Documento universitario di Psicologia su Freud e la "rivoluzione" psicoanalitica. Il Pdf esplora le teorie della personalità, concentrandosi sulla psicoanalisi di Sigmund Freud e la psicologia del ciclo di vita di Erik Erikson, analizzando concetti chiave come il rapporto conscio/inconscio e le fasi dello sviluppo psicosessuale.
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Dalla prima metà del Novecento sono state elaborate diverse teorie della personalità, la più importante delle quali è la teoría psicoanalitica di Sigmund Freud, che studia:
Il termine personalità nell'uso comune è sinonimo di "carattere", "indole", "temperamento", mentre nell'ambito della psicologia indica uno dei concetti più complessi e controversi della storia di questa disciplina. Dal punto di vista etimologico, "personalită" deriva dal latino persona, che nell'antichità era la maschera teatrale indossata dagli attori per essere immediatamente riconoscibili nel loro ruolo: la persona era quindi il personaggio. Nel corso del tempo la parola ha subito uno slittamento di significato, finendo per designare l'attore celato dalla maschera, la realtà dietro l'apparenza. Coerentemente con questa accezione, per la psicologia la personalità è il nucleo stabile del comportamento di un soggetto, un insieme di caratteri "essenziali" dai quali si può dedurre come quel soggetto si comporterebbe in situazioni e ambienti diversi.
Nonostante lo studio della personalità sia molto complesso, soprattutto perché ha per oggetto sia le manifestazioni esteriori del comportamento sia le dinamiche interiori del soggetto, a partire dalla prima metà del Novecento la psicologia scientifica ha cercato di elaborare specifiche teorie al riguardo. Tra le principali, la teoria psicoanalitica è sicuramente quella che ha avuto l'impatto più significativo su molti settori della cultura e su diversi indirizzi della medicina.
La psicoanalisi, nata agli inizi del Novecento in seguito alle osservazioni cliniche del medico viennese Sigmund Freud, ha rappresentato una vera e propria rivoluzione nell'ambito della psicologia, mettendo in discussione le conoscenze scientifiche e le prassi terapeutiche di quel tempo. Freud, infatti, fu il primo scienziato a ipotizzare l'esistenza di una dimensione nascosta della psiche e ad attribuire ai disturbi del comportamento un'origine psicologica e non fisica. Su questa base clinica egli elaborò una complessa costruzione teorica che dall'ambito psicologico si estese fino a diventare un'interpretazione globale dell'uomo e della civiltà, con importanti ripercussioni anche in altri ambiti culturali (arte, letteratura, filosofia). La parola stessa "psicoanalisi" indica anche la terapia psicoanalitica, cioè l'insieme di regole per trattare le persone con disagio psichico.La scoperta della dimensione inconscia
Nel 1885 Sigmund Freud era un giovane e brillante medico specializzato nel trattamento delle "nevrosi", termine che indicava, genericamente, un disturbo del sistema nervoso. A quell'epoca la medicina non disponeva di teorie soddisfacenti per spiegare questo tipo di disturbi, né di strumenti adeguati per trattarli. Prevaleva la tendenza ad attribuirli a cause organiche non ben identificabili e a curarli con metodi palliativi come l'idroterapia (il paziente veniva immerso in acqua fredda o tiepida) o l'elettroterapia (il paziente veniva stimolato mediante corrente elettrica), che si dimostrano poco efficaci.
Fra le nevrosi, ad attirare l'attenzione di Freud fu soprattutto l'isteria, erroneamente considerata una malattia femminile (in greco hysteron significa "utero"). L'isteria presentava una sintomatologia varia, in cui disturbi psicologici (fobie, allucinazioni, confusione mentale) convivevano con manifestazioni fisiche (ad esempio paralisi temporanea, incapacità di parlare, perdita della vista) che non risultavano causate da fattori organici. In Francia, presso la clinica parigina della Salpetriere, il neurologo francese Jean-Martin Charcot (1825-1893) aveva cominciato a curare le pazienti isteriche con l'ipnosi: egli, cioè, le induceva in uno stato di incoscienza simile a quello del sonno, durante il quale cercava di far regredire sintomi della malattia.
Nel 1886 anche Freud, che aveva trascorso un periodo di studi a Parigi presso la clinica di Charcot, iniziò a curare i suoi pazienti con l'ipnosi insieme con il medico Joseph Breuer (1842-1925), che da alcuni anni utilizzava quel metodo. Breuer racconta all'amico e collaboratore un caso che dischiuse a Freud nuovi orizzonti interpretativi dei disturbi psichici. Si tratta del cosiddetto "caso di Anna O", nome letterario di Bertha Pappenheim, una giovane donna afflitta da gravi sintomi isterici, tra cui l'idrofobia (avversione per l'acqua) che le impediva di bere. Durante una seduta di Ipnosi con Breuer emerse un ricordo significativo della donna: avvenne che una volta in ipnosi ragionasse della sua dama di compagnia inglese, che non amava, e raccontò allora, visibilmente inorridita, che una volta era entrata nella sua stanza, e aveva visto il suo cagnolino, quella bestia ripugnante, bere da un bicchiere. Non aveva detto niente perché voleva essere gentile.
