Documento sul Decadentismo, un movimento letterario di fine Ottocento e inizio Novecento. Il Pdf analizza le origini, le caratteristiche e le principali correnti del Decadentismo in Letteratura per la Scuola superiore, approfondendo le figure di Giovanni Pascoli e Gabriele D'Annunzio e le loro opere più significative.
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Il Decadentismo è un movimento letterario nato tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, che si sviluppò in Italia e in Europa con caratteristiche diverse. Il termine deriva dal francese décadent, inizialmente usato in senso dispregiativo per indicare i "poeti maledetti" come Verlaine, Rimbaud e Mallarmé, considerati corrotti e disordinati per il loro stile di vita e la novità delle loro opere. Questi poeti, tuttavia, accolsero il termine e lo trasformarono in un simbolo di ribellione. L'espressione "poeti maledetti" trae origine da un'antologia ispirata a una poesia di Baudelaire, in cui si accusa la società di rifiutare e maledire il poeta, incapace di comprenderne il valore. Per i decadenti, invece, il poeta è una figura essenziale che, con la sua creatività, spinge lo spirito umano verso il progresso.
Il Decadentismo nasce come reazione alla crisi del Positivismo e del pensiero scientifico. La perdita di fiducia nella ragione causò una crisi dei valori tradizionali (libertà, patria, progresso), portando insicurezza, scetticismo e angoscia esistenziale.
La poetica del Decadentismo si basa sulla visione della vita come mistero, con la poesia intesa come strumento per esplorare l'ignoto, l'inconscio e l'assoluto. Il poeta è visto come un "veggente" che, attraverso intuizioni improvvise, rivela questi aspetti profondi, rendendo la poesia un monologo di illuminazione. Predilige forme libere e aperte. Il Decadentismo ha dato vita a diverse correnti specifiche:
In Italia, il Decadentismo si sviluppò lentamente e con caratteristiche diverse a seconda degli artisti:
Questa lentezza è attribuita alla tradizione culturale italiana, all'opposizione di Benedetto Croce e al senso di misura tipico dello spirito nazionale.
Giovanni Pascoli nasce il 31 dicembre 1855 a San Mauro di Romagna in una famiglia agiata. Suo padre, Ruggiero, era fattore per i principi Torlonia. Giovanni è il quarto di dieci figli, ma la sua infanzia è segnata da gravi lutti: nel 1867, il padre viene assassinato,causando difficoltà economiche che costringono la famiglia a trasferirsi più volte. Nei pochi anni successivi muoiono la madre, la sorella maggiore e due fratelli.
Il "nido" per Pascoli rappresenta rifugio e protezione familiare. E' costituito da leggi patriarcali rigide e legami viscerali che rendono difficile l'allontanamento, visto come un tradimento. Il poeta rifiuta esperienze amorose e sessuali, conducendo un'esistenza forzatamente casta. Pascoli desiderava costruire un "nido" autentico. Il suo desiderio ossessivo lo portò a reagire in modo patologico quando la sorella Ida si sposò nel 1895, percependo l'evento come una profanazione del nido, con gravi ripercussioni depressive.
La poesia di Pascoli si concentra sulle "piccole cose" della quotidianità, attribuendo loro un profondo valore simbolico. La sua poesia esprime un atteggiamento innocente e aurorale, incarnato dalla figura del "fanciullino". Tra le sue opere principali vi sono Myricae, Poemetti, Canti di Castelvecchio e Poemi conviviali. Negli ultimi anni, Pascoli passa dalla figura di poeta schivo a quella di letterato ufficiale, scrivendo componimenti patriottici e discorsi pubblici, tra cui La grande proletaria s'è mossa, in cui celebra la guerra di Libia.
