Performance efficienti: mental coaching e mindset per il successo

Documento da Diamonds Consulting su Parte Seconda – le Performance Efficienti. Il Pdf esplora il mental coaching e la performance, distinguendo i tipi di coaching e approfondendo la performance eccellente, con focus su gestione risorse e ascolto attivo, per studenti universitari di Psicologia.

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PARTE SECONDA LE PERFORMANCE EFFICIENTI
1 COSÈ IL MENTAL COACHING O COACHING DELLA PERFORMANCE
Per una persona di successo, che si tratti di un leader, di un manager o di un qualsiasi
professionista, il mindset è il primo, indispensabile passo per la costruzione di una nuova mentalità,
per l’attivazione delle parti funzionali, per l’orientamento delle energie verso azioni di successo.
Conseguiamo tali successi tramite piccole o grandi performance. Erroneamente siamo abituati a
ritenere performance soltanto quelle sportive o artistiche o simili, ma la nostra vita intera è come
un’unica grande performance, costituita da piccole performance quotidiane. Leccellenza si
raggiunge quando iniziamo a concepirla così.
È bene, dunque, vedere il risultato finale come l’effetto di singole azioni. Ogni cosa che facciamo
ha un impatto sull’ambiente e lo modifica: un’azione ben fatta darà il via a una serie di conseguenze
positive; una cosa trascurata o non ottimizzata, al contrario, innescherà un meccanismo
disfunzionale. Per un leader, per un manager o per un professionista, insomma, ogni singola azione
è una performance.
Entriamo ora nella seconda fase del mindset, ovvero quella relativa alle performance. Per
affrontare questo tema, utilizziamo le magie del mental coaching. In fondo, se concepiamo ogni
azione come una performance, allora la nostra mente sarà come un magico strumento volto alla
creazione di effetti stupefacenti nella nostra vita.
“Mental coaching” significa educazione mentale, cioè educazione alle prestazioni ottimali. Si
comprende meglio questo significato quando lo si trova nel suo contesto di applicazione.
Esistono vari tipi di coaching, che si stanno diffondendo sempre di più, poic trovano
applicazione in diverse branche dellattività umana, specie economica. Per esempio, il learning
coaching si occupa di formare insegnanti dalle capacità didattiche ottimizzate. Il business coaching,
invece, è orientato al business, verso la massimizzazione dellefficienza rispetto alleducazione
finanziaria. Ognuna di queste discipline ha, naturalmente, le sue regole.
Il mental coaching, invece, si definisce come coaching della performance, in quanto educa alla
gestione delle proprie risorse, del proprio tempo e della propria energia per ottenere delle
performance ottimali.
Il termine performance pervade sempre più la nostra quotidianità, dal teatro alleconomia,
dallimprenditoria all’università, e co via. Letteralmente significa prestazione, quindi indica
qualcosa che si svolge in un determinato contesto e in un determinato tempo.
Per comprendere limportanza del concetto di performance, bisogna partire dalla concezione del
mercato e della società. Una volta, nellera televisiva prima dellavvento di Internet, si era soliti
considerare società ed economia come dei flussi organizzati in sistemi, quindi si rispondeva con
strategie dirette, influenzate da questa concezione. Ora, invece, concepiamo società e mercato
come un teatro in cui tutti gli individui dotati di un corpo e di una volontà sono attori; e, per questo,
si parla di performance. La nuova prospettiva è ad esempio molto importante nellambito del
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marketing. Se prima il target era considerato solo come un oggetto passivo sul quale riversare il
proprio discorso, adesso se ne considera la personalità, la volontà, la soggettività. Quindi cambia
anche il concetto di pubblicità: non devo più trasmettere un messaggio, ma devo persuadere l’altro.
Dal punto di vista del mental coaching, la performance è lazione principale, lelemento su cui si
va a lavorare maggiormente. Il mental coaching aiuta a liberare la propria energia allinterno della
performance. In una performance ottimale, il dispendio di energia è minimo. Per questo motivo,
abbiamo presentato il mindset: esso è fondamentale per entrare nello stato mentale adatto a
svolgere performance ottimali, e anche per tornare sui propri passi nel caso non lo siano state. Per
una performance ottimale, infatti, occorre avere unattenzione molto allenata, un obiettivo
specifico e gli strumenti necessari per incanalare la propria energia su di esso. Il mental coaching
insegna a porsi in uno stato mentale da performance eccellente.
A differenza del mindset, che può eventualmente coinvolgere tutte le aree della nostra vita, il
mental coaching delle performance non può che riferirsi soltanto al momento stesso in cui
performiamo qualcosa. Infatti, una performance ottimale si esegue in uno stato ben preciso, che
implica un gran dispendio di energia e una grande dose di concentrazione.
Si parla di stato di performance, perché si tratta non di una situazione perenne, ma che si
verifica soltanto nel momento in cui la performance prende atto. Infatti, se si mantenesse
perennemente lo stato di performance, si dovrebbe far fronte a un dispendio di energia
insostenibile da parte dell’organismo. Inoltre, sarebbe deleterio dal punto di vista psichico, perché
annienterebbe la persona, e da quello sociale, perché si metterebbero in discussione alcuni dei
valori portanti della società.

