Comunicazione e clima del gruppo: assiomi, funzioni e stili comunicativi

Documento da Università su Comunicazione e clima del gruppo. Il Pdf, di Psicologia, esplora gli assiomi della comunicazione di Watzlawick, le funzioni comunicative di Jakobson, gli stili comunicativi e i diversi approcci al clima di gruppo, inclusa la diagnosi del clima interno.

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Comunicazione e clima del gruppo
1. Comunicazione
Per comunicazione si intende il processo di trasmissione di un’informazione da un individuo
ad un altro, attraverso lo scambio di un messaggio elaborato secondo le regole di un determinato
codice. Il termine comunicare deriva dal latino communico (mettere in comune, fare partecipe),
derivato di commune, composto di cum (insieme) e munis (ufficio, incarico, funzione). Già
dall’etimologia del termine, si intuisce come la comunicazione, in quanto un processo volto a
mettere in comune”, sia un elemento costitutivo del gruppo.
Prima di inoltrarci nel tema della comunicazione nel gruppo, ricordiamo brevemente
alcune fondamentali caratteristiche dei processi comunicativi, note come assiomi della
comunicazione”, enunciati da Watzlawick nel 1967:
1. Non si può non comunicare. Qualsiasi comportamento che gli esseri umani mettono in atto
comunica qualcosa, ed è impossibile avere un non-comportamento. Da questo punto di
vista, un silenzio, un comportamento passivo, o semplicemente l’assunzione di un
atteggiamento sono comunicativi tanto quanto possono esserlo i discorsi. Se è vero che
non si può non comunicare, è vero anche che non tutte le forme di comunicazione sono
volontarie ed intenzionali.
2. All’interno di ogni comunicazione si possono individuare due livelli: contenuto e relazione. Il
livello del contenuto di riferisce a “cosa” si sta comunicando, il livello della relazione, si
riferisce al “come” si sta comunicando, ed è indicativo del tipo di relazione tra le persone
che stanno comunicando. Dunque, ogni atto comunicativo oltre al contenuto oggettivo
veicolato dal linguaggio, ha anche un aspetto che definisce la relazione stessa dei soggetti
interessati. Ad esempio, la frase a che ora sei rientrato ieri sera? potrebbe essere una
semplice richiesta di informazione, ma se viene enunciata da un genitore, ha come
destinatario il figlio adolescente e viene espresso con un’intonazione che lascia trapelare
disappunto, potrebbe assumere una connotazione del tutto diversa. Ogni atto
comunicativo può avere diversi scopi: fornire informazioni, dare un ordine, esprimere
vicinanza, allontanare e molti altri.
3. Il flusso comunicativo è espresso secondo la punteggiatura degli eventi. La comunicazione
comprende diverse versioni della realtà, che si creano e modificano durante l’interazione
tra pindividui. Quando una persona si limita ad osservare una situazione esclusivamente
dal proprio punto di vista, diremo che sta usando la propria punteggiatura e non riuscendo
a cogliere quella dell’altro (cosa che accade nelle comunicazioni conflittuali).
4. La comunicazione avviene attraverso i canali verbali (digitali) e non verbali (analogici). La
comunicazione analogica si basa sulla somiglianza tra la comunicazione e l’oggetto della
comunicazione (corrispondenza tra il significato e il significante), come nel caso dell’utilizzo
di immagini o della comunicazione non verbale. Ad esempio, se voglio comunicare
tristezza mi rivolgo all’altro con una espressione facciale raffigurante la tristezza. La
comunicazione digitale, invece, avviene attraverso segni (ad esempio le parole) usati
convenzionalmente per indicare qualcosa. Ad esempio, un individuo triste può comunicare
il suo stato d’animo usando la parola “tristezza”, ma la parola in non ha alcuna
somiglianza con ciò che si vuole comunicare, è piuttosto un segno che in forma
convenzionale tutti colleghiamo al concetto che vogliamo esprimere. Ovvero, l’unione
delle lettere t-r-i-s-t-e-z-z-a, riproducono nella nostra mente l’oggetto “tristezza”.
5. Gli scambi comunicativi possono essere simmetrici o complementari. Si ha un’interazione
simmetrica quando le persone che stanno comunicando si considerano sullo stesso livello,
mentre si ha un’interazione complementare (o asimmetrica) quando le persone che
comunicano non si considerano sullo stesso livello. Una comunicazione tra due amici
coetanei può essere un esempio di comunicazione simmetrica, mentre la comunicazione
tra un genitore e un figlio può essere un esempio di comunicazione asimmetrica.
Riferendoci alla teoria di Jakobson (1966), possiamo osservare come il processo
comunicativo assolva contemporaneamente diverse funzioni: (a) la funzione espressiva è
incentrata sul mittente poic riguarda la sua volontà di esprimere pensieri, opinioni, emozioni,

