Il romanzo e la narrativa breve: etimologia e classificazioni antiche

Documento da eCampus Università su Il romanzo e la narrativa breve. Il Pdf esplora l'etimologia e le classificazioni del romanzo, distinguendolo dalla narrativa breve, con un focus sulle teorie e classificazioni antiche. Questo materiale di Letteratura per l'Università è stato prodotto per approfondire l'argomento.

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Corso di Laurea: Lingue e Letterature Moderne e
Traduzione Interculturale (LM37)
Insegnamento: Filologia e Linguistica Romanza
Numero lezione: 19
Titolo: Il romanzo: origine del termine e sue classificazioni
Il romanzo e la
narrativa breve
Il romanzo: origine del termine
e sue classificazioni
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Corso di Laurea: Lingue e Letterature Moderne e
Traduzione Interculturale (LM37)
Insegnamento: Filologia e Linguistica Romanza
Numero lezione: 19
Titolo: Il romanzo: origine del termine e sue classificazioni
IL ROMANZO: ETIMOLOGIA DEL TERMINE E CLASSIFICAZIONI MODERNE
Che cosa si intende per “romanzo”? Facciamo, prima di tutto, un po’ di etimologia.
Fino al VI sec. d.C., le espressioni
lingua latina
e
lingua romana
, nella sostanza, coincide-
vano; infatti, la Romània corrispondeva alla comunità linguistica e culturale creata dall’Im-
pero romano e perpetuata, dopo la crisi dell’Impero, dalla nuova unità data dalla religione
cristiana, divenuta religione di stato.
Progressivamente le due espressioni vennero a distinguersi:
lingua latina
identificando
la lingua scritta, letteraria, legata al modello classico;
lingua romana
identificando invece la
lingua parlata, svincolata dalla norma classica; in questa accezione, è ovviamente ricordata
in alcuni documenti cruciali per la storia delle lingue romanze:
nel XVII canone del Concilio di Tours dell’813, dove si sottolinea che i vescovi
si debbano sforzare di tradurre le omelie dal latino
in rusticam romanam linguam
aut theotiscam
(non è un caso che nella disposizione conciliare – il
canone
, appunto
– si utilizzi in verbo
transferre
, che vuol dire proprio “tradurre”: la spia linguistica è
dunque un segnale che lingue romanze siano ormai formate, che la distanza cioè tra
lingua
latina
e
romana
non sia più colmabile se non con una traduzione);
nei
Giuramenti di Strasburgo
(842), dove si utilizza, a proposito dei giuramenti
pronunciati in lingua francese, l’espressione
romana lingua
(“lingua romanza”).
Tornando dunque al termine “romanzo” (in francese antico
roman
), qual è originariamente
il suo significato? Il termine ha il valore, primigenio, di “testo in lingua volgare”, che nel
corso del Medioevo subisce una graduale evoluzione: all’inizio del XII secolo, il termine
passa a indicare un discorso orale o testo scritto in volgare”, mentre dalla seconda
metà del XII secolo il termine indica già un’opera narrativa in versi in volgare destinata
non al canto ma alla lettura. La materia, inizialmente, è una materia avventurosa tradotta
in volgare da leggende del mondo classico, celtico o bizantino-orientale. Nel XIII-XIV secolo,
infine,
roman
indica l’opera narrativa in prosa entro cui si traspone la tematica dei pre-
cedenti romanzi in versi.
Nel XII secolo, dunque,
roman
poteva indicare sia la
chanson de geste
sia il romanzo:
in particolare, molte
chanson de geste
si auto-definivano
romans
, sebbene fossero compo-
nimenti destinati al canto, eseguiti pubblicamente. Il fatto che il termine opposto,
chanson
,
non potesse applicarsi ai “romanzi”, che erano invece testi destinati alla lettura privata,
individuale o collettiva, spiega la tendenza del termine
roman
a specificarsi come lemma
per definire i testi non destinati al canto.