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DIAMONDS CONSULTING

LE PERFORMANCE EFFICIENTI

COS'È IL MENTAL COACHING O COACHING DELLA PERFORMANCE

Per una persona di successo, che si tratti di un leader, di un manager o di un qualsiasi professionista, il mindset è il primo, indispensabile passo per la costruzione di una nuova mentalità, per l'attivazione delle parti funzionali, per l'orientamento delle energie verso azioni di successo. Conseguiamo tali successi tramite piccole o grandi performance. Erroneamente siamo abituati a ritenere performance soltanto quelle sportive o artistiche o simili, ma la nostra vita intera è come un'unica grande performance, costituita da piccole performance quotidiane. L'eccellenza si raggiunge quando iniziamo a concepirla così.

È bene, dunque, vedere il risultato finale come l'effetto di singole azioni. Ogni cosa che facciamo ha un impatto sull'ambiente e lo modifica: un'azione ben fatta darà il via a una serie di conseguenze positive; una cosa trascurata o non ottimizzata, al contrario, innesterà un meccanismo disfunzionale. Per un leader, per un manager o per un professionista, insomma, ogni singola azione è una performance.

Entriamo ora nella seconda fase del mindset, ovvero quella relativa alle performance. Per affrontare questo tema, utilizziamo le magie del mental coaching. In fondo, se concepiamo ogni azione come una performance, allora la nostra mente sarà come un magico strumento volto alla creazione di effetti stupefacenti nella nostra vita.

"Mental coaching" significa "educazione mentale", cioè educazione alle prestazioni ottimali. Si comprende meglio questo significato quando lo si trova nel suo contesto di applicazione. Esistono vari tipi di "coaching", che si stanno diffondendo sempre di più, poiché trovano applicazione in diverse branche dell'attività umana, specie economica. Per esempio, il learning coaching si occupa di formare insegnanti dalle capacità didattiche ottimizzate. Il business coaching, invece, è orientato al business, verso la massimizzazione dell'efficienza rispetto all'educazione finanziaria. Ognuna di queste discipline ha, naturalmente, le sue regole.

Il mental coaching, invece, si definisce come coaching della performance, in quanto educa alla gestione delle proprie risorse, del proprio tempo e della propria energia per ottenere delle performance ottimali.

Il termine "performance" pervade sempre più la nostra quotidianità, dal teatro all'economia, dall'imprenditoria all'università, e così via. Letteralmente significa "prestazione", quindi indica qualcosa che si svolge in un determinato contesto e in un determinato tempo.

Per comprendere l'importanza del concetto di performance, bisogna partire dalla concezione del mercato e della società. Una volta, nell'era televisiva prima dell'avvento di Internet, si era soliti considerare società ed economia come dei flussi organizzati in sistemi, quindi si rispondeva con strategie dirette, influenzate da questa concezione. Ora, invece, concepiamo società e mercato come un teatro in cui tutti gli individui dotati di un corpo e di una volontà sono attori; e, per questo, si parla di performance. La nuova prospettiva è ad esempio molto importante nell'ambito del 1DIAMONDS CONSULTING marketing. Se prima il target era considerato solo come un oggetto passivo sul quale riversare il proprio discorso, adesso se ne considera la personalità, la volontà, la soggettività. Quindi cambia anche il concetto di pubblicità: non devo più trasmettere un messaggio, ma devo persuadere l'altro.

