Riassunto di Welfare, Attualità e Prospettive di Chiara Giorgi, Unifi

Documento dall'Università degli Studi di Firenze su "Welfare. Attualità e prospettive" di Chiara Giorgi. Il Pdf, utile per lo studio universitario di Economia, riassume l'evoluzione del welfare state, le politiche familiari e la sicurezza sociale, inclusi temi come la cura e le pensioni in Italia.

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22 pagine

Riassunto di "Welfare. Attualità e
prospettive" di Chiara Giorgi
Sociologia
Università degli Studi di Firenze (UNIFI)
21 pag.
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Welfare: Attualità e Prospettive Chiara Giorgi
Il welfare ieri e domani
Il tema dello Stato sociale è tornato ad essere al centro del dibattito pubblico, dopo anni in cui ha
visto politiche di contenimento e riduzioni di spesa in nome dell’austerità e del mercato ->
egemonia neoliberale.
La crescita delle disuguaglianze economiche, il moltiplicarsi delle disparità sociali e la pandemia da
Covid-19 hanno ridato attualità al welfare e ne hanno fatto riemergere la centralità sociale e politica
-> il concetto di welfare state presenta una certa ambiguità:
- da una parte, è il prodotto del capitalismo, e il welfare state ha svolto una funzione di
legittimazione e di riproduzione del sistema economico e sociale (offrendo appunto soluzioni che
hanno agevolato lo sviluppo del capitalismo)
- dall’altra parte, il welfare state ha avuto un ruolo chiave nel sostenere il principio di uguaglianza,
nell’assicurare la soddisfazione dei bisogni e la garanzia dei diritti sociali (grazie a interventi dello
stato, espansione dei servizi pubblici, e meccanismi di redistribuzione): quindi da questa
prospettiva il welfare state ha svolto una funzione di antagonista al capitalismo
-> Stato sociale: tendenza a riprodurre logiche integratrici e di controllo (non esistono politiche
volte al benessere che non siano legate al controllo, ovvero ogni azione che comporta la
promozione del benessere o la riduzione del malessere è in qualche modo legata a un’azione di
controllo sociale).
Evoluzione del welfare state:
Nel Novecento, diversi progetti e culture politiche hanno prospettato modelli di cambiamento
sociale che avevano al loro centro l’intervento dello Stato nell’economia e lo sviluppo di un ampio
settore di servizi pubblici -> nei decenni scorsi, a seguito della diffusione dell’ideologia neoliberista,
al prevalere dei meccanismi e degli interessi di mercato e al pervasivo radicamento del capitalismo
contemporaneo, è avvenuta una profonda revisione del welfare state
-> infatti, a caratterizzare l’ideologia neoliberale sono processi di valorizzazione e
accumulazione del capitale, fondati su finanziarizzazione, privatizzazione dei servizi di welfare,
sfruttamento, appropriazione della ricchezza sociale = le attività di cura, assistenza, i servizi
sociali, hanno visto una aziendalizzazione/managerializzazione e sono entrate a far parte della
logica di mercato
Inizialmente, la teorizzazione dello Stato sociale prevedeva un modello in grado di assicurare un
elevato libello di protezione sociale a tutti i cittadini, garantendo cure mediche, un completo e
universale servizio sanitario, estese assicurazioni sociali e un sistema assistenziale universale, ma
soprattutto la garanzia di un reddito minimo necessario per salvaguardare la sopravvivenza =>
inizialmente il modello di welfare state si configurava come universalista e democratico: negli anni
Settanta, a seguito di una grave crisi di accumulazione del capitale e di conflitto sociale, venne
messo in discussione questo programma di stampo keynesiano (a partire dalla necessità stessa
per il capitale di ricreare le condizioni ottimali di un’efficace accumulazione) -> diffusione
dell’ideologia neoliberista, riorganizzazione neoliberale del capitalismo, tagli alle politiche sociali
(viste come oneri insopportabili della crescita economica) e di conseguenza sono cominciati i
processi di mercificazione della salute, dell’istruzione, e del welfare in generale
In Italia, la realizzazione del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) rappresentò una delle più
importanti e rivoluzionarie riforme in materia di welfare: prevedeva la piena universalità della tutela
alla salute, considerando la salute come un fatto sociale e politico, ponendo attenzione alla
prevenzione e all’approccio epidemiologico -> dopo alcuni anni di crescita del welfare state
italiano, ci fu un’inversione di tendenza e i sistemi di sicurezza sociale subirono alcune limitazioni,
contenimenti ed erosione delle attività di welfare
-> le principali problematiche del nostro paese:
- sul piano sociale, riduzione delle nascite e invecchiamento della popolazione, con tutte le
conseguenze riguardanti l’assetto previdenziale, assistenziale, sanitario e occupazionale
- l’aumento dei flussi migratori, gestiti con politiche inadeguate e che “incoraggiano” l’irregolarità e
lo sfruttamento dei migranti
- la precarizzazione del lavoro
- l’aumento degli squilibri territoriali
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Anteprima