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Corso di Laurea: Lingue e Letterature Moderne e Traduzione Interculturale (LM37) Insegnamento: Filologia e Linguistica Romanza Numero lezione: 19 Titolo: Il romanzo: origine del termine e sue classificazioni Lettere

Il romanzo e la narrativa breve

Il romanzo: origine del termine e sue classificazioni

1 C 2007 - 2016 Università degli Studi eCampus - Via Isimbardi 10-22060 Novedrate (Co) - C.F. 9002752130 - Tel: 031.79421 - Fax: 031.7942501 - Mail: info@uniecampus.ite CAMPUS UNIVERSITÀ Corso di Laurea: Lingue e Letterature Moderne e Traduzione Interculturale (LM37) Insegnamento: Filologia e Linguistica Romanza Numero lezione: 19 Titolo: Il romanzo: origine del termine e sue classificazioni Lettere

IL ROMANZO: ETIMOLOGIA DEL TERMINE E CLASSIFICAZIONI MODERNE

Che cosa si intende per "romanzo"? Facciamo, prima di tutto, un po' di etimologia. Fino al VI sec. d.C., le espressioni lingua latina e lingua romana, nella sostanza, coincide- vano; infatti, la Romania corrispondeva alla comunità linguistica e culturale creata dall'Im- pero romano e perpetuata, dopo la crisi dell'Impero, dalla nuova unità data dalla religione cristiana, divenuta religione di stato. Progressivamente le due espressioni vennero a distinguersi: lingua latina identificando la lingua scritta, letteraria, legata al modello classico; lingua romana identificando invece la lingua parlata, svincolata dalla norma classica; in questa accezione, è ovviamente ricordata in alcuni documenti cruciali per la storia delle lingue romanze:

  • nel XVII canone del Concilio di Tours dell'813, dove si sottolinea che i vescovi si debbano sforzare di tradurre le omelie dal latino in rusticam romanam linguam aut theotiscam (non è un caso che nella disposizione conciliare - il canone, appunto - si utilizzi in verbo transferre, che vuol dire proprio "tradurre": la spia linguistica è dunque un segnale che lingue romanze siano ormai formate, che la distanza cioè tra lingua latina e romana non sia più colmabile se non con una traduzione);
  • nei Giuramenti di Strasburgo (842), dove si utilizza, a proposito dei giuramenti pronunciati in lingua francese, l'espressione romana lingua ("lingua romanza").

Tornando dunque al termine "romanzo" (in francese antico roman), qual è originariamente il suo significato? Il termine ha il valore, primigenio, di "testo in lingua volgare", che nel corso del Medioevo subisce una graduale evoluzione: all'inizio del XII secolo, il termine passa a indicare un "discorso orale o testo scritto in volgare", mentre dalla seconda metà del XII secolo il termine indica già un'opera narrativa in versi in volgare destinata non al canto ma alla lettura. La materia, inizialmente, è una materia avventurosa tradotta in volgare da leggende del mondo classico, celtico o bizantino-orientale. Nel XIII-XIV secolo, infine, roman indica l'opera narrativa in prosa entro cui si traspone la tematica dei pre- cedenti romanzi in versi. Nel XII secolo, dunque, roman poteva indicare sia la chanson de geste sia il romanzo: in particolare, molte chanson de geste si auto-definivano romans, sebbene fossero compo- nimenti destinati al canto, eseguiti pubblicamente. Il fatto che il termine opposto, chanson, non potesse applicarsi ai "romanzi", che erano invece testi destinati alla lettura privata, individuale o collettiva, spiega la tendenza del termine roman a specificarsi come lemma per definire i testi non destinati al canto.

