Documento dall'Università degli Studi della Tuscia su Il museo nella storia: dallo "studiolo" alla raccolta pubblica. Il Pdf, utile per studenti universitari di Arte, esplora l'evoluzione del museo, dal collezionismo antico ai dibattiti museografici del '900, inclusa la Conferenza di Madrid del 1934.
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Le collezioni hanno origini antiche: davano pregio sociale, ostentazione del potere, affermazione della propria cultura. A volte le raccolte accompagnavano il defunto oppure i saccheggi dei conquistatori romani esaltavano la potenza del vincitore.
Attorno al collezionismo privato sorgeva mercato, ciò ci fa capire la cura degli amatori per i loro oggetti: li disponevano specificatamente nelle loro abitazioni. Sappiamo che Cicerone si faceva procurare sculture per abbellire la sua villa (curava i marmi prescelti). Plinio il giovane dedica un ambiente della sua casa al lavoro intellettuale e al decoro delle sculture.
Nel medioevo importante la figura dell'abate Suger a cui si deve il ricco tesoro (oreficerie, reliquiari, vasi di pietre dure, ecc .. ) dell'abbazia di Saint-Denis. La chiesa grande collezionista di beni sacri e profani che depositava nelle cattedrali: accessibili a tutti i fedeli le raccolte erano visitate non per valore artistico ma per poteri miracolosi (raccolte fatte da: manufatti, reliquie, arredi, vasellame, dipinti, animali imbalsamati, erbe).
Nel medioevo arte classica viene riutilizzata per il materiale in nuove costruzioni (spolia), di cui esiste fiorente commercio a Roma.
Non era apprezzato il suo valore se non da Federico 2 di Svevia che riconsidera l'Oantichità collegandola alla potenza dell'impero romano (fine politico).
Fra 300 e 400 si elabora un modello culturale nuovo che ha al centro il mondo classico e si afferma l'idea di un luogo dedicato non solo agli studi ma anche alla conservazione di opere d'arte: il mondo classico è l'esempio su cui modellare la propria vita. Si ricerca rapporto con il passato quindi si dedica una parte della casa isolata dedicata a contenere gli strumenti di studio e i materiali collezionati (in quanto testimonianze che permettono il dialogo col passato -epoche irraggiungibile-). Nasce lo studiolo che conserva monete, piccole sculture, bronzetti, gemme, ecc .. che hanno ruolo evocativo di ponte col passato. Anche gli artisti avevano passione antiquaria ma, non per la funzione evocativa, ma per la valenza estetica, erano fonti di ispirazione e creatività (finché non diventa anche per loro acquisizione di pregio sociale).
Piano diverso gli studioli delle dinastie nobiliari: elemento distintivo dell'ambiente era la sua decorazione legata ad un programma iconografico affidato agli artisti e pensato per esaltare personalità del committente. Una delle collezioni più importanti è quella dei Medici. Iniziata da Cosimo il vecchio trovò in Lorenzo il magnifico un appassionato continuatore. Lo studiolo decorato da Luca della robbia conteneva dipinti religiosi e oggetti sacri che si mescolavano a preziosi materiali profani; c'erano poi gemme, cammei, bronzetti, monete, codici miniati (testimoni di un collezionismo aperto). La collezioni si distribuiva anche all'esterno (cortili) con le statue antiche che si confrontavano con quelle moderne. Qui Lorenzo il Magnifico aveva formato una scuola in cui le sculture servivano agli artisti come materiale di studio ruolo didattico della collezione.
Collezioni medicee miravano anche a motivazioni di prestigio e ostentazione del potere, per Isabella D'Este il possesso era un'esigenza irrinunciabile. Inizia la sua collezione nell'ultimo decennio del 400 alla ricerca in tutta Italia di cose antiche e allestì il suo studio (unica donna in Italia d averne uno). Un continuo incrementarsi delle raccolte rese insufficiente lo spazio del primo studiolo. Ciò che interessa è la volontà di disporre in modo armonico gli oggetti della collezione adattandoli ai vari ambienti disposizione razionale antenato del museo moderno. La collezione usciva dalla sua area segreta per conquistare spazi nuovi, nacque lo studiolo di corte che a differenza di quello umanistico era mostrato a una ristretta cerchia di dignitari e intenditori (anche per potenziare ricchezza e prestigio).
A Roma il collezionismo è orientato alle antichità: collezionavano i papi. Ma proprio a Roma a causa delle spoliazioni (e degli scavi non autorizzati) c'era necessità di tutelare il patrimonio archeologico prime leggi di salvaguardia grazie a Martino V colonna (sacrilegio per chi offende le antichità - istituisce commissione magistri viarium per tutelare gli edifici classici e il decoro della città), poi papa Pio II Piccolomini (divieto di manomettere i resti antichi), papa Gregorio This document is available free of charge on studocu Scaricato da Federico Santini (federicolebon22@gmail.com)XIII (istituzione del vincolo sui beni privati di interesse storico artistico). Leggi non sempre efficaci che portano però all'editto Pacca del 1820.
