Le teorie dell'apprendimento nell'azione didattica, Orizzonte Scuola Formazione

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ORIZZONTE SCUOLA FORMAZIONE
CORSO DI PREPARAZIONE AL CONCORSO
(Prof. Tony Caronna)
LEZIONE VI
Le teorie dellapprendimento nellazione didattica
Videolezione 39
- Storia e statuto epistemologico della didattica
- Una didattica integrata
a. La creazione e lelaborazione del curricolo scolastico
b. La metodologia
c. Il metodo
d. Il metodo didattico
e. I metodi generali per linsegnamento
f. Le metodologie attive
g. Lorganizzazione delle attività
Questo nuovo percorso modulare propone una panoramica sulle conoscenze di base necessarie
ad un insegnante di qualsiasi disciplina per svolgere la propria attività didattico-educativa allinterno
della scuola. Si tratta, dunque, di competenze di base comuni a tutte le classi di concorso, con
riferimenti generali comuni a tutte le altre discipline. Ogni insegnante, infatti, attraverso
linsegnamento della propria disciplina, si fa carico di programmare il percorso didattico educativo
alla luce di tutte le finalità della scuola, cioè non solo listruzione ma anche leducazione e,
complessivamente, per la formazione dellindividuo come persona e come cittadino. La normativa
scolastica chiarisce e ribadisce questo concetto.
La formazione della personalità costituisce una questione centrale del dibattito didattico-
pedagogico. Infatti tutti gli ambiti della formazione focalizzano lattenzione della propria ricerca sul
concetto di visione olistica dellindividuo, entro cui possano svilupparsi e integrarsi i punti di vista
peculiari delle differenti discipline. Questo principio di fondo manifesta la sua importanza tanto sul
fronte dei destinatari ultimi dellazione educativa, cioè i discenti a scuola, quanto sul fronte dei
destinatari intermedi e iniziali, cioè gli insegnanti e i loro formatori. Pervade, dunque, il rapporto
insegnamento/apprendimento lungo tutto lasse di tempo che va dallinfanzia alla maturità. I
contenuti di tale concezione globale sono gli aspetti psicologici e sociali che intervengono nella
formazione dellindividuo, il ruolo attivo che egli assume nellapprendimento e linfluenza che il suo
vissuto esercita sulla sua crescita personale e su quella dei soggetti con i quali si relaziona. Pertanto
devono essere costantemente monitorati nella progettazione di qualunque percorso didattico-
educativo. Ora quello che più ci interessa è che, qualunque sia il carico delle attività, ad esse
sottostanno conseguenze, cioè effetti, sui piani delle conoscenze e delle competenze, su quello
educativo e relazionale, dunque su quello psicologico e sociale legati alla formazione e allo sviluppo
della personalità. Questi aspetti vengono abitualmente ricondotti allambiente didattico che, per sua
natura, deve risultare inclusivo nell’ottica di “una scuola aperta a tutti”, per citare il fondamento
costituzionale. Ma entriamo nel merito del fondamento epistemologico come anche quello ontologico
della didattica.
La didattica è una disciplina antica, sebbene negli ultimi decenni abbia subito una profonda
trasformazione sul piano dei significati e delle procedure operative. Essa nasce dallesigenza di
trasmettere alle nuove generazioni il patrimonio culturale accumulato attraversa lintera storia
delluomo e si sviluppa per effetto della tensione volta a trovare le modalità più efficaci per svolgere
tale compito formativo. Da questo punto di vista, anche sul piano semantico, il termine stesso riflette
le sue origini antiche, derivando dalla radice indoeuropea dak, nel senso di “mostrare”, da cui
traggono origine anche i termini latini dòceo (insegno) e dìsco (imparo).
Altra possibile derivazione che ci può aiutare ad estendere ancora la comprensione della disciplina
si fa risalire al verbo greco διδάσκω (didàsco) col significato di insegno”. Il termine indica quel
processo educativo e formativo molto vicino allambiente esperienziale, che avvicina i discenti alla
materia di studio attraverso lopera di un maestro/educatore secondo le pregresse esperienze personali
e la propria formazione. Le forme della didattica mutano in generale col mutarsi della coscienza
culturale, del senso e del concetto delleducazione. La didattica, un tempo caratterizzata da un aspetto
di rigida educazione da parte dellinsegnante e di uno stimolo attuativo nella coscienza dellalunno
della facoltà di memorizzazione, nonché del meccanismo dellabitudine a seconda dei contesti
culturali di riferimento, veniva riconosciuta come assolutamente valida, e consisteva in
unimposizione di essa allalunno. Questo tipo di didattica è oggetto ancora di ridefinizione e
prosegue in epoca contemporanea. Nella sua applicazione in termini di rigore educativo più che
disciplinare (nel senso attuale del termine), ebbe la sua più netta affermazione nelle scuole orientali
(della Cina in particolare), dominò nelle scuole dellantichità e del Medioevo e proseguì in quelle
delletà moderna.
In termini attuativi il rinnovamento della didattica dipende dal formarsi di una coscienza
pedagogica corrispondente a una generale trasformazione del sistema di riferimento e della sua
cultura. I principi cardine di tale trasformazione possono essere così enumerati:

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Le teorie dell'apprendimento nell'azione didattica

Corso di preparazione al concorso

ORIZZONTE SCUOLA FORMAZIONE CORSO DI PREPARAZIONE AL CONCORSO (Prof. Tony Caronna) LEZIONE VI Le teorie dell'apprendimento nell'azione didattica Videolezione 39

  • Storia e statuto epistemologico della didattica
  • Una didattica integrata
    1. La creazione e l'elaborazione del curricolo scolastico
    2. La metodologia
    3. Il metodo
    4. Il metodo didattico
    5. I metodi generali per l'insegnamento
    6. Le metodologie attive
    7. L'organizzazione delle attività

Questo nuovo percorso modulare propone una panoramica sulle conoscenze di base necessarie ad un insegnante di qualsiasi disciplina per svolgere la propria attività didattico-educativa all'interno della scuola. Si tratta, dunque, di competenze di base comuni a tutte le classi di concorso, con riferimenti generali comuni a tutte le altre discipline. Ogni insegnante, infatti, attraverso l'insegnamento della propria disciplina, si fa carico di programmare il percorso didattico educativo alla luce di tutte le finalità della scuola, cioè non solo l'istruzione ma anche l'educazione e, complessivamente, per la formazione dell'individuo come persona e come cittadino. La normativa scolastica chiarisce e ribadisce questo concetto.

La formazione della personalità

La formazione della personalità costituisce una questione centrale del dibattito didattico- pedagogico. Infatti tutti gli ambiti della formazione focalizzano l'attenzione della propria ricerca sul concetto di visione olistica dell'individuo, entro cui possano svilupparsi e integrarsi i punti di vista peculiari delle differenti discipline. Questo principio di fondo manifesta la sua importanza tanto sul fronte dei destinatari ultimi dell'azione educativa, cioè i discenti a scuola, quanto sul fronte dei destinatari intermedi e iniziali, cioè gli insegnanti e i loro formatori. Pervade, dunque, il rapporto insegnamento/apprendimento lungo tutto l'asse di tempo che va dall'infanzia alla maturità. I contenuti di tale concezione globale sono gli aspetti psicologici e sociali che intervengono nella formazione dell'individuo, il ruolo attivo che egli assume nell'apprendimento e l'influenza che il suovissuto esercita sulla sua crescita personale e su quella dei soggetti con i quali si relaziona. Pertanto devono essere costantemente monitorati nella progettazione di qualunque percorso didattico- educativo. Ora quello che più ci interessa è che, qualunque sia il carico delle attività, ad esse sottostanno conseguenze, cioè effetti, sui piani delle conoscenze e delle competenze, su quello educativo e relazionale, dunque su quello psicologico e sociale legati alla formazione e allo sviluppo della personalità. Questi aspetti vengono abitualmente ricondotti all'ambiente didattico che, per sua natura, deve risultare inclusivo nell'ottica di "una scuola aperta a tutti", per citare il fondamento costituzionale. Ma entriamo nel merito del fondamento epistemologico come anche quello ontologico della didattica.

