Condizionamento antropico: impatto sugli ecosistemi lagunari dell'Università degli Studi di Sassari

Slide dall'Università degli Studi di Sassari sul condizionamento antropico. Il Pdf esplora l'impatto umano sugli ecosistemi lagunari, classificando le problematiche in dirette e indirette, con un focus sulla pesca e la gestione delle risorse ittiche. Questo materiale didattico universitario di Biologia, sebbene schematico, offre una panoramica chiara degli argomenti trattati.

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15 pagine

Condizionamento
antropico
Problematiche di maggiore impatto
Sono state identificate quattro categorie d’impatto (antropico) sugli ambienti lagunari (Yànez-
Arancibia,1989):
o Alterazioni fisiche con realizzazione di infrastrutture ed interventi
di modellamento del corpo idrico;
o Arricchimento in eccesso di materiale organico, nutrienti
inorganici, calore (ovvero l’aggiunta di sostanze a livelli che non sono
tossici, ma che provocano cambiamenti nella struttura e nel
metabolismo dell’ecosistema);
o Introduzione di materiali tossici (materiali che sono, sia in maniera
acuta che cronica, tossici per gli organismi);
o Cambiamenti nella struttura della comuni attraverso raccolta o
introduzione di specie esotiche (porta a cambiamenti diretti nella
composizione in specie);
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INDIRETTI

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UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI SASSARI

Condizionamento

antropicouniss UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI SASSARI

Problematiche di maggiore impatto

Sono state identificate quattro categorie d'impatto (antropico) sugli ambienti lagunari (Yànez- Arancibia, 1989):

INDIRETTI

  • Arricchimento in eccesso di materiale organico, nutrienti inorganici, calore (ovvero l'aggiunta di sostanze a livelli che non sono tossici, ma che provocano cambiamenti nella struttura e nel metabolismo dell'ecosistema);
  • Introduzione di materiali tossici (materiali che sono, sia in maniera acuta che cronica, tossici per gli organismi);

DIRETTI

  • Cambiamenti nella struttura della comunità attraverso raccolta o introduzione di specie esotiche (porta a cambiamenti diretti nella composizione in specie);
  • Alterazioni fisiche con realizzazione di infrastrutture ed interventi di modellamento del corpo idrico;uniss UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI SASSARI

Le bonifiche

Le aree vallive e litoranee sono spesso assegnate ai comprensori di bonifica affinché possano regolare la gestione delle acque attraverso manufatti di bonifica al fine di evitare situazioni di pericolo idraulico causato da un incontrollato incremento idrometrico e per attuare le opportune azioni di difesa dalle acque esterne (zone litoranee).

idrovore Canali di scolo chiuse chiaviche

In Italia dall'epoca Romana ad oggi circa il 90% delle acque di transizione e specialmente lagunari è scomparso!uniss UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI SASSARI

Usi delle lagune

In questo quadro di enorme complessità e problematicità si è sovrapposta l'interferenza umana conseguente agli usi diretti ed indiretti delle stesse lagune e dei loro ambienti di input (bacino idrografico e mare antistante):

SISTEMA AMBIENTALE FUNZIONI ECOSISTEMICHE BENI E SERVIZI Sistema abiotico PRODUZIONE PESCA E ACQUACOLTURA Habitat e comunità REGOLAZIONE E MANTENIMENTO SISTEMA FILTRO / ACCUMULO Sistema amministrativo e politico gestionale Usi e attività HABITAT CONSERVAZIONE

Questi aspetti sono interconnessi e vi insistono direttamente ed indirettamente alle diverse scale spaziali e temporali, per cui prima di prendere decisioni di qualunque tipo su questi ambienti bisogna conoscerli e valutarli molto bene anche al fine di manipolarli.uniss UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI SASSARI

Usi delle lagune / la pesca

L' uso primario è la pesca che comporta:

