Documento dall'Università su Crescere al Plurale. Il Pdf, utile per Psicologia a livello universitario, esplora l'etnografia dell'educazione, la prima infanzia e la diversità culturale, analizzando come l'etnografia aiuti a comprendere i contesti educativi multiculturali.
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Come leggere e interpretare le esperienze dei bambini?
Bisogna osservarli, e lo studio dei processi che ci aiuta a cogliere ciò che avviene nei contesti educativi. È nell'interazione quotidiana fra bambini e fra bambini e professionisti che i significati prendono forma e creano cultura.
L'etnografia dell'educazione può offrire una prospettiva interessante per studiare i contesti educativi e i bambini Il suo porre l'attenzione al come piuttosto che al cosa, apre un percorso di un percorso di indagine non predefinito che lascia spazio all'imprevisto.
L'antropologia dell'educazione ha da tempo elaborato validi strumenti di comprensione e di interpretazione delle realtà educative.
Spiegazione al rapporto complesso tra processi educativi e diversità culturale Si fa riferimento sia a un insieme di teorie e di ricerche empiriche orientate in senso comparativo, sia a una significativa metodologia di ricerca qualitativa e a strumenti di lavoro sul campo che hanno reso proficua la relazione tra antropologia e pedagogia per lo studio della quotidianità scolastica.
Modo per comprendere il punto di vista dell'altro, dando la parola ai protagonisti dei contesti educativi e facendo sentire la loro voce.
La sua principale finalità e "la comprensione di un determinato modo di vivere e di sopravvivere, di comportarsi e di agire, di studiare e di lavorare, attraverso l'ascolto di ciò che dicono e fanno coloro che condividono almeno in parte tali modi".
L'interesse principale è l'analisi di come avviene questa costruzione di significato e di come in base a essa, gli obiettivi pedagogici possono essere o non essere perseguiti. Ciò permette due cose
Le ricerche condotte con tale metodo nei contesti educativi multiculturali, pongono interrogativi urgenti rispetto all'integrazione e al successo scolastico di alcuni gruppi di studenti e mettono in discussione le disuguaglianze.Il curricolo nascosto, le modalità organizzative e lo stile dell'insegnamento e comunicazione in classe sono solo alcuni dei fattori che concorrono a trasformare i bambini in studenti seri o turbolenti, è che rendono la scuola un oggetto da indagare più che qualcosa da dare per assodato.
Riconoscendo l'esistenza di una diversità di prospettive culturali, queste ricerche portano le ragioni di insegnanti, bambini, educatori, famiglie, che si intrecciano fra di loro costruendo un certo quotidiano scolastico e che, se ascoltate possono aprire un dialogo che può cambiare in senso più democratico la scuola.
Questo è un orientamento è un impegno che ha caratterizzato l'antropologia dell'educazione fin dai primi lavori ad oggi
L'insieme tra note di campo, interviste e fonti documentarie permette di produrre una descrizione densa e multi-sfaccettata dei contesti educativi.
Il valore delle ricerche di etnografia dell'educazione per il discorso pedagogico sta nel "mettere in prospettiva“ ciò che accade e cogliere il significato che assume per i soggetti che lo vivono.
Si può dire che l'etnografia inviti il ricercatore, i soggetti sul campo e il lettore a intraprendere un percorso di apprendimento per vedere il proprio punto di vista come situato e culturale, ovvero per rendere estraneo proprio quel mondo educativo fatto di teorie, pratiche e valori in cui si è cresciuti e che ha formato a vedere la realtà con certe lenti, ma che ci si è abituati a dare per scontato.
Solo grazie al riconoscimento della diversa prospettiva degli altri sia l'opportunità di mettere in discussione il proprio punto di vista, che può bloccare o non far comprendere i motivi dell'insuccesso di alcune pratiche educative o di alcune risposte di bambini, ragazzi e famiglie nel momento in cui ci sottraiamo all'incontro con l'altro.
La prospettiva antropologica può arricchire gli studi sull'infanzia posizionando l'esperienza dei bambini all'interno di un contesto più ampio
Permette di vedere gli ambienti educativi e scolastici di sviluppo, bensì come spazi culturali in cui le pratiche quotidiane rimandano a valori, norme che danno un significato specifico a che cosa li accade
L'approccio etnografico alla ricerca educativa sulla prima infanzia a contribuito a prendere le distanze da un approccio di stampo positivista, utilizzava un'osservazione neutrale, per privilegiare una visione della realtà educativa come costruzione sociale in cui hanno un ruolo fondamentale i contesti e i significati così come sistemi di relazioni di potere che li attraversano.