(S. Freud. J. Breuer, Signorina Anna in Opere at Freud, vol. L. trad. it. da CF. Piazza. Bollati Boringhieri, Torino 1978, p. 2151 Freud comprese che in stato di ipnosi i pazienti potevano rievocare e rivivere eventi della loro vita che credevano di aver dimenticato, e che spesso si rivelavano essere la causa dei sintomi patologici, come nel caso di Anna O. I pazienti isterici (che non sempre erano donne), "malati di ricordi", custodivano le cause dei loro disturbi in una dimensione che il pensiero cosciente non poteva raggiungere: Freud chiamò "inconscio" questo "luogo" profondo della psiche, inaccessibile alla coscienza.I meccanismi di difesa: la rimozione
I capísaldi della teoria freudiana dell'inconscio si possono riassumere così:
È lo stesso Freud a spiegare il meccanismo della rimozione. Immaginiamo di trovarci a una conferenza, all'improvviso, tra gli uditori, una persona comincia a schiamazzare, disturbando tutti. Immediatamente alcuni presenti la allontaneranno dalla sala e si metteranno a guardia della porta per impedirle di rientrare. Possiamo dire che i contenuti psichici sgraditi vengono tenuti alla larga, senza che noi ne siamo consapevoli, proprio come lo spettatore molesto dalla sala della conferenza, e che la nostra mente, come le "guardie" alla porta vigila e si oppone con tutte le sue forze a ogni loro tentativo di ricomparsa. Continuando con l'esempio, possiamo immaginare che lo spettatore molesto provi a ripresentarsi sotto mentite spoglie: si mostrerà pentito e pieno di buone intenzioni e forse in questo modo convincerà i guardiani a lasciarlo passare. Il sintomo psichico, per Freud, costituisce appunto la "mentita spoglia" con cui il contenuto rimosso si ripropone una volta che il contenuto sia "smascherato", il sintomo viene meno e il paziente può intraprendere la strada della guarigione.
Ma, data la natura dell'inconscio, qual è la via per accedervi e scoprire le cause delle malattie psichiche
Se in un primo tempo Freud usò l'ipnosi per "esplorare" i contenuti psichici rimossi, ben presto la abbandonò e mise a punto una procedura ancora oggi utilizzata nella terapia psicoanalitica: il metodo delle libere associazioni. In stato vigile, il soggetto viene invitato dal terapeuta - che possiamo chiamare "psicoanalista" o semplicemente "analista" - a riferire qualsiasi pensiero gli venga in mente, senza esercitare su di esso alcuna forma di censura o di controllo, e lasciando che a ogni immagine o idea se ne associ liberamente un'altra, anche se tra le due non esiste alcun nesso apparente. In questo modo il terapeuta potrà disporre di una traccia per ricostruire i processi psichici inconsci del soggetto.
Oltre al metodo delle libere associazioni, Freud individua nei sogni la via maestra per la conoscenza dell'inconscio. Da un punto di vista percettivo, il sogno è un'allucinazione, cioè una percezione che avviene in assenza di un reale stimolo fisico, alla quale tendenzialmente non si presta grande attenzione. Freud ritiene invece che i sogni molte volte possiedono un significato,a prima vista mascherato dalla loro apparente stranezza e mancanza di logica, e che pertanto debbano essere "interpretati" per portarlo alla luce Interpretare un sogno, per Freud, significa risalire dalla situazione ricordata e riferita dal sognatore (ciò che, una volta svegli, ci si ricorda di aver sognato), che egli chiama contenuto onirico manifesto, al complesso di pensieri e sentimenti inconsci che l'hanno generata, cioè il contenuto onirico latente. L'interpretazione dei sogni, o lavoro onirico, consiste appunto nel ripercorrere a ritroso quel processo mediante il quale alcuni contenuti "proibiti" alla coscienza vengono "travestiti" ed espressa nel sogno. Una volta compiuto questo "smascheramento", il sogno si svela per quello che è, ossia l'appagamento di un desiderio. A chi obiettasse che molti sogni sono spiacevoli o paurosi e che pertanto sembra difficile intenderli in questo modo, si deve ricordare che si tratta dell'appagamento "deformato" di un desiderio rimosso, che sfugge perciò al controllo e alle intenzioni consapevoli dell'individuo. Ad esempio, nota Freud, sognare la morte di una persona cara non significa desiderare la scomparsa, ma riproporre nella situazione onirica un impulso che probabilmente è stato avvertito molto tempo prima (spesso nell'età infantile) e subito "cancellato".
Un'altra via indicata da Freud per penetrare in qualche modo nell'inconscio è quella degli atti mancati, cioè di tutti quei piccoli e innocui "errori" in cui incorriamo ogni giorno. Sviste, lapsus, dimenticanze sono apparentemente insignificanti, ma in realtà si possono interpretare come fenomeni di rimozione: per questo Freud li riassume nella dicitura generale «psicopatologia della vita quotidiana». Secondo il fondatore della psicoanalisi, il soggetto dimentica una certa informazione o si blocca di fronte a una parola (come se fosse impronunciabile) perché "c'è sotto qualcosa": il collegamento di quell'informazione o parola a un episodio spiacevole o imbarazzante, un'avversione inconfessata per qualcuno e così via. Pensiamo ad esempio a quando incontriamo per strada una persona a noi nota e, inspiegabilmente, non ricordiamo come si chiami. Il fenomeno perde la sua apparente assurdità se lo interpretiamo come l'effetto di una rimozione: può darsi, cioè, che abbiamo scordato quel nome perché, per una serie di associazioni legate al nostro vissuto, esso ci richiama alla mente qualcosa (una persona, un luogo, un evento) che desta in noi sensazioni spiacevoli o inquietanti.
La psicoanalisi intesa come teoria generale della personalità si basa sul principio fondamentale secondo cui nella psiche umana esiste una parte nascosta, di cui non siamo consapevoli ma che influisce sul nostro comportamento. Ma da quali componenti è costituita la mente umana, per Freud? Nel corso della sua attività scientifica Freud offrì due diverse descrizioni della psiche: analizziamole di seguito.
Nella sua prima formulazione, Freud distinse tre "zone" o "province" psichiche: