteto, nel quale PRIMO DIALOGO A paragona la conoscenza ad una voliera: l'uomo prende le conoscenze e le mette nella voliera ma nel meccanismo di conoscenza si può entrare in contatto con un qualcosa che non è vero ma pare vero: il verosimile, qualcosa che può essere effettivamente vero ma non lo è (plausibile ma non vero, reale). Una volta messa nella nostra voliera una cosa verosimile, il problema non è averlo immagazzinato ma usarlo e riutilizzarlo: meccanismo sulla base del quale si manifesta il fenomeno complottistico (diffusione di una conoscenza falsa che siccome è plausibile viene ammessa per vera e si lotta per essa): pseudos. (GRECO)
VALORIZZARE LA SCRITTURA La condizione dell'uomo rispetto agli altri è quella della co-esistenza: a proposito di essa, Heidegger parla di con-essere, essere insieme agli altri nella comunità, essere tra gli altri. La coesistenza è letta in termini
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