Il welfare ieri e domani

Il tema dello Stato sociale è tornato ad essere al centro del dibattito pubblico, dopo anni in cui ha visto politiche di contenimento e riduzioni di spesa in nome dell'austerità e del mercato -> egemonia neoliberale. La crescita delle disuguaglianze economiche, il moltiplicarsi delle disparità sociali e la pandemia da Covid-19 hanno ridato attualità al welfare e ne hanno fatto riemergere la centralità sociale e politica -> il concetto di welfare state presenta una certa ambiguità: - da una parte, è il prodotto del capitalismo, e il welfare state ha svolto una funzione di legittimazione e di riproduzione del sistema economico e sociale (offrendo appunto soluzioni che hanno agevolato lo sviluppo del capitalismo) - dall'altra parte, il welfare state ha avuto un ruolo chiave nel sostenere il principio di uguaglianza, nell'assicurare la soddisfazione dei bisogni e la garanzia dei diritti sociali (grazie a interventi dello stato, espansione dei servizi pubblici, e meccanismi di redistribuzione): quindi da questa prospettiva il welfare state ha svolto una funzione di antagonista al capitalismo -> Stato sociale: tendenza a riprodurre logiche integratrici e di controllo (non esistono politiche volte al benessere che non siano legate al controllo, ovvero ogni azione che comporta la promozione del benessere o la riduzione del malessere è in qualche modo legata a un'azione di controllo sociale).

Evoluzione del welfare state

Nel Novecento, diversi progetti e culture politiche hanno prospettato modelli di cambiamento sociale che avevano al loro centro l'intervento dello Stato nell'economia e lo sviluppo di un ampio settore di servizi pubblici -> nei decenni scorsi, a seguito della diffusione dell'ideologia neoliberista, al prevalere dei meccanismi e degli interessi di mercato e al pervasivo radicamento del capitalismo contemporaneo, è avvenuta una profonda revisione del welfare state -> infatti, a caratterizzare l'ideologia neoliberale sono processi di valorizzazione e accumulazione del capitale, fondati su finanziarizzazione, privatizzazione dei servizi di welfare, sfruttamento, appropriazione della ricchezza sociale = le attività di cura, assistenza, i servizi sociali, hanno visto una aziendalizzazione/managerializzazione e sono entrate a far parte della logica di mercato Inizialmente, la teorizzazione dello Stato sociale prevedeva un modello in grado di assicurare un elevato libello di protezione sociale a tutti i cittadini, garantendo cure mediche, un completo e universale servizio sanitario, estese assicurazioni sociali e un sistema assistenziale universale, ma soprattutto la garanzia di un reddito minimo necessario per salvaguardare la sopravvivenza => inizialmente il modello di welfare state si configurava come universalista e democratico: negli anni Settanta, a seguito di una grave crisi di accumulazione del capitale e di conflitto sociale, venne messo in discussione questo programma di stampo keynesiano (a partire dalla necessità stessa per il capitale di ricreare le condizioni ottimali di un'efficace accumulazione) -> diffusione dell'ideologia neoliberista, riorganizzazione neoliberale del capitalismo, tagli alle politiche sociali (viste come oneri insopportabili della crescita economica) e di conseguenza sono cominciati i processi di mercificazione della salute, dell'istruzione, e del welfare in generale In Italia, la realizzazione del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) rappresentò una delle più importanti e rivoluzionarie riforme in materia di welfare: prevedeva la piena universalità della tutela alla salute, considerando la salute come un fatto sociale e politico, ponendo attenzione alla prevenzione e all'approccio epidemiologico -> dopo alcuni anni di crescita del welfare state italiano, ci fu un'inversione di tendenza e i sistemi di sicurezza sociale subirono alcune limitazioni, contenimenti ed erosione delle attività di welfare -> le principali problematiche del nostro paese: - sul piano sociale, riduzione delle nascite e invecchiamento della popolazione, con tutte le conseguenze riguardanti l'assetto previdenziale, assistenziale, sanitario e occupazionale - l'aumento dei flussi migratori, gestiti con politiche inadeguate e che "incoraggiano" l'irregolarità e lo sfruttamento dei migranti - la precarizzazione del lavoro - l'aumento degli squilibri territoriali Document shared on https://www.docsity.com/it/riassunto-di-welfare-attualita-e-prospettive-di-chiara-giorgi/8764952/ Downloaded by: tiziana-murolo (murolotiziana9@gmail.com)=> incapacità dello stato di rispondere a nuove forme di povertà, disagio e insicurezza, soprattutto a causa del ridimensionamento su stampo neoliberista dei servizi di welfare (privatizzazione e mercificazione della sanità, e anche delle pensioni) -> logiche di privatizzazione e di mercato, che hanno portato ad aumentare le dinamiche di diversificazione sociale e territoriale nella dotazione dei servizi, iniquità redistributive, insufficienze strutturali In questo quadro in cui si delineano prospettive di crescente indebolimento della tutela dei redditi, di redistribuzione di ricchezza al contrario (dal basso verso l'alto), di pericoloso rafforzamento di regimi previdenziali integrativi privati e di ruolo sostitutivo della sanità privata, è esplosa la pandemia da Covid-19. -> la diffusione del coronavirus sembra aver rimesso al centro dell'attenzione il ruolo del welfare, a livello sia di dibattito internazionale sia di interventi adottati per far fronte all'emergenza: la pandemia da un lato ha messo in evidenza quanto fosse essenziale la presenza di sistemi sanitari pubblici, di misure di prevenzione e di assistenza; dall'altor ha sottolineato i profondi limiti della situazione attuale. Infatti, le politiche di restrizione adottate negli ultimi hanno avuto un peso importante sulla sanità pubblica, provocandone un depotenziamento, una riduzione di servizi e personale, e lasciando grande spazio alla sanità privata.

