Il dopoguerra in Italia e l'avvento del fascismo: cause e prime manifestazioni

Slide sul dopoguerra in Italia e l'avvento del fascismo. Il Pdf, adatto per la scuola superiore e la materia Storia, esplora la crisi del dopoguerra, le lotte sociali e sindacali del biennio rosso, e la fondazione dei Fasci di combattimento nel 1919.

Mostra di più

17 pagine

Il dopoguerra in Italia e l'avvento del fascismo
Lo scontro sociale in cui affiorò il disagio delle masse contadine e operaie,
protagoniste del ciclo di lotte sindacali detto “biennio rosso”;
L’insoddisfazione per le trattative di pace. Fu in questo contesto che nacque il
fascismo.
Il dopoguerra italiano fu caratterizzato da due principali fattori di tensione:
La crisi del dopoguerra
La debolezza delle istituzioni liberali
La grave situazione finanziaria: nel 1920 il debito pubblicò arrivò a superare del 50%
il prodotto interno lordo; il pesante debito estero (circa 3 miliardi di dollari verso gli
alleati dell’Intesa)
Le lotte sociali e sindacali: il biennio rosso
Il primo periodo del dopoguerra italiano, dall’inizio del 1919 fino all’autunno del
1920, il cosiddetto “biennio rosso” fu dominato dalle grandi lotte contadine e operaie.
Il periodo successivo dall’autunno del 1920 all’autunno del 1922 ebbe come
protagonista il fascismo.
CAUSE:

Visualizza gratis il Pdf completo

Registrati per accedere all’intero documento e trasformarlo con l’AI.

Anteprima

La crisi del dopoguerra italiano

Il dopoguerra italiano fu caratterizzato da due principali fattori di tensione:

  • Lo scontro sociale in cui affiorò il disagio delle masse contadine e operaie, protagoniste del ciclo di lotte sindacali detto "biennio rosso";
  • L'insoddisazione per le trattative di pace. Fu in questo contesto che nacque il fascismo.

Le lotte sociali e sindacali: il biennio rosso

Il primo periodo del dopoguerra italiano, dall'inizio del 1919 fino all'autunno del 1920, il cosiddetto "biennio rosso" fu dominato dalle grandi lotte contadine e operaie. Il periodo successivo dall'autunno del 1920 all'autunno del 1922 ebbe come protagonista il fascismo.

Cause della crisi

CAUSE:

  • La debolezza delle istituzioni liberali
  • La grave situazione finanziaria: nel 1920 il debito pubblicò arrivò a superare del 50% il prodotto interno lordo; il pesante debito estero (circa 3 miliardi di dollari verso gli alleati dell'Intesa)

Conseguenze della crisi

CONSEGUENZE:

  • Forte inflazione causata dall'eccesso di moneta circolante;
  • Il costo della vita triplicò fra il 1914 e il 1919;
  • Il problema della riconversione dalla produzione di guerra a quella di pace che comportò una grave disoccupazione.

Il ciclo di lotte 1919-20

La guerra aveva mobilitato contadini e operai suscitando grandi aspettative di miglioramento economico. Il dopoguerra presentava invece una realtà dura e deludente: disoccupazione, aumento del costo della vita, carico fiscale, difficoltà di reinserimento per molti ex combattenti. A partire dal 1919 iniziò un ciclo di lotte sociali sindacali che coinvolsero milioni di lavoratori.Nella primavera-estate 1919 cominciarono le occupazioni delle terre incolte da parte dei contadini poveri nel Centro-sud (soprattutto nel Lazio). Intanto, nelle regioni del Centro e in molte città importanti esplodevano tumulti popolari contro il carovita, con assalti ai forni e ai negozi, riduzioni forzate dei prezzi. Ebbe inizio anche un imponente ciclo di scioperi per aumenti salariali che negli stessi mesi si avviò nelle campagne e nelle fabbriche del Nord. A guidare gli scioperi erano le grandi organizzazioni sindacali:

  • Federterra: organizzazione socialista dei braccianti
  • Cgdl: Confederazione generale del lavoro. Sindacato di orientamento socialista riformista, nata nel 1906
  • Cil: Confederazione italiana dei lavoratori. Sindacato di ispirazione cattolica fondata nel 1918.

Il governo, prima presieduto da Vittorio Emanuele Orlando, poi da Francesco Saverio Nitti, rispose alle rivolte con l'uso della forza e la ricerca di soluzioni positive per non inasprire lo scontro sociale.

