Il Curricolo nella Scuola dell'Autonomia e le Indicazioni Nazionali

Documento sul Curricolo nella Scuola Dell'autonomia. Il Pdf esplora l'evoluzione dei programmi scolastici italiani e l'impatto dell'autonomia, concentrandosi sul ruolo delle Indicazioni Nazionali e la definizione del curricolo per lo sviluppo delle competenze in Educazione civica, utile per l'Università.

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IL CURRICOLO NELLA SCUOLA DELL’AUTONOMIA
1. La tradizione italiana dei Programmi per la scuola
La tradizione italiana di orientamenti e programmi, lunga e diversificata, ha negli anni segnato l’evoluzione
del pensiero pedagogico e della storia della scuola. Per la scuola dell’infanzia i primi Orientamenti delle
attività educative del 1969 sono stati seguiti dagli Orientamenti del 1991. Per la scuola primaria i programmi
didattici del 1955 sono stati sostituiti dai nuovi Programmi didattici del 1985. Per la scuola secondaria di I
Grado i programmi del 1963 sono stati seguiti da quelli del 1979. Tutti questi Orientamenti e Programmi
sono rimasti in vigore fino alla emanazione delle Indicazioni nazionali del 2004. Come si vede, cambiare
Programmi ha richiesto tempi lunghi e si è sempre trattato di riforme settoriali.
L’asincronia degli interventi e la mancanza di raccordo tra i programmi dei diversi ordini di scuola
rappresentano evidenti limiti, per di più aggravati dall’assenza di un effettivo collegamento ai programmi
della scuola secondaria di II grado, nella quale - in attesa di una organica riforma di struttura - si andava
intanto sviluppando, a partire dagli anni Novanta, una complessa e articolata sperimentazione, che ha inciso
nei diversi ordini e indirizzi soprattutto sul piano curricolare.
A cavallo degli anni 2000 si è aperta una fase nuova contraddistinta:
a) dall’avvio dell’autonomia scolastica (l. 59/1997, art. 21) e dalla sua successiva
regolamentazione (DPR 275/1999), che hanno condotto a una attenuazione del tradizionale centralismo
dei programmi e a una loro rivisitazione in più duttili termini curricolari;
b) dai tentativi che - nell’ambito del più ampio concerto europeo dei Libri Bianchi e di Lisbona
2000 - hanno teso ad avviare una riforma di sistema della scuola mirata a investire l’intero ordinamento
degli studi, i contenuti dell’insegnamento, le metodologie didattiche e organizzative (l. 30/2000 e l.
53/2003).
Nei primi anni 2000 l’iniziativa ha portato:
a) in connessione con la “riforma dei cicli” (legge 30/2000), alla predisposizione, seppur
provvisoria, degli Indirizzi curricolari nazionali per la scuola dell’infanzia e per la scuola di base del 2001;
b) in connessione con la legge 53/2003, alle Indicazioni nazionali del 2004 rispettivamente per
la scuola dell’infanzia e per la scuola secondaria di 1 grado (D.lgs 19-2-2004 n. 59), anche queste da
considerarsi provvisorie.
2. Dare alla scuola un quadro di riferimento definito
Superare la provvisorietà delle attuali Indicazioni è necessario, se si vuol offrire alla scuola dell’infanzia e a
quella del primo ciclo di istruzione un quadro di riferimento definito, portando a compimento quanto richiesto
dal Regolamento sull’autonomia. Il processo di predisposizione delle Indicazioni richiede che
si tenga presente il nuovo quadro normativo che nel frattempo si è andato definendo;
si faccia riferimento alle linee di indirizzo che caratterizzano l’azione di Governo nel settore della
scuola;
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si assumano parametri e criteri condivisi per le nuove Indicazioni nazionali del curricolo di scuola,
tenendo in attenta considerazione quanto è emerso dall’esperienza degli insegnanti e dalla
riflessione culturale che si è sviluppata.
3. ‘Indicazioni’ e curricolo
Nel rispetto e nella valorizzazione dell’autonomia delle Istituzioni Scolastiche, le Indicazioni Nazionali
costituiscono il quadro di riferimento delle scelte affidate alla progettazione delle scuole. In questo senso sono
un testo volutamente aperto che la comunità professionale è chiamata ad assumere e a contestualizzare
tenendo conto dei bisogni di sviluppo degli alunni, delle aspettative della società, delle risorse disponibili
all’interno delle scuole e nel territorio. Con il riconoscimento dell’autonomia alle istituzioni scolastiche il posto
che era dei programmi nazionali viene preso dal Piano dell’Offerta Formativa che, come è affermato nella
vigente normativa, è “il documento fondamentale costitutivo dell’identità culturale e progettuale delle
istituzioni scolastiche”. Il cuore didattico del Piano dell’Offerta Formativa è il curricolo, che viene predisposto
dalla comunità professionale nel rispetto degli orientamenti e dei vincoli posti dalle ‘Indicazioni’ e la sua
elaborazione è il terreno su cui si misura concretamente la capacità progettuale di ogni scuola. Una
conseguenza dell'introduzione dell'autonomia è che il luogo delle decisioni si sposta, almeno in parte, dal
centro alla singola istituzione scolastica ed è per questa ragione che il curricolo si afferma come principale
strumento della progettualità didattica.
La nozione di curricolo consente di guardare all’educazione a scuola come un processo complesso di
trasmissione culturale e di orientamento personale e al tempo stesso di focalizzarne le diverse componenti.
Si impara in un contesto sociale che è tale non soltanto perché avviene in una specifica situazione storica e
culturale, ma anche perché si impara con gli altri, che sono gli adulti insegnanti responsabili dei processi
educativi che innescano e i pari che con le loro diverse caratteristiche contribuiscono alla presa d’atto
progressiva delle proprie e delle altrui specificità.
Si impara inoltre mediante l’ausilio di strumenti, materiali (libri, quaderni, computer…) e simbolici (i diversi
alfabeti della conoscenza) che consentono la progressiva appropriazione del patrimonio culturale della
società in cui si vive.
Mediante l’acquisizione di contenuti e di abilità a scuola si attivano e si promuovono processi di elaborazione
che rappresentano l’aspetto più specifico della complessa attività scolastica.
La scuola è un ambiente particolare di apprendimento, che, molto più di altri ambienti, offre non solo
continue occasioni di imparare, ma anche di sbagliare, analizzare i propri errori, emendarli e continuare o
riprendere ad imparare. Ciò rappresenta una specificità propria della scuola che costituisce perciò un luogo
salvo, al riparo dai ritmi, dalle urgenze e dalle pressioni esterne e in cui tutto questo può avvenire con il
monitoraggio e l’accompagnamento di un adulto competente.
Nella società della conoscenza, che sembrerebbe rendere marginale la funzione educativa della scuola, per
la concomitante presenza di un numero progressivamente maggiore di altre agenzie educative, va, invece,
riconosciuta una funzione fondamentale a questa istituzione delegata alla acquisizione di processi di
elaborazione, difficilmente acquisibili altrove, ove insegnanti ed alunni riconoscono pienamente il senso del
loro trovarsi quotidianamente insieme.

