Riassunto del libro Diventare grandi all’epoca degli schermi digitali

Documento di Martina Vai su "Diventare grandi all’epoca degli schermi digitali". Il Pdf analizza l'impatto dei media digitali sui bambini tra i 3 e i 12 anni, proponendo un approccio educativo basato su autoregolazione, alternanza e accompagnamento, utile per lo studio universitario di Psicologia.

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17 pagine

Riassunto del libro a scelta 3-6-9-12: Diventare grandi all’epoca degli schermi digitali | Martina Vai
Presentazione
Serge Tisseron sosteneva che a lui non interessava tanto cosa facessero i media ai bambini o, al contrario,
cosa facessero i bambini con i media, ma cosa succedesse nel mezzo”. Quello che per Tisseron era
interessante erano gli usi, le transazioni, gli investimenti simbolici, le specificità che sempre l’incontro dei
media con i suoi destinatari presenta.
1. La solita formuletta?
Tisseron individua le “età critiche” dei bambini: 3 anni, 6 anni, 9 anni, 12 anni, spiega agli adulti, educatori,
cosa è meglio che il bambino non faccia, contemporaneamente gli indica cosa invece potrebbe o dovrebbe
fare. L’approccio di Tisseron è problematico: da una parte sono indicati i pericoli, le cose da non fare alle
diverse età, dall’altra questi pericoli vengono sempre bilanciati dall’indicazione delle opportunità che i media
possono dischiudere al bambino. Tisseron non dice al genitore cosa deve fare: lo invita a mobilitarsi, a
leggere, capire, stare con suo figlio, osservarlo, comprendere i suoi bisogni e le sue paure. La regola del “3-6-
9-12” lo può aiutare, ma non si sostituisce alla sua responsabilità genitoriale. Quello che Tisseron auspica è
una presa in carico da parte della società civile e delle istituzioni: il problema dei media digitali si risolve
insieme, non da soli.
2. Screen Education
Gli schermi digitali oggi sono i protagonisti della socializzazione, viaggiano con noi, ci stanno in tasca. Siamo
in una società multischermo”. Parlare di un’educazione agli schermi significa parlare di un’attenzione
educativa che non riguarda solo la scuola, ma la famiglia e i contesti di educazione formale/ informale,
contiene la preoccupazione classica della Media Education e della Education Technology, che mirano a far sì
che il soggetto si rapporti criticamente con i media, e sfrutti i dispositivi digitali come opportunità di
apprendimento, raccoglie le diverse “educazioni mediali”.
3. Le 3 A da ricordare sempre
Le tre attenzioni-chiave della Screen Education, cominciano tutte per A:
- Autoregolazione. Il problema dell’educazione non consiste nel proteggere il proprio figlio in modo
tale da evitargli di correre rischi, ma nel fornirgli quel che gli serve per poter scegliere da solo in
modo equilibrato. Bisogna dargli fiducia.
- Alternanza. La logica che deve guidare la “dietamediale dei bambini e dei ragazzi non è mai
quella dell’aut-aut, ma sempre et-et. I videogiochi non sostituiscono i giochi tradizionali, il tablet
non toglie i libri cartacei. Occorrono delle mediazioni, una dieta equilibrata.
- Accompagnamento. La terza chiama in causa l’adulto. Il problema degli schermi non si risolve
una volta per tutte, adottando filtri di navigazione o non comprando il cellulare al proprio figlio.
Serve invece la sua disponibilità ad affiancare il bambino crescendo insieme a lui.
L’intervento migliore degli educatori non si esplica bene in maniera diretta quando si parla di educazione agli
schermi, ma si attua meglio in modo indiretto, al margine delle vite dei propri ragazzi: un commento, un
suggerimento, un commento in Facebook.
Introduzione
L’espressione 3-6-9-12 evoca 4 tappe della vita del bambino, che rappresentano un valido spunto per capire
a che età e con quali modalità introdurre schermi nella vita dei bambini: 3 anni: ingresso alla scuola
dell’infanzia, 6 anni l’ingresso in prima elementare, 9 anni l’incontro con la lettoscrittura, 12 anni il passaggio
Riassunto del libro a scelta 3-6-9-12: Diventare grandi all’epoca degli schermi digitali | Martina Vai
alla scuola media. Occorre rinunciare a due tentazioni: idealizzare queste tecnologie e demonizzarle. Sarebbe
sbagliato aspettarsi miracoli dalle tecnologie, così come non volerci avere a che fare. Le tecnologie sono
