Giovanni Verga: vita, pensiero e opere principali del Verismo

Documento di Scuola superiore su Giovanni Verga. Il Pdf offre un'analisi approfondita della vita, del pensiero e delle opere di Giovanni Verga, con schede dedicate a 'Storia di una capinera' e 'Vita dei campi', utile per lo studio della Letteratura.

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42 - GIOVANNI VERGA
42.1 VITA
2 settembre 1840: nasce a Catania da una famiglia della piccola nobiltà fondiaria,
di orientamento liberale.
1860: frequenta la facoltà di legge, sebbene sente una forte vocazione alla
letteratura.
1864 - 65: presta servizio nella Guardia Nazionale e collabora con riviste letterarie e
politiche.
1869: soggiorna a Firenze, frequentando gli ambienti letterari. Conosce Luigi
Capuana e Federico de Roberto che, con Verga, saranno i principali esponenti del
Verismo.
1871: pubblica Storia di una capinera, il suo primo romanzo di successo.
1872: si trasferisce a Milano. Partecipa all’intensa vita intellettuale della città.
Legge e apprezza le opere di Balzac, Flaubert e Zola.
1878: pubblica Vita dei campi.
1880: pubblica I malavoglia.
1883: pubblica le Novelle rusticane.
1889: pubblica Mastro-don-Gesualdo.
1893: si ritira a Catania dove trascorre gli ultimi trent’anni della sua vita, lontano
da ogni impegno letterario.
27 gennaio 1922: muore a Catania.
42.2 PENSIERO
Verga è considerato il massimo esponente del Verismo italiano. La sua formazione
è di stampo romantico e patriottico, basata sulla lettura di romanzi storici e
d’appendice (romanzo pubblicato a puntate su riviste e periodici).
Sebbene le sue prime opere siano romanzi storico-patriottici: Amore e patria (1857), I
carbonari della montagna (1861-62), Sulle lagune (1863), ben presto la sua
attenzione si sposta sull’esame di situazioni sentimentali, ambientate in scene di vita
quotidiana. Viene meno così ogni risvolto politico o patriottico. Siamo di fronte ai
cosiddetti romanzi mondani, il più noto de quali è Storia di una capinera (1870).
La sua adesione al Verismo si colloca nel 1878, con la novella Rosso Malpelo.
Sebbene i motivi che lo spingono a compiere questa scelta sono diversi, tre però
meritano di essere ricordati: l’insoddisfazione verso la futilità degli ambienti mondani
che frequenta; la nostalgia per la Sicilia, il suo interesse verso la questione
meridionale.
Verga verrà influenzato in particolar modo da Emile Zola e la sua opera principale
(L’Assommoir, lo scannatoio), dove si parla della condizione del proletariato a Parigi
e l’Inchiesta in Sicilia, di Franchetti e Sonnino, dove si parla della questione
meridionale.
Le opere di Verga subiscono l’influenza del Positivismo, con una verità oggettiva e
scientifica; dal Materialismo, perché il comportamento dell’uomo è uguale a quello
di ogni altro animale; dal Determinismo, perché nega la libertà del soggetto.
Verga elabora per via di queste considerazioni una profonda idea pessimistica
dell’essere umano: sempre secondo lo stesso autore l’essere umano si deve arrendere
all’evidenza che il più forte abbia sempre la meglio e che questo aspetto sia

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GIOVANNI VERGA

VITA

  • 2 settembre 1840: nasce a Catania da una famiglia della piccola nobiltà fondiaria, di orientamento liberale.
  • 1860: frequenta la facoltà di legge, sebbene sente una forte vocazione alla letteratura.
  • 1864 - 65: presta servizio nella Guardia Nazionale e collabora con riviste letterarie e politiche.
  • 1869: soggiorna a Firenze, frequentando gli ambienti letterari. Conosce Luigi Capuana e Federico de Roberto che, con Verga, saranno i principali esponenti del Verismo.
  • 1871: pubblica Storia di una capinera, il suo primo romanzo di successo.
  • 1872: si trasferisce a Milano. Partecipa all'intensa vita intellettuale della città. Legge e apprezza le opere di Balzac, Flaubert e Zola.
  • 1878: pubblica Vita dei campi.
  • 1880: pubblica I malavoglia.
  • 1883: pubblica le Novelle rusticane.
  • 1889: pubblica Mastro-don-Gesualdo.
  • 1893: si ritira a Catania dove trascorre gli ultimi trent'anni della sua vita, lontano da ogni impegno letterario.
  • 27 gennaio 1922: muore a Catania.