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La tradizione italiana dei Programmi per la scuola

La tradizione italiana di orientamenti e programmi, lunga e diversificata, ha negli anni segnato l'evoluzione del pensiero pedagogico e della storia della scuola. Per la scuola dell'infanzia i primi Orientamenti delle attività educative del 1969 sono stati seguiti dagli Orientamenti del 1991. Per la scuola primaria i programmi didattici del 1955 sono stati sostituiti dai nuovi Programmi didattici del 1985. Per la scuola secondaria di I Grado i programmi del 1963 sono stati seguiti da quelli del 1979. Tutti questi Orientamenti e Programmi sono rimasti in vigore fino alla emanazione delle Indicazioni nazionali del 2004. Come si vede, cambiare Programmi ha richiesto tempi lunghi e si è sempre trattato di riforme settoriali.

L'asincronia degli interventi e la mancanza di raccordo tra i programmi dei diversi ordini di scuola rappresentano evidenti limiti, per di più aggravati dall'assenza di un effettivo collegamento ai programmi della scuola secondaria di II grado, nella quale - in attesa di una organica riforma di struttura - si andava intanto sviluppando, a partire dagli anni Novanta, una complessa e articolata sperimentazione, che ha inciso nei diversi ordini e indirizzi soprattutto sul piano curricolare.

