L'asilo di Mompiano: metodi pedagogici per l'educazione della prima infanzia

Documento sull'asilo di Mompiano, che esamina i metodi pedagogici delle sorelle Agazzi e di Maria Montessori. Il Pdf descrive i principi educativi, le pratiche didattiche e il contesto storico-sociale, utile per studenti universitari che si preparano a concorsi nel settore educativo.

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12 pagine

Modulo tre!
L'asilo di Mompiano!
La scuola materna nella concezione delle sorelle Agazzi!
Nel panorama italiano, per quanto riguarda la pedagogia della prima infanzia,
hanno avuto un ruolo estremamente rilevante le sorelle Rosa e Carolina
Agazzi, ispiratrici di un nuovo modello di scuola, definita scuola materna
perché è orientata a rispettare lo spirito e la forma della famiglia. Non a caso
questa scuola per bambini trova nella madre il suo simbolo distintivo.!
La scuola si proponeva non già di sostituirsi alla famiglia, ma di integrarla e
di completarla dal punto di vista sociale e umano.!
Rosa e Carolina Gazzi, dopo aver frequentato la scuola normale, iniziarono la
loro carriera di maestri elementari a nave, borgo rurale di Brescia.!
In caso in contatto con Pietro Pasquale, direttore generale delle scuole
elementari e infantili di tale città e pedagogista di ispirazione fröbeliana, le
sorelle Agazzi vennero da lui chiamate a partire dal 1895 nel giardino infantile
del Comune di Mompiano.!
Un povero paese agricolo del bresciano con una popolazione infantile
decimata da malattie endemiche di ogni tipo. A piano piano la maggior parte
delle persone lavorava in una filanda locale e le madri adavano all'asilo e
loro piccoli.!
L'asilo totale di un piano era uno dei cinque giardini infantili fondati dal
Comune di Brescia nel 1882!
Dosa e trasformarono tale istituzione fröbeliana e non una vera e propria
casa di bimbi, abolendo tutto il convenzionalismo generalmente diuso nei
giardini infantili e sostituendovi le occupazioni naturali, imposte dai bisogni
della vita familiare, adattate alla tenera età dei frequentanti.!
Il rapporto con Fröbel!
Le sorelle Agazzi accolse totalmente le finalità educative di Frederic Fröbel
ma rifiutavano quanto del suo metodo rendeva inerte e disinteressato il
bambino, impedendo di fatto la crescita di quel germe vitale che costituisce
la natura dell’uomo. il sistema di Froebel, non soddisfaceva le esigenze di
movimento, di attività concrete, naturali, spontanee dei bambini.!
Le Agazzi privilegiavano la concretezza delle cose oerte dall'esperienza e la
fattiva operosità infantile. tale posizione emergeva chiaramente nella
relazione svolta da dosa Agazzi al congresso pedagogico nazionale di Torino
nel settembre del 1898, lo stesso congresso nel quale Maria Montessori
aveva presentato il suo celebre ordine del giorno sull'educazione dei
frenastenici.!
L'esperienza di Monpiano era giunta all'apice della notorietà e Rosa Agazzi,
invitata al congresso vi tenne una relazione intitolata: ordinamento dei
giardini d'infanzia secondo il sistema di Fröbel.!
Secondo le Agazzi la lezione di Froebel consiste nella consapevolezza
dell'impossibilità di educare il bambino senza studiarlo attraverso un
aettuosa e continua osservazione e comprensione e mettendolo in
condizioni di operare di esprimersi come individuo inserito all'interno di
precisi rapporti sociali.!
Il soggetto dell'educazione e il bambino ed è perciò necessario considerare i
suoi autentici bisogni e non il metodo di cui si avvale per appagare le
necessità.!
La vita nell'asilo: l'esercizio fisico e l’igiene.!
Una delle prime studiose dell'esperimento di Mompiano Giuditta Contesini
nel 1902, in un volume intitolato il giardino infantile durale di Monpiano
giudicato sotto l'aspetto pedagogico, osservava come il modello delle
sorelle Agazzi fosse imperniato su tre elementi importanti: l'igiene, il canto, il
linguaggio.!
Rosa Gazzi in uno scritto intitolato come intendo il metodo didattico
aermava, proposito dei metodi direttivi condivisi con la sorella e Pietro
pasquali: per noi il punto di partenza sempre l'esercizio fisico associato alla
vita pratica e il mezzo sovrano di sviluppo morale fu ed è il contatto con la
terra, con il sole, con l'acqua: una ben intesa vita all’aperto.!
L'esercizio fisico comportava ovviamente pratica e assistenza igienica.!
L'educazione genica assumeva uno spazio preponderante.!
La giornata aveva inizio con la vista di pulizia fatta ogni giorno a tutti i
bambini, ricchi e poveri, sporchi e puliti.!
Al fine di creare l'abitudine di ordine e di rispetto, a raorzare nella famiglia il
dovere di assistenza igienica verso i figlioli.!
L'indipendenza e la solidarietà!
A un pianto maestra i bambini più grandi si prendono cura cura di quelli più
piccoli. Ogni bambino della sezione dei più grandi prende in carico un
bambino della sezione dei più piccoli.!
Emidio Agostinone, maestro elementare e successivamente eletto al
parlamento come deputato socialista, durante una visita all'asilo di
Monpiano osserva: ognuno aiuta ed aiutato, abbottona dietro alle spalle il
compagno che ha le spalle e riceve lo stesso servizio dall'amico seguente.!
A mensa, commentava Lombardo Radice nel suo volume il problema
dell'educazione infantile, dedicato in parte all'esperienza dell'asilo di
Mompiano: tutto si svolge come nel mondo della novella dei sette nani: i
piccoli esseri, i minuscoli omini sono i padroni di casa. Apparecchiano,
sparecchiano mescano ai piccini, allacciano loro le bavaglie, spezzano loro il
pane; dopo vanno a sciorinare la biancheria da tavola, infine fanno
scomparire dal pavimento ogni singola traccia del banchetto.!