Parte prima: Il welfare in tensione

Capitolo 1. Welfare state e pandemia

La pandemia ha avuto importanti effetti sui meccanismi di protezione sociale, riproponendo l'esigenza di analizzare il ruolo e la funzionalità del welfare state -> ridefinire il ruolo dello Stato sociale, basato su un sistema economico fondato sulla sovranità del consumatore e sulla libertà d'impresa: quando gli operatori privati non sono in grado di soddisfare le esigenze dei consumatori, l'autorità pubblica interviene a integrazione delle carenze dei meccanismi di mercato. -> importanti interventi andrebbero progettati nelle aree di disoccupazione, malattia e vecchiaia: interventi in queste aree rischiose e che devono assumere carattere universale (senza discriminazioni, al fine di livellare le disuguaglianze) -> è importante sottolineare che lo sviluppo del welfare state a partire dagli anni Trenta ha trovato una sostanziare corrispondenza nella visione di un sistema economico che attribuisce all'autorità pubblica un ruolo attivo, anche per quanto riguarda il raggiungimento della piena occupazione e un'equilibrata distribuzione del reddito -> potenziamento del ruolo del sindacato in questo senso, a tutela dei lavoratori (occupati, disoccupati, minoranze), accompagnato dal sostegno della domanda con investimenti pubblici. Questo faceva parte di un quadro di politiche sociali improntate allo sviluppo del welfare state con un'impostazione keynesiana di politica economica: il consenso a questo sistema è stato progressivamente eroso, a causa delle difficoltà di gestione e dei conflitti distributivi, ma soprattutto a causa della diffusione di una nuova visione del ruolo della politica economica e delle funzioni della politica sociale => diffusione di un pensiero neoliberista: i malfunzionamenti del sistema economico erano attribuiti a una rigidità di prezzi e remunerazioni, riconducibili a regole di mercato troppo rigide che non garantivano adeguata flessibilità alla forza lavoro, che quindi non riusciva ad adattarsi alle mutate esigenze del mondo del lavoro. -> queste ideologie hanno via via portato a una compressione dei livelli salariali, a una flessibilizzazione del mercato del lavoro che si è tradotta in una precarizzazione dei rapporti lavorativi (testimoniato dall'espansione dei rapporti di lavoro precari o irregolari, con retribuzioni nettamente inferiori al lavoro cosiddetto "regolare") => modificazioni del mercato del lavoro, globalizzazione, cambiamenti a livello economico globale, politiche economiche e sociali non favorevoli ai lavoratori proletari: tutto ciò ha portato a una progressiva concentrazione di reddito e ricchezza nelle mani di pochi, a discapito di un'ampia e crescente fetta di popolazione che si è impoverita -> solo gli interventi dello Stato sociale sembrano attenuare la disuguaglianza di reddito, interventi che sono fortemente scoraggiati dal pensiero neoliberista. Un altro importante effetto di queste modificazioni è l'insicurezza diffusa nella popolazione a rischio, che causa un profondo malessere economico, e che sembra originata Document shared on https://www.docsity.com/it/riassunto-di-welfare-attualita-e-prospettive-di-chiara-giorgi/8764952/ Downloaded by: tiziana-murolo (murolotiziana9@gmail.com)dallo spostamento di potere contrattuale a favore delle imprese e a danno dei lavoratori, compresi quelli appartenenti alle classi medie. -> in questo contesto già di per sé problematico si è inserita la pandemia, con profondi effetti sugli assetti economici e sociali. Le modalità di intervento a sostegno del reddito si sono rivelate inadeguate o inesistenti: le politiche adottate negli ultimi anni hanno prodotto una situazione fragile e scarsamente resiliente, che non è riuscita (se non grazie all'attivazione di meccanismi assistenziali grazie ai fondi europei) a sostenere l'intera popolazione in questo periodo di crisi. - i lavoratori sono stati molto colpiti, sia coloro che beneficiavano di un rapporto di lavoro regolare (subendo riduzioni salariali intorno al 20% se impiegati in settori oggetto di chiusura), sia e soprattutto lavoratori precari o privi di protezione statale, per i quali la riduzione del reddito ha comportato spesso l'entrata nell'area della povertà = la pandemia ha colpito soprattutto i ceti più bassi, accentuando le disuguaglianze preesistenti (soprattutto per coloro che non godevano di adeguate forme di tutela) - ovviamente la pandemia ha prodotto effetti sul sistema sanitario, anche a causa del fatto che i sistemi sanitari pubblici hanno risentito delle politiche di austerità seguite negli ultimi anni (= le cosiddette "politiche di razionalizzazione dell'offerta", consistenti in riduzione dei finanziamenti alle strutture sanitarie, ad esempio, insieme a politiche di restrizione della domanda e limitazione dell'accesso alle prestazioni) => la pandemia ha accentuato problematiche e drammaticità che erano già presenti in questa situazione di crisi del sistema sanitario: la pandemia ha evidenziato i limiti di un sistema sanitario pubblico ridotto ai minimi termini da anni di compressione delle risorse e delle retribuzioni (alto turnover) - la pandemia ha anche influito sul sistema pensionistico. Negli ultimi anni, le riforme miranti alla stabilizzazione della spesa pensionistica hanno visto lo spostamento in avanti dell'età del pensionamento e nuove formule di calcolo della pensione, le quali al contrario del passato fanno dipendere meno la pensione dalla retribuzione e dalla durata dell'attività lavorativa del lavoratore (tutto questo accompagnato da una società che invecchia sempre di più, in cui i giovani sono meno e cominciano dopo a lavorare) -> le cadute occupazionali e reddituali del periodo pandemico hanno determinato un problema di adeguatezza delle pensioni, poiché i periodi di inattività o di riduzione del salario non sono adeguatamente compensati nel calcolo della pensione. Se le pensioni sono calcolate sulla base dei contributi versati e del rendimento lavorativo, sono quindi necessari rapporti di lavoro continuativi e una dinamica salariale adeguata: la crisi degli ultimi trent'anni, con la mediocre crescita del PIL e della crescita salariale, con la precarietà e frequenti interruzioni dei rapporti di lavoro, ha portato a significativi effetti su versamenti e contribuiti, e quindi sulle pensioni -> la pandemia, anche in questo caso, è stato un elemento che si è aggiunto a un quadro già compromesso.