Giovanni Pascoli, rielabora continuamente le sue opere, apportando tagli e aggiunte. Questo processo riflette il suo sperimentalismo e la volontà di mettersi alla prova attraverso generi diversi. Un punto cardine della poetica pascoliana è la teoria del fanciullino, nella quale Pascoli riprende una metafora di Platone per sostenere che dentro ogni uomo vive un fanciullino capace di guardare il mondo con meraviglia e di provare emozioni pure, tipiche dei bambini. Pascoli vede la poesia come una forma di conoscenza intuitiva, che rifiuta razionalità e logica e crea una poesia apparentemente semplice, focalizzata sulle piccole cose della natura, alle quali attribuisce un profondo valore simbolico.
La natura è un tema centrale nella poesia di Pascoli, ma viene rappresentata in modo ambiguo. Nella prefazione a Myricae, Pascoli ne evidenzia tre aspetti simbolici:
In Pascoli, la natura oscilla tra un rifugio sereno e un luogo inquietante. Nella poesia Assiuolo, la ripetizione della parola chiù sottolinea il turbamento interiore del poeta, che percepisce nella natura lo stesso mistero e angoscia che prova di fronte alla realtà.
La metafora del poeta fanciullo e il tema della morte riflettono la dimensione psicologica di Pascoli e il suo desiderio di fuggire dalla realtà adulta, vista come minacciosa. Segnato dai lutti familiari, il poeta cerca una dimensione protetta e sogna di tornare all'infanzia. Questa idea si concretizza nell'immagine del nido, simbolo della famiglia perduta.
Nelle sue poesie, Pascoli preferisce accostare liberamente immagini e suggestioni, rinunciando a una struttura logica precisa. Usa frasi brevi, spesso spezzate dalla punteggiatura. Il lessico è vario, con parole colte e latinismi accanto a termini quotidiani.
Myricae è la prima raccolta di poesie di Giovanni Pascoli e rappresenta un diario della sua poetica. Nelle varie edizioni, cresce da 22 a 156 componimenti. Pascoli canta temi familiari, campestri e quotidiani, ispirandosi all'atmosfera delle Bucoliche di Virgilio. La raccolta riflette lo sguardo ingenuo del fanciullino. Un altro tema centrale è la morte, evocata attraverso il ricordo dei traumi familiari, come la perdita del padre, a cui la raccolta è idealmente dedicata. Il senso di smarrimento, rimpianto e l'ansia della morte, preannunciata da sinistri presagi (come ne L'assiuolo), è costante nelle sue poesie.
Il titolo Myricae (dal latino "tamerici", piccoli arbusti) è ispirato a un verso di Virgilio, ma Pascoli elimina la negazione originale per esaltare l'umiltà e la semplicità della sua poesia, dedicata alle piccole cose della campagna.
Nella poesia di Pascoli, l'uso delle onomatopee, del ritmo frammentato e delle frasi brevi crea un effetto musicale. La figura centrale è il simbolo, unione intuitiva tra elementi diversi, simile a una metafora primordiale e onirica.
X Agosto fu pubblicata il 9 agosto 1896. La poesia è composta da sei strofe di quattro versi ciascuna, con versi decasillabi e novenari e rime alternate (ABAB). La prima e l'ultima strofa sono riflessive e si collegano, creando un senso di attesa per una rivelazione finale riguardante la notte di San Lorenzo e le stelle cadenti. Le strofe centrali sono narrative e raccontano due episodi tragici, uno sulla rondine e l'altro sull'uomo, ricchi di significati simbolici.
La personificazione consiste nell'attribuire azioni umane a cose astratte o inanimate. In X Agosto, Pascoli usa questa figura retorica in due esempi:
In X Agosto, Pascoli crea un gioco di analogie che collega vari elementi in una rete di corrispondenze. In particolare, l'uomo e la rondine sono paragonati, così come le stelle cadenti e il pianto. Il pianto degli uomini diventa quello del cielo, mentre la morte della rondine rimanda alla morte dell'uomo.