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L'asilo di Mompiano

Modulo tre
L'asilo di Mompiano
La scuola materna nella concezione delle sorelle Agazzi
Nel panorama italiano, per quanto riguarda la pedagogia della prima infanzia, hanno avuto un ruolo estremamente rilevante le sorelle Rosa e Carolina Agazzi, ispiratrici di un nuovo modello di scuola, definita scuola materna perché è orientata a rispettare lo spirito e la forma della famiglia. Non a caso questa scuola per bambini trova nella madre il suo simbolo distintivo.
La scuola si proponeva non già di sostituirsi alla famiglia, ma di integrarla e di completarla dal punto di vista sociale e umano.
Rosa e Carolina Gazzi, dopo aver frequentato la scuola normale, iniziarono la loro carriera di maestri elementari a nave, borgo rurale di Brescia.
In caso in contatto con Pietro Pasquale, direttore generale delle scuole elementari e infantili di tale città e pedagogista di ispirazione fröbeliana, le sorelle Agazzi vennero da lui chiamate a partire dal 1895 nel giardino infantile del Comune di Mompiano.
Un povero paese agricolo del bresciano con una popolazione infantile decimata da malattie endemiche di ogni tipo. A piano piano la maggior parte delle persone lavorava in una filanda locale e le madri affidavano all'asilo e loro piccoli.
L'asilo totale di un piano era uno dei cinque giardini infantili fondati dal Comune di Brescia nel 1882
Dosa e trasformarono tale istituzione frobeliana e non una vera e propria casa di bimbi, abolendo tutto il convenzionalismo generalmente diffuso nei giardini infantili e sostituendovi le occupazioni naturali, imposte dai bisogni della vita familiare, adattate alla tenera età dei frequentanti.