Capitolo 2. Welfare e bisogni fondamentali: la persistente attualità di una "vecchia" idea

Welfare andrebbe profondamente riformato: la disuguaglianza di opportunità intergenerazionale rimane alta e in crescita; squilibri territoriali nell'offerta dei servizi; carenze pubbliche nel sostegno alla cura e iniquità di genere. Il "nuovo" welfare si contraddistingue da una mancata soddisfazione dei bisogni fondamentali -> bisogni fondamentali fanno riferimento a quei risultati (materiali o immateriali) ritenuti fondamentali per la formazione e perseguimento dei singoli piani di vita: questo si rispecchia nei diritti sociali fondamentali, come il diritto all'avere un minimo di benessere e sicurezza economica e il diritto di partecipare alla vita politica e sociale della società = benessere, sicurezza economica, partecipazione al patrimonio sociale -> fare lega sui risultati è importante, poiché limitarsi a dare risorse nell'assunto che queste possano essere liberamente utilizzabili dai singoli, rischia di ignorare le differenze individuali nelle capacità di convertire le risorse nei risultati sperati: le risorse contano, ma limitarsi alla distribuzione delle risorse non tiene in considerazione le condizioni inziali di vita e di potere che sono differenti tra le varie classi. I bisogni fondamentali sono i bisogni condivisi, universali, nonostante ci siano specificazioni di questi relative al contesto, ai tempi e ai luoghi presi in considerazione. Questo insieme di bisogni fondamentali include essere nutriti, fruire di un'abitazione, essere istruiti, avere una base di sicurezza economica, essere il più possibile in buona salute e venire curati se Document shared on https://www.docsity.com/it/riassunto-di-welfare-attualita-e-prospettive-di-chiara-giorgi/8764952/ Downloaded by: tiziana-murolo (murolotiziana9@gmail.com)

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