La didattica: origini e trasformazioni

La didattica è una disciplina antica, sebbene negli ultimi decenni abbia subito una profonda trasformazione sul piano dei significati e delle procedure operative. Essa nasce dall'esigenza di trasmettere alle nuove generazioni il patrimonio culturale accumulato attraversa l'intera storia dell'uomo e si sviluppa per effetto della tensione volta a trovare le modalità più efficaci per svolgere tale compito formativo. Da questo punto di vista, anche sul piano semantico, il termine stesso riflette le sue origini antiche, derivando dalla radice indoeuropea dak, nel senso di "mostrare", da cui traggono origine anche i termini latini dòceo (insegno) e dìsco (imparo).

Altra possibile derivazione che ci può aiutare ad estendere ancora la comprensione della disciplina si fa risalire al verbo greco Stáok@ (didàsco) col significato di "insegno". Il termine indica quel processo educativo e formativo molto vicino all'ambiente esperienziale, che avvicina i discenti alla materia di studio attraverso l'opera di un maestro/educatore secondo le pregresse esperienze personali e la propria formazione. Le forme della didattica mutano in generale col mutarsi della coscienza culturale, del senso e del concetto dell'educazione. La didattica, un tempo caratterizzata da un aspetto di rigida educazione da parte dell'insegnante e di uno stimolo attuativo nella coscienza dell'alunno della facoltà di memorizzazione, nonché del meccanismo dell'abitudine a seconda dei contesti culturali di riferimento, veniva riconosciuta come assolutamente valida, e consisteva in un'imposizione di essa all'alunno. Questo tipo di didattica è oggetto ancora di ridefinizione e prosegue in epoca contemporanea. Nella sua applicazione in termini di rigore educativo più che disciplinare (nel senso attuale del termine), ebbe la sua più netta affermazione nelle scuole orientali (della Cina in particolare), dominò nelle scuole dell'antichità e del Medioevo e proseguì in quelle dell'età moderna.

Il rinnovamento della didattica

In termini attuativi il rinnovamento della didattica dipende dal formarsi di una coscienza pedagogica corrispondente a una generale trasformazione del sistema di riferimento e della sua cultura. I principi cardine di tale trasformazione possono essere così enumerati:

  1. un ideale di cultura in divenire e universale che si riflette in un insegnamento educativo/didattico più che nozionistico;
  2. il valore riconosciuto all'attività personale dell'alunno e alla sua collaborazione attiva nell'opera educativa;
  3. la ricerca di conciliazione tra le esigenze, i valori, i contenuti, gli obiettivi della cultura, la struttura della coscienza dell'individuo, ossia il suo background, affinché questa materia si esprima armonicamente;
  4. l'importanza riconosciuta all'opera personale e attiva di mediazione del formatore.

Il rinnovamento della didattica pratica è sollecitato specialmente dalla coscienza riflessa dei suoi problemi e da quest'ultima in rapporto alle istituzioni culturali e religiose di riferimento, ossia come disciplina umanistica che acquista indipendenza e organicità solamente all'inizio dell'età moderna. Ma entriamo ancora più nel merito della storia e dello statuto epistemologico della didattica.

Formalizzazione della didattica come sapere autonomo

La formalizzazione della didattica come sapere autonomo risale al 1600 e si manifesta nell'utopia di Comenio, per cui tutto è insegnabile a tutte le età, quasi uno slogan per giustificare lo sviluppo di un sapere didattico. Di fatto il ruolo e lo spazio assegnato alla didattica si modificano fortemente in rapporto alle diverse stagioni culturali e alle dottrine filosofiche dominanti: ad esempio, a cavallo tra il XIX e il XX secolo si è passati da una forte attenzione alla didattica, che ha contraddistinto il periodo positivista nella seconda metà dell'Ottocento e che si esprime in una minuziosa descrizione dell'attività di insegnamento nei termini di un sapere tecnico, ad una sostanziale negazione della didattica durante il periodo idealista della prima metà del Novecento, dove il sapere didattico si stempera in quello pedagogico.

Approcci didattici nei programmi ministeriali

Nei programmi ministeriali del Regno d'Italia, ad esempio, vi sono due approcci didattici che simboleggiano le stagioni indicate: da un lato i programmi curati da Aristide Gabelli nel 1888, elaborati secondo un formato analitico, prescrittivo, didascalico, dall'altro i programmi redatti da Giovanni Gentile nel 1923, espressione di un approccio idealista, restio a qualsiasi sistematizzazione tecnico-operativa.