Il rapporto con Fröbel

Le sorelle Agazzi accolse totalmente le finalità educative di Frederic Fröbel ma rifiutavano quanto del suo metodo rendeva inerte e disinteressato il bambino, impedendo di fatto la crescita di quel germe vitale che costituisce la natura dell'uomo. il sistema di Froebel, non soddisfaceva le esigenze di movimento, di attività concrete, naturali, spontanee dei bambini.
Le Agazzi privilegiavano la concretezza delle cose offerte dall'esperienza e la fattiva operosità infantile. tale posizione emergeva chiaramente nella relazione svolta da dosa Agazzi al congresso pedagogico nazionale di Torino nel settembre del 1898, lo stesso congresso nel quale Maria Montessori aveva presentato il suo celebre ordine del giorno sull'educazione dei frenastenici.
L'esperienza di Monpiano era giunta all'apice della notorietà e Rosa Agazzi, invitata al congresso vi tenne una relazione intitolata: ordinamento dei giardini d'infanzia secondo il sistema di Fröbel.Secondo le Agazzi la lezione di Froebel consiste nella consapevolezza dell'impossibilità di educare il bambino senza studiarlo attraverso un affettuosa e continua osservazione e comprensione e mettendolo in condizioni di operare di esprimersi come individuo inserito all'interno di precisi rapporti sociali.
Il soggetto dell'educazione e il bambino ed è perciò necessario considerare i suoi autentici bisogni e non il metodo di cui si avvale per appagare le necessità.

La vita nell'asilo: esercizio fisico e igiene

Una delle prime studiose dell'esperimento di Mompiano Giuditta Contesini nel 1902, in un volume intitolato il giardino infantile durale di Monpiano giudicato sotto l'aspetto pedagogico, osservava come il modello delle sorelle Agazzi fosse imperniato su tre elementi importanti: l'igiene, il canto, il linguaggio.
Rosa Gazzi in uno scritto intitolato come intendo il metodo didattico affermava, proposito dei metodi direttivi condivisi con la sorella e Pietro pasquali: per noi il punto di partenza sempre l'esercizio fisico associato alla vita pratica e il mezzo sovrano di sviluppo morale fu ed è il contatto con la terra, con il sole, con l'acqua: una ben intesa vita all'aperto.
L'esercizio fisico comportava ovviamente pratica e assistenza igienica.
L'educazione genica assumeva uno spazio preponderante.
La giornata aveva inizio con la vista di pulizia fatta ogni giorno a tutti i bambini, ricchi e poveri, sporchi e puliti.
Al fine di creare l'abitudine di ordine e di rispetto, a rafforzare nella famiglia il dovere di assistenza igienica verso i figlioli.

L'indipendenza e la solidarietà

A un pianto maestra i bambini più grandi si prendono cura cura di quelli più piccoli. Ogni bambino della sezione dei più grandi prende in carico un bambino della sezione dei più piccoli.
Emidio Agostinone, maestro elementare e successivamente eletto al parlamento come deputato socialista, durante una visita all'asilo di Monpiano osserva: ognuno aiuta ed aiutato, abbottona dietro alle spalle il compagno che ha le spalle e riceve lo stesso servizio dall'amico seguente.
A mensa, commentava Lombardo Radice nel suo volume il problema dell'educazione infantile, dedicato in parte all'esperienza dell'asilo di Mompiano: tutto si svolge come nel mondo della novella dei sette nani: i piccoli esseri, i minuscoli omini sono i padroni di casa. Apparecchiano, sparecchiano mescano ai piccini, allacciano loro le bavaglie, spezzano loro il pane; dopo vanno a sciorinare la biancheria da tavola, infine fanno scomparire dal pavimento ogni singola traccia del banchetto.

Il comportamento civile e la responsabilità

L'esercizio della responsabilità non è solo di ordine e di puntualità, ma è anche responsabilità di lavoro, perché il bambino è un vero lavoratore che utilizza strumenti vari da adulti, salvo le proporzioni.
Il giardinaggio e l'agricoltura costituiscono per le sorelle Agazzi il lavoro più consono per i bambini, in quanto è svolta all'aperto, vale a dire nell'ambiente il più idoneo e adatto ai bambini.