  • Presenza di lavorieri a cui consegue rallentamento idraulico.
  • Regolarizzazione del canale a mare e in alcuni casi apertura di nuovi canali a cui consegue rallentamento o accelerazione idraulica.
  • Realizzazione di canali all'interno del bacino lagunare per consentire maggiore "vivificazione marina" a cui consegue maggiore rifornimento di acque salate e modifica dei naturali paterns biotici, oltre che alterazione di specie critiche nelle aree scavate e per effetto della torbidità indotta nell'intero sistema.
  • Dragaggi per ridurre la naturale tendenza all'interramento a cui conseguono modifiche volumetriche, di ricambio idraulico, di torbidità che si traducono in processi estintivi a carico di alcune specie e di facilitazione per altre.
  • Riversamento dei materiali dragati in colmate costiere a cui consegue la modifica dei gradienti lagunari-terrestri ed effetti imponenti sulle comunità della cintura lagunare.uniss UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI SASSARI

Usi delle lagune / la pesca

C 16 6 5 4×3 2 B 1 A covola 16 4. Camera della morte 5. Cogolara 6. Camera della morte

Rese medie annuali in kg/ha/anno delle lagune sarde in funzione della trofia e della salinità media delle acque.

OLIGOTROFIA MESOTROFIA EUTROFIA IPERTROFIA TOTALI SAL .< 15% 1460 169.2 168.9 SAL. 15-30% 153.0 235.1 231.9 SAL. 30-38% 89.3 157.4 291.0 170.7 SAL. >38% 25.0 29.0 25.3 1 TOTALE 41.1 136.3 243.3 169.2 156.3

In india alcune lagune hanno una produttività di oltre 1000 kg/ha/anno

In termini di risorsa ittica le lagune mondiali sono sfruttate al più per il 5-10% del loro totale potenziale.

1. Botteghino 2. Colauro vero 3. Bocca di centrouniss UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI SASSARI

Usi delle lagune / la pesca

Peschiera di Sa Mardini

O Loc. Porto Turistico d' Domenico Millelireuniss UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI SASSARI

Usi delle lagune / la pesca

Secondo il Dipartimento di Biologia animale dell'Università di Cagliari, tra ottobre 2014 e dicembre 2015, i cormorani hanno consumato oltre 537.000 kg di pesce per un valore complessivo di 2.686.000 euro calcolato nell'ipotesi di un prezzo medio di 5 euro al kguniss UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI SASSARI

