Documento dalla Università su La Scuola e le Reti Attorno Ad Essa. Il Pdf, un approfondimento di Educazione civica di livello universitario, esamina la dispersione scolastica e il fallimento formativo, descrivendo strategie per migliorare l'apprendimento e le procedure per l'attivazione di reti tra scuola, servizi e comunità.
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CAPITOLO 2 LA SCUOLA E LE RETI ATTORNO AD ESSA Quando si parla di dispersione scolastica o di fallimento, scuola o media fanno riferimento a termini come "situazione a rischio", "zona a rischio", "la scuola in trincea", "insegnanti sotto tiro", "battaglia del rischio", "caduti della dispersione", "dispersi", "caduti dell'istruzione", "fallimento dell'offensiva educativa". L'elemento fondamentale da comprendere è che stiamo parlando di relazioni umane, di persone con nome e cognome, con storie di vita, che contribuiscono alla ricchezza della nazione. Bisogna parlare delle persone, ricostruire le loro storie con le loro difficoltà e soprattutto con i segni di possibilità e di speranza sui quali fare leva per costruire un riscatto e rendere reali i diritti di ciascuno. Il fallimento educativo deve essere guardato contesto per contesto, indagando le storie, il come i ragazzi sono usciti dalla scuola e cosa li ha spinti a prendere questa decisione. Fondamentale sarebbe superare il concetto del "cattivo studente" a favore di un'ottica di prevenzione al problema, generata dalla consapevolezza del costo umano, sociale ed economico del fallimento formativo nella società della conoscenza. La questione prioritaria è guardare all'insuccesso formativo in una maniera radicalmente nuova. Il tasso di povertà relativa alle famiglie italiane è preoccupante, il 12,6% in Italia. Nei territori dove è concentrata la povertà delle famiglie e dei minori corrispondono elevati tassi di dispersione scolastica, bassi livelli nelle competenze irrinunciabili dei ragazzi a scuola, minore accesso ai libri, biblioteche e musei, reti dei sevizi, sport, fruizione digitale.Il perdurare nel tempo dei tassi alti di fallimento formativo produce minore sviluppo e rischi cronici per la coesione sociale e per la partecipazione collettiva che è legata ai livelli di conoscenza. Questa situazione dovrebbe portare a investire urgentemente nella povertà e nel fallimento formativo.
2.1 MIGLIORARE E CREARE LE CONDIZIONI PER L'APPRENDIMENTO Per cercare di avere un cambiamento reale e duraturo, è fondamentale comprendere l'importanza del lavoro di rete, una istituzione in supporto all'altra e viceversa. La scuola e ogni luogo educativo devono essere in grado:
È fondamentale creare e consolidare le capacità della scuola e di chi forma per promuovere l'effettivo apprendimento utilizzando tutte le risorse e opportunità presenti nel territorio e mobilitando i ragazzi secondo i differenti modi di essere, secondo i loro interessi e secondo il proprio stile cognitivo, non lasciando indietro nessuno. Il sostegno a chi educa e forma in modo esclusivo è un decisivo compito politico, in senso proprio, atto, cioè, a dare senso alla nostra polis. Le persone che assolvono le funzioni educative e di formazione, gli insegnanti per primi, dichiarano un disagio riconducibile a un mutamento radicale, come se certe prassi e idee educative date per scontate siano ora da riconquistare e ridefinire. Il focus cambia, la dispersione e l'abbandono sono interpretati come epifenomeno del disagio giovanile. I risultati ottenuti dagli studenti italiani nelle indagini internazionali, come PISA o TIMSS, supportano l'ipotesi che la dispersione scolastica sia solo la punta dell'iceberg di una condizione di difficoltà della scuola italiana. È evidente a tutti che le condizionieconomiche sociali delle famiglie influiscono nella formazione dei figli ma, non è possibile poter avere informazioni relative alle famiglie per una questione di rispetto della privacy. L'attuale sistema di rilevazione non consente alle singole istituzioni scolastiche di raccogliere, nel momento dell'iscrizione a scuola, i dati dei genitori relativi al lavoro, al reddito, al grado di istruzione, cioè tutti quei fattori che, correlati al percorso dello studente, potrebbero fornire una misura della mancata funzione di discriminazione positiva nel nostro sistema scolastico e indicazioni sulla capacità di dare sostanza al principio di equità colmando eventuali divari di partenza degli studenti.