PENSIERO

Verga è considerato il massimo esponente del Verismo italiano. La sua formazione è di stampo romantico e patriottico, basata sulla lettura di romanzi storici e d'appendice (romanzo pubblicato a puntate su riviste e periodici). Sebbene le sue prime opere siano romanzi storico-patriottici: Amore e patria (1857), I carbonari della montagna (1861-62), Sulle lagune (1863), ben presto la sua attenzione si sposta sull'esame di situazioni sentimentali, ambientate in scene di vita quotidiana. Viene meno così ogni risvolto politico o patriottico. Siamo di fronte ai cosiddetti romanzi mondani, il più noto de quali è Storia di una capinera (1870). La sua adesione al Verismo si colloca nel 1878, con la novella Rosso Malpelo. Sebbene i motivi che lo spingono a compiere questa scelta sono diversi, tre però meritano di essere ricordati: l'insoddisfazione verso la futilità degli ambienti mondani che frequenta; la nostalgia per la Sicilia, il suo interesse verso la questione meridionale. Verga verrà influenzato in particolar modo da Emile Zola e la sua opera principale (L'Assommoir, lo scannatoio), dove si parla della condizione del proletariato a Parigi e l'Inchiesta in Sicilia, di Franchetti e Sonnino, dove si parla della questione meridionale. Le opere di Verga subiscono l'influenza del Positivismo, con una verità oggettiva e scientifica; dal Materialismo, perché il comportamento dell'uomo è uguale a quello di ogni altro animale; dal Determinismo, perché nega la libertà del soggetto. Verga elabora per via di queste considerazioni una profonda idea pessimistica dell'essere umano: sempre secondo lo stesso autore l'essere umano si deve arrendere all'evidenza che il più forte abbia sempre la meglio e che questo aspetto sia immutabile. Un altro caposaldo del pensiero di Verga: la letteratura può solo studiare la realtà, ma non può cambiarla. A partire dall'importanza della legge della natura, Verga elabora un pensiero importante sulla figura della famiglia: la sopravvivenza del singolo può essere possibile solo con la solidarietà reciproca e la propria famiglia. Per spiegare al meglio questo concetto Verga utilizza una delle sue tematiche principali: la metafora dell'ostrica. Paragona il sistema sociale di un piccolo paese siciliano, Aci Trezza, al comportamento delle ostriche, che si aggrappano allo scoglio, e che possono resistere soltanto restando una vicina all'altra. Qualora si spostasse una sola ostrica, comporterebbe un pericolo per tutte le altre. Rispetto alle sue opere, quando qualche persona si allontana dal nucleo famigliare per migliorare la sua situazione, alla fine non riuscirà mai nel suo obiettivo, scatenando eventi a catena negativi per tutti.

POETICA

Verga non produce testi teorici riguardo alla propria poetica, ma nella prefazione della novella L'amante di Gramigna ne sintetizza i punti cardine. La prefazione si configura come una lettera indirizzata ad uno scrittore italiano e giornalista (Farina), tramite la quale Verga motiva il perché di diverse scelte stilistiche. Verga si avvia ad una poetica antiromantica, senza l'idealismo e la soggettività dell'Io Narrante. Non vengono mai menzionati sentimenti nelle sue opere, studia scientificamente tutti i rapporti causa - effetto. Non anticipa nulla, lascerà che siano i personaggi a spiegare gli avvenimenti tramite le parole e il loro agire. Ad esempio come Nei Malavoglia, dove il narratore sarà sostituito da un coro di voci popolari. Verga assumerà la prospettiva culturale e linguistica dei personaggi. Verga utilizzerà un'altra metafora all'interno dei Malavoglia, quella delle formiche: la società del paese è organizzata secondo regole e architetture precise che interagiscono tra loro e si comportano in base a ruoli fissi e non modificabili. Per non sottostare a tali regole, bisognerà farsi piccoli, appunto come delle formiche. Un'altra tecnica è quella dello straniamento: il punto di vista dell'autore non coincide con quello del narratore e nemmeno con quello del lettore. Ad esempio è presente in Rosso Malpelo, dove la narrazione è composta da un voce narrante superstiziosa ed ignorante, come l'abbinamento dei capelli del protagonista e la sua cattiveria.

OPERE PRIMA DEL VERISMO

Le opere di Verga possono essere suddivise in due tipologie, con differenti obiettivi e scopi:

  • romanzi storico - patriottici, creati sula base dei romanzi d'appendice;
  • romanzi mondani, il cui tema centrale sono situazioni sentimentali all'interno della vita quotidiana dell'epoca.

I romanzi mondani si incentrano sull'amore e sull'attrazione dell'uomo nei confronti della donna appena incontrata. La narrazione si svolge in un ambiente borghese e mondano. I romanzi sono molto simili ai modelli francesi e la narrazione presenta ambienti e personaggi che sono ricorrenti. L'opera più importante prima che Verga abbracci il Verismo è Storia di una capinera, all'interno della quale lo sviluppo narrativo e la parte autobiografica sono poco chiari.