Nel 1471 papa Sisto IV fa dono al popolo romani di 4 bronzi (spinario, lupa, camillo, costantino) sempre stati davanti a san Giovanni in Laterano (simbolo di continuità tra Roma imperiale e papale) invece riconosce il popolo come legittimo depositario delle opere si afferma il principio di pubblica fruizione delle opere. La restituzione di Sisto IV costituisce l'atto di nascita delle collezioni capitoline (che sfocerà nell'illuminismo nei musei Capitolini).
Il nuovo concetto di partecipazione al godimento estetico e di superare i limiti spaziali dello studiolo per portare la collazione in ambiente esterno sarà ispirazione di molti collezionisti romani ed esempio maggiore nel cortile del Belvedere. Esso rappresenta modello per quelli che volevano esibire le proprie antichità. La consistenza delle collezioni romane era troppa per essere contenuta in un solo ambiente (specie nello studio), la collezione si proietta all'esterno (cortile, giardino). Cardinale Andrea della Valle uno dei più rinomati collezionisti romani, metteva le sue antichità non solo nello studio ma in tutto il palazzo (con aiuto di architetto); inizia ad affermarsi la teoria che il possesso e la familiarità con le opere non sono sufficienti per dare forma armonica alla raccolta e che solo l'esperienza specifica contribuisce alla migliore presentazione (come nel museo moderno). Altri collezionisti romani avevano seguito esempio di Della Valle di esporre le opere all'esterno.
Mentre il collezionismo antiquario privato si alimentava con quello che mergeva da sottosuolo il papato non perdeva di vista la salvaguardia dei resti antichi. Nel 1516 Raffaello viene nominato da papa Leone X ispettore generale delle belle arti presa di consapevolezza che la tutela va esercitata con competenze specifiche. Il compito assegnato all'artista era quello di rilevare gli edifici classici e eseguire pianta di Roma antica sui rilievi diretti. Nella lettera a Baldassar Castiglione Raffaello denuncia gli scempi perpetrati ai danni della città antica.
A Roma il cardinale Ferdinando de Medici aveva raccolto marmi, dipinti moderni, bronzetti, oggetti scientifici tutti contenuti in villa Medici a trinità dei monti in una lunga galleria collegata alla residenza ma non utilizzata come abitazione. Diffusa in Francia la galleria venne utilizzata in Italia con specifica funzione espositiva: galleria per le statue a palazzo Gonzaga (Mantova 1570), galleria degli Uffizi a Firenze fatta da Francesco I. Ereditando i caratteri presenti nella loggia, la galleria ne accentua gli aspetti scenografici e È predisposta con delle nicchie per accogliere la statuaria e rivestita di decorazioni.
Importante è l'antiquarium di Alberto V di Baviera il cui curatore era il medico belga Samuel Quiccheberg che la descrive nel suo rattato, considerato il primo trattato sulla museologia, in cui vuole suggerire una metodologia per la costituzione di una raccolta universale. Crea sistema di classificazioni in 5 classi (storia sacra, oggetti d'arte, naturalia, strumenti musicali e oggetti esotici, dipinti e incisioni) risponde al fine didattico della collezione rendendola più comprensibile con il raggruppamento.
È a Firenze che c'è rivoluzione per musei: Francesco I trasferisce negli spazi degli Uffizi (costruiti apposta) le collezioni del padre Cosimo, sancendo la vocazione museale dell'edificio (dedicato all'esposizione delle collezioni dinastiche) luogo accessibile al pubblico: spazio museale con requisiti di pubblico godimento le cui strutture architettoniche avrebbero costituito modello museografico di riferimento; ciò stimolò anche più attenzione per la salvaguardia.
Molto diffusi soprattutto nel 600 anche i cabinets scientifici e le raccolte umanistiche.
Studiolo elemento distintivo dei palazzi rinascimentali aristocratici, galleria delle residenze principesche e cardinalizie del 500, nel tardo 600 e nel 700 si impone la quadreria nella progettazione dei nuovi palazzi nobiliari. Le pareti sono completamente rivestite da quadri, le opere interferivano l'una con l'altra senza intervalli. Esempi di gallerie: Doria Pamphilj, Galleria Colonna anche se private sono accessibili a persone qualificate. In Italia per proteggere le raccolte nobiliari dalla dispersione (fatale nelle divisioni elitarie) c'è il vincolo fedecommesso obbligo di trasmettere intatto il patrimonio da generazione a altra, permise sopravvivenza di molte raccolta (anche se soppresso nel 1865) ma non ostacolò il commercio di antichità incoraggiato da Gran Tour. Nel XVIII massicce migrazioni di opere italiane, papa Clemente XII impedisce l'esportazione (con editto Annibale Albani, 1733) e acquista parte della collezione (di sculture) che il cardinale Alessandro Albani (fratello di Annibale) si apprestava ad alienare, e la dona alle collezioni Scaricato da Federico Santini (federicolebon22@gmail.com)capitoline. Si spostò la collezione a Palazzo nuovo (destinazione museale) creando la pima raccolta pubblica di antichità nel 1734, ordinata in nuclei tematici (sala imperatori, sala filosofi ... ). L'allestimento è più o meno ancora uguale, caratterizzato dallo studio dei materiali e quindi catalogazione sistematica primi cataloghi della collezione 1741 - 1745. Importante l'accesso allo studio della statuaria permesso agli artisti si istituisce 1734 l'accademia Capitolina. Dopo, Benedetto XIV acquista due importanti collezioni romane di dipinti affiancando al museo archeologico la Pinacoteca Capitolina.