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Anteprima

Comunicazione nel Gruppo

Comunicazione e clima del gruppo

  1. Comunicazione

    Per comunicazione si intende il processo di trasmissione di un'informazione da un individuo ad un altro, attraverso lo scambio di un messaggio elaborato secondo le regole di un determinato codice. Il termine 'comunicare' deriva dal latino communico (mettere in comune, fare partecipe), derivato di commune, composto di cum (insieme) e munis (ufficio, incarico, funzione). Già dall'etimologia del termine, si intuisce come la comunicazione, in quanto un processo volto a "mettere in comune", sia un elemento costitutivo del gruppo. Prima di inoltrarci nel tema della comunicazione nel gruppo, ricordiamo brevemente alcune fondamentali caratteristiche dei processi comunicativi, note come "assiomi della comunicazione", enunciati da Watzlawick nel 1967:

  2. Non si può non comunicare. Qualsiasi comportamento che gli esseri umani mettono in atto comunica qualcosa, ed è impossibile avere un non-comportamento. Da questo punto di vista, un silenzio, un comportamento passivo, o semplicemente l'assunzione di un atteggiamento sono comunicativi tanto quanto possono esserlo i discorsi. Se è vero che non si può non comunicare, è vero anche che non tutte le forme di comunicazione sono volontarie ed intenzionali.
  3. All'interno di ogni comunicazione si possono individuare due livelli: contenuto e relazione. Il livello del contenuto di riferisce a "cosa" si sta comunicando, il livello della relazione, si riferisce al "come" si sta comunicando, ed è indicativo del tipo di relazione tra le persone che stanno comunicando. Dunque, ogni atto comunicativo oltre al contenuto oggettivo veicolato dal linguaggio, ha anche un aspetto che definisce la relazione stessa dei soggetti interessati. Ad esempio, la frase "a che ora sei rientrato ieri sera?" potrebbe essere una semplice richiesta di informazione, ma se viene enunciata da un genitore, ha come destinatario il figlio adolescente e viene espresso con un'intonazione che lascia trapelare disappunto, potrebbe assumere una connotazione del tutto diversa. Ogni attocomunicativo può avere diversi scopi: fornire informazioni, dare un ordine, esprimere vicinanza, allontanare e molti altri.
  4. Il flusso comunicativo è espresso secondo la punteggiatura degli eventi. La comunicazione comprende diverse versioni della realtà, che si creano e modificano durante l'interazione tra più individui. Quando una persona si limita ad osservare una situazione esclusivamente dal proprio punto di vista, diremo che sta usando la propria punteggiatura e non riuscendo a cogliere quella dell'altro (cosa che accade nelle comunicazioni conflittuali).
