Documento dall'Università degli Studi Gabriele D'annunzio - Chieti e Pescara sull'invenzione dell'iconoclasmo bizantino. Il Pdf esplora le fasi storiche e l'impatto di questo fenomeno sull'arte e la società, confrontandolo anche con l'iconoclasmo islamico e moderno. È un materiale dettagliato per lo studio dell'Arte a livello universitario.
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Leslie Brubaker-l'invenzione dell'iconosclasmo bizantino
Storia dell'arte bizantina (Università degli Studi Gabriele d'Annunzio - Chieti e Pescara)
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Scaricato da Paola De Berardinis (paoladeberardinis1@gmail.com)Leslie Brubaker
L'INVENZIONE DELL'ICONOCLASMO BIZANTINO
1. Introduzione: che cos'è l'iconoclasmo bizantino
Durante il regno dell'imperatore Diocleziano (284-305) l'impero romano fu diviso in due parti per facilitarne
l'amministrazione: la parte orientale si estendeva dai Balcani verso est (odierno Medio oriente) e veniva indicato come
Impero Romano d'oriente. Nel 324 Costantino I stabilì qui una nuova capitale. La posizione di Costantinopoli era di
estrema importanza strategica poiché controllava l'accesso dal Mediterraneo al Mar Nero. Durante il regno di
Costantino, il cristianesimo era stato ufficialmente riconosciuto in tutto l'impero romano e verso la fine del IV secolo,
era ormai illegale mantenere i templi 'pagani' e il cristianesimo era diventato la religione dominante del mondo romano
orientale. Nel periodo di cui si occupa il libro (fine del VII secolo e la metà del IX secolo) l'estensione dell'impero era
inferiore a quella del IV secolo: la conquista araba nella seconda metà del VII secolo tolse il nord-africa e gran parte del
medio oriente all'impero.
Icona
Proviene dal greco eikòn, che significa 'immagine', pertanto l'uso moderno del termine che indica le raffigurazione
sugli schermi del telefono o del computer non è inappropriato. Prima dell'avvento del cristianesimo la parola eikòn
veniva utilizzata per indicare i ritratti di persone. Visto che questo termine era stato utilizzato anche nella bibbia e non
aveva collegamenti con il paganesimo, la parola icona venne usata per indicare un ritratto religioso o una scena cristiana.
Iconoclastia
Dal greco eikonoklàstes, è un nome composto che significa "colui che distrugge le immagini". La prima apparizione
del termine avviene in una lettere degli anni venti dell'VIII secolo, nella quale si rimproverava un vescovo di aver
rimosso senza autorizzazione dei ritratti religiosi dalla sua chiesa. Apparve poi negli atti del settimo concilio ecumenico
di Nicea (787) e in modo sporadico per indicare gli eretici. Il termine iconoclasta nel mondo bizantino ha sempre un
accezione negativa.
Iconoclasmo
Invece di utilizzare il termine iconoclasmo, i bizantini definivano la controversia sulla legittimità o illegittimità delle
immagini religiose "iconomachia" (lotta contro le immagini). L'iconomachia bizantina riguardava il ruolo dei ritratti
sacri nel culto cristiano.
Nel 691 il ruolo delle immagini religiose divenne così importante da giustificare una legislazione ecclesiastica che ne
regolamentasse l'uso. Verso gli anni venti dell'VIII secolo, il nuovo potere delle immagini provocò una reazione
negativa così forte da lasciare traccia nelle fonti storiche e le controversia sulle immagini ebbe inizio. Nel 754 Costantino
V indisse un sinodo ecclesiastico per redigere una legislazione contro la produzione di immagini. Gli effetti immediati
di questa normativa non sono chiari ma sappiamo che vero la metà degli anni sessanta dell'VIII secolo alcuni ritratti di
santi furono rimossi dalla chiesa di Santa Sofia e rimpiazzati da croci. Il divieto di produrre immagini religiose continuò
durante il regno di Leone IV (figlio di Costantino, 775-780) ma venne abrogato nel 787 durante il settimo concilio
ecumenico tenutosi a Nicea. Il divieto venne poi reintrodotto da Leone V e venne mantenuto fino al regno di Teofilo
(829-842). Dopo la morte di Teofilo, alcuni ufficiali di corte convinsero Teodora e il figlio Michele III a reintrodurrela
venerazione delle immagini.