strumenti e quindi bisogna imparare a non chiedere ad essi quello che non possono dare e invece chiedere
quello che possono offrirci. Non bisogna mai mettere un bambino inferiore ai 3 anni davanti alla TV, non
bisogna fargli usare una console, videogiochi prima dei 6 anni, a 9 anni bisogna accompagnarlo alla scoperta
di internet, a 12 anni non bisogna lasciarlo navigare in maniera illimitata. Non bisogna mai mettere un
bambino di meno di tre anni davanti alla TV. Gli schermi sono utilizzati dagli adulti stessi per dimenticare i
problemi che essi incontrano nella vita di tutti i giorni. Gli usi eccessivi e problematici degli schermi sono
anche la conseguenza delle sofferenze cui quotidianamente ci tocca far fronte. Il programma degli educatori
dovrebbe essere quello di dare ai nostri figli la possibilità di fare qualcosa di nuovo che noi non avevamo
previsto, e prepararli al compito di rinnovare il mondo. Il problema degli schermi, non è un problema del
singolo, è un problema sociale. Non si cambierà il nostro rapporto con gli schermi, se non tutti insieme
(famiglia, scuola, sanità…).
Capitolo 1: Perché le campagne contro i rischi legati agli schermi sono inefficaci?
I primi studi che riguardano i rischi degli schermi risalgono agli anni 90, riguardavano i danni della televisione
sui più piccoli e i rischi che hanno per tutta l'età. La comunità scientifica però non è mai arrivata a
precisare quando il nostro contatto con la televisione diventa malattia a seconda di quante ore
passiamo lì davanti. L'accademia americana di pediatria dal 1999 è una delle organizzazioni più preoccupate
per la questione di misurare quante ore ammonti un consumo di schermi sostenibile, e sono arrivati alla
conclusione che la tv dovrebbe essere vista 1/2 ore al giorno tra gli 8 e i 18 anni. Ma il consumo effettivo è
ben più consistente, il problema principale è lanciare l'allarme. L'abuso degli schermi è la conseguenza di una
situazione che abbiamo la necessità di comprendere se vogliamo fare qualcosa al riguardo.
1. Troppo consumo di schermi o troppa sofferenza da dimenticare?
Questo tema può essere visto come uno spazio commerciale al centro di forti interessi che si appoggiano su
una comunicazione pubblicitaria aggressiva e ingannevole (ad esempio, pubblicità dei tablet per bambini
molto piccoli) oppure può essere visto come una questione che riguarda un po' tutti: gli schermi digitali
rappresentano una via di fuga dai problemi e dalle sofferenze che contraddistinguono la nostra vita
quotidiana. Al lavoro ci viene affidata sempre più responsabilità che causa forti condizioni di stress; quindi,
tutto ciò che produce effetti sul cervello, torna utile per rendere sopportabili queste tensioni, tra cui l’alcol,
le droghe e anche gli stessi schermi. Molti studi, soprattutto americani, hanno constatato che esiste una
correlazione anche tra il consumo eccessivo di televisione, l’obesie le difficoltà scolastiche. Il consumo
eccessivo di tv e i disordini alimentari hanno la stessa spiegazione: la rinuncia dei genitori ad educare. Molto
spesso questi genitori si sentono soli davanti a questo compito, tanto che gli schermi stessi li fanno rinunciare
all’idea che vi siano soluzioni collettive ai problemi a tv, e gli stessi cartoni per bambini dell’infanzia,
presentano sempre più eroi solitari. Nasce così un circolo vizioso: le famiglie e le società odierne mettono gli
uomini davanti a una solitudine crescente, le persone si rifugiano negli schermi, ma questo accresce la loro
solitudine. Ciò che provoca questo consumo eccessivo provoca l’indebolirsi dei legami di coppia, la sofferenza
al lavoro e in famiglia e, per i bambini, una scuola che vivono come molto lontana da quella cultura digitale
nella quale essi cominciano a muoversi sempre più presto. E’ sbagliato però affermare che gli schermi sono
dannosi a prescindere, bisogna imparare a riflettere su quello che provoca questo consumo, imparare a non
dare troppo peso al tema che sta diventando sempre più populista.
2. Incoraggiare le buone pratiche
In Francia, l’Accademia delle Scienze, tenendo in considerazione la complessità delle nostre relazioni con gli
schermi, non si pronuncia a favore contro di essi. Ha stabilito delle indicazioni, che seguono tre
direzioni:

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Anteprima

Presentazione del Libro

Serge Tisseron sosteneva che a lui non interessava tanto cosa facessero i media ai bambini o, al contrario, cosa facessero i bambini con i media, ma cosa succedesse "lì nel mezzo". Quello che per Tisseron era interessante erano gli usi, le transazioni, gli investimenti simbolici, le specificità che sempre l'incontro dei media con i suoi destinatari presenta.

La Formuletta 3-6-9-12

Tisseron individua le "età critiche" dei bambini: 3 anni, 6 anni, 9 anni, 12 anni, spiega agli adulti, educatori, cosa è meglio che il bambino non faccia, contemporaneamente gli indica cosa invece potrebbe o dovrebbe fare. L'approccio di Tisseron è problematico: da una parte sono indicati i pericoli, le cose da non fare alle diverse età, dall'altra questi pericoli vengono sempre bilanciati dall'indicazione delle opportunità che i media possono dischiudere al bambino. Tisseron non dice al genitore cosa deve fare: lo invita a mobilitarsi, a leggere, capire, stare con suo figlio, osservarlo, comprendere i suoi bisogni e le sue paure. La regola del "3-6- 9-12" lo può aiutare, ma non si sostituisce alla sua responsabilità genitoriale. Quello che Tisseron auspica è una presa in carico da parte della società civile e delle istituzioni: il problema dei media digitali si risolve insieme, non da soli.

Screen Education e Società Multischermo

Gli schermi digitali oggi sono i protagonisti della socializzazione, viaggiano con noi, ci stanno in tasca. Siamo in una "società multischermo". Parlare di un'educazione agli schermi significa parlare di un'attenzione educativa che non riguarda solo la scuola, ma la famiglia e i contesti di educazione formale/ informale, contiene la preoccupazione classica della Media Education e della Education Technology, che mirano a far sì che il soggetto si rapporti criticamente con i media, e sfrutti i dispositivi digitali come opportunità di apprendimento, raccoglie le diverse "educazioni mediali".

Le 3 A della Screen Education

Le tre attenzioni-chiave della Screen Education, cominciano tutte per A:

  • Autoregolazione. Il problema dell'educazione non consiste nel proteggere il proprio figlio in modo tale da evitargli di correre rischi, ma nel fornirgli quel che gli serve per poter scegliere da solo in modo equilibrato. Bisogna dargli fiducia.
  • Alternanza. La logica che deve guidare la "dieta" mediale dei bambini e dei ragazzi non è mai quella dell'aut-aut, ma sempre et-et. I videogiochi non sostituiscono i giochi tradizionali, il tablet non toglie i libri cartacei. Occorrono delle mediazioni, una dieta equilibrata.
  • Accompagnamento. La terza chiama in causa l'adulto. Il problema degli schermi non si risolve una volta per tutte, adottando filtri di navigazione o non comprando il cellulare al proprio figlio. Serve invece la sua disponibilità ad affiancare il bambino crescendo insieme a lui.

L'intervento migliore degli educatori non si esplica bene in maniera diretta quando si parla di educazione agli schermi, ma si attua meglio in modo indiretto, al margine delle vite dei propri ragazzi: un commento, un suggerimento, un commento in Facebook.

