Documento dall'Università sulla Testualità Latina e Filologia Digitale. Il Pdf, di Letteratura per l'Università, esplora la filologia testuale e digitale, definendo l'apparato critico, i codici e il metodo di Karl Lachmann per la ricostruzione dei testi, inclusi i tipi di errori testuali.
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La Filologia Testuale o Ecdotica
La filologia è uno strumento che consente di ricostruire un testo. I criteri della filologia (che sia classica, romanza, italiana o medievale) sono sempre gli stessi.
Ciò che distingue un'edizione critica da un altro testo è l'apparato critico. La presenza di un apparato critico (fatto di numeri, parole, parentesi quadre, lettere maiuscole) ci dice che stiamo consultando un'edizione critica. L'apparato critico è differente dalle note a piè di pagina (che spesso sono di commento, e non sono fatte dall'autore del testo ma bensì dall'editore/curatore). L'edizione critica è un lavoro scientifico che serve agli studiosi che sono in grado di leggere l'apparato critico. Nell'introduzione ad un'edizione critica, viene menzionato l'autore e lo studio che ha condotto.
Partendo dal presupposto che non abbiamo l'originale della Divina Commedia, quando la apriamo per leggerla, cosa stiamo leggendo? Leggiamo un'edizione che ha avuto come scopo il ricostruire l'opera di Dante. Quindi, la filologia ha come scopo la ricostruzione più fedele possibile di un testo il cui originale è andato perduto.
Quindi, un autore, nel Medioevo aveva due possibilità: poteva scrivere un codice (autografo) o scrivere una serie di appunti e poi chiedere a qualcuno di ricopiarli, per poi correggerli lui stesso (idiografo). Un'altra prassi poteva anche essere questa: l'autore dettava, uno scriba scriveva e poi l'autore rileggeva il testo e lo correggeva (idiografo).
Se non si ha l'originale, occorre ricostruirlo. Ma sulla base di cosa viene ricostruito? Sulla base di tutti i codici che si hanno a disposizione. La filologia, dal punto di vista scientifico, va a cercare tutti i codici nei quali viene riportata, ad esempio, la Divina Commedia di Dante. L'opera di Dante ha avuto un successo straordinario, tant'è che oggi sono conosciuti 800 codici che la trasmettono (cioè che la hanno salvata e ricopiata). Chiaramente, non si possono contare anche i codici che sono andati perduti o distrutti.
Nell'ambito della codicologia (che studia i codici), nei codici le pagine non si chiamano "pagine",ma carte o folium (al plurale diventa folia).
Per ricostruire un originale, quindi, si recuperano tutti i codici. Ma se dei codici riportano espressioni diverse (trattando lo stesso argomento), come si procede? Uno dei criteri fondamentali della filologia è quello per maggioranza (si usa l'espressione usata in più codici). Nel caso in cui si abbia egual numero di alcune espressioni, il filologo, per ricostruire l'originale, deve affidarsi ai codici manoscritti ed usare il metodo di Karl Lachmann.
Lachmann è un filologo tedesco. Ci troviamo tra la fine del XVIII secolo e l'inizio del XIX. Egli ha teorizzato un metodo "scientifico" con alcuni limiti, attraverso il quale partendo dai testimoni manoscritti si riesce a ricostruire l'originale. Le copie di un'opera perduta possono essere tutte paragonabili a dei testimoni, perché sono portatrici di una propria versione dell'opera. Attraverso i testimoni manoscritti si può ricostruire (utilizzando il metodo di Lachmann) un testo quanto più vicino possibile all'originale. L'originale corrisponde all'edizione critica; è proprio il risultato finale, cioè l'edizione critica. Nel momento in cui avviene la ricostruzione di un testo, quella diventa un'edizione critica. Quindi l'edizione critica è il testo più vicino all'originale, ottenuta attraverso i testimoni manoscritti.
La filologia ha, fra i vari compiti, quello primario di accertare se un testo sia conservato nella stessa forma in cui l'autore lo ha composto (o ricostruire la forma più vicino possibile a quella dell'originale). Siccome per filologia in realtà si intende qualcosa di più ampio (perché "filologia" è un termine greco: "philos" e "logos", cioè passione per la parola), per filologia (soprattutto in Germania e altri paesi Europei) si intende anche la linguistica, o la corretta interpretazione di un testo (ma non esiste una corretta interpretazione di un testo; le interpretazioni variano in base alle condizioni storiche e socio-culturali).
Quando parliamo di filologia ricostruttiva, filologia testauale o ecdotica, usiamo tre sinonimi. "Ecdotica" è un termine che deriva dal greco: "ekdosis", che significa edizione e/o pubblicazione. La pubblicazione è chiaramente il lavoro finale a cui mira il filologo (cioè la pubblicazione dell'edizione critica).
