Documento sull'arte della ceramica e della pittura vascolare nell'antica Grecia. Il Pdf esplora le tecniche di produzione, le forme e le funzioni dei vasi, e l'evoluzione degli stili decorativi, con esempi come il Vaso François e l'Olpe Chigi, per la scuola superiore di Arte.
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L'arte della CERAMICA e della PITTURA VASCOLARE raggiunse nell'antica Grecia un alto livello di qualità artistica e rappresenta una testimonianza privilegiata della vita, della società e della cultura degli antichi Greci.
La ceramica è, di fatto, la produzione artigianale più ricca e significativa del mondo greco e accompagna per tutto il suo arco la durata della civiltà ellenica. La qualità e la quantità dei vasi rinvenuti nei siti archeologici (specialmente nelle necropoli), i dati relativi alla produzione e all'esportazione dei manufatti ci informano con molta precisione circa le condizioni socio-economiche in cui versava la società produttrice.
La ceramica greca si presta dunque ad essere studiata dal punto di vista storico- artistico, costituendo altresì un significativo indicatore anche per la conoscenza dell'organizzazione delle botteghe artigianali, dei traffici commerciali, dei rapporti fra le diverse parti del mondo greco e fra quest'ultimo e le aree periferiche.
Nella storia della ceramografia greca i soggetti mitologici sono i più frequenti, solo nel tardo periodo arcaico e nel periodo classico si trova un numero maggiore di soggetti riferentisi alla quotidianità utili a comprendere aspetti importanti dell'antropologia del mondo antico (legati soprattutto alla quotidianità descritta dalle scene dipinte sui vasi).
Il mito per il popolo greco si identificava con la propria storia e si riferiva alle imprese degli eroi dell'età del bronzo, veniva tramandato in modo informale e poteva essere modificato lasciando all'artista ampia libertà di formulazione. La ceramica decorata era un mezzo di espressione comprensibile a chiunque ed i vasi restituiscono l'immagine che le persone comuni avevano del proprio mondo essendo stati il veicolo abituale attraverso il quale si usava commentare il presente.
Nella ceramica figurata è possibile talvolta identificare delle personalità di pittori, i quali vengono indicati con il vero nome, laddove esso è testimoniato da una iscrizione, o con nomi convenzionali. L'identificazione avviene per mezzo dei cosiddetti "motivi-firma", cioè di uno o più dettagli della raffigurazione che il pittore tenderebbe a ripetere sempre uguali nelle sue diverse opere. Attraverso le iscrizioni vascolari, si usava indicare i nomi dei principali personaggi rappresentati, esse tuttavia non sempre sono di aiuto per il riconoscimento delle figure minori o dell'intera scena rappresentata: possedevano spesso un valore intrinseco a livello decorativo.STRUTTURA:
Data l'importanza della pittura vascolare nella cultura greca, è necessario conoscere i nomi, le forme e le funzioni dei vasi più comuni. Le varie parti del vaso vengono indicate con una terminologia fissa che ha come riferimento il corpo umano.
ORLO ANSA COLLO SPALLA PANCIA PIEDE
Il procedimento di fabbricazione e decorazione dei vasi greci era complesso:
2a 2b 2c 2d 3 1a 16 7 6a 9 5a 5b = 5c 5d 12d 12 12b 12c 11a 11c O 13c 13a 13b 25 10a 10b 12 12g - 18 17a 14a 14b 15b 17b 49 15a 16a 16b 4a 4b 6b 12€ 11b
L'anfora è un vaso di terracotta a due manici, definiti ANSE, di forma affusolata o globulare utilizzato nell'antichità per il trasporto di derrate alimentari liquide o semiliquide, come vino, olio, o granaglie. II nome deriva dal greco άμφορεύς (da άμφί + φέρομαι, "esser portato da entrambe le parti"), attraverso il latino amphora.
Lato A di anfora attica a figure nere, Aiace, Persefone e Sisifo, 530 a.C. da Vulci, Monaco, Staatliche Antikensammlungen.
L'idria (dal greco hydria) era un vaso utilizzato per contenere e versare liquidi, principalmente ACQUA. Presenta un'ampia pancia e una spalla quasi orizzontale, collo più stretto e un orlo svasato e piatto.
La più evidente caratteristica è la presenza di TRE ANSE impostate tra pancia e spalla: due simmetriche orizzontali e più corte per il trasporto e una orizzontale che arriva al collo per versare il liquido contenuto.
Python, Idria a figure rosse, Satiro e una donna, 360-350 a.C., da Paestum, Parigi, Louvre.
Il cratere era un grande vaso utilizzato per mescolare VINO e ACQUA nel SIMPOSIO, il tradizionale banchetto greco, durante il quale era collocato al centro della stanza. Vi si attingeva il vino miscelato che veniva quindi versato nelle coppe degli ospiti.
Presenta un corpo tondeggiante, con corte anse per il trasporto e una larga imboccatura. Le forme più antiche presentano forma simile allo skyphos, una coppa per bere, e sono conosciute già in epocamicenea.
CRATERE A COLONNETTE CRATERE A VOLUTE CRATERE A CALICE CRATERE A CAMPANA
L'olpe era una brocca, con corpo allungato e imboccatura rotonda, principalmente diffusa nella ceramica corinzia e attica, derivante da prototipi metallici (le due rotelle presenti all'attaccatura dell'ansa rappresentano le borchie necessarie al fissaggio).
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Olpe proto-corinzia con animali e sfingi, ca. 640 a.C .- 630 a.C., rinvenuta a Corinto, Parigi, Louvre.
La kylix è una coppa da vino in ceramica, il cui uso, nell'antica Grecia, è attestato a partire dal VI secolo a.C. Tipico manufatto dei corredi simposiaci, coppa da libagione e da bevuta, raggiunse il massimo della diffusione a partire dalla fine del VI secolo rimanendo in auge fino al IV secolo a.C., quando il kantharos, l'elegante calice a volute dei rituali dionisiaci, ne prese il posto quale coppada vino più diffusa. La kylix aveva corpo espanso e poco profondo, sostenuto da un piede in genere con alto stelo. Per l'impugnatura era provvista di due piccole anse impostate poco sotto l'orlo e spesso quasi orizzontali. All'interno, il fondo, tendenzialmente piano, si presenta spesso decorato da scene, raffigurazioni o decorazioni: queste, occultate dal vino depositato sul fondo, si rendevano gradualmente visibili solo durante l'atto del bere. I soggetti raffigurati erano quindi molto spesso concepiti in funzione di questo effetto.
Il kantharos (o CANTARO) era una coppa per bere diffusa in ambito greco ed etrusco. Per convenzione tale termine si applica ad una coppa caratterizzata da due alte anse verticali, che si estendono in altezza oltre l'orlo incurvandosi verso di esso, un invaso profondo, leggermente distinto in una parte superiore e una inferiore, quest'ultima distinta dallo stelo da una modanatura ad anello. Parallelamente alla forma principale si sviluppano altre tipologie con anse che si mantengono all'altezza dell'orlo, pareti concave, piede basso, con o senza stelo, profilo continuo, o assenza di orlo, con una sola ansa; da segnalare inoltre la presenza di kantharoi plastici, decorati con protomi umane e gianiformi.
Lo skyphos è un tipo di vaso greco, una profonda coppa per bere con due piccole anse, solitamente orizzontali, impostate appena sotto l'orlo; il piede è basso o del tutto assente. Celebre forma vascolare della letteratura greca, è infatti il vaso da cui Polifemo beve il latte nel libro IX dell'Odissea. La forma dello skyphos varia nel tempo, a partire dal protogeometrico, e secondo gli ambiti di produzione. La forma base si stabilizza con lo skyphos corinzio del VII secolo a.C., caratterizzato da pareti sottili, orlo curvato verso l'interno, anse piccole e piede ad anello.
Di antica origine, a forma di corno e spesso con decorazioni plastiche, era un vaso usato per bere, per attingere liquidi da altri vasi, o per libagioni rituali. I rhytà erano molto comuni nell'antica Persia e a seguito della vittoria greca sugli invasori persiani nel 479 a.C. numerosi rhytà furono portati ad Atene. I rhytà persiani, apparsi ad Atene improvvisamente in grande quantità dopo la guerra, furono immediatamente imitati dagli artisti greci.
La lekythos (in greco antico λήκυθος) e un vaso dal corpo allungato, stretto collo con un'unica ansa e ampio orlo svasato. Era utilizzato nella Grecia antica e nelle zone magno-greche per conservare e versare olio profumato e unguenti, era impiegato dagli atleti, nelle cerimonie funebri e come segnacolo sepolcrale. La principale funzione del vaso, conservazione e aspersione di olio, ha determinato l'evolversi e lo stabilizzarsi della forma, dotata di collo stretto che limita la fuoriuscita del contenuto e orlo adatto ad impedirne lo spreco.
L'ariballo è un piccolo vaso (la dimensione tipica è circa 7 o 8 cm) con corpo globulare, senza distinzione tra spalla e pancia, e con un corto e stretto collo e un ampio orlo piatto dotato però di una piccola apertura; l'unica ansa si impostava sull'orlo e sulla spalla. Era utilizzato per contenere olii profumati e veniva utilizzato dagli atleti durante i loro allenamenti: le raffigurazioni vascolari lo mostranoappeso con un laccio al polso del proprietario o ad un gancio.
- Con il termine pisside, si indica una piccola scatola cilindrica in ceramica, dotata di coperchio, con un diametro medio di 10 cm, che veniva utilizzata nella Grecia antica per contenere profumi, gioielli o unguenti medicinali; poteva assumere diverse forme: quella più diffusa aveva pareti convesse, con piede distinto, spesso a tripode, ed era dotata di un coperchio. In base alle decorazioni vascolari sembra fosse un oggetto di uso prevalentemente femminile particolarmente in uso nel corso del V secolo a.C.
. 15 La phiale è un antico vaso rituale greco, in ceramica o in metallo. Ha la forma di un recipiente circolare, con bordi bassi, senza piede o maniglie (a differenza della kylix). Si trova inizialmente a Corinto e a Chio, all'inizio del VI secolo a.C. Alcune phialai, dette mesonfaliche, presentano una depressione al centro della parete esterna dell'invaso, la quale si presenta all'interno come un elemento, più o meno elaborato, a rilievo. Le phialai venivano usate per il rituale della libagione ma si trovano anche in scultura riprodotte nei rilievi come elementi decorativi, per esempio al centro di festoni come nell'Ara Pacis.
Nella ceramica, in concomitanza con la rinascita dell'VIII secolo a.C., il repertorio pittorico si rinnova profondamente, a cominciare da Atene. Il nuovo stile, detto GEOMETRICO, è caratterizzato dal motivo A MEANDRO, una doppia linea riempita a tratteggio che si avvolge su se stessa. Dopo il 760 a.C. alla decorazione astratta si affiancano, in molti vasi, scene figurate con decorazioni di cortei funebri, talvolta di concezione solenne e grandiosa. In questa fase le officine del quartiere commerciale di Atene, chiamato non a caso Ceramico, producono una serie di enormi vasi destinati a servire come segni sulle tombe più ricche: una delle espressioni più nobili e raffinate dell'alto arcaismo greco è rappresentato dal cosiddetto VASO DEL DIPYLON.