  5. La comunicazione avviene attraverso i canali verbali (digitali) e non verbali (analogici). La comunicazione analogica si basa sulla somiglianza tra la comunicazione e l'oggetto della comunicazione (corrispondenza tra il significato e il significante), come nel caso dell'utilizzo di immagini o della comunicazione non verbale. Ad esempio, se voglio comunicare tristezza mi rivolgo all'altro con una espressione facciale raffigurante la tristezza. La comunicazione digitale, invece, avviene attraverso segni (ad esempio le parole) usati convenzionalmente per indicare qualcosa. Ad esempio, un individuo triste può comunicare il suo stato d'animo usando la parola "tristezza", ma la parola in sé non ha alcuna somiglianza con ciò che si vuole comunicare, è piuttosto un segno che in forma convenzionale tutti colleghiamo al concetto che vogliamo esprimere. Ovvero, l'unione delle lettere t-r-i-s-t-e-z-z-a, riproducono nella nostra mente l'oggetto "tristezza".
  6. Gli scambi comunicativi possono essere simmetrici o complementari. Si ha un'interazione simmetrica quando le persone che stanno comunicando si considerano sullo stesso livello, mentre si ha un'interazione complementare (o asimmetrica) quando le persone che comunicano non si considerano sullo stesso livello. Una comunicazione tra due amici coetanei può essere un esempio di comunicazione simmetrica, mentre la comunicazione tra un genitore e un figlio può essere un esempio di comunicazione asimmetrica. Riferendoci alla teoria di Jakobson (1966), possiamo osservare come il processo comunicativo assolva contemporaneamente diverse funzioni: (a) la funzione espressiva è incentrata sul mittente poiché riguarda la sua volontà di esprimere pensieri, opinioni, emozioni,vissuti ed è la funzione prevalente in tutte le situazioni nelle quali emerge la soggettività (come in psicoterapia); (b) la funzione conativa, diversamente dalla precedente, è incentrata sugli effetti del messaggio sul destinatario, ad esempio può essere volta a convincere l'altro, influenzarlo, dargli degli ordini o tutte le altre azioni volte a modificare il suo comportamento o la sua percezione; (c) la funzione referenziale riguarda il contesto nel quale avviene il processo comunicativo ed è prettamente denotativa, ovvero prevale quando si descrive, si spiega qualcosa, si raccontano fatti (ad esempio, questo scritto ha una funzione referenziale); (d) la funzione poetica riguarda il messaggio in tutti i suoi aspetti fonici, semantici, stilistici della comunicazione, come avviene nelle poesie, nelle quali il modo di comunicare è oggetto di attenzione tanto quanto il contenuto; (e) la funzione fatica riguarda le situazioni nelle quali si vuole verificare la funzionalità di un canale di comunicazione, e assolve il compito sociale di avviare e mantenere il contatto con gli altri (ad esempio dire "pronto?" rispondendo al telefono è un modo per avviare una comunicazione tramite canale telefonico); (e) la funzione metacomunicativa si realizza quando la comunicazione diventa essa stessa oggetto di attenzione, come quando ci assicuriamo che l'altro abbia capito quello che vogliamo dire (es. "capisci cosa intendo?") oppure quando si discute del modo di comunicare (es. "quando parli a voce alta mi spaventi").