Risultati ottenuti dal movimento dei lavoratori

RISULTATI OTTENUTI DAL MOVIMENTO DEI LAVORATORI

  • Importanti aumenti salariali per gli operai e lo storico accordo del 20 febbraio 1919 per la riduzione della giornata lavorativa a otto ore;
  • Nelle campagne padane e pugliesi i braccianti conquistarono aumenti di paga;
  • A sud con il decreto Visocchi del settembre 1919 il governo operò una parziale redistribuzione ai contadini delle terre incolte che erano state occupate.

Questo movimento sociale doveva essere rappresentato dal partito socialista che, nel dopoguerra, risultava diviso in due tronconi:

  • La maggioranza, chiamata massimalista, guidata da Giacinto Menotti Serrati: proponeva il «programma massimo dell'espropriazione capitalistica borghese», cioè della rivoluzione socialista;
  • La minoranza riformista di Filippo Turati e Claudio Treves sosteneva invece che bisognava battersi per ottenere riforme sociali e una piena democrazia politica.

La "vittoria mutilata"

L'altro grande fattore di tensione del dopoguerra italiano fu lo spettro della "vittoria mutilata", metafora coniata dal poeta Gabriele D'Annunzio sul «Corriere della Sera». La trattativa di pace si stava rivelando molto difficile per l'Italia, che chiedeva:

  • da un lato che fosse rispettato il Patto di Londra senza osservare il principio di nazionalità (infatti il Sud Tirolo-Alto Adige era abito in prevalenza da popolazioni di lingua tedesca; parte della costa dalmata e l'Istria avevano una forte componente slava nell'interno);
  • Dall'altro, in base al principio di nazionalità rivendicava la città di Fiume (prevalentemente italiana, almeno nel centro urbano), che però non era stata compresa negli accordi di Londra perché considerata un possibile sbocco al mare di un futuro stato croato.

Le trattative di pace incontrarono l'opposizione del presidente statunitense Wilson. Si scatenò pertanto una violenta polemica contro il governo accusato di essere inetto e codardo. Il 12 settembre 1919, alla testa di un contingente formato da ex militari, da arditi (volontari dei reparti speciali d'assalto creati dopo la sconfitta a Caporetto) e da reparti dell'esercito, D'Annunzio occupò Fiume, proclamandone l'annessione all'Italia. Il contenzioso di Fiume fu risolto il 12 novembre 1920 dal governo, in quel momento presieduto da Giolitti, con il trattato italo-iugoslavo di Rapallo. Con questo trattato l'Italia annetteva Gorizia, Trieste, l'Istria, e Zara. Fiume venne dichiarata città libera e posta sotto la tutela della Società delle Nazioni. Ma D'Annunzio e i nazionalisti respinsero questo accordo. Pertanto, più tardi, Giolitti fece liberare la città con la forza nel dicembre 1920. Fiume sarà poi annessa all'Italia con il patto italo-iugoslavo di Roma del 27 gennaio 1924.

Il 1919, un anno cruciale

Durante questo anno si verificarono altri tre eventi cruciali:

  • Nel gennaio, la nascita del Partito popolare italiano, il primo partito politico italiano di ispirazione cattolica, fondato dal sacerdote Luigi Sturzo;
  • Nel marzo la fondazione dei Fasci di combattimento, a opera di Benito Mussolini;
  • A novembre le prime elezioni politiche con il sistema proporzionale

Il fascismo delle origini

Il movimento dei Fasci di combattimento fu fondato il 23 marzo 1919, in piazza San Sepolcro a Milano, da Benito Mussolini (1883-1945). Si trattava di un insieme eterogeneo di ex socialisti, repubblicani, sindacalisti rivoluzionari, non accomunato da un'ideologia e da un'appartenenza politica precise. Come disse lo stesso Mussolini «noi fascisti non abbiamo dottrine precostituite, la nostra dottrina è il fatto».

Caratteri e rivendicazioni del fascismo delle origini

Caratteri del fascismo delle origini:

  • Esaltazione dell'azione
  • Mitizzazione della guerra

I Fasci rivendicavano:

  • Il diritto di voto per le donne;
  • L'abolizione del Senato di nomina regia;
  • La giornata lavorativa di otto ore;
  • La tassazione straordinaria dei capitali;
  • Il sequestro dell'85% dei profitti di guerra.

22 La prima azione pubblica dei Fasci fu l'incendio della sede milanese del giornale «Avanti!», il quotidiano socialista, il 15 aprile 1919.

