Guida all'uso delle parole: evoluzione del linguaggio e comunicazione umana

Documento da Università Telematica Internazionale Uninettuno su Guida all'uso delle parole. Il Pdf esplora l'evoluzione del linguaggio e la comunicazione umana, analizzando l'importanza delle parole e dei segni, distinguendo tra comunicazione verbale e non verbale, utile per studenti universitari.

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Guida all'uso delle parole
Semiotica Generale (Università Telematica Internazionale UniNettuno)
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CAP. 1 - PARLARE NON È NECESSARIO
L’essere umano non ha dovuto utilizzare la parola per gran parte della sua storia, fino alla
sua naturale invenzione, e con essa anche il bisogno di dover far perdurare queste parole
nel tempo, facendo nascere la scrittura. Le prime scritture furono ideografiche (come i
geroglifici egizi) e quindi non rappresentavano l’emissione vocale necessaria a emettere
un suono rispettivo a un significato, ma bensì raffiguravano l’idea stessa del
significato. Ogni parola, dunque, era rappresentata da un segno unico tra gli altri.
Secoli dopo nacquero le lettere e il primo alfabeto, scaturendo una vera e propria
rivoluzione. Le parole di una lingua sono migliaia e sarebbe a dir poco disagevole
rappresentarle tutte quante tramite ideogrammi. La scrittura alfabetica invece è in grado
di rappresentare un’infinità di parole, in quanto in questo sistema il corpo delle parole è
composto da suoni (significanti) che distinguono una parola dall’altra, grazie alla
diversità dei suoni e alla diversità del loro ordine (ad esempio: rive e veri, sono
composti dagli stessi suoni ma in ordine differente).
CAP. 2 - LE PAROLE NON SONO TUTTO
Le parole e le lingue, nonostante la loro enorme importanza sulla società e sull’esistenza
dell’essere umano, fanno parte di un’insieme più vasto e vario, ovvero l’insieme della
comunicazione.
CAP. 3 - LE PAROLE E GLI ALTRI SEGNI
Ancor prima di parlare, l’uomo fin da neonato comunica, coi gesti e con le espressioni
facciali, e lo stesso vale anche nel resto del mondo animale (il processo naturale più
elementare di comunicazione nel mondo animale è l’emissione di feromoni).
Tuttavia, la comunicazione è piu vasta del mondo animale e al mondo odierno anche le
macchine sono state rese in grado di comunicare.
Dunque è chiaro come esista una grande varietà di sistemi di comunicazione, che d’ora
in poi definiremo con codici semiologici.
I codici semiologici ci aiutano a capire quali sono le caratteristiche e le possibilità di
quella particolare famiglia di codici semiologici che sono le lingue usate dagli esseri
umani. Le lingue come l’italiano, l’inglese o il francese sono definite lingue storico-naturali,
in quanto sono nate a seguito della naturale evoluzione umana, e in quanto composte di
parole, vengono definite lingue verbali (in questo caso verbali si riferisce proprio a parole).
Classificazione dei codici semiologici
Nonostante la loro particolarità e la loro enorme importanza, quello delle lingue verbali è
solamente un gruppo all’interno del grande insieme dei codici semiologici, che sono
stati classificati in questo modo: gli studiosi di zoosemiotica inizialmente proposero una
classificazione dei significanti basata sulla loro composizione materiale, ma ci si rese
conto che tale approccio non era sufficiente a spiegare la complessità dei segni. Infatti,
una parola come /albero/ (significante del segno) può essere espressa in diversi codici
semiologici: può essere verbalizzata (codice semiologico uditivo), scritta (codice visivo e
chimico) o anche gesticolata (codice visivo e gestuale).
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Guida all'uso delle parole