A cavallo degli anni 2000 si è aperta una fase nuova contraddistinta:

  1. dall'avvio dell'autonomia scolastica (l. 59/1997, art. 21) e dalla sua successiva regolamentazione (DPR 275/1999), che hanno condotto a una attenuazione del tradizionale centralismo dei programmi e a una loro rivisitazione in più duttili termini curricolari;
  2. dai tentativi che - nell'ambito del più ampio concerto europeo dei Libri Bianchi e di Lisbona 2000 - hanno teso ad avviare una riforma di sistema della scuola mirata a investire l'intero ordinamento degli studi, i contenuti dell'insegnamento, le metodologie didattiche e organizzative (I. 30/2000 e I. 53/2003).

Nei primi anni 2000 l'iniziativa ha portato:

  1. in connessione con la "riforma dei cicli" (legge 30/2000), alla predisposizione, seppur provvisoria, degli Indirizzi curricolari nazionali per la scuola dell'infanzia e per la scuola di base del 2001;
  2. in connessione con la legge 53/2003, alle Indicazioni nazionali del 2004 rispettivamente per la scuola dell'infanzia e per la scuola secondaria di 1 grado (D.lgs 19-2-2004 n. 59), anche queste da considerarsi provvisorie.

Dare alla scuola un quadro di riferimento definito

Superare la provvisorietà delle attuali Indicazioni è necessario, se si vuol offrire alla scuola dell'infanzia e a quella del primo ciclo di istruzione un quadro di riferimento definito, portando a compimento quanto richiesto dal Regolamento sull'autonomia. Il processo di predisposizione delle Indicazioni richiede che

  • si tenga presente il nuovo quadro normativo che nel frattempo si è andato definendo;
  • si faccia riferimento alle linee di indirizzo che caratterizzano l'azione di Governo nel settore della scuola; 1
  • si assumano parametri e criteri condivisi per le nuove Indicazioni nazionali del curricolo di scuola, tenendo in attenta considerazione quanto è emerso dall'esperienza degli insegnanti e dalla riflessione culturale che si è sviluppata.

Indicazioni e curricolo

Nel rispetto e nella valorizzazione dell'autonomia delle Istituzioni Scolastiche, le Indicazioni Nazionali costituiscono il quadro di riferimento delle scelte affidate alla progettazione delle scuole. In questo senso sono un testo volutamente aperto che la comunità professionale è chiamata ad assumere e a contestualizzare tenendo conto dei bisogni di sviluppo degli alunni, delle aspettative della società, delle risorse disponibili all'interno delle scuole e nel territorio. Con il riconoscimento dell'autonomia alle istituzioni scolastiche il posto che era dei programmi nazionali viene preso dal Piano dell'Offerta Formativa che, come è affermato nella vigente normativa, è "il documento fondamentale costitutivo dell'identità culturale e progettuale delle istituzioni scolastiche". Il cuore didattico del Piano dell'Offerta Formativa è il curricolo, che viene predisposto dalla comunità professionale nel rispetto degli orientamenti e dei vincoli posti dalle 'Indicazioni' e la sua elaborazione è il terreno su cui si misura concretamente la capacità progettuale di ogni scuola. Una conseguenza dell'introduzione dell'autonomia è che il luogo delle decisioni si sposta, almeno in parte, dal centro alla singola istituzione scolastica ed è per questa ragione che il curricolo si afferma come principale strumento della progettualità didattica.

La nozione di curricolo consente di guardare all'educazione a scuola come un processo complesso di trasmissione culturale e di orientamento personale e al tempo stesso di focalizzarne le diverse componenti. Si impara in un contesto sociale che è tale non soltanto perché avviene in una specifica situazione storica e culturale, ma anche perché si impara con gli altri, che sono gli adulti insegnanti responsabili dei processi educativi che innescano e i pari che con le loro diverse caratteristiche contribuiscono alla presa d'atto progressiva delle proprie e delle altrui specificità.

Si impara inoltre mediante l'ausilio di strumenti, materiali (libri, quaderni, computer ... ) e simbolici (i diversi alfabeti della conoscenza) che consentono la progressiva appropriazione del patrimonio culturale della società in cui si vive.

Mediante l'acquisizione di contenuti e di abilità a scuola si attivano e si promuovono processi di elaborazione che rappresentano l'aspetto più specifico della complessa attività scolastica.

La scuola è un ambiente particolare di apprendimento, che, molto più di altri ambienti, offre non solo continue occasioni di imparare, ma anche di sbagliare, analizzare i propri errori, emendarli e continuare o riprendere ad imparare. Ciò rappresenta una specificità propria della scuola che costituisce perciò un luogo salvo, al riparo dai ritmi, dalle urgenze e dalle pressioni esterne e in cui tutto questo può avvenire con il monitoraggio e l'accompagnamento di un adulto competente.