Il linguaggio

Nelle varie attività dell'asilo, conversazione, lezione, canto, gioco prevale uno spirito corale. Per quanto si riferisce alla lingua, Rosa Agazzi già nella relazione tenuta a Torino aveva precisato "chi nell'asilo trascura il linguaggio dà alla scuola un individuo incompleto: chi crede di coltivarlo con gli esercizi mnemonici e un povero illuso. L'insegnamento della lingua parlata nel giardino infantile vuole dagli esercizi propri, accoppiati al moto e al dialetto, e soprattutto esige nell'educando libertà e parola.
Le sorelle Agazzi concepiscono il linguaggio come un'attività prettamente legata all'azione, al sentimento, alla fantasia, al pensiero.
Il bambino è caos che ospita all'ordine al quale può giungere attraverso il gioco-lavoro libero e ordinato, attraverso l'esercizio sociale del linguaggio e l'esercizio etico dello scioglievolezza, della bontà e dell'umana fratellanza.
Per quanto riguarda gli esercizi di lingua parlata, l'intervento della maestra risulta rilevante. Il primo passo consiste nel coraggio della pronuncia di quel corredo di parole che già il bambino possiede perché apprese nella famiglia.
La voce dell'educatrice, l'espressione del suo volto, sono elementi indispensabili. Il parlare è infatti comunicare e il comunicare a che fare con le parole e con i loro elementi.
La lettura delle immagini costituiva una dimensione importante nella metodologia didattica delle sorelle Agazzi.
Un foglio di pacchi piegato in due conteneva internamente sulla facciata di sinistra l'immagine di una singola casa o di una singola persona; sulla facciata di destra il medesimo oggetto o la medesima persona erano rappresentati in più esemplari. La raccolta si componeva di un centinaio di soggetti il cui scopo consisteva nell'esercitare l'occhio al passaggio dalla cosa singola alla pluralità e nel dare al bambino la prima idea di ciò che costituisce l'esercizio della lettura attraverso il passaggio dell'occhio dalla sinistra alla destra.

Il canto educativo

Tra i meriti delle sorelle Agazzi, in particolare di Rosa, cioè quello di aver colto nel canto corale o mezzo importante importante per l'educazione dei bambini.
Gelpi pedagogista ferrante Aporti, insomma manuale di educazione è ammaestramento per le scuole infantili del 1833, aveva conferito valore educativo al canto per le possibilità che soffriva: di partecipazione emotiva, di elevazione e rendere più intense immemorabili i concetti espressi dai testi.
L'educatore lombardo aveva inserito il canto, insieme alla preghiera, quale avvio delle attività mattutine dei fanciulli.
Ragazzi nel suo l'abici del canto educativo insisteva sulla necessità di adeguare l'insegnamento canoro alle fasi di sviluppo della vocalità infantile. Il canto necessita di un'educazione graduale che presuppone modalità, tempi di apprendimento, individuati in una sede programmata di giochi respiratori, ritmici, di intonazioni. Non si Canto espressivo senza aver imparato l'abbisci e giochi ortofrenici atti a promuovere un'espressione chiara e limpida delle parole senza un'adeguata comprensione del senso delle parole che esso esprime.
La maestra che insegna canto deve in primo luogo a spiegare ai bambini il significato delle parole.
Le sorelle Agazzi dedicavano particolari attenzione alla cultura dell'ambiente attraverso le Ninne Nanne e le filastrocche. Vale a dire alle semplici esperienze canore della vita quotidiana del bambino.
Lo studio del testo poetico o letterario deve precedere quello dell'intonazione vocale-se si vogliono evitare errori o occorre preparare al canto.
La lingua, la recitazione, il canto contribuiscono ad un processo di perfezionamento espressivo che va costantemente stimolato.
Nel suo l'abbisci del Canto educativo, Rosa analizzava e indicava le maestre le dimensioni essenziali coinvolte nel canto (respiro, voce, intonazione, sentimento ... ) I quali costituiscono gli elementi per conseguire un'espressione canora appropriata.con ciò non era indicato un vero e proprio metodo: come il parlare recitare, anche il canto si apprende per imitazione, per gioco.
Come elemento di formazione dell'uomo il canto veniva posto dalle Agazzi in relazione ad altri fattori formativi, quali il gioco e il lavoro in genere.

L'educazione estetica

Il canto, il giardinaggio, il gioco, la lingua sono tutte dimensioni che concorrono ad affinare la naturale sensibilità e il gusto istintivo del bambino verso la dimensione estetica.
L'ordine, la compostezza, la misura nelle azioni, la semplicità dei gusti sono elementi estetici che occorre promuovere e raffinare nel bambino distogliendolo da azioni e cose grossolane, volgari: il disordine, la sporcizia ...

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