2.1.1 COSA POTREBBE FARE NEL CONCRETO LA SCUOLA? Il compito degli insegnanti è fare in modo che il percorso di apprendimento, pur senza rinunciare alla richiesta di impegno e di responsabilità, non confligga con il processo di costruzione di una positiva immagine di sé, poiché questo metterebbe lo studente nella condizione di dover scegliere tra l'accettazione di un'esperienza scolastica e la salvaguardia della propria autostima. Serve mettere nelle condizioni ottimali lo studente di produrre un buon elaborato, condurre un'interrogazione soddisfacente e risolvere correttamente un problema. La qualità della didattica è lo strumento potente in mano degli insegnanti per evitare di incorrere nella demotivazione. Per ottenere una buona qualità bisogna lavorare su tre dimensioni:
La qualità del processo d'insegnamento non dev'essere imputabile al singolo insegnante, ma sempre più si è vista l'importanza dei gruppi di lavoro, del team, del consiglio di classe, del gruppo di dipartimento. La programmazione comune ha anche il vantaggio di far vedere alle famiglie e alla comunità la scuola come un contesto forte, dotato di una sua identità precisa. La gestione dei metodi di valutazione è importante perché potrebbe valorizzare ma anche svalorizzare lo studente. Secondo l'articolo 21 della legge 15 marzo 1997 comma 9 "L'autonomia didattica è finalizzata al perseguimento degli obiettivi generali del sistema nazionale di istruzione, nel rispetto della libertà di insegnamento, della libertà di scelta educativa da parte delle famiglie e del diritto ad apprendere. Essa si sostanzia nella scelta libera e programmata di metodologie, strumenti, organizzazione e tempi di insegnamento, da adottare nel rispetto della possibile pluralità di opzioni metodologiche, e in ogni iniziativa che sia espressione di libertà progettuale, compresa l'eventuale offerta di insegnamenti opzionali, facoltativi o aggiuntivi e nel rispetto delle esigenze formative degli studenti. A tal fine, sulla base di quanto disposto dall'articolo 1, comma 71, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, sono definiti criteri per la determinazione degli organici funzionali di istituto, fermi restando il monte annualeorario complessivo previsto per ciascun curriculum e quello previsto per ciascuna delle discipline ed attività indicate come fondamentali di ciascun tipo o indirizzo di studi e l'obbligo di adottare procedure e strumenti di verifica e valutazione della produttività scolastica e del raggiungimento degli obiettivi."L'insegnante ha il compito di effettuare un monitoraggio continuo e al termine di un'unità proporre un test scritto o orale agli studenti. Questa è la cosiddetta valutazione formativa, in cui gli studenti dovrebbero riflette su come loro stessi stanno procedendo in una materia. Una capacità su cui la scuola dovrebbe lavorare è quella metacognitiva, che è possibile costruire fin dai primi anni della scuola primaria introducendo, al termine di un lavoro, un momento di riflessione oppure attività di valutazione tra pari. È un compito faticoso quello richiesto agli insegnanti, cambiare completamente la metodologia del loro insegnamento e della valutazione non è semplice. L'energia che alimenta e sostiene questo sforzo è la motivazione, sia da parte degli insegnanti che da parte degli alunni. Le condizioni favorevoli per poter sviluppare la motivazione sono state individuate nelle ricerche nel campo dell'educazione: appropriati livelli di difficoltà dei compiti, obiettivi di apprendimento significativi, uso flessibile di tecniche e strategie dinamiche, contesti di interazione interpersonale positivi. È importante "creare le condizioni affinché ciascun studente faccia l'esperienza di essere capace". La relazione che si crea tra insegnante e studente può portare a una realizzazione del sé, è rassicurante e può sostenere la motivazione. L'insegnante per riuscire a lavorare sulla motivazione di uno studente, in particolare uno studente in difficoltà, deve cercare di fare lo sforzo di entrare in sintonia con lui, che non vuol dire solo differenziare gli obiettivi o fornirgli un sostegno, ma richiede un impegno a creare una relazione affettiva ed emotiva. La capacità di gestire le dinamiche della classe è importante per l'insegnate, e non deve cadere nell'errore di personalizzare la figura del dittatore che esegue le lezioni frontali senza dare il giusto spazio agli studenti. La classe dovrebbe essere vista come uno schema a stella, in cui gli studenti sono i vertici e l'insegnante al centro. Le interviste che, sono state raccolte riguardo i ragazzi che hanno abbandonato la scuola, evidenziano delle esperienze dolorose di disattenzione, di mancato riconoscimento da parte degli insegnanti e del disagio che portano a scuola dovuto alle situazioni familiari.
2.2 LO STUDENTE E LA SCUOLA La scuola si caratterizza come luogo di vita, oltre che come luogo di molteplici incontri, di offerte per proseguire i propri scopi personali e sociali. Questa complessità porta, a dare delle motivazioni sempliciste riguardo le difficoltà scolastiche. Ogni atteggiamento che tende a semplificare i problemi solleva solo polemiche, è privo di buon senso e non aiuta a trovare una soluzione. I risultati ottenuti in questo determinato periodo scolastico avranno un loro peso per quanto riguarda la sfera professionale. L'entrata nella scuola secondaria di secondo grado avviene tramite una scelta, un orientamento che determina il tipo di insegnamento e quindi il tipo di attività professionale di tutta una vita. L'insegnamento dovrebbe cercare di adattarsi all'eterogeneità dei ragazzi, dei loro interessi e dei loro livelli. Ma questo non è sempre possibile, perché accanto a questo nobile progetto, si oppongono le esigenze e le disparità sociali, l'instabilità interna, gli stati d'animo.
2.2.1 LE CONDIZIONI DELLO STUDENTE È difficile, se non impossibile, prevedere se la vita scolastica di un adolescente sarà soddisfacente per lui e per coloro che lo circondano, soprattutto tenendo conto di ciò che è avvenuto nel corso dell'infanzia. Dal punto di vista dell'evoluzione intellettiva, secondo gli stadi operativi di Piaget, il bambino a partite dai 12-13 anni è capace di astrazione, accede al pensiero formale che gli permette di trarre conclusioni partendo da ipotesi senza ricorso a un'osservazione reale. In questa età, il bambino passa dalla redazione, raccontare ciò che vede, alla dissertazione, parlare di cose astratte. Le difficoltà a passare al pensiero astratto rafforzerebbero per alcuni le difficoltà di attenzione e di interesse per la vita scolastica. Le ripercussioni sulla vita scolastica sono evidenti, sia a livello di attività