Nella società della conoscenza, che sembrerebbe rendere marginale la funzione educativa della scuola, per la concomitante presenza di un numero progressivamente maggiore di altre agenzie educative, va, invece, riconosciuta una funzione fondamentale a questa istituzione delegata alla acquisizione di processi di elaborazione, difficilmente acquisibili altrove, ove insegnanti ed alunni riconoscono pienamente il senso del loro trovarsi quotidianamente insieme.

2Il curricolo organizza e descrive l'intero percorso formativo che uno studente compie, dalla scuola dell'infanzia alla scuola secondaria, nel quale si intrecciano e si fondono i processi cognitivi e quelli relazionali. L'unitarietà del percorso non dimentica la peculiarità dei diversi momenti evolutivi nei quali l'avventura dell' apprendimento si svolge, che vedono un progressivo passaggio dall'imparare facendo, alla capacità sempre maggiore di riflettere e formalizzare l'esperienza, attraverso la ri-costruzione degli strumenti culturali e la capacità di utilizzarli consapevolmente come chiavi di lettura della realtà.

Gli itinerari dell'istruzione, che sono finalizzati all'alfabetizzazione linguistico-letteraria, storico- geografica-sociale, matematico-scientifica-tecnologica, artistico-creativa), sono inscindibilmente intrecciati con quelli della relazione, che riguardano l'interazione emotivo-affettiva, la comunicazione sociale ed i vissuti valoriali che si generano nella vita della scuola.

Istanze nazionali e della comunità scolastica

Il curricolo che ogni singola scuola elabora, pur nella originalità che lo contraddistingue, deve tenere conto delle richieste che il centro fa attraverso le Indicazioni, ma questo non significa che il progetto della scuola sia altra cosa, che si giustappone alle richieste del centro senza integrarsi. In realtà, Indicazioni nazionali e scelte della scuola si fondono in un unico progetto. Così inteso, il curricolo costituisce un mosaico dal disegno unitario eppure articolato, risultato dell' integrazione delle esigenze che ogni scuola ha saputo far emergere nel dialogo con la propria realtà di appartenenza e le richieste che, attraverso le Indicazioni, la comunità nazionale esprime.

Indicare i processi di alfabetizzazione culturale comuni all'intero sistema scolastico italiano - in termini di conoscenze e di competenze - è compito del centro, cui compete stabilire i principali assi culturali del curricolo, le discipline che ad essi si riferiscono, le competenze da sviluppare. Spetta poi ad ogni istituzione scolastica meglio specificare gli obiettivi da raggiungere, eventualmente integrando la gamma degli insegnamenti proposti agli studenti, prestando particolare attenzione alle specificità del contesto di riferimento, alle attese e ai problemi che lo caratterizzano, alle risorse che si possono utilizzare. Questo comporta il possibile arricchimento del monte-ore di alcuni insegnamenti già previsti a livello centrale, l'utilizzazione della flessibilità oraria consentita, l'introduzione di modalità organizzative che si ritengono più rispondenti agli scopi. La scuola dell'autonomia viene così a realizzare un curricolo che si costruisce in un rapporto di reciprocità culturale e didattica con l'ambiente, fino a considerarlo aula decentrata, nella quale imparare ad essere ed imparare a vivere è possibile, contestualmente all' imparare ad imparare e ad imparare a inventare.

E' evidente la differenza che la logica del curricolo introduce rispetto ai programmi nazionali anche per quanto riguarda la considerazione della professionalità dei docenti e dei dirigenti scolastici. Il programma prescrive una lista di obiettivi e di contenuti definiti centralmente ed a prescindere da ogni riferimento alle realtà locali: ad essi il docente deve riferirsi ed applicarli nel suo insegnamento. Anche il curricolo propone obiettivi e contenuti, compresi quelli definiti dal centro e prescrittivi, che garantiscono l'unitarietà del sistema nazionale, ma in essi trova spazio l'attenzione alla realtà sociale nella quale la scuola è inserita, la sua cultura, le specifiche esigenze rilevate nell'ascolto dei bisogni degli alunni e nel confronto con le richieste e le attese delle famiglie e del territorio. Se, nel caso del programma, agli insegnanti si richiedeva di essere dei buoni esecutori di un testo elaborato altrove, nel caso invece del curricolo si chiede loro di essere co- 3

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