Editto Albani: divieti in materia di esportazione, concetto di pubblico decoro protezione patrimonio artistico/archeologico; e principio della pubblica utilità.
Età dei lumi: presa di coscienza del valore sociale del patrimonio artistico, considerare le opere bene dello stato (patrimonio necessario per la crescita culturale e formazione dell'identità. Grazie a questa nuova consapevolezza Anna Maria Ludovica dei Medici stipulò il patto di famiglia (1737): nel quale lasciava tutte le collezioni dei medici a Firenze con l'obbligo della pubblica fruizione. Negli stessi anni nasce primo museo di matrice illuminista a Verona (mentre nelle kunstkammer vi era l'accostamento di cose più disparate) in quello illuminista c'è il criterio della divisione dei materiali e dell'esposizione specialistica museo lapidario di Verona in cui sono esposte solo epigrafi (voluto dal marchese Scipione Maffei).
Bella seconda metà del 700 la trasformazione delle raccolte principesche in musei per la pubblica utilità si espande in tutta Europa; negli statuti di fondazione sono sempre presenti i concetti di istruzione degli artisti e dei cittadini, di classificazione scientifica delle raccolte e di organizzazione del percorso di visita. Non sempre nascono per volontà principesche: il British Museum nasceva per volontà del parlamento inglese che nel 1753 comprò con i fondi pubblici la collezione del celebre scienziato Sir Hans Sloane (soprattutto reperti naturalistici, sculture e pietre incise), a questa si aggiunsero altre collezioni anche librarie. Aggiunge sala di lettura. Primo museo pubblico nazionale.
I musei fin qui considerati sono frutto di adattamenti di edifici preesistenti ma nasce idea che il museo in quanto edificio autonomo deve avere struttura con finalità espositiva uno dei primi edifici è il Museum Fridericianum a Kassel fatto dall'architetto Simon Luis du Ry per Federico II. Facciata a 19 campate, due ali laterali scandite da colonne ioniche giganti, al centro pronao palladiano.
Collezione enciclopedica esposta per tipologie. Sale piano terra statuaria antica, numismatica, oggetti d'arte. Sopra biblioteca e oggetti scientifici. Il prospetto del museo introduce il tema del tempio classico nella progettazione museale declinato nei principali musei d'800.
1769 aprono al pubblico gli Uffizi: grazie a Maria Lodovica de medici (che ha donato le collezioni) e all'erede Pietro Leopoldo di Lorena che ha rinunciato a gestire demandando onore allo stato. Il museo si pone con scopi didattici e riorganizza esposizione delle opere, mantiene intatta la fisionomia della galleria vasariana e della tribuna ma fa alcuni interventi strutturali assegnati a Zanobi del Rosso ad esempio recupera lo scalone vasariano come entrata e divide le raccolte artistiche da scientifiche. Primo direttore Giuseppe Pelli Bencivenni importante perché riordina le collezioni con l'aiuto dell'abate Luigi Lanzi che sistema settore antichità e sala della Niobe. Ordinamento delle raccolte segue nuovi criteri: articolazione per scuole regionali basata su evoluzione artistica che riflette storiografia tradizionale criterio usato in altri musei del tempo rifletteva atteggiamento storicista dell'illuminismo. La struttura della collezione in chiave storicista e scientifica riflette l'atteggiamento didattico quindi necessità di facilitarne la comprensione.
Francia del 700 ruolo particolare nell'istituzione di musei pubblici. Le collezioni reali di Versailles erano inaccessibili e il sistema dell'arte era affidato all'Académie Royale de Peinture et de Sculpture che ogni anno organizzava il Salon (artisti protetti dal re che si imponevano come guida del gusto). Ma non mancavano le richieste di accessibilità alle raccolte reali per studio; ciò portò progressivamente all'apertura del Louvre.
L'apertura di tanti musei pubblici nel 700 non interferì sul collezionismo privato che era alimentato da marcato antiquario. Decisione del cardinal Alessandro Albani di costruire villa suburbana dove collocare le sue collezioni di antichità, edificio deputato solo all'esposizione non museo perché escludeva pubblico ma concepito con la stessa organizzazione, divisione della collezione per nuclei tematici (imperatori, dei, poeti, ecc ... ). villa Albani riferimento perché prima volta in cui lo spazio si modifica alle esigenze della collezione trascurando decorazioni per migliore leggibilità dell'opera; rinuncia a collocare le sculture all'aperto.