I due esempi indicati ben simboleggiano il movimento a pendolo che ha caratterizzato la storia della didattica, attraverso l'alternanza di periodi di valorizzazione del sapere didattico contrassegnati da tentativi di traduzione tecnica di tale sapere attraverso guide, prontuari, eserciziari, e periodi in cui tale sapere è stato ridimensionato a favore di tratti più generali quali l'incontro con la cultura, l'intensità della relazione educativa, la testimonianza personale. Nel primo caso la formazione dell'insegnante è centrata prevalentemente sul sapere didattico, condizione irrinunciabile per abilitarlo al suo ruolo professionale; nel secondo caso la formazione del docente si identifica con la sua preparazione culturale ed umana, e non occorrono tecnicismi o formalizzazioni didattiche.

Modelli didattici e gestione del processo educativo

Nella zona intermedia del pendolo sopraindicato si possono collocare i diversi modelli didattici che hanno contrassegnato la storia della pedagogia, più o meno centrati sugli aspetti tecnici dell'insegnare o allargati alla gestione più ampia del processo educativo. Il loro intento comune consiste nel puntare a formalizzare la gestione dell'azione didattica, proponendo una sorta di canone su cui modellare l'azione dell'insegnante; tra gli esempi più noti possiamo citare l'approccio montessoriano, in quanto modello rigoroso e strutturato, nel quale l'azione didattica viene formalizzata attraverso la strutturazione del setting formativo, le indicazioni metodologiche sullo sviluppo delle diverse attività, i suggerimenti relativi alla gestione della relazione tra insegnante e allievi.

Cambiamenti in età moderna

L'equilibrio tra il sistema dei valori culturali e le esigenze della personalità individuale, garantito dagli ideali umanistici e attuati nell'educazione di Vittorino da Feltre, diviene problematico con Rabelais che mette in dubbio il valore dei tradizionali sistemi didattici.

In età moderna i cambiamenti radicali avvenuti negli altri campi spirituali, specialmente in quello religioso e teoretico, che hanno rinnovato il sistema dell'esperienza dei valori culturali e il concetto stesso di personalità, pongono il problema di una loro sintesi educativa e conseguentemente di un corrispondente procedimento didattico.

Il naturalismo di Comenius e Rousseau

Il naturalismo religioso del Comenius, ad esempio, concepisce la realtà come un armonico sistema sostenuto dalla provvidenza in cui l'uomo trova il proprio ruolo e le condizioni del proprio regolare sviluppo. La sintesi educativa è incentrata su questa visione provvidenziale e i principi didattici che ne conseguono ne sono l'espressione: ogni conoscenza si fonda sulla presentazione diretta della realtà e sul riconoscimento del suo valore, ogni realtà è rappresentata nel suo organico rapporto con le altre nonché nella sua organica struttura interna, il processo d'insegnamento segue nell'ordine di successione le leggi di sviluppo di ogni essere vivente1.

Queste idee giungono a piena espressione e compiutezza nel naturalismo di Rousseau, che concepisce l'educazione come l'attuazione di tale connessione tra sensibile e sovrasensibile e ad elevarsi a quell'ordine di valori spirituali che esprimono la divina essenza già presente, hic et nunc, della realtà stessa. La didattica rousseaniana è la negazione dei procedimenti didattici tradizionali. Per Rousseau è impossibile un'educazione pubblica, a causa della società corrotta. In realtà egli critica pesantemente l'educazione conformista e disciplinata dei collegi e quella dei salotti nobiliari con le loro ipocrisie e vanità, buone solo a creare servi e padroni. Aveva identificato la radice dei mali dell'uomo nell'organizzazione della società del suo tempo, nei suoi valori dominanti, nelle sue modalità di relazione: assenza di libertà, lacerazioni del cuore, disuguaglianza economica, sociale e morale, decadenza del gusto. Rousseau sostiene che:

1 M. Milana (a cura di), Didactica magna, Principato Editore, Milano 1966, 152.

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