L'occupazione delle fabbriche e la nascita del Partito Comunista

Nel 1920 la crisi italiana si aggravò. In questo clima maturò l'occupazione delle fabbriche. Uno dei fautori di questa lotta operaia fu Antonio Gramsci. Nel 1921 aveva fondato il Partito comunista. Fu poi imprigionato dal regime fascista e morì in seguito all'aggravarsi delle sue condizioni di salute in carcere. Dopo alcune settimane di occupazione, la lotta degli operai si concluse con un accordo fra imprenditori e sindacato, con il governo che svolse il ruolo di mediatore. . L'occupazione delle fabbriche costituì comunque un punto di svolta, perché segnò l'ultimo atto del "biennio rosso".

PARTITO COMUNISTA 1921 ITAL IAN

Il successo del fascismo

In che modo il fascismo divenne un partito di massa? I fattori del successo del fascismo in sintesi:

  • impiego sistematico e su larga scala della violenza
  • si affermarono come la forza politica capace di riportare l'ordine nel paese;
  • la fragilità delle istituzioni liberali
  • le divisioni all'interno del movimento socialista e dei popolari.

Dopo le elezioni del 1919 e per tutto il 1920, il fascismo ebbe una presenza politica del tutto marginale. Ben presto, però, cominciarono a prendere una certa visibilità le squadre d'azione, ovvero la milizia armata del movimento. Nate nelle città del Nord, compivano azioni di rappresaglia contro i socialisti. Le squadre fasciste erano composte soprattutto da giovani. Trovarono crescente consenso tra i proprietari terrieri, commercianti e artigiani.

Dalla crisi dei governi al Partito Nazionale Fascista

Dalla fine della guerra fino al governo Mussolini si susseguirono ben sei governi (dall'ottobre del 1918 all'ottobre del 1922): Orlando, Nitti, Giolitti, Bonomi (due volte), Facta. Era uno dei sintomi della crescente instabilità politica. Intanto il fascismo, grazie ai successi dello squadrismo, stava conoscendo uno sviluppo notevole. Infatti alle elezioni politiche del 15 maggio 1921 i fascisti ottennero 31 seggi. A questo punto Mussolini comprese che era necessario trasformare il movimento in una forza politica. Per questo nel novembre del 1921 Mussolini trasformò il vecchio movimento dei Fasci, nel Partito nazional fascista (Pnf), con un programma completamente diverso da quello del 1919:

  • stato forte
  • limitazione dei poteri del parlamento
  • esaltava la nazione e la competizione tra le nazioni
  • proponeva la restituzione all'industria privata di servizi essenziali gestiti dallo stato, come le ferrovie e i telefoni
  • invocava il divieto di sciopero nei servizi pubblici.

Per la prima volta in Italia nasceva un partito di massa militarmente organizzato, un partito-milizia.

La nascita del Partito Comunista

La nascita del Partito comunista Il Partito socialista si indeboliva. Al congresso di Livorno del gennaio 1921, un gruppo di dirigenti dell'ala sinistra del partito - tra i quali il napoletano Amedeo Bordiga e il gruppo torinese di Gramsci, Palmiro Togliatti e Umberto Terracini - se ne distaccarono dando vita ad una nuova formazione politica, il Partito comunista d'Italia. Una seconda scissione si ebbe all'inizio di ottobre del 1922. L'insanabile divergenza tra massimalisti e riformisti culminò nella nuova formazione politica, a opera dei riformisti, il Partito socialista unitario, con segretario Giacomo Matteotti.

Il fascismo al potere

La marcia su Roma

IL FASCISMO AL POTERE La marcia su Roma Nell'autunno del 1922, Mussolini diede inizio alla marcia su Roma, con l'occupazione di edifici pubblici in varie città dell'Italia centro-settentrionale, mentre colonne di fascisti convergevano su Roma. L'obiettivo della marcia su Roma non era militare (infatti l'esercito di fascisti era in netta minoranza e mal equipaggiato), bensì politico: trattare da una posizione di forza von il governo e le istituzioni. La mattina del 28 ottobre 1922 il governo, presieduto da Facta, approvò il decreto che proclamava lo stato d'assedio. Il re, Vittorio Emanuele III, decise di ritirare lo stato d'assedio e di affidare l'incarico di governo a Mussolini.

STATO D'ASSEDIO: misura eccezionale che prevedeva la sospensione temporanea delle garanzie costituzionali e l'affidamento di ampi poteri alle autorità militari in casi di grave turbamento dell'ordine pubblico. Oggi non è più prevista dalle leggi italiane.

Non hai trovato quello che cercavi?

Esplora altri argomenti nella Algor library o crea direttamente i tuoi materiali con l’AI.