Crescere al Plurale: etnografia dell'educazione e diversità culturale

Documento dall'Università su Crescere al Plurale. Il Pdf, utile per Psicologia a livello universitario, esplora l'etnografia dell'educazione, la prima infanzia e la diversità culturale, analizzando come l'etnografia aiuti a comprendere i contesti educativi multiculturali.

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11 pagine

Capitolo 3
CRESCERE AL PLURALE
Studiare la prima infanzia. La prospettiva etnografica in dialogo con la pedagogia
Come leggere e interpretare le
esperienze dei bambini?
Bisogna osservarli, e lo studio dei processi che ci aiuta a
cogliere ciò che avviene nei contesti educativi. È
nell’interazione quotidiana fra bambini e fra bambini e
professionisti che i significati prendono forma e creano
cultura.
L’etnografia dell’educazione può offrire una prospettiva
interessante per studiare i contesti educativi e i bambini
Il suo porre l’attenzione al come piuttosto che al cosa, apre un
percorso di un percorso di indagine non predefinito che lascia
spazio all’imprevisto.
1. L’etnografia dell’educazione e il riconoscimento della diversità
L’antropologia dell’educazione ha da tempo elaborato validi strumenti di comprensione e di
interpretazione delle realtà educative.
Spiegazione al rapporto complesso tra processi educativi e diversità culturale
Ricerca etnografica
Modo per comprendere il punto di vista dell’altro, dando la
parola ai protagonisti dei contesti educativi e facendo
sentire la loro voce.
La sua principale finalità e “la comprensione di un determinato modo di vivere e di sopravvivere,
di comportarsi e di agire, di studiare e di lavorare, attraverso l’ascolto di ciò che dicono e fanno
coloro che condividono almeno in parte tali modi“.
L’interesse principale è l’analisi di come avviene questa costruzione di significato e di come
in base a essa, gli obiettivi pedagogici possono essere o non essere perseguiti. Ciò
permette due cose
Non essenzializzare la
diversità di prospettiva dell’altro
appiattendola sulla sua cultura
di provenienza come se questa
fosse immutabile
Consentire di riflettere sul
carattere culturale delle pratiche
educative e scolastiche
Le ricerche condotte con tale metodo nei contesti educativi multiculturali, pongono interrogativi
urgenti rispetto all’integrazione e al successo scolastico di alcuni gruppi di studenti e mettono in
discussione le disuguaglianze.
Il curricolo nascosto, le modalità organizzative
e lo stile dell’insegnamento e comunicazione in
classe sono solo alcuni dei fattori che
concorrono a trasformare i bambini in studenti
seri o turbolenti, è che rendono la scuola un
oggetto da indagare più che qualcosa da dare
per assodato.
Riconoscendo l’esistenza di una diversità di
prospettive culturali, queste ricerche portano
le ragioni di insegnanti, bambini, educatori,
famiglie, che si intrecciano fra di loro
costruendo un certo quotidiano scolastico e
che, se ascoltate possono aprire un dialogo
che può cambiare in senso più democratico
la scuola.
Questo è un orientamento è un impegno che ha caratterizzato l’antropologia
dell’educazione fin dai primi lavori ad oggi
Etnografia
Consiste nel lavoro di traduzione ed interpretazione di questi significati attraverso la
relazione con i soggetti con cui si co interpreta ciò che avviene. Si basa
sull’interazione e sullo scambio con gli altri per comprendere in modo situato e gli
eventi educativi nei contesti in cui accadono, enfatizzando la dimensione
processuale di comportamenti, situazioni, ruoli e strategie. Per farlo è necessario il
coinvolgimento attivo da parte del ricercatore che, attraverso l’osservazione, prova a
mettersi dal punto di vista dei soggetti di ricerca per vedere insieme a loro come
essi interpretano gli eventi, senza perdere quella distanza necessaria per elaborare
una teoria generando la dai dati. Tale teoria si evolve grazie a un altro fondamentale
dialogo che avviene tra i dati osservati e le categorie scientifiche del ricercatore, che
attiva un processo ciclico tra teoria e dati dove risultano indispensabili la flessibilità e
l’immaginazione metodologica.
L’ascolto delle ragioni degli altri è il lavoro dell’ etnografo
L’insieme tra note di campo, interviste e fonti documentarie permette di produrre una descrizione densa e
multi-sfaccettata dei contesti educativi.
Il valore delle ricerche di etnografia
dell’educazione per il discorso
pedagogico sta nel “mettere in
prospettiva“ ciò che accade e
cogliere il significato che assume
per i soggetti che lo vivono.
Si può dire che l’etnografia inviti il ricercatore, i
soggetti sul campo e il lettore a intraprendere un
percorso di apprendimento per vedere il proprio
punto di vista come situato e culturale, ovvero per
rendere estraneo proprio quel mondo educativo
fatto di teorie, pratiche e valori in cui si è cresciuti e
che ha formato a vedere la realtà con certe lenti,
ma che ci si è abituati a dare per scontato.
Solo grazie al riconoscimento della diversa prospettiva degli altri sia l’opportunità di mettere in
discussione il proprio punto di vista, che può bloccare o non far comprendere i motivi dell’insuccesso di
alcune pratiche educative o di alcune risposte di bambini, ragazzi e famiglie nel momento in cui ci
sottraiamo all’incontro con l’altro.

