Slide sul dopoguerra in Italia e l'avvento del fascismo. Il Pdf, adatto per la scuola superiore e la materia Storia, esplora la crisi del dopoguerra, le lotte sociali e sindacali del biennio rosso, e la fondazione dei Fasci di combattimento nel 1919.
Mostra di più17 pagine


Visualizza gratis il Pdf completo
Registrati per accedere all’intero documento e trasformarlo con l’AI.
Il dopoguerra italiano fu caratterizzato da due principali fattori di tensione:
Il primo periodo del dopoguerra italiano, dall'inizio del 1919 fino all'autunno del 1920, il cosiddetto "biennio rosso" fu dominato dalle grandi lotte contadine e operaie. Il periodo successivo dall'autunno del 1920 all'autunno del 1922 ebbe come protagonista il fascismo.
CAUSE:
CONSEGUENZE:
La guerra aveva mobilitato contadini e operai suscitando grandi aspettative di miglioramento economico. Il dopoguerra presentava invece una realtà dura e deludente: disoccupazione, aumento del costo della vita, carico fiscale, difficoltà di reinserimento per molti ex combattenti. A partire dal 1919 iniziò un ciclo di lotte sociali sindacali che coinvolsero milioni di lavoratori.Nella primavera-estate 1919 cominciarono le occupazioni delle terre incolte da parte dei contadini poveri nel Centro-sud (soprattutto nel Lazio). Intanto, nelle regioni del Centro e in molte città importanti esplodevano tumulti popolari contro il carovita, con assalti ai forni e ai negozi, riduzioni forzate dei prezzi. Ebbe inizio anche un imponente ciclo di scioperi per aumenti salariali che negli stessi mesi si avviò nelle campagne e nelle fabbriche del Nord. A guidare gli scioperi erano le grandi organizzazioni sindacali:
Il governo, prima presieduto da Vittorio Emanuele Orlando, poi da Francesco Saverio Nitti, rispose alle rivolte con l'uso della forza e la ricerca di soluzioni positive per non inasprire lo scontro sociale.
RISULTATI OTTENUTI DAL MOVIMENTO DEI LAVORATORI
Questo movimento sociale doveva essere rappresentato dal partito socialista che, nel dopoguerra, risultava diviso in due tronconi:
L'altro grande fattore di tensione del dopoguerra italiano fu lo spettro della "vittoria mutilata", metafora coniata dal poeta Gabriele D'Annunzio sul «Corriere della Sera». La trattativa di pace si stava rivelando molto difficile per l'Italia, che chiedeva:
Le trattative di pace incontrarono l'opposizione del presidente statunitense Wilson. Si scatenò pertanto una violenta polemica contro il governo accusato di essere inetto e codardo. Il 12 settembre 1919, alla testa di un contingente formato da ex militari, da arditi (volontari dei reparti speciali d'assalto creati dopo la sconfitta a Caporetto) e da reparti dell'esercito, D'Annunzio occupò Fiume, proclamandone l'annessione all'Italia. Il contenzioso di Fiume fu risolto il 12 novembre 1920 dal governo, in quel momento presieduto da Giolitti, con il trattato italo-iugoslavo di Rapallo. Con questo trattato l'Italia annetteva Gorizia, Trieste, l'Istria, e Zara. Fiume venne dichiarata città libera e posta sotto la tutela della Società delle Nazioni. Ma D'Annunzio e i nazionalisti respinsero questo accordo. Pertanto, più tardi, Giolitti fece liberare la città con la forza nel dicembre 1920. Fiume sarà poi annessa all'Italia con il patto italo-iugoslavo di Roma del 27 gennaio 1924.
Durante questo anno si verificarono altri tre eventi cruciali:
Il movimento dei Fasci di combattimento fu fondato il 23 marzo 1919, in piazza San Sepolcro a Milano, da Benito Mussolini (1883-1945). Si trattava di un insieme eterogeneo di ex socialisti, repubblicani, sindacalisti rivoluzionari, non accomunato da un'ideologia e da un'appartenenza politica precise. Come disse lo stesso Mussolini «noi fascisti non abbiamo dottrine precostituite, la nostra dottrina è il fatto».