Il bambini fanno esperienza di uno sviluppo che non è solo biologico, ma anche connotato socialmente culturalmente
L'attenzione viene posta non tanto all'età e agli stadi di sviluppo, quanto a come la cultura a cui i bambini partecipano condiziona cosa e come essi apprendono.
Infatti un ambito privilegiato di studi è stato proprio il processo di socializzazione, inteso come processo di trasmissione culturale volto a descrivere come si diventa membri di una società e come i bambini vengono preparati allo statuto di adulto.
Inizialmente gli studi erano rivolti a delineare come la cultura modellasse le pratiche di educazione familiare infantile (Mead, Benedict) successivamente è stato ampliato lo studio dell'educazione dei bambini in chiave cross-culturale (Whiting, Le Vine e New)
Attraverso l'osservazione partecipante e naturalistica di lungo periodo, la familiarità con il linguaggio dei nativi e spesso con l'ausilio di registrazioni video, i ricercatori hanno offerto documentazioni ricche e dettagliate di relazioni familiari, di modalità educative, di attività e vita sociale dei bambini, sollecitando i lettori a riflettere sulle proprie controparti nei contesti americani ed europei. In particolare hanno fatto emergere come in quei contesti potesse essere diversa la concezione di autonomia, di esposizione al pericolo e dubbi di Enza per un adeguato sviluppo infantile.
Questi primi studi sfidavano sia l'idea dell'esistenza di uno sviluppo universale valido per tutti i bambini si ai procedimenti di ricerca sulla vita infantile allora ancorati a esperimenti psicologici svolte in laboratorio e isolati da quel contesto ritenuto così importante.
Le interpretazioni offerte da questi resoconti etnografici derivano dall'osservazione di interazioni adulto-bambino e si focalizzavano soprattutto sulla questione di "cosa" gli adulti insegnavano ai bambini riguardo la cultura attraverso le pratiche educative, piuttosto che "come"queste lezioni venivano prese dai bambini.
Questo spostamento di interesse dai processi di trasmissione culturale a quelli di acquisizione culturale si iniziò a vedere negli anni 80, quando si iniziarono a prendere in considerazioni le "interferenze“ e differenze interne a un gruppo che sfidavano l'idea di un informalità regolarità di schemi di una cultura condivisa.
Tale approccio per lo studio dell'infanzia ha significato due cose valide anche per la ricerca pedagogica:
Questo cambiamento di visuale è stato assunto dal nuovo paradigma degli studi sociologici sull'infanzia che impiega l'etnografia come metodo privilegiato per esplorare e descrivere la vita dei bambini, i loro giochi, le loro amicizie e interazioni.
I bambini sono visti come attori sociali, capace di interpretare la loro vita e le vite degli altri, fino ad essere considerati come informatori competenti, la cui voce può essere ascoltata
A essere riconosciuto un ruolo attivo nella ricerca, che viene sempre più connotato come lavoro con piuttosto che sui bambini.
Quest'ultima prospettiva e esplorata da Corsaro che concettualizzare la socializzazione come un processo di riproduzione interpretativa da parte dei bambini
In base ad alcune sue ricerche etnografiche condotte in alcune scuole per l'infanzia, argomenta come l'apprendimento non avvenga secondo quella progressione lineare sostenuta da una certa psicologia dello sviluppo, ma secondo un processo di riproduzione collettiva dove i bambini sono attivi artefici.
Proprio la metodologia etnografica permette di vedere come i bambini interpretano le regole e le aspettative sociali dei grandi in base ai loro valori.
Allo stesso modo James intraprende le sue ricerche etnografiche nella scuola per l'infanzia per studiare, come i bambini imparino le loro identità e le regole di coinvolgimento in una relazione affettiva attraverso il gioco fra Paris e successivamente, per indagare come percepiscono e si relazionano con la differenza e la disabilità portando le proprie soluzioni e criteri di amicizia.
Fra gli ultimi lavori di questa corrente si cita Satta, che ha sviluppato la ricerca etnografica diacronicamente in tre luoghi diversi (una comunità educativa per bambini, una ludoteca di quartiere e una ludoteca interna a un ospedale pediatrico) al fine di analizzare quale idea di infanzia venga costruita in questi spazi e come si configurino le relazioni tra adulti e bambini, ponendo l'accento anche su cosa succede fra i bambini
Essa cerca di esaminare quali siano le costruzioni di senso infantili e quale spazio venga di fatto riconosciuto ai bambini per esprimere la propria visione del mondo nei contesti educativi.
Vengono indagate gli stereotipi di genere nella scuola dell'infanzia da Abbatecola e Stagi, che attraverso l'osservazione delle interazioni quotidiane e reattività stimolo proposte i bambini, si mostra come i bambini ripropongono i modelli tradizionali basati sulla divisione di genere.