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Anteprima

Crescere al Plurale

Studiare la prima infanzia: la prospettiva etnografica in dialogo con la pedagogia

Come leggere e interpretare le esperienze dei bambini?

Bisogna osservarli, e lo studio dei processi che ci aiuta a cogliere ciò che avviene nei contesti educativi. È nell'interazione quotidiana fra bambini e fra bambini e professionisti che i significati prendono forma e creano cultura.

L'etnografia dell'educazione può offrire una prospettiva interessante per studiare i contesti educativi e i bambini Il suo porre l'attenzione al come piuttosto che al cosa, apre un percorso di un percorso di indagine non predefinito che lascia spazio all'imprevisto.

L'etnografia dell'educazione e il riconoscimento della diversità

L'antropologia dell'educazione ha da tempo elaborato validi strumenti di comprensione e di interpretazione delle realtà educative.

Spiegazione al rapporto complesso tra processi educativi e diversità culturale Si fa riferimento sia a un insieme di teorie e di ricerche empiriche orientate in senso comparativo, sia a una significativa metodologia di ricerca qualitativa e a strumenti di lavoro sul campo che hanno reso proficua la relazione tra antropologia e pedagogia per lo studio della quotidianità scolastica.

Ricerca etnografica

Modo per comprendere il punto di vista dell'altro, dando la parola ai protagonisti dei contesti educativi e facendo sentire la loro voce.

La sua principale finalità e "la comprensione di un determinato modo di vivere e di sopravvivere, di comportarsi e di agire, di studiare e di lavorare, attraverso l'ascolto di ciò che dicono e fanno coloro che condividono almeno in parte tali modi".

L'interesse principale è l'analisi di come avviene questa costruzione di significato e di come in base a essa, gli obiettivi pedagogici possono essere o non essere perseguiti. Ciò permette due cose

  • Non essenzializzare la diversità di prospettiva dell'altro appiattendola sulla sua cultura di provenienza come se questa fosse immutabile
  • Consentire di riflettere sul carattere culturale delle pratiche educative e scolastiche

Le ricerche condotte con tale metodo nei contesti educativi multiculturali, pongono interrogativi urgenti rispetto all'integrazione e al successo scolastico di alcuni gruppi di studenti e mettono in discussione le disuguaglianze.Il curricolo nascosto, le modalità organizzative e lo stile dell'insegnamento e comunicazione in classe sono solo alcuni dei fattori che concorrono a trasformare i bambini in studenti seri o turbolenti, è che rendono la scuola un oggetto da indagare più che qualcosa da dare per assodato.

Riconoscendo l'esistenza di una diversità di prospettive culturali, queste ricerche portano le ragioni di insegnanti, bambini, educatori, famiglie, che si intrecciano fra di loro costruendo un certo quotidiano scolastico e che, se ascoltate possono aprire un dialogo che può cambiare in senso più democratico la scuola.

Questo è un orientamento è un impegno che ha caratterizzato l'antropologia dell'educazione fin dai primi lavori ad oggi

Etnografia

  • L'ascolto delle ragioni degli altri è il lavoro dell' etnografo
  • Consiste nel lavoro di traduzione ed interpretazione di questi significati attraverso la relazione con i soggetti con cui si co interpreta ciò che avviene. Si basa sull'interazione e lo scambio con gli altri per comprendere in modo situato e gli eventi educativi nei contesti in cui accadono, enfatizzando la dimensione processuale di comportamenti, situazioni, ruoli e strategie. Per farlo è necessario il coinvolgimento attivo da parte del ricercatore che, attraverso l'osservazione, prova a mettersi dal punto di vista dei soggetti di ricerca per vedere insieme a loro come essi interpretano gli eventi, senza perdere quella distanza necessaria per elaborare una teoria generando la dai dati. Tale teoria si evolve grazie a un altro fondamentale dialogo che avviene tra i dati osservati e le categorie scientifiche del ricercatore, che attiva un processo ciclico tra teoria e dati dove risultano indispensabili la flessibilità e l'immaginazione metodologica.

L'insieme tra note di campo, interviste e fonti documentarie permette di produrre una descrizione densa e multi-sfaccettata dei contesti educativi.

Il valore delle ricerche di etnografia dell'educazione per il discorso pedagogico sta nel "mettere in prospettiva“ ciò che accade e cogliere il significato che assume per i soggetti che lo vivono.

Si può dire che l'etnografia inviti il ricercatore, i soggetti sul campo e il lettore a intraprendere un percorso di apprendimento per vedere il proprio punto di vista come situato e culturale, ovvero per rendere estraneo proprio quel mondo educativo fatto di teorie, pratiche e valori in cui si è cresciuti e che ha formato a vedere la realtà con certe lenti, ma che ci si è abituati a dare per scontato.

Solo grazie al riconoscimento della diversa prospettiva degli altri sia l'opportunità di mettere in discussione il proprio punto di vista, che può bloccare o non far comprendere i motivi dell'insuccesso di alcune pratiche educative o di alcune risposte di bambini, ragazzi e famiglie nel momento in cui ci sottraiamo all'incontro con l'altro.

Educazione e prima infanzia: i processi di socializzazione

La prospettiva antropologica può arricchire gli studi sull'infanzia posizionando l'esperienza dei bambini all'interno di un contesto più ampio

Permette di vedere gli ambienti educativi e scolastici di sviluppo, bensì come spazi culturali in cui le pratiche quotidiane rimandano a valori, norme che danno un significato specifico a che cosa li accade

L'approccio etnografico alla ricerca educativa sulla prima infanzia a contribuito a prendere le distanze da un approccio di stampo positivista, utilizzava un'osservazione neutrale, per privilegiare una visione della realtà educativa come costruzione sociale in cui hanno un ruolo fondamentale i contesti e i significati così come sistemi di relazioni di potere che li attraversano.

Il bambini fanno esperienza di uno sviluppo che non è solo biologico, ma anche connotato socialmente culturalmente

L'attenzione viene posta non tanto all'età e agli stadi di sviluppo, quanto a come la cultura a cui i bambini partecipano condiziona cosa e come essi apprendono.

Infatti un ambito privilegiato di studi è stato proprio il processo di socializzazione, inteso come processo di trasmissione culturale volto a descrivere come si diventa membri di una società e come i bambini vengono preparati allo statuto di adulto.

Inizialmente gli studi erano rivolti a delineare come la cultura modellasse le pratiche di educazione familiare infantile (Mead, Benedict) successivamente è stato ampliato lo studio dell'educazione dei bambini in chiave cross-culturale (Whiting, Le Vine e New)

Attraverso l'osservazione partecipante e naturalistica di lungo periodo, la familiarità con il linguaggio dei nativi e spesso con l'ausilio di registrazioni video, i ricercatori hanno offerto documentazioni ricche e dettagliate di relazioni familiari, di modalità educative, di attività e vita sociale dei bambini, sollecitando i lettori a riflettere sulle proprie controparti nei contesti americani ed europei. In particolare hanno fatto emergere come in quei contesti potesse essere diversa la concezione di autonomia, di esposizione al pericolo e dubbi di Enza per un adeguato sviluppo infantile.

Questi primi studi sfidavano sia l'idea dell'esistenza di uno sviluppo universale valido per tutti i bambini si ai procedimenti di ricerca sulla vita infantile allora ancorati a esperimenti psicologici svolte in laboratorio e isolati da quel contesto ritenuto così importante.

Le interpretazioni offerte da questi resoconti etnografici derivano dall'osservazione di interazioni adulto-bambino e si focalizzavano soprattutto sulla questione di "cosa" gli adulti insegnavano ai bambini riguardo la cultura attraverso le pratiche educative, piuttosto che "come"queste lezioni venivano prese dai bambini.

Questo spostamento di interesse dai processi di trasmissione culturale a quelli di acquisizione culturale si iniziò a vedere negli anni 80, quando si iniziarono a prendere in considerazioni le "interferenze“ e differenze interne a un gruppo che sfidavano l'idea di un informalità regolarità di schemi di una cultura condivisa.

Tale approccio per lo studio dell'infanzia ha significato due cose valide anche per la ricerca pedagogica:

  • Ha posto l'attenzione ai processi di apprendimento invece che di insegnamento, poiché ciò che viene appreso può essere molto diverso da ciò che si vuole insegnare o trasmettere
  • Ha consentito di vedere i bambini come interpreti competenti del loro mondo sociale e non passivi ricettori di pratiche adulte

Questo cambiamento di visuale è stato assunto dal nuovo paradigma degli studi sociologici sull'infanzia che impiega l'etnografia come metodo privilegiato per esplorare e descrivere la vita dei bambini, i loro giochi, le loro amicizie e interazioni.

I bambini sono visti come attori sociali, capace di interpretare la loro vita e le vite degli altri, fino ad essere considerati come informatori competenti, la cui voce può essere ascoltata

A essere riconosciuto un ruolo attivo nella ricerca, che viene sempre più connotato come lavoro con piuttosto che sui bambini.

Quest'ultima prospettiva e esplorata da Corsaro che concettualizzare la socializzazione come un processo di riproduzione interpretativa da parte dei bambini

In base ad alcune sue ricerche etnografiche condotte in alcune scuole per l'infanzia, argomenta come l'apprendimento non avvenga secondo quella progressione lineare sostenuta da una certa psicologia dello sviluppo, ma secondo un processo di riproduzione collettiva dove i bambini sono attivi artefici.

Proprio la metodologia etnografica permette di vedere come i bambini interpretano le regole e le aspettative sociali dei grandi in base ai loro valori.

Allo stesso modo James intraprende le sue ricerche etnografiche nella scuola per l'infanzia per studiare, come i bambini imparino le loro identità e le regole di coinvolgimento in una relazione affettiva attraverso il gioco fra Paris e successivamente, per indagare come percepiscono e si relazionano con la differenza e la disabilità portando le proprie soluzioni e criteri di amicizia.

Fra gli ultimi lavori di questa corrente si cita Satta, che ha sviluppato la ricerca etnografica diacronicamente in tre luoghi diversi (una comunità educativa per bambini, una ludoteca di quartiere e una ludoteca interna a un ospedale pediatrico) al fine di analizzare quale idea di infanzia venga costruita in questi spazi e come si configurino le relazioni tra adulti e bambini, ponendo l'accento anche su cosa succede fra i bambini

Essa cerca di esaminare quali siano le costruzioni di senso infantili e quale spazio venga di fatto riconosciuto ai bambini per esprimere la propria visione del mondo nei contesti educativi.

Vengono indagate gli stereotipi di genere nella scuola dell'infanzia da Abbatecola e Stagi, che attraverso l'osservazione delle interazioni quotidiane e reattività stimolo proposte i bambini, si mostra come i bambini ripropongono i modelli tradizionali basati sulla divisione di genere.

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