Introduzione alle Tappe 3-6-9-12

L'espressione 3-6-9-12 evoca 4 tappe della vita del bambino, che rappresentano un valido spunto per capire a che età e con quali modalità introdurre schermi nella vita dei bambini: 3 anni: ingresso alla scuola dell'infanzia, 6 anni l'ingresso in prima elementare, 9 anni l'incontro con la lettoscrittura, 12 anni il passaggio alla scuola media. Occorre rinunciare a due tentazioni: idealizzare queste tecnologie e demonizzarle. Sarebbe sbagliato aspettarsi miracoli dalle tecnologie, così come non volerci avere a che fare. Le tecnologie sono strumenti e quindi bisogna imparare a non chiedere ad essi quello che non possono dare e invece chiedere quello che possono offrirci. Non bisogna mai mettere un bambino inferiore ai 3 anni davanti alla TV, non bisogna fargli usare una console, videogiochi prima dei 6 anni, a 9 anni bisogna accompagnarlo alla scoperta di internet, a 12 anni non bisogna lasciarlo navigare in maniera illimitata. Non bisogna mai mettere un bambino di meno di tre anni davanti alla TV. Gli schermi sono utilizzati dagli adulti stessi per dimenticare i problemi che essi incontrano nella vita di tutti i giorni. Gli usi eccessivi e problematici degli schermi sono anche la conseguenza delle sofferenze cui quotidianamente ci tocca far fronte. Il programma degli educatori dovrebbe essere quello di dare ai nostri figli la possibilità di fare qualcosa di nuovo che noi non avevamo previsto, e prepararli al compito di rinnovare il mondo. Il problema degli schermi, non è un problema del singolo, è un problema sociale. Non si cambierà il nostro rapporto con gli schermi, se non tutti insieme (famiglia, scuola, sanità ... ).

Capitolo 1: Inefficacia delle Campagne sui Rischi degli Schermi

I primi studi che riguardano i rischi degli schermi risalgono agli anni '90, riguardavano i danni della televisione sui più piccoli e i rischi che hanno per tutta l'età. La comunità scientifica però non è mai arrivata a precisare quando il nostro contatto con la televisione diventa malattia a seconda di quante ore passiamo lì davanti. L'accademia americana di pediatria dal 1999 è una delle organizzazioni più preoccupate per la questione di misurare quante ore ammonti un consumo di schermi sostenibile, e sono arrivati alla conclusione che la tv dovrebbe essere vista 1/2 ore al giorno tra gli 8 e i 18 anni. Ma il consumo effettivo è ben più consistente, il problema principale è lanciare l'allarme. L'abuso degli schermi è la conseguenza di una situazione che abbiamo la necessità di comprendere se vogliamo fare qualcosa al riguardo.

Consumo di Schermi e Sofferenza

Questo tema può essere visto come uno spazio commerciale al centro di forti interessi che si appoggiano su una comunicazione pubblicitaria aggressiva e ingannevole (ad esempio, pubblicità dei tablet per bambini molto piccoli) oppure può essere visto come una questione che riguarda un po' tutti: gli schermi digitali rappresentano una via di fuga dai problemi e dalle sofferenze che contraddistinguono la nostra vita quotidiana. Al lavoro ci viene affidata sempre più responsabilità che causa forti condizioni di stress; quindi, tutto ciò che produce effetti sul cervello, torna utile per rendere sopportabili queste tensioni, tra cui l'alcol, le droghe e anche gli stessi schermi. Molti studi, soprattutto americani, hanno constatato che esiste una correlazione anche tra il consumo eccessivo di televisione, l'obesità e le difficoltà scolastiche. Il consumo eccessivo di tv e i disordini alimentari hanno la stessa spiegazione: la rinuncia dei genitori ad educare. Molto spesso questi genitori si sentono soli davanti a questo compito, tanto che gli schermi stessi li fanno rinunciare all'idea che vi siano soluzioni collettive ai problemi a tv, e gli stessi cartoni per bambini dell'infanzia, presentano sempre più eroi solitari. Nasce così un circolo vizioso: le famiglie e le società odierne mettono gli uomini davanti a una solitudine crescente, le persone si rifugiano negli schermi, ma questo accresce la loro solitudine. Ciò che provoca questo consumo eccessivo provoca l'indebolirsi dei legami di coppia, la sofferenza al lavoro e in famiglia e, per i bambini, una scuola che vivono come molto lontana da quella cultura digitale nella quale essi cominciano a muoversi sempre più presto. E' sbagliato però affermare che gli schermi sono dannosi a prescindere, bisogna imparare a riflettere su quello che provoca questo consumo, imparare a non dare troppo peso al tema che sta diventando sempre più populista.