Le fonti principali per il periodo tra il 680 e l'850 circa sono costituite da testimonianze scritte , arte e architettura,
reperti archeologici. La documentazione scritta per gli anni dell'iconomachia è spesso problematica per tre motivi: è
spesso di natura altamente polemica ed incline a esagerazioni retoriche; la maggior parte dei degli scritti iconoclastici
fu distrutta dopo la restaurazione delle immagini religiose e quella restante fu rielaborata. L'archeologia e la produzione
artigianale pongono atri problemi, ma entrambe possono fornire una maggiore varietà di testimonianze rispetto alle fonti
scritte.
2. Le origini
Per capire perché le immagini religiose divennero talmente importanti da dare origine all'iconomachia, è necessario
osservare i precedenti sviluppi nel credo e nella pratica religiosa. Nel mondo bizantino la fede religiosa ortodossa si
basava sulla convinzione che l'incarnazione di Gesù Cristo e la sua morte sulla croce aveva portato salvezza all'umanità.
La trinità (padre, figlio e spirito santo) risiedeva in cima alla gerarchia ortodossa, al di sotto vi era Maria e poi di seguito
i santi e i martiri. La gerarchia ortodossa determinava il modo in cui i credenti chiedevano l'aiuto divino: di rado si
invocava direttamente Dio, si preferiva chiedere ad un 'intermediario'. In quanto intermediari, nel tempo i santi vennero
considerati "amici di Dio" e avevano un ruolo diverso dalle divinità dell'antichità. Ciò che viene definito come culto
dei santi è il risultato della devozione verso questi intermediari e la convinzione che la santità rimanesse legata ai loro
corpi anche dopo la morte. Tale credenza porto poi al culto delle reliquie: la credenza secondo cui parti del corpo del
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Scaricato da Paola De Berardinis (paoladeberardinis1@gmail.com)santo (che veniva smembrato) mantenevano la stessa "vera" presenza dell'intero corpo. Nel mondo bizantino questa
"vera presenza" venne associata anche ai ritratti dei santi. Questo però non accade nell'occidente.
Le prime immagini a cui sono stati associati poteri speciali furono le immagini "non fatte da mano umana" (acheropite).
Le più antiche immagini dotate di poteri a Bisanzio erano miracolose reliquie del Cristo (non di santi) che agivano come
protettrici di città, simili agli antichi palladia romani. Nelle più antiche testimonianze scritte le immagini fatte da mano
umana sono condannate come pagane. Erano le particolari attenzioni rese alle immagini-l'abbellirle con candele o
corone-a essere considerate non cristiane, ed infatti furono evitate durante il IV, V e VI secolo.
Lo status delle icone cambiò verso la fine del VII secolo nel mondo bizantino, quando ottennero un ruolo significativo
e diffuso nelle fonti testuali bizantine.
La prima metà del VII secolo vide l'impero bizantino quasi costantemente in guerra: i Persiani si riversarono in Anatolia
nel 611 e raggiunsero il Bosforo verso il 616/617, prendendo la Siria (613), la Palestina (614) e l'Egitto (619).
L'imperatore Eraclito fu costretto a concentrale le forze nella difesa contro i Persiani, lasciando i Balcani indifesi
dall'avanzare degli Avari che erano stanziati a nord del Danubio. Nel 626 i Persiani e gli Avari si unirono e attaccarono
Costantinopoli, senza successo. Dopo il fallimento dell'assedio, i due nemici furono presto sconfitti, ma gli apparati
militari erano ormai esausti e non potettero combattere l'imminente minaccia degli Arabi.
Il profeta Maometto morì nel 632, dopo aver unificato le tribù dell'Arabia sotto la religione dell'Islam. Nel 637, la Siria,
poco dopo essere stata liberata dai Persiani, cadde nelle mani degli Arabi, seguita poi dalla Palestina, dall'area tra il
Tigri ed Eufrate alla fine degli anni Trenta del VII secolo, dall'Egitto (640-45), e dal resto della Persia fra il 639 e il 650.
Nonostante, attorno agli anni Sessanta del VII secolo, la conquista islamica era in gran parte ultimata e quindi fosse un
periodo relativamente pacifico, i cristiani dell'oriente cominciarono a documentare un'accentuata ansietà che provocò
una serie di testi apocalittici, scritti per lo più da cristiani che vivevano sotto il dominio arabo.