Storia di una capinera

L'opera è un romanzo epistolare (particolare tipo di romanzo che non ha ritmo narrativo diretto, ma si basa su uno scambio di lettere tra personaggi), narrato da un punto di vista femminile. E' stata scritta nel 1869, mentre Verga alloggiava a Firenze. L'autrice delle lettere si chiama Maria, una donna siciliana costretta a prendere i voti, che è morta in convento. Verga sceglie per la stesura di quest'opera al fine di mettere a nudo le condizioni delle donne dell'epoca, le quali non potevano nemmeno decidere che tipologia di vita condurre. Il titolo dell'opera deriva da un'analogia: infatti Verga all'inizio del testo osserva una capinera (uccello) chiuso in gabbia, che decide di lasciarsi morire perché non gli veniva concessa la libertà che pensava di meritare.

Trama

Nel 1854 in quel di Catania si diffonde il colera, Maria si trasferisce in campagna. Da qui inizia a scrivere lettere all'indirizzo dell'amica Marianna, conosciuta in convento, raccontandole tutte le sue avventure e parlando dell'amore nascosto nei confronti di uno dei vicini di casa, Nino. Quando la matrigna scopre la storia d'amore, spedisce Maria nuovamente in convento, la quale morirà distrutta dal dolore. Il romanzo si chiude con una lettera della suora che si era presa cura di Maria, indirizzata a Marianna dove racconterà le ultime volontà e gli ultimi istanti in vita di Maria.

GIOVANNI VERGA. NOVELLE

VITA DEI CAMPI

E' con Vita dei Campi e Rosso Malpelo che Verga completa il suo avvicinamento alla poetica verista e a tutto ciò che circonda il suo movimento. Parlerà di questa "svolta" già all'interno della novella L'amante di Gramigna. L'opera è una raccolta di otto novelle (narrazione in prosa breve e semplice, all'interno della quale è presente una vicenda colta nella sua essenzialità), pubblicata nel 1880, che raccoglie testi che vanno dal 1878 al 1880: Fantasticheria, Jeli il Pastore, Rosso Malpelo, Cavalleria Rusticana, La lupa, L'amante di Gramigna, Guerra di Sani e Pentolaccia. I protagonisti all'interno delle novelle sono contadini, pastori, minatori e uomini della campagna siciliana, caratterizzata dal latifondo. Verga sceglie di parlare di personaggi umili perché reputa che i comportamenti di questi personaggi siano dettati da passioni elementari e molto istintive. I personaggi vengono calati all'interno di situazioni arcaiche e immobili e quindi capaci di accettare la lotta per la vita, la legge del più forte. Verga, avvicinandosi alla poetica Verista, utilizza il punto di vista e la prospettiva culturale e linguistica dei suoi personaggi. Molte volte viene fatto posto alle parole dei suoi umili personaggi. La narrazione risulta essere veloce e immediata, l'obiettivo della voce narrante è invece quello di descrivere i protagonisti e il loro tragico destino. La narrazione si distingue e caratterizza dunque per continue sovrapposizioni di momenti di tragicità e interventi sarcastici del narratore popolare.

FANTASTICHERIA

E' la prima novella della Vita dei Campi, ed è una sorta d'introduzione alla raccolta e più in generale alle opere veriste. Rappresenta un dialogo ideale tra un narratore siciliano ed una donna francese, dove vengono messe in risalto le caratteristiche della città natale dello scrittore, Aci Trezza. La donna francese è la chiara rappresentazione ideale del lettore, non sempre in grado di immedesimarsi nella società del paese, che ha bisogno di continue spiegazioni in merito a ciò che succede e alla mentalità stessa della gente del posto. Il sentimento che prevale sembra essere quello romantico, dove il protagonista guarda con compassione tutti gli abitanti della città di Aci Trezza, motivando come sia importante diventare "piccini anche noi" per poter comprendere tutto ciò che fanno. All'interno dell'opera Verga esplicita il punto di vista del narratore, il quale prova pietà per la pochezza dei pescatori siciliani e dall'altro vede la vita rurale come spensierata e positiva. La novità di questa novella consiste nell'anticipare quelle che sono le principali tematiche che vengono poi sviluppate all'interno del capolavoro di Verga, I Malavoglia.

Trama

Il narratore siciliano e la sua amica francese osservano il paese di Aci Trezza. La donna inizialmente è affascinata dalle bellezze del paese ma poi si rende conto che è un luogo parecchio monotono e decide di andarsene. Il narratore cerca di spiegare quelle che sono gli usi e i costumi del paese e come si viva all'interno di esso. Cercherà di soffermarsi in particolare modo sulla vita della povera gente che vi abita, motivo fondamentale per far capire la natura del posto stesso.

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