Incoraggiare le Buone Pratiche

In Francia, l'Accademia delle Scienze, tenendo in considerazione la complessità delle nostre relazioni con gli schermi, non si pronuncia ne a favore ne contro di essi. Ha stabilito delle indicazioni, che seguono tre direzioni:

  • Apprendere l'autoregolazione. Per i più piccoli è importante che l'adulto fissi delle fasce orarie, tramite dei contratti.
  • La pratica dell'alternanza. Si basa sulla diversificazione degli stimoli e l'incoraggiamento del bambino a sviluppare attività che servano a mobilitare i suoi sensi.
  • L'accompagnamento. Consiste nel far raccontare al bambino le sue esperienze con gli schermi in modo che possa usare la sua intelligenza spaziale e quella narrativa. Di fatto, il bambino impara, se aiutato dall'adulto, a costruire il racconto di quanto ha visto, seguendo un prima, un durante e un poi, registrando questi punti di riferimento e passando dal pensiero specializzato degli schermi, al pensiero lineare della narrazione. Gli schermi diventano per lui spazio di significazione. Il problema è che più i genitori sono preoccupati e meno sono disponibili a trasmettere i punti di riferimento ai loro figli. I bambini dovrebbero essere incoraggiati alla costruzione narrativa, a partire dalle immagini che vedono.

Ciò che gli Schermi Non Fanno

L'educazione agli schermi inizia fin dal momento in cui il bambino costruisce i suoi punti di riferimento spaziali e temporali. Per permettere al bambino di interiorizzare i suoi punti di riferimento temporali è preferibile lasciarlo davanti ad un programma di cui si conosca la durata, in modo da potergliela comunicare. Non è corretto lasciare il bambino per un tempo indefinito davanti alla Tv e poi dirgli "Adesso basta, ne hai vista abbastanza". Questo è contro all'apprendimento dell'autoregolazione. Occorrerebbe invece dire "hai diritto a mezz'ora o a un'ora di schermo, preferisci guardarlo ora o dopo?", questo stimola il bambino a esercitare la sua capacità di scelta, dunque la sua libertà. I bambini dovrebbero essere incoraggiati alla costruzione narrativa, partendo dalle immagini che vedono. È inoltre importante mostrare loro fin da piccoli che gli schermi cui stanno davanti acquistano senso a partire dal momento in cui loro gliene danno. Per questa ragione già dall'infanzia è importante sollecitare la forma orale, a discapito di insegnare loro a scrivere, che è inutile perché non hanno ancora acquisito dei punti di riferimento essenziali per la scrittura. La scuola dell'infanzia deve integrare gli schermi, che sono parte della vita del bambino a casa, senza per forza introdurli a scuola.

Trasformare le Relazioni con gli Schermi Insieme

La soluzione è quella di fissare dei punti fermi e degli obiettivi attorno ai quali le strutture pedagogiche ed educative possano misurarsi. È questo l'obiettivo "3-6-9-12". I genitori non vengono esclusi, ma accompagnati dall'insieme delle istituzioni che ne prendono parte, per far sì che non si sentano soli.

Capitolo 2: "3-6-9-12", Stato delle Conoscenze

In pochi anni le tecnologie digitali hanno trasformato la nostra vita. I bambini più piccoli, grazie ai Tablet, acquistano velocemente un'abilità che lascia stupefatti gli adulti. La tecnologia prende piede sempre più precocemente sulle nuove generazioni.

Prima dei 3 Anni: Costruzione di Punti Fermi Spaziali e Temporali

I VANTAGGI DEGLI SCHERMI Gli schermi interattivi offrono altre opportunità rispetto a quelli non interattivi. Fin dalla sua nascita, il bambino inizia a sviluppare la sua conoscenza del mondo e di se stesso, grazie alle interazioni con l'ambiente. I nuovi oggetti digitali entrano a far parte di questi apprendimenti. Meglio gli schermi o i giochi tradizionali? I giochi tradizionali manipolabili nello spazio tridimensionale sembrano i più adatti allo sviluppo del bambino, che ha bisogno di costruire i suoi punti di riferimento corporei e senso-motori e deve poter annusare, toccare, mangiare, lanciare gli oggetti. Il bambino che viene lasciato libero di svolgere queste attività costruisce i suoi riferimenti spaziali, scopre il suo corpo e impara ad orientarsi. Per il bambino piccolo, fondamentali sono i

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