Gli Atti del concilio di Quinisesto del 691/692 furono scritti a Costantinopoli, anch'essi rivelano preoccupazione per la
sorte del cristianesimo e dei cristiani. Negli Atti tale disagio viene espresso incrementato i tentativi di controllo su quanto
era ancora in loro potere. Gli Atti forniscono la prima legislazione canonica bizantina riguardo alle immagini religiose
e tre canoni furono dedicati alla produzione artigianale. La novità di questi testi sta nell'insistenza sul fatto che il ritratto
di Cristo dovesse sostituire metafore simboliche. Le icone presero un nuovo significato che rispecchiava le insicurezze
portare dalle guerre islamiche.
Poco dopo le leggi del 691/692, l'imperatore Giustiniano II forse ispirato introdusse una nuova iconografia per la moneta
dell'impero: il ritratto del Cristo apparve sul recto e il ritratto dell'imperatore fu posto sul verso.
3. L'inizio della controversia sulle immagini
La controversia sulle immagini iniziò negli anni venti dell'VIII secolo: se ne sente parlare per la prima volta in tre lettere
del patriarca Germano (patriarcato 715-730) riguardanti due ecclesiastici, Costantino di Nacoleia e Tommaso di
Claudiopoli. Le epistole sono datate agli anni venti e, probabilmente ai primi anni trenta.
Entrambe le due più antiche lettere riguardano Costantino: secondo Germano questi si era rifiutato di rendere onore alle
immagini prostrandosi davanti ad esse, egli riteneva che fosse dovuto solo a Dio. La prima lettera, indirizzata a Giovanni
vescovo di Sinada, considerava il comportamento di Costantino come un'azione da disciplinare. Nella sua seconda
lettera, diretta a Costantino stesso, Germano lo rimproverava di aver agito alle sue spalle (non sappiamo di preciso a
cosa si riferisse); da questa lettera viene fuori un ansia di Germano che le azioni di Costantino potessero confondere i
membri della comunità e creare uno scandalo. Una lettera più tarda, indirizzata a Tommaso di Claudiopoli, rivela che
questi avrebbe rimosso le icone dalla sua chiesa. La lettera indica che attorno agli anni trenta dell'VIII secolo, i
ragionamenti contrari alle immagini sacre si erano diffusi nei dintorni di Narcoleia. Germano, come nella lettera per
Costantino, voleva assicurarsi che Tommaso evitasse di confondere la comunità ortodossa locale e di dare appigli ai
nemici della chiesa. Non vi è alcuna evidenza che la controversia delle immagini abbia avuto inizio come iniziativa
imperiale, anzi Germano ricorda che gli imperatori in carica erano fedeli difensori delle icone, avendo essi stessi fatto
apporre immagini religiose nei dintorni del palazzo.
La nostra conoscenza del regno di Leone III (717-741) si basa quasi completamente su notizie testuali. La dinastia
fondata da Eraclio nel 610 ebbe fine con la deposizione e morte di Giustiniano II nel 711, succeduta da un periodo di
instabilità , in cui tre imperatori si succedettero nel corso di sei anni. In questo contesto caotico, determinato anche dalle
incursioni arabe, Leone Isaurico (comandante di una delle divisioni militari) e il generale Artabasde dichiararono la loro
ostilità all'imperatore e marciarono verso Costantinopoli. Il 25 marzo del 717 Leone fu incoronato imperatore dal
patriarca Germano a Santa Sofia, inaugurando la dinastia degli Isaurici, che avrebbe governato Bisanzio fino alla fine
del secolo. Poco tempo dopo Leone si trovò ad affrontare la flotta di Maslam, il cui assedio duro fino al 718. Leone III
fu allora in grado di consolidare la propria autorità , quindi introdusse ampie riforme amministrative negli apparati
militari e commissionò la revisione del codice legislativo. Furono introdotti molti cambiamenti , in particolari sui temi
del matrimonio, la famiglia e il carattere delle pene. Nel contesto della controversia delle immagini questo è importante
perché da un lato fornisce una chiara visione della percepita necessità di ripulire e purificare le istituzioni e dall'altro
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