Efficacia della Comunicazione nei Gruppi

2. Efficacia della comunicazione Cosa rende efficace la comunicazione all'interno dei gruppi? Quaglino e colleghi (1992) hanno definito diversi aspetti della comunicazione efficace, considerando diversi punti di vista. Partendo da alcune considerazioni generali, possiamo vedere che una comunicazione efficace è, in primo luogo, finalizzata ovvero volta alla realizzazione di tutte le attività necessarie per il raggiungimento degli scopi del gruppo, come prendere decisioni o trovare soluzione dei problemi, ma anche gestire le relazioni tra i membri del gruppo affinché queste possano funzionare efficacemente. In linea con questo criterio, perché la comunicazione sia efficace, bisogna mantenere il contenuto della comunicazione coerente con l'obiettivo che il gruppo si è prefissato e funzionale al raggiungimento dello stesso. A tal fine, può essere utile monitorare la comunicazione ponendosi domande sulla finalità di un determinato processo comunicativo attivo nel gruppo in un determinato momento (ad esempio, "questa discussione è utile per il raggiungimento dell'obiettivo del gruppo o è una perdita di tempo?"). Secondo, la comunicazione efficace è pragmatica, ovvero si basa principalmente su dati e fatti, o sull'analisi delle diverse interpretazioni disponibili per comprendere una situazione. Ad esempio, la pragmaticità è presente nei processi comunicativi nel caso in cui a domande del tipo "cosa ci serve per risolvere il problema?", le risposte corrispondenti si rifano a dati concreti (ad esempio, "secondo le statistiche, abbiamo bisogno di recuperare 10.000 euro"). La comunicazione non è pragmatica quando, invece, si incentra su lamentele rispetto alle risorse mancanti, valutazione delle persone (invece che delle situazioni), opinioni personali o ideologie. Ad esempio, in risposta alla domanda "cosa ci serve per risolvere il problema?" una risposta non pragmatica potrebbe essere "Matteo dovrebbe smetterla di essere pigro" (convinzione basata su valutazione personale). La comunicazione pragmatica è molto utile per una buona gestione del conflitto, per la presa di decisione, per la valutazione dei risultati del gruppo. Terzo, la comunicazione efficace è trasparente, ovvero tutti i membri del gruppo condividono le informazioni che hanno a disposizione, piuttosto che nasconderle per proteggersi ousarle per affermare posizioni di potere sugli altri. La comunicazione trasparente può riguardare tutti gli aspetti della vita del gruppo, dalla chiarezza dei dati che si hanno a disposizione per la soluzione di situazioni problematiche, alla valutazione del clima di gruppo e degli aspetti relazionali, fino alla verifica dei risultati ottenuti dal gruppo. Ad esempio, un membro del gruppo non rivela di aver fatto un errore (si protegge), il resto del gruppo non riesce a capire cosa non abbia funzionato e, come conseguenza, avrà difficoltà a correggere l'andamento delle attività. Oppure, un membro del gruppo sa cosa servirebbe per ottenere un risultato ma non lo rivela agli altri per potersi prendere tutto il merito (mantenere il potere), e come conseguenza il gruppo impiega molto più tempo per raggiungere l'obiettivo. Infine, la comunicazione efficace è situazionale, ovvero è coerente con il momento specifico che il gruppo sta attraversando. Ci saranno momenti nei quali i gruppi dovranno scambiarsi comunicazioni su dati e aspetti concreti, ma ci saranno anche momenti nei quali il gruppo dovrà dedicarsi a discutere dei rapporti interni e dei conflitti. Per questo, le modalità di comunicazione non possono essere definite una volta e per tutte, ma dovrebbero adattarsi ai diversi momenti evolutivi del gruppo. A questo proposito, un monitoraggio del funzionamento del gruppo è di fondamentale importanza per indirizzare le modalità di comunicazione. Ad esempio, un leader che si trova ad affrontare una fase di conflitto del gruppo dovrà spostare la comunicazione sulle relazioni, mentre quando il gruppo sta procedendo bene con le sue funzioni, dovrà mantenere la comunicazione a livello di scambio di informazioni volte a mantenere alta la prestazione. L'efficacia della comunicazione può essere definita anche sulla base delle diverse componenti dei processi comunicativi, evidenziandone per ognuna gli aspetti relativi al livello del contenuto e gli aspetti relativi al livello della relazione (Quaglino et al., 1992):

  1. Confronto e scambio. Una comunicazione efficace richiede che effettivamente ci sia uno scambio di informazioni tra i membri del gruppo (cosa che non è scontata come si potrebbe pensare). Il confronto e lo scambio possono avvenire a livello di contenuto, e in questo caso il criterio da seguire è quello della pragmaticità (scambio di informazioni su

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