Semiotica Generale (Università Telematica Internazionale UniNettuno) Scansiona per aprire su Studocu Studocu non è sponsorizzato o supportato da nessuna università o ateneo. Scaricato da Pietro Martino (studiopmartino@gmail.com)CAP. 1 - PARLARE NON È NECESSARIO L'essere umano non ha dovuto utilizzare la parola per gran parte della sua storia, fino alla sua naturale invenzione, e con essa anche il bisogno di dover far perdurare queste parole nel tempo, facendo nascere la scrittura. Le prime scritture furono ideografiche (come i geroglifici egizi) e quindi non rappresentavano l'emissione vocale necessaria a emettere un suono rispettivo a un significato, ma bensì raffiguravano l'idea stessa del significato. Ogni parola, dunque, era rappresentata da un segno unico tra gli altri. Secoli dopo nacquero le lettere e il primo alfabeto, scaturendo una vera e propria rivoluzione. Le parole di una lingua sono migliaia e sarebbe a dir poco disagevole rappresentarle tutte quante tramite ideogrammi. La scrittura alfabetica invece è in grado di rappresentare un'infinità di parole, in quanto in questo sistema il corpo delle parole è composto da suoni (significanti) che distinguono una parola dall'altra, grazie alla diversità dei suoni e alla diversità del loro ordine (ad esempio: rive e veri, sono composti dagli stessi suoni ma in ordine differente).

Le parole non sono tutto

CAP. 2 - LE PAROLE NON SONO TUTTO Le parole e le lingue, nonostante la loro enorme importanza sulla società e sull'esistenza dell'essere umano, fanno parte di un'insieme più vasto e vario, ovvero l'insieme della comunicazione.

Le parole e gli altri segni

CAP. 3 - LE PAROLE E GLI ALTRI SEGNI Ancor prima di parlare, l'uomo fin da neonato comunica, coi gesti e con le espressioni facciali, e lo stesso vale anche nel resto del mondo animale (il processo naturale più elementare di comunicazione nel mondo animale è l'emissione di feromoni). Tuttavia, la comunicazione è piu vasta del mondo animale e al mondo odierno anche le macchine sono state rese in grado di comunicare. Dunque è chiaro come esista una grande varietà di sistemi di comunicazione, che d'ora in poi definiremo con codici semiologici. I codici semiologici ci aiutano a capire quali sono le caratteristiche e le possibilità di quella particolare famiglia di codici semiologici che sono le lingue usate dagli esseri umani. Le lingue come l'italiano, l'inglese o il francese sono definite lingue storico-naturali, in quanto sono nate a seguito della naturale evoluzione umana, e in quanto composte di parole, vengono definite lingue verbali (in questo caso verbali si riferisce proprio a parole).

Classificazione dei codici semiologici

Nonostante la loro particolarità e la loro enorme importanza, quello delle lingue verbali è solamente un gruppo all'interno del grande insieme dei codici semiologici, che sono stati classificati in questo modo: gli studiosi di zoosemiotica inizialmente proposero una classificazione dei significanti basata sulla loro composizione materiale, ma ci si rese conto che tale approccio non era sufficiente a spiegare la complessità dei segni. Infatti, una parola come /albero/ (significante del segno) può essere espressa in diversi codici semiologici: può essere verbalizzata (codice semiologico uditivo), scritta (codice visivo e chimico) o anche gesticolata (codice visivo e gestuale). This document is available on studocu Scaricato da Pietro Martino (studiopmartino@gmail.com)Perciò, il significante /albero/ può appartenere a più codici semiologici diversi e dunque la classificazione dei codici semiologici basata sul tipo di materiale del significante risulta insoddisfacente. Lo studioso nordamericano Charles S. Peirce, allora, elaborò la sua classificazione, basandosi sul rapporto tra significante di un segno, significato e la loro interpretazione. Peirce distinse i segni in tre categorie:

  • indici: segni caratterizzati da un rapporto di causalità/connessione naturale tra significante e significato (es. fumo=fuoco)
  • icone: segni caratterizzati da una certa somiglianza tra significante e significato (es. come i disegni o la sagoma di un animale nei cartelli stradali)
  • simboli o legisegni: segni il cui significato è attribuito in modo convenzionale/legale all'interno di un determinato contesto, che può essere una lingua o un periodo storico (le parole stesse sono simboli/legisegni). Il significato dei simboli può avere diversi significanti (cinque, 5, V)