2 C 2007 - 2016 Università degli Studi eCampus - Via Isimbardi 10 -22060 Novedrate (Co) - C.F. 9002752130 - Tel: 031.79421 - Fax: 031.7942501 - Mail: info@uniecampus.ite CAMPUS UNIVERSITÀ Corso di Laurea: Lingue e Letterature Moderne e Traduzione Interculturale (LM37) Insegnamento: Filologia e Linguistica Romanza Numero lezione: 19 Titolo: Il romanzo: origine del termine e sue classificazioni Lettere Si oppongono, così, due verbi: chanter (utilizzato per i testi epici) vs. conter (usato di pre- ferenza nei testi a carattere narrativo non epici): il Perceval di Chrétien de Troyes è detto anche, ad esempio, Conte du Graal. Il genere romanzesco nasce, quindi, dalla separazione tra musica e forma poetica, favorito dalla diffusione della lettura, come è stato felicemente sintetizzato da Albert Thibau- det: «Le roman médiéval c'est un clerc lisant et une dame qui l'écoute». Se da un punto di vista linguistico è chiara l'evoluzione in senso specialistico di termini come roman, romanzo, romance etc., tutti passati a indicare uno specifico testo letterario, meno facile è tracciare una linea di continuità tra questa esperienza medievale e ciò che noi oggi chiamiamo romanzo. È indubbio che il romanzo medievale, al momento della sua comparsa, presenti già gran parte «delle caratteristiche strutturali e degli artifici formali che siamo soliti associare alle espressioni moderne, e addirittura contemporanee, del genere» (M. L. Meneghetti, Il ro- manzo nel Medioevo, Il Mulino, 2010, p. 9); questa continuità tra esperienza medievale ed esperienza odierna è stata però spesso negata, nel corso della storia. La tendenza a considerare in senso negativo l'esperienza del romanzo medievale iniziò ad opera degli aristotelici del Cinquecento, che notavano nei romanzi del Medioevo (soprattutto in quelli in prosa) la tendenza a trasgredire i precetti dell'unità (di tempo, di spazio e di azione) che Aristotele stabilisce nella sua Poetica; gli aristotelici cinquecenteschi conside- ravano negativamente, in tal senso, le esperienze romanzesche a loro note, quelle dei ro- manzi arturiani in prosa, quelle dei cantari in ottava rima, fino ai poemi in ottave di Boiardo e, soprattutto, di Ariosto: quest'ultimo, che tanto deve all'esperienza narrativa - epica e romanzesca - del Medioevo, sarà criticato da Tasso nei Discorsi del poema eroico (1594) proprio per il mancato rispetto delle unità aristoteliche (lui che, nella Liberata, costruisce la narrazione obbedendo proprio ai principî aristotelici di unità). Dalla critica di Tasso alla costruzione narrativa ariostesca sembra derivare - secondo Maria Luisa Meneghetti (Il romanzo, p. 10) - tutto quel pregiudizio dei secoli successivi nei confronti del romanzo medievale. A partire da Cervantes, che nel sesto capitolo del Don Chisciotte fa bruciare dal barbiere l'intera biblioteca cavalleresca dell'hidalgo, piena di storie inverosimili. Per proseguire, poi, lungo tutto il Seicento e il Settecento, con alterne vicende. Se pure nel Settecento si era visto il romanzo, almeno, come un genere "pittorico", nel quale si potevano riconoscere le tracce della vita di un tempo, il giudizio dei philosophes illu- ministi nei confronti del genere è impietoso: il genere è il riflesso di una società barbara, quella feudale, e come tale nemico della modernità e dell'emancipazione; i pensatori del Romanticismo, invece, rivalutarono proprio la componente feudale e cristiana del

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Il romanzo e la narrativa breve

Classificazioni antiche; aporie nella classificazione

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LE CLASSIFICAZIONI ANTICHE DEL ROMANZO

Come abbiamo potuto osservare nella sezione precedente, ci volle del tempo perché si sta- bilizzasse, nell'uso, una distinzione terminologica tra chanson e roman, tra chanter e conter. Epica e romanzo, però, nel XII secolo, non sono generi facilmente distinguibili, per- lomeno nelle fasi di formazione e strutturazione dei due generi: stante la confusione termi- nologica, spesso vera e propria confusione/contaminazione tra i due generi, tra XII e XIII secolo si costituì, soprattutto nei testi epici, una distinzione su base tematica, tra "ma- terie" differenti e, spesso, concorrenti. Torniamo così a Jean Bodel, e al prologo della Chan- son de Saisnes, che abbiamo già menzionato nella lezione 09 (S0): N'en sont que trois materes a nul home antandant: de France et de Bretaigne et de Ronme la grant; ne de ces trois materes n'i a nule samblant. Li conte de Bretaigne sont si vain et plaisant et cil de Ronme sage et de sens aprendant, cil de France sont voir chascun jour aparant. ["Non ci sono che tre materie per chi è istruito: di Francia, di Bretagna e di Roma la grande; non c'è somiglianza fra le tre. I racconti di Bretagna sono vani e divertenti, quelli di Roma saggi e istruttivi, quelli di Francia sono veri come appare ogni giorno".] Come ben sottolinea Maria Luisa Meneghetti (Il romanzo, p. 18), a proposito di questa clas- sificazione: Se [ ... ] si tiene conto di come vengono caratterizzate [ ... ] le tre materie [ ... ], si può forse pensare che Bodel intendesse più che altro creare una con- nessione ermeneutica, nella stessa prospettiva scolastica della dantesca epistola a Cangrande, fra diverse materie e diversi livelli di interpretazione sollecitati dai testi: i romanzi bretoni esauriscono il loro significato in sé stessi (sensus litteralis); i romanzi di materia antica hanno un forte con- tenuto didattico-esemplare (sensus moralis); le chansons de geste rievo- cano ciò che veramente è accaduto (sensus historicus). Questo potrebbe voler dire, sottolinea sempre Meneghetti (p. 18), che Jean Bodel aveva già intuito quello che è del tutto evidente anche agli interpreti moderni: il romanzo bretone ha un approccio fantastico, ed è caratterizzato da un intreccio particolarmente ricco e

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