Caratteri del fascismo delle origini:
I Fasci rivendicavano:
22 La prima azione pubblica dei Fasci fu l'incendio della sede milanese del giornale «Avanti!», il quotidiano socialista, il 15 aprile 1919.
Nel 1920 la crisi italiana si aggravò. In questo clima maturò l'occupazione delle fabbriche. Uno dei fautori di questa lotta operaia fu Antonio Gramsci. Nel 1921 aveva fondato il Partito comunista. Fu poi imprigionato dal regime fascista e morì in seguito all'aggravarsi delle sue condizioni di salute in carcere. Dopo alcune settimane di occupazione, la lotta degli operai si concluse con un accordo fra imprenditori e sindacato, con il governo che svolse il ruolo di mediatore. . L'occupazione delle fabbriche costituì comunque un punto di svolta, perché segnò l'ultimo atto del "biennio rosso".
PARTITO COMUNISTA 1921 ITAL IAN
In che modo il fascismo divenne un partito di massa? I fattori del successo del fascismo in sintesi:
Dopo le elezioni del 1919 e per tutto il 1920, il fascismo ebbe una presenza politica del tutto marginale. Ben presto, però, cominciarono a prendere una certa visibilità le squadre d'azione, ovvero la milizia armata del movimento. Nate nelle città del Nord, compivano azioni di rappresaglia contro i socialisti. Le squadre fasciste erano composte soprattutto da giovani. Trovarono crescente consenso tra i proprietari terrieri, commercianti e artigiani.
Dalla fine della guerra fino al governo Mussolini si susseguirono ben sei governi (dall'ottobre del 1918 all'ottobre del 1922): Orlando, Nitti, Giolitti, Bonomi (due volte), Facta. Era uno dei sintomi della crescente instabilità politica. Intanto il fascismo, grazie ai successi dello squadrismo, stava conoscendo uno sviluppo notevole. Infatti alle elezioni politiche del 15 maggio 1921 i fascisti ottennero 31 seggi. A questo punto Mussolini comprese che era necessario trasformare il movimento in una forza politica. Per questo nel novembre del 1921 Mussolini trasformò il vecchio movimento dei Fasci, nel Partito nazional fascista (Pnf), con un programma completamente diverso da quello del 1919:
Per la prima volta in Italia nasceva un partito di massa militarmente organizzato, un partito-milizia.
La nascita del Partito comunista Il Partito socialista si indeboliva. Al congresso di Livorno del gennaio 1921, un gruppo di dirigenti dell'ala sinistra del partito - tra i quali il napoletano Amedeo Bordiga e il gruppo torinese di Gramsci, Palmiro Togliatti e Umberto Terracini - se ne distaccarono dando vita ad una nuova formazione politica, il Partito comunista d'Italia. Una seconda scissione si ebbe all'inizio di ottobre del 1922. L'insanabile divergenza tra massimalisti e riformisti culminò nella nuova formazione politica, a opera dei riformisti, il Partito socialista unitario, con segretario Giacomo Matteotti.
IL FASCISMO AL POTERE La marcia su Roma Nell'autunno del 1922, Mussolini diede inizio alla marcia su Roma, con l'occupazione di edifici pubblici in varie città dell'Italia centro-settentrionale, mentre colonne di fascisti convergevano su Roma. L'obiettivo della marcia su Roma non era militare (infatti l'esercito di fascisti era in netta minoranza e mal equipaggiato), bensì politico: trattare da una posizione di forza von il governo e le istituzioni. La mattina del 28 ottobre 1922 il governo, presieduto da Facta, approvò il decreto che proclamava lo stato d'assedio. Il re, Vittorio Emanuele III, decise di ritirare lo stato d'assedio e di affidare l'incarico di governo a Mussolini.
STATO D'ASSEDIO: misura eccezionale che prevedeva la sospensione temporanea delle garanzie costituzionali e l'affidamento di ampi poteri alle autorità militari in casi di grave turbamento dell'ordine pubblico. Oggi non è più prevista dalle leggi italiane.