Nonostante questa classificazione risulti più accurata e soddisfacente della classificazione dei codici semiologici degli studiosi di zoosemiotica (composizione materiale dei significanti), anche la classificazione dei segni proposta da Peirce (rapporto tra significante, significato e interpretazione) presenta alcune critiche, perché raggruppa insieme tipi di segni molto diversi tra loro. Ad esempio:

  • mette nello stesso gruppo indici intenzionali e non intenzionali (es. un pollice alzato per esprimere approvazione e il sudore sulla fronte di una persona sotto al sole
  • mette nello stesso gruppo simboli che possono essere molto diversi tra loro, come i numeri decimali arabi (che sono un sistema limitato) e i gesti o le frasi, che sono un sistema aperto e possono avere molteplici varianti.

La classificazione di Peirce non permette quindi distinzioni precise. È necessario quindi analizzare come sono fatti i segni per avere una classificazione soddisfacente.

Che cosa è un segno e come è fatto

CAP. 4 - CHE COSA È UN SEGNO E COME È FATTO Con i segni le creature viventi interagiscono tra di loro. Una parte del segno che è già stata affrontata è il significante, che è una faccia del segno fatta per essere facilmente prodotta dal mittente e facilmente riconosciuta/percepita dal destinatario. Come già visto, il significante può essere composto da diversi materiali e conservare la propria funzione. Altro concetto e parte del significante è l'espressione del significante, che a differenza del significante, che è costante, può essere variabile (casa in italiano o "hasa" in toscano sono due diverse espressioni dello stesso significante). L'altra faccia del segno è invece il significato, che è l'insieme di ciò che si può fare e comunicare con il segno. Altro concetto e parte del significato è il senso del significato, anch'esso variabile come l'espressione, in quanto seppur il significato sia uguale per tutti (semaforo rosso=stop per tutti) a sua volta il senso del significato è variabile (lo stop al semaforo viene interpretato in maniera diversa da chi sta andando di fretta oppure con la calma). Quindi il senso (del significato) tiene conto del contesto e dell'interpretazione dell'enunziato del significato. Nella realtà concreta non emettiamo e non riceviamo ne il significante ne il significato, ma bensì l'espressione del significante e il senso del significato. Insomma, non abbiamo a che fare coi segni, ma solo con la loro realizzazione, che viene denominata enunziato del segno. Scaricato da Pietro Martino (studiopmartino@gmail.com)Schema del segno /significante/ [espressione] segno enunziato "significato" "senso" " Per quanto i codici semiologici e i tipi di segno siano diversi tra loro, in tutti i codici tutti i possibili segni si realizzano in concreti enunziati. Il segno quindi è composto in base al rapporto con le sue quattro dimensioni:

Dimensione del segno

sensi altri segni SEMANTICA SINTATTICA segno PRAGMATICA ESPRESSIVA utenti realizzazioni 42

  • dimensione semantica: dimensione che si occupa del rapporto tra il significato e il senso del significato
  • dimensione espressiva: rapporto tra il significante e l'espressione del significante
  • dimensione sintattica: rapporto che c'è tra il segno e gli altri dello stesso codice
  • dimensione pragmatica: rapporto che c'è tra gli utenti (mittente e ricevente) e l'utilizzo di un segno

I linguaggi della certezza

CAP. 5 - I LINGUAGGI DELLA CERTEZZA Alcuni codici semiologici possono essere anche molto semplici ed elementari, come ad esempio la spia di una macchina, in cui la luce è accesa o spenta in base alla sua funzione. Questi codici quindi non prevedono alcun dubbio, non prevedono sinonimi in quanto non ci sono più significanti che possano trasmettere uno stesso senso, ce n'è soltanto uno. La luce è accesa o spenta, il fiocco è rosa o azzurro, non vi sono alternative. Questi codici semiologici prendono la denominazione di codici semiologici non articolati, e vengono utilizzati per trasmettere il proprio senso con sicurezza.