L'edizione critica la si fa seguendo a ritroso l'evoluzione di un'opera. La filologia fa il proprio lavoro a ritroso, cancellando i guasti più vicini nel tempo (rispetto all'editore contemporaneo). Pian piano, si arriva alla ricostruzione del testo originale.
I guasti del tempo (le modifiche peggiorative) sono il risultato delle varie fasi di copiatura di un testo. Ogni copia è sempre peggiorativa rispetto al modello (perché gli errori vengono ereditati dalle precedenti copie, e chi riscrive commette sempre almeno un errore. In termini filologici, gli errori possono essere chiamati guasti).
Il fine dell'ecdotica (che punta alla pubblicazione) è, quindi, quello di seguire a ritrosol'evoluzione di un'opera e di ricostruirne la genesi: un processo lungo e articolato, che ripercorre all'indietro le varie fasi della trasmissione di un testo per tentare di risalire alla sua veste originaria. Il recupero non potrà mai essere integrale ma solo parziale. Da questo punto di vista il lavoro del filologo è paragonabile a quello del restauratore di dipinti antichi, che cerca di cancellare i guasti che il tempo ha depositato su una tela per far riemergere il disegno e i colori originari.
Il testo originale è la forma corrispondente all'ultima volontà del suo autore, che però è inesorabilmente soggetto ad alterarsi per i guasti che si verificano durante le fasi di copiatura.
Il testo originale è inesorabilmente soggetto ad alterarsi perché dall'antichità classica all'invenzione della stampa, se si voleva avere una copia di un'opera, occorreva trascriverla a mano, e ciò rendeva impossibile la riproduzione fedele dell'esemplare da cui si copiava. C'erano, infatti:
Tutto ciò portava a dei guasti. Quindi, nella fase di copiatura possono intervenire tutta una serie di dinamiche che modificano il testo, o potremmo dire che lo guastano.
Con la parola lectio (al plurale lectiones) si intendono le parole in termini filologici. Quella che noi chiamiamo "parola" in filologia si chiama "lezione". La lectio non è detto che possa corrispondere ad una sola parola; può essere anche un piccolo sintagma. Lectio e lectiones sono codici testimoni: potremmo definirle, con un termine generico, "varianti". L'editore, attraverso il confronto delle varie lezioni, tenta di capire cosa c'era scritto nell'originale.
Non esiste solo la filologia testuale; la filologia testuale o ricostruttiva è quella della quale non abbiamo più l'originale. Ad esempio, di alcune opere abbiamo più originali (come i Promessi Sposi: prima edizione del 1821, poi 1827 e poi 1840. Si cambia anche il titolo: prima Fermo e Lucia, poi gli Sposi Promessi e infine i Promessi Sposi). In questo caso si fa la filologia tra edizioni differenti; è una filologia comparativa tra edizioni differenti che sono tutte originali, perché tutte licenziate da parte dell'autore e secondo la volontà dell'autore.
La filologia è una disciplina fondamentale, anche per gli storici; se il filologo licenzia un'edizione critica nella quale sono offerte delle cattive informazioni, un'edizione critica diventa una fonte per lo storico. Quindi lo storico baserà il proprio studio su quella edizione critica, ma se essa è fatta male, inevitabilmente le sue riflessioni saranno viziate dall'errore presente nell'opera filologica.
Il termine "tradizione" deriva dal latino "tradere" (formato da "trans" + "dare"). Quindi, tradizione significa consegnare (consegnare nel senso di trasmettere). Per tradizione manoscritta si intende quindi l'insieme di tutti i codici (o testimoni manoscritti) che trasmettono una determinata opera. È l'insieme dei testimoni di un testo, compreso l'originale qualora si possegga.
Per tradizione diretta si intende ad esempio quando un manoscritto trasmette un'opera. C'è un codice che trasmette, ad esempio, la Divina Commedia, e quel codice fa parte di una tradizione manoscritta diretta.
Per tradizione indiretta si intendono ad esempio le traduzioni di una determinata opera; le citazioni letterali di un'opera all'interno di altre opere; le antologie; codici miscellanee. È formata da tutte quelle testimonianze in cui un'opera c'entra indirettamente; vengono solo riportate parti di un'opera (come in un'antologia: ad esempio, vengono riportati solo 30 canti della Divina Commedia). La tradizione indiretta non trasmette l'opera per intero. Anche nel caso delle traduzioni si parla di tradizione indiretta: ad esempio, una traduzione in francese antico della Commedia, non trasmette l'opera di Dante; è un volgarizzamento francese.
Quando parliamo di codici che sono codici testimoni, li chiamiamo in questo modo perché ognuno di essi porta la propria testimonianza dell'opera che trasmette. Quindi, la filologia testuale, attraverso la testimonianza di ogni codice, ricostruisce l'originale.