La similitudine, come l'analogia, crea collegamenti tra immagini diverse, ma in modo esplicito usando parole come "come". In X Agosto, Pascoli usa la similitudine per descrivere la rondine come "in croce", evidenziando il riferimento a Cristo, che pervade l'intera poesia.
La metonimia è una figura retorica che sostituisce un termine con un altro a essa strettamente legato. In X Agosto, Pascoli usa due metonimie legate al nido:
In X Agosto, l'uso della punteggiatura è molto marcato, con numerosi due punti, virgole, punti e punti e virgola. Questa abbondanza di segni di interpunzione serve a creare frasi spezzate che sospendono il discorso. Questo effetto contribuisce a un ritmo franto e singhiozzante.
In X Agosto, l'immagine del nido rappresenta il nido familiare di Pascoli, distrutto prematuramente dalla morte dei genitori e dei fratelli. Questo tema, centrale nella sua poesia, riflette il rimpianto del poeta per la perdita della sua famiglia.
In X Agosto, Pascoli inserisce molti riferimenti al martirio di Cristo per sottolineare l'innocenza e il martirio subìto dal padre. Tra i richiami principali:
San Lorenzo, io so il motivo per cui così tante stele brillano e cadono nell'aria tranquilla, il motivo per cui nel cielo concavo risplende un pianto così grande. Una rondine stava ritornando al tetto, quando la uccisero e cadde tra le spine dei rovi. Nel becco aveva un insetto, che era la cena dei suoi rondinini. Ora è lì come in croce, che porge quel verme al cielo lontano e i suoi piccoli sono nell'ombra, che la aspettano e pigolano sempre più piano. Anche un uomo stava tornando al suo nido, quando lo uccisero. Prima di morire disse: «Perdono». Negli occhi aperti restò un grido. Portava in dono due bambole. Ora là, nella casa solitaria, la sua famiglia lo aspetta inutilmente. Egli immobile e stupito mostra le bambole a Dio. E tu, Cielo infinito e immortale, dall'alto dei mondi sereni, inondi di un pianto di stelle questo atomo opaco del Male!
Gabriele D'Annunzio definì la sua esistenza "vivere inimitabile". Il poeta fece della sua vita un'opera d'arte, caratterizzata da lusso ed eleganza. Gabriele D'Annunzio, nato a Pescara nel 1863 da una famiglia benestante. Pubblicò la sua prima raccolta poetica, Primo Vere, durante gli anni del collegio. Trasferitosi a Roma per frequentare la facoltà di Lettere, non completò gli studi, dedicandosi invece al giornalismo, alla vita mondana e ai salotti letterari. In questo periodo condusse una vita segnata da grandi passioni e tradimenti. D'Annunzio pubblicò i suoi primi romanzi, tra cui il celebre Il Piacere, diventando il massimo rappresentante italiano del movimento dell'Estetismo. D'Annunzio incarnò pienamente l'ideale estetico nella sua vita e nelle sue opere. Sommerso dai debiti durante la sua vita romana, D'Annunzio iniziò a spostarsi per l'Italia. A Venezia incontrò Eleonora Duse, grande amore della sua vita, che lo ispirò a viaggiare e scrivere intensamente. In questo periodo assimilò il concetto di superuomo di Nietzsche, evoluzione naturale del suo Estetismo, rappresentando l'individuo libero dalle convenzioni sociali e dalla morale comune. Compose opere teatrali, scrisse il romanzo Il Fuoco e, come deputato del Regno d'Italia, sostenne l'entrata dell'Italia nella Prima Guerra Mondiale. D'Annunzio partecipò attivamente alla Prima Guerra Mondiale come pilota, prendendo parte a battaglie. Dopo il conflitto e con l'ascesa di Mussolini, si ritirò dalla vita politica, trascorrendo gli ultimi anni nella sua villa sul lago di Garda, il Vittoriale degli Italiani, oggi un museo. Morì nel 1938, lasciando un'impronta indelebile come Poeta Vate, capace di rappresentare le tensioni e lo spirito del suo tempo.