Riassunti del libro Le Imprese Oltre Il Fordismo, Università degli Studi Roma Tre

Documento dall'Università degli Studi Roma Tre su Riassunti del Libro Le Imprese Oltre Il Fordismo. Il Pdf esplora l'evoluzione dell'organizzazione aziendale dal fordismo al toyotismo, analizzando concetti come decentramento ed esternalizzazione, con esempi di casi aziendali per la materia Economia.

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17 pagine

Riassunti del Libro Le Imprese Oltre
Il Fordismo
Organizzazione Aziendale
Universita degli Studi Roma Tre (UNIROMA3)
16 pag.
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Riassunti del Libro Le Imprese Oltre Il Fordismo

Organizzazione Aziendale
Universita degli Studi Roma Tre (UNIROMA3)
16 pag.

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LIBRO MASINO

LE IMPRESE OLTRE IL FORDISMO

Capitolo 1: Verso una nuova organizzazione delle imprese?

1.1 Le origini: orologi e automobili.

Con l'invenzione dell'orologio e della prima macchina a vapore l'uomo acquisisce nuovi orizzonti nella concezione dello spazio e del
tempo.
L'orologio introdusse la standardizzazione del tempo,la sua ripartizione, e il tempo viene per la prima volta visto come una risorsa
scarsa da gestire e razionare.
Viene a configurarsi così la prima forma di coordinamento e controllo dell'attività umana.
La macchina a vapore d'altro canto permise all'uomo di liberarsi per quanto possibili dei limiti posti dalle distanze, che il trasporto
umano e quello animale non potevano coprire. Non vi era più quindi un limite fisico ma solo tecnico.

ELI TERRY

Fu un orologiaio nato in Connecticut USA nel 1772, divenne apprendista di un mastro orologiaio a 14 anni dove apprese le tecniche
di costruzione, fino ad arrivare ad aprire una propria bottega.
Nel suo piccolo negozio si buttarono le basi del fordismo che avrà luogo poi quasi cento anni dopo.
Infatti Terry fu il primo che provò ad organizzare e automatizzare la produzione dei suoi orologi, assumendo personale e
coordinando le attività in modo tale da arrivare a costruire venti orologi al giorno (produzione che prima era impensabile).

WOMACK JONES E ROSOS 1990 -> il settore automobilistico, ha influenzato e cambiato il modo di concepire e fare le cose, due
volte nella storia:

  • Con il fordismo di Henry Ford nel 1863
  • Con il toyotismo

La prima svolta di Henry Ford:
Ford ideò e realizzo una modalità di produzione differente da tutte quelle precedenti.
Nel 1914 a Highland Prak nel Michigan fu infatti montata con la 1º linea di assemblaggio continua, l'auto modello T.
Il processo era basato sull'ingegnerizzazione e sulla standardizzazione dei compiti.
Con questo processo vi fu un aumento della produttività del 10% e una drastica riduzione dei costi, e ciò segnò l'inizio del
Fordismo.

1.2 La produzione di massa di Henry Ford

Con la produzione automatica introdotta da Ford i compiti degli uomini vennero di conseguenza semplificati,standardizzati e ridotti
alla minima interazione. Questo per far si che non vi fosse interruzione tra le fasi della lavorazione, ma anzi che ci fosse un continuo
coordinamento tra uomo e macchina.
Il vantaggio di efficienza che la produzione riceveva da questo nuovo processo dipendeva da:

  • Una maggiore produttività del lavoro poiche venivano prodotti più output in minor tempo rispetto al passato.
  • La possibilità di economie di scala con conseguente ripartizione dei costi fissi sul prodotto medio unitario.

Ai cambiamenti tecnici avvenuti si associano anche i cambiamenti organizzativi con lo scientific management di Taylor.
Lo scientific management si basa su 4 principi.