Usi delle lagune / la pesca

G. Fiori Baroni in laguna . quadrati, con acque ad alta percentuale di cloruro di sodio · giù verso l'apertura a mare e quasi dolci a nord, dove sbocca il Rio Sa Praia. Sbizzarrendosi a fantasticare sulla pescosità di simile invaso d'acque marine e fluviali, l'im- maginazione popolare arriva a figurarsi un turbinìo di mi- lioni di biglietti da mille, i soldi ogni anno intascati da quelli che lo sfruttano. Cifre esagerate, si capisce. Ma almeno su un punto i giudizi concordano: che lo stagno o lago o laguna di Cabras è fra i più ricchi d'Europa. Notizie sugli stagni di Cabras e Mistras (« ex quibus fit ingens captura piscium et anguillarum perpinguium ») trovo in un libro di Giovan Francesco Fara, storico sardo del Cinquecento. Ed il Mimaut, che nei primi decenni dell'Ottocento fu console di Francia in Sardegna, parla di luoghi « tres poissonneux », con muggini « de la plus étonnante grosseur », tanto da pesare, non di raro, sino . a venticinque libbre. Ne chiedo il motivo a uno del mestiere. « Vede lì quel canale? - mi risponde - Esso unisce il mare di- rettamente a Sa Màrdini, dove ci troviamo. Ora lei questo canale se l'immagini come una grande pompa messa sul golfo a risucchiare i banchi di pesci. Il primo punto di raccolta è qua, a Sa Mardini, che in dialetto vuol dire scrofa (e infatti è questa prima breve laguna ad ' allat- tare ' attraverso un paio di canali il resto dello stagno). Ai primi freddi, alcune specie di pesci ancora allo stato di novellame, anguille, muggini, spigole, orate e sogliole, per un fenomeno che chiamiamo dell'anadromismo gio- vanile, sono spinte a rifugiarsi negli specchi lagunari. Cosa ci trovano di buono? Intanto tranquillità (sfuggono qua dentro alle specie aggressive), poi temperature più miti e una vegetazione di stupende fittissime alghe, con aggiunta, per i carnivori, di avannotti a migliaia. Salgono dunque a Sa Màrdini e una volta nello stagno mai più potranno uscirne. Ci provano si, appena alla maturità sessuale, sul principio dell'estate e fino ai mesi di settem- bre-ottobre. Adulti, ingrassati a puntino e con nostalgia di mar vivo; i pesci tentano di tornarci. Ecco però, ad impedirglielo, le palizzate di canne. Ritentano imboccando altri canali, e alla fine di questi altri canali stop. Termine- ranno in vasti recinti, i lavorieri fissi, che sono camere della morte con graticci di canne per pareti. Il grosso del pe- scato lo si ricava ovviamente di qua, dalle peschiere: esso va tutto ai padroni. In più è anche consentita però la pesca cosiddetta vagantiva con reti a strascico o da posta nel resto dello stagno: e allora il prodotto va mezzo e mezzo a chi lo pesca e ai padroni ... Se la pesca va- gantiva è libera a chiunque? No, non a tutti. Chi, a quali condizioni e quando, sono sempre i padroni a de- ciderlo, soltanto loro ». I padroni. Ma padroni perché, in acque con tutt'un'ap- parenza di demanialità marittima? Ne chiedo a due av- vocati. « Una volta - dice il primo - le acque di Cabras erano demaniali, s'intende come potevano esserlo in tempi di monarchia assoluta, quando bene pubblico e patrimonio della Corona si confondevano. Allora, parlo del 1600, metà secolo, la Sardegna subiva il dominio spagnolo. Filippo IV è impelagato nella guerra di Catalogna e gli servono parecchi soldi. Li chiede a un banchiere genovese, Gerolamo Vivaldi, offrendogli in pegno, a compenso del mutuo, gli stagni, le peschiere e le dipendenze di Cabras e di Santa Giusta. Ci fu alienazione di proprietà o non piuttosto, come le parole mutuo e pegno inducono a cre- dere, la sola concessione del diritto esclusivo di pesca? Su questo rompicapo sono fiorite e continuano a farsi le polemiche. Ma gandiamo avanti. Nel luglio del 1853, gli- eredi del duca Vivaldi. Pasqua cedono gli stagni a un notabile di Oristano, don Salvatore Carta. E la domanda oggi è sempre quella: sul diritto che poteva essere tra- smesso, se di proprietà oppure semplicemente di sfrut- tamento delle acque. Non le sembri un capello spaccato in quattro per puro gusto d'esercitazione dialettica. Al contrario, la distinzione ha grande rilievo sostanziale. Ri- solvendo infatti il quesito in un senso o nell'altro, subito si ha la risposta a questa nuova domanda: è applicabileuniss UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI SASSARI

Usi delle lagune / la pesca

In Sardegna la stragrande maggioranza delle lagune ha subito e subisce continuamente interventi per cercare di favorire la pesca. Negli ultimi 40 anni sono stati spesi a questa finalità almeno 300 milioni di euro ma la produttività ittica è passata da una media di 300-400 kg/ha/anno a 50-100 kg/ha/anno . Il risultato è stato un disaccoppiamento tra la gestione produttiva e il contesto ambientale. Questo perché è stato adottato di un approccio gestionale meristico di impronta prettamente ingegneristica e non multidisciplinare.uniss UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI SASSARI

Usi delle lagune / sistema filtro / accumulo

Il secondo uso come sistema di filtro / accumulo, non meno importante, è indiretto e pluridimensionale riguardando aspetti diversificati dell'uso del territorio versante:

Scarichi fognari non depurati o scarsamente depurati a cui, se superano la capacità portante, conseguono processi di eutrofizzazione ed incremento delle probabilità di crisi distrofiche con selezioni di specie opportuniste.

Deforestazione, arature, concimazioni, deiezioni animali che implicano aumento dei rilasci solidi e nutrizionali a cui conseguono gli stessi processi suddetti.

Diversione dei percorsi fluviali, creazione di invasi e sottrazione delle risorse di acqua dolce superficiali con effetti rilevanti sull'assetto salino e sulle sue dinamiche con sostanziale riconfigurazione degli ambienti lagunari in termini spaziali e temporali.

Prelievo crescente delle acque sotterranee con riduzioni di flusso verso le lagune proprio nel periodo estivo quando le specie più sensibili alla salinità corrono i rischi maggiori.

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