I linguaggi del risparmio

CAP. 6 - I LINGUAGGI DEL RISPARMIO I codici semiotici seriali sono codici nella quale i segni formano una serie, che ci permette di classificare, confrontare e ordinare i sensi secondo un prima e un dopo, un meno e un più. Questi tipi di codice sono quindi in grado di rendere più facile ed efficiente la comprensione dei propri segni (Mercoledì come significante indica anche diversi sensi, in quanto indica il terzo giorno della settimana, lo distingue da Sabato e indica This document is available on studocu Scaricato da Pietro Martino (studiopmartino@gmail.com)che viene prima di Lunedì e Martedì. Quindi un solo significante indica diversi sensi del significato). Tuttavia i codici seriali hanno dei limiti: i segni facenti parte di questi codici sono distintivi e dunque non facilmente memorizzabili se in grandi quantità (l'essere umano riesce a imparare l'ordine e la distinzione di tutte le lettere dell'alfabeto, ma se esse fossero centinaia allora sarebbe in grande difficoltà). Ed è proprio da questo limite dei codici seriali (memorizzazione necessaria) che successivamente nacquero i codici del raggruppamento o della combinazione. I codici semiologici del raggruppamento/combinazione costruiscono un sistema convenzionale di distinzione e organizzazione con i segni presenti al loro interno (ad esempio, conoscendo i numeri dallo 0 al 9 e il codice che regola il sistema numerico, si possono comporre un numero infinito di cifre).

Il gioco delle parti

CAP. 7 - IL GIOCO DELLE PARTI Riassumiamo dunque le tre famiglie di codici semiologici già trattati e ne aggiungiamo un quarto:

  • linguaggi della certezza: codici semiologici a segni non articolati, di numero limitato (spesso sono solamente 2) e senza sinonomia (es. spie luminose)
  • linguaggi del risparmio: codici semiologici a segni non articolati, di numero limitato, senza sinonomia ma ordinati in serie, e quindi i loro significanti sono in grado di fornire più sensi alla volta, secondo un prima e un dopo (es. Mercoledì viene dopo Martedì), un più e un meno
  • linguaggi articolati: codici semiologici a segni articolati, di numero limitato, senza sinonomia, ordinabili (quindi il loro ordine è variabile, a differenza dei codici seriali). I loro segni sono articolati e quindi suddivisibili in più unità, denominati monemi. In questa categoria possiamo trovare i linguaggi combinatori, il cui diverso ordine dei segni comporta la creazione di un gran numero di segni diversi (es. un catalogo che con l'utilizzo di una combinazione di segni può coprire un largo numero di segni diversi)

Aggiungiamo anticipatamente i linguaggi dell'infinito semplici e i calcoli, che verranno approfonditi nei capitoli successivi:

  • linguaggi semplici dell'infinito: codici semiologici a segni articolati, di numero illimitato, senza sinonomia, ordinabili in modi infiniti (es. sistema numerico)
  • calcoli: codici semiologici a segni articolati, di numero illimitato, con sinonomia, ordinabili in modi infiniti (es. calcoli aritmetici e lingue storico-naturali)

I linguaggi dell'infinito (Semplici)

CAP. 8 - I LINGUAGGI DELL'INFINITO (Semplici) Il codice dei numeri e delle cifre non fa parte solamente dei linguaggi combinatori, ma può anche far parte dei linguaggi semplici dell'infinito. I linguaggi semplici dell'infinito si discostano solamente in maniera leggera dai linguaggi combinatori: entrambi prevedono combinazioni di segni potenzialmente infiniti, ma i linguaggi combinatori sono più legati a delle regole e ad una struttura precisa, che limita e rende inutilizzabile la sua potenzialità infinita (cosa che non avviene nei linguaggi dell'infinito). Nei linguaggi semplici dell'infinito quindi aggiungiamo due regole che sarebbero teoricamente applicabili anche ai linguaggi combinatori, ma che per motivi pratici/convenzionali ciò non viene fatto:

  • la ripetizione di una stessa cifra dà luogo a segni diversi (es. 11 diverso da 111)
  • data una certa cifra, si può sempre aggiungere un posto a destra o a sinistra Scaricato da Pietro Martino (studiopmartino@gmail.com)

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