  1. Uno studio riguardante i tempi e i movimenti del lavoro per elaborare tecniche di produzione più efficienti.
  2. Una selezione scientifica del personale tramite le loro capacità personali e professionali per individuare il compito
    migliore da assegnare.
  3. Un addestramento per i lavoratori scelti sulle tecniche scelte per una perfetta pratica.
  4. La separazione tra le attività di pianificazione, analisi e decisione ed esecuzione

Il fordismo è il matrimonio fra le idee organizzative di Taylor e le idee di ingegnerizzazione di Ford.
Quindi si viene a creare un connubio tra la maggiore produttività,data da una migliore organizzazione del lavoro e un maggiore
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L'impresa che nasce da questa unione è denotata dalle caratteristiche:

  • Di notevole dimensione
  • Di integrazione verticale

In questa impresa erano due le scelte del manager :

  • scelta del campo di azione, che doveva minimizzare ed eliminare i disturbi alla continuità della produzione
  • scelte di coordinamento e controllo interno, che servivano ad eliminare il rischio di disturbi della produzione derivante
    dai lavoratori. Quest'ultimi essendo umani incorrevano facilmente nel rischio di errore e quindi necessitavano di maggior
    controllo.

I controlli sul coordinamento necessitavano di figure manageriali ulteriori e questo portava ad aumentare il personale interno
dell'azienda.
Queste condizioni determinarono la nascita della grande impresa moderna, caratterizzata quindi da:

  • grandi dimensioni
  • integrazione verticale
  • controllo operativo esteso
  • parcellizzazione del lavoro

Con la creazione della produzione di massa emerse la necessità, nella scena macroeconomica, di creare un consumo di massa ;
questo perché l'aumento di produzione doveva poi essere smaltito.
Doveva quindi avvenire un profondo cambiamento sociale per creare la classe sociale destinataria della produzione di massa.
La classe operaia faceva parte di quella consumistica, ma era da sempre in condizioni disagiata causa la bassa remunerazione e la
ripetitività del lavoro.
In risposta alle esigenze precedentemente esposte, si innesco un contratto implicito tra stato, sindacato e impresa.
Gli stati intervennero con politiche economiche keynesiane per sviluppare aree di investimento pubblico quali le pubblic utilities
che sostenevano lo sviluppo, l'occupazionee il consumo.
In oltre supportarono con investimenti anche servizi sociali: istituzione, sanità e sicurezza.
Grazie a queste politiche negli anni '60 il PIL USA crebbe del 4,4% e il reddito familiare raddoppio nel ventennio successivo.
I sindacati guadagnarono molto potere negoziale accettando gli incrementi di produttività richiesti dalle imprese in cambio di
benefici sociali derivanti da salari crescenti e politiche economiche.
Le imprese contraccambiarono l'aumento di produttività con aumenti salariali, anche nella concezione di costruire un mercato in
grado di assorbire la produzione (concedendo più soldi ai lavoratori, essi li avrebbero consumati a loro volta nel mercato
consumistico).
Negli anni '70 vi fu una trasformazione del fordismo per il mutare dello scenario economico internazionale. Gli elementi di crisi
responsabili di ciò furono:

  • saturazione dei mercati nazionali dovuta dalla ricerca delle grande imprese di espansione nei mercati internazionali
    ("Globalizzazione dell'economia"). Si cercavano altri mercati al di fuori del paese su cui vendere; questo cambiò gli
    equilibri preesistenti insieme allo spostamento dei processi produttivi in paesi con bassi costi di manodopera che provocò
    una perdita dei poteri dei sindacati.
  • Anche le maggiori tecnologie contribuirono alla crisi per la facilità di comunicazione che permetteva i processi di controllo
    anche a distanza
  • il cambiamento provocò un mutamento anche nelle politiche economiche dei paesi. Ad esempio il fenomeno del "RACE
    TO THE BOTTOM", ovvero che i paesi per attrarre i capitali, deregolamentavano i processi economici e produttivi e
    abbassavano competitivamente i tassi
  • la crisi petrolifera e la recessione degli anni '70.

nell'avvento del post fordismo abbiamo tre approcci :

  1. la scuola della regolazione di ambito economico e matrice marxiana. Secondo loro i regimi di accumulazione capitalistica
    cambiano a causa di crisi periodiche interne, che il sistema regolativo corrente non può più gestire
  2. approccio neoshumpteriano che poneva enfasi siul ruolo della tecnologia nel sistema economico. Ovvero la forte
    innovazione tecnologica non era sostenibile nell'attuale sistema economico.

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  1. Approccio istituzionalista o di specializzazione flessibile. Che credeva che il passaggio veniva scaturito da forze di mercato
    che prediligevano scale di produzione più piccole, lavoro più qualificato e specializzato e organizzazioni più flessibili che
    richiedevano quindi nuove soluzioni.

In definitiva in una analisi macroeconomica il postfordismo è così caratterizzato:

  1. notevole liquidità di flussi finanziari -> data da deregolamentazione e semplicità delle transazioni per merito della
    tecnologia
  2. crescente integrazione dei mercati -> data da deregolamentazione e miglioramento nei trasporti
  3. una crescita cospicua e una dominanza delle attività economiche da parte delle grandi multinazionali.
  4. Progressiva riduzione della sindacalizzazione e della forza contrattuale
  5. crescita del tasso di disoccupazione e di flessibilizzazione del lavoro (che diventa precario), conseguente diminuzione
    delle politiche welfare
  6. propagazione di nuove forme di organizzazione

CAP 2: Una rivisitazione critica del fordismo

La riflessione sulle nuove soluzioni organizzative deve partire dagli esempi del passato (il settore automobilistico ha segnato di piu'
il cambiamento organizzativo nelle imprese del secolo scorso).
L'idea di organizzazione flessibile e' uno degli elementi centrali che connota le soluzioni postfordiste e le distingue da quelle del
fordismo.
Prima della guerra solo una piccola parte della produzione inglese era destinata all'esportazione. Dopo la fine del conflitto bellico la
necessita' per il paese di aumentare le esportazioni al fine di finanziare l'importazione di beni critici ai fini della ricostruzione, spinse
Churchill ed i governi successivi ad imporre all'industria automobilistica nazionale elevate quote minime di produzione destinata
all'esportazione e ad adottare un sistema di produzione di massa sulla falsariga di quello statiunitense (1939/136 modelli - 1948/42
modelli).
Nello stesso periodo Austin e Morris (principali imprese automobilistiche inglesi del tempo) realizzarono soluzioni ibride con un
elevato grado di standardizzazione, il perseguimento di economie di scala e l'adozione di soluzioni innovative che anticiparono il
postfordismo.
Austin ideo' un sistema chiamato kit marshalling per la gestione dei flussi di materiali e parti che consentiva una riduzione drastica
delle scorte (principi analoghi al just in time).
La tecnologia produttiva statiunitense era basata su macchine imponenti che consentivano l'automazione del processo produttivo
ma comportavano delle rigidita' significative (lunghi tempi di modificazione degli attrezzaggi, elevata probabilita' di interruzioni non
previste, elevata specificita' degli investimenti necessari per la loro acquisizione).
Tutti questi elementi spinsero le imprese, non solo quelle inglesi, a cercare soluzioni alternative che prevedevano set up piu' brevi e
meno costosi, tecniche di pianificazione della produzione basate su movimenti molto precisi, processi di lavoro strutturati in team
di operatori associati ad un sistema di incentivi di gruppo.
Nonostante l'innovativita' ed i successi raggiunti grazie a questo approccio ibrido, tutte le imprese britanniche, alla fine degli anni
60, erano tornate al tradizionale modello fordista.
Le ragioni di tale abbandono non sono chiare: probabilmente furono le politiche economiche dei governi inglesi che ostacolarono le
imprese.
In questo modo anche il confine temporale tra fordismo e postfordismo tende a sfumarsi; a livello concettuale il confronto tra i due
modelli risulta molto articolato.
L'esempio dell'industria inglese non e' l'unico a dimostrare le profonde radici del postfordismo; in realta' e' l'industria
automobilistica giapponese il simbolo piu' forte della soluzione di continuita' tra fordismo e postfordismo che si e' verificata a
partire dagli anni 70.

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