Dal punto di vista del mental coaching, la performance è l'azione principale, l'elemento su cui si va a lavorare maggiormente. Il mental coaching aiuta a liberare la propria energia all'interno della performance. In una performance ottimale, il dispendio di energia è minimo. Per questo motivo, abbiamo presentato il mindset: esso è fondamentale per entrare nello stato mentale adatto a svolgere performance ottimali, e anche per tornare sui propri passi nel caso non lo siano state. Per una performance ottimale, infatti, occorre avere un'attenzione molto allenata, un obiettivo specifico e gli strumenti necessari per incanalare la propria energia su di esso. Il mental coaching insegna a porsi in uno stato mentale da performance eccellente.

A differenza del mindset, che può eventualmente coinvolgere tutte le aree della nostra vita, il mental coaching delle performance non può che riferirsi soltanto al momento stesso in cui performiamo qualcosa. Infatti, una performance ottimale si esegue in uno stato ben preciso, che implica un gran dispendio di energia e una grande dose di concentrazione.

Si parla di "stato di performance", perché si tratta non di una situazione perenne, ma che si verifica soltanto nel momento in cui la performance prende atto. Infatti, se si mantenesse perennemente lo stato di performance, si dovrebbe far fronte a un dispendio di energia insostenibile da parte dell'organismo. Inoltre, sarebbe deleterio dal punto di vista psichico, perché annienterebbe la persona, e da quello sociale, perché si metterebbero in discussione alcuni dei valori portanti della società.

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COME VIENE SABOTATA UNA PERFORMANCE

Ma, prima di vedere come entrare nello stato di performance per ottenere un risultato eccellente, discutiamone l'inverso. Cos'è una performance non eccellente? È una performance che non ha ottimizzato tempi e risorse, ma che, soprattutto, non ha centrato l'obiettivo. Ci sono alcuni errori molto comuni che portano a sabotare una performance. Tre in particolare.

Il primo è la mancanza di attenzione. Parlando del mindset abbiamo visto che l'attenzione è fondamentale per raggiungere uno stato mentale controllato, cioè presente e consapevole. Questo concetto si applica in egual misura alla performance. La performance, infatti, è un avvenimento che si svolge in un determinato lasso di tempo, ma di fatto è giocata tutta sul presente.

Se stiamo concludendo un affare, ad esempio, sicuramente avranno peso il nostro retaggio culturale e le nostre conoscenze specifiche, ma a fare davvero la differenza sarà il modo in cui metteremo in atto tutti questi elementi per convincere il nostro cliente. Lo stesso accade nel rapporto con un collaboratore. Infatti, spesso è sufficiente una parola al momento giusto per concludere al meglio un affare, così come una parola sbagliata può rischiare di compromettere la riuscita della trattativa e ledere al rapporto di fiducia che abbiamo instaurato con il nostro interlocutore.

Le attenzioni, nel caso di una performance di persuasione, non devono essere concentrate solo su ciò che è al di fuori di noi, ovvero le parole, gli atteggiamenti e la performance della persona che abbiamo davanti. Dobbiamo prestare attenzione anche a ciò che noi vogliamo esprimere con la nostra performance, e dobbiamo quindi sempre ricordarci di rendere chiari i nostri bisogni, di tenerli a mente come la massima priorità del momento. Ciò è estremamente importante per la riuscita della performance stessa, perché è l'elemento che dà una direzione definita alla prestazione e permette di mantenere un'organicità di forma e di intenti.

Questo modo di agire viene spesso, erroneamente, ricondotto all'egoismo. In realtà, essere concentrati sui propri bisogni è una forma di rispetto, in primo luogo per sé stessi e poi anche per gli altri. Per questo motivo, è molto utile comunicare i propri bisogni all'interlocutore all'inizio della discussione e mantenerli in modo ferreo. È inutile cercare di mascherare i propri bisogni. Questa è la cosa più deleteria che si possa fare per cercare di chiudere al meglio qualsiasi trattativa. Infatti, in questo modo, si rischia di apparire deboli e di perdere il filo del discorso, lasciando spazio all'interlocutore, il quale, naturalmente, cercherà a sua volta di soddisfare i propri bisogni.

A questo proposito, vediamo il secondo errore molto comune quando si svolge una performance. Esso consiste nel pensare ad altre cose mentre si sta svolgendo la performance, quindi nel non essere completamente concentrati su di essa.

Essere concentrati su quello che si sta facendo è una forma di rispetto per l'altro, ma allo stesso tempo è una cosa che permette di canalizzare tutte le energie nel momento presente, evitando distrazioni.

Ad esempio, se, discutendo con una persona di qualcosa di molto importante, ci distraiamo per rispondere al telefono o divaghiamo parlando di altri impegni, l'interlocutore poi faticherà a trovare piena fiducia in noi e non si sentirà sicuro nelle nostre mani. E invece noi, magari, pensiamo di dimostrargli, in tal modo, che siamo responsabili e in grado di svolgere più compiti nello stesso 3DIAMONDS CONSULTING momento. In realtà, ciò che viene comunicato tramite il linguaggio non verbale è che, per noi, lui è solo un numero tra i numeri, un impegno tra gli altri e come tutti gli altri, una pratica da chiudere.

Inoltre, se ci distraiamo, sarà molto difficile rimanere nel qui-e-ora, e riuscire a dare il meglio nella performance. Come abbiamo già ripetuto, la performance è giocata tutta nel presente e, per questo motivo, richiede la nostra massima presenza nel momento presente, nel qui-e-ora. Se ci assentiamo, ne risentirà la performance stessa.

L'ultimo errore che spesso si commette è quello di non avere un obiettivo esplicito e dichiarato nella propria mente. Come nel caso del mindset, l'obiettivo funge da motivatore per tutta la performance e ci spinge a esternare la nostra volontà e le nostre necessità in modo esplicito. Se non abbiamo un obiettivo definito, sarà più difficile dare un verso alla performance, e sarà anche più arduo concentrarci affinché la performance sia eccellente.

Perciò l'obiettivo deve essere sempre chiaro, sia per noi stessi che per il nostro interlocutore. Non solo i bisogni devono essere evidenti per la persona che abbiamo davanti, ma anche le modalità attraverso le quali vogliamo raggiungerle. Questo accrescerà il senso di fiducia e ci farà apparire altamente professionali. La differenza tra persuasione e manipolazione sta proprio nella capacità e nell'onestà intellettuale di esprimere esplicitamente il proprio obiettivo e le proprie necessità.

Abbiamo visto gli errori più comuni che danneggiano una performance e la rendono non eccellente. Prendiamo adesso in considerazione un altro elemento, che in primo luogo influenza il mindset, e poi va anche ad agire direttamente sulla riuscita della performance. Vale a dire il senso di colpa.

Il senso di colpa è il nemico più grande della performance. Esso è una sensazione molto frequente in chi si avvicina al mondo della leadership, in quanto il nostro retaggio culturale, influenzato principalmente dalla cultura cattolica, ci fa condannare come egoista tutto ciò che sia orientato ai nostri bisogni personali.

Dichiarare i propri bisogni risulta difficile in quanto implica appunto la sensazione di essere egoisti, il che si contrappone al senso di sacrificio che invece è considerato un valore cardine della nostra cultura.

Tuttavia, esprimere i propri bisogni, lo ripetiamo ancora una volta, è un atto di onestà verso sé stessi.

Secondo gli psicologi evoluzionisti, il senso di colpa deriva dall'istinto di sopravvivenza. L'essere umano, infatti, teme più di ogni altra cosa l'esclusione dal gruppo. Senza la cooperazione sociale, nessun essere umano sarebbe in grado di sopravvivere: proprio per questo motivo si dice che l'uomo è un animale sociale. L'essere umano, privo di pelliccia o artigli, è individualmente un essere inerme, facile preda delle leggi della natura. È la forza della cooperazione sociale che ha permesso all'uomo di sviluppare il proprio carattere razionale e di conseguenza dominare gli elementi naturali. In natura, la razionalità umana non vale niente. Grazie alla società, vale tutto.

Oltre che nei confronti degli altri, il senso di colpa può scattare nel confronto con la realtà. Molti manager alle prime armi, infatti, si sentono in colpa perché in qualche modo sentono di stare violando la realtà, di aderire a una sorta di disonestà simbolica. Ma non funziona proprio così. La performance, infatti, implica la capacità di sapersi distaccare dalla realtà. Molti intendono questo distaccamento come manipolazione della realtà, perché in quel momento la si strumentalizza per il proprio fine. Ma la realtà viene continuamente strumentalizzata per i più vari fini, anche nei gesti 4

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