Il Sangue: circolazione ematica, vasi e composizione

Documento universitario sul Sangue, la circolazione ematica e le tecniche di prelievo. Il Pdf, di Biologia, spiega la struttura dei vasi, le differenze tra prelievi arteriosi, venosi e capillari, e introduce l'emogasanalisi, definendo il sangue come tessuto connettivo e descrivendone la composizione.

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Biochimica clinica - Lezione 4 ottobre
IL SANGUE
Per capire l’importanza del sangue bisogna fare dei richiami sulla circolazione ematica. Esiste infatti una
circolazione sistemica (detta anche grande circolazione) e una circolazione polmonare (detta anche piccola
circolazione).
I polmoni portano ossigeno ai vasi polmonari e tramite questi l’ossigeno arriva al cuore. Da qui il sangue
arterioso (ovvero il sangue in cui i globuli rossi si sono saturati di ossigeno) passa al ventricolo sinistro in cui
è presente una pressione elevatissima che permette la circolazione del sangue a livello periferico. Capirete
quindi che se c’è un’onda pressoria, man mano che si va avanti verso il circolo periferico, questa dovrebbe
tendere a diminuire come se toccassimo una molla: inizialmente la frequenza con cui si allunga e restringe
è elevata, poi tende a rallentare piano piano). Questo però non succede perché la parete dei vasi arteriosi è
costituita all’interno da fibre elastiche grazie alle quali si ha la diffusione del sangue fino al livello periferico,
ossia la pressione parziale di ossigeno è bassa, quindi i globuli rossi cedono ossigeno alle cellule che lo
utilizzano per il proprio metabolismo. Ciò permette quindi l’ossidazione di diversi metaboliti, producendo
CO2 e rimettendo nel sangue venoso i globuli rossi con un basso contenuto di ossigeno, che tornano all’atrio
destro e da qui al ventricolo destro, da cui partono i vasi polmonari. Questi prendono il nome di arteria
polmonare in quanto portano sangue venoso: soltanto dopo che il sangue venoso si è riossigenato può
entrare nelle vene polmonari le quali portano il sangue arterioso all’atrio sinistro e quindi il circolo
ricomincia.
Quindi bisogna sempre considerare il rapporto tra il circolo polmonare e la circolazione sistemica e la
circolazione polmonare.
VASI ARTEIROSI E VENOSI
Affinché il sistema funzioni è importante che le pareti dei vasi arteriosi e venosi siano integre. Bisogna però
capire la differenza di struttura tra vasi arteriosi e venosi. Abbiamo appena detto che l’onda pressoria si
sposta verso la periferia grazie al fatto che l’arteria è costituita da una parete spessa in cui ci sono fibre
elastiche all’interno del tessuto connettivo. Quindi ci aspetteremo una parete arteriosa molto più resistente
rispetto a una parete venosa.
Dallo schema vediamo che la parete dell’arteria è molto più
spessa e il lume è ridotto, mentre nelle vene la parete è più
sottile menrte il lume è pampio. In tutti e due i tipi di vasi
la struttura è fatta da:
una tonaca intima
una tonaca media
una tonaca avventizia
La tonaca media è costituita da endotelio (quindi è una parete
epiteliale) le cui cellule sono appiattite e tra una cellula e l’altra ci sono delle fenestrature che permettono il
passaggio delle sostanze nutrienti dal vaso verso le cellule. La tonaca media è caratteristica in quanto
possiede tessuto muscolare liscio che permette la contrazione accanto alle fibre elastiche che si trovano nel
tessuto connettivo. Dopo di che ci sono delle parti connettivali, di cui una piccola parte si trova nella tonaca
intima, una piccola parte nella tonaca media e una parte più grande si trova nella tonaca avventizia. Quindi
capite quato sia importante l’integrità di queste tre tonache. Un’alterazione dell’equilibrio nutritizio può
determinare una modificazione della struttura della parete dei vasi, influenzando conseguenzemente il
trasporto dell’ossigeno.
Nella parete bassa del tessuto connettivo ci sono dei piccoli vasi: questo significa che solo la tonaca avventizia
è una tonaca vascolarizzata e le terminazioni di questi vasi assicurano l’apporto nutritivo fino all’endotelio
del vaso. Quindi da una parte i nutrienti fuoriescono dal lume vasale per andare verso le cellule periferiche,
mentre dall’altra, vasi che derivano da altri vasi maggiori irrorano il vaso stesso.
Come possiamo vedere la vena ha una struttura esterna ppiccola dell’arteria, uno strato muscolare ridotto
e un tessuto connettivo altrettanto ridotto. Quello che ha di particolare però è la presenza di valvole, che
invece non sono presenti nelle arterie. Questo perché, una volta che il sangue è arrivato in periferia, grazie
all’onda pressoria protratta dai vasi arteriosi, le sostanze cataboliche dei nutrienti e i globuli rossi con basso
contenuto di ossigeno devono risalire verso il cuore e non riuscirebbero a farlo se all’interno dei vasi venosi
non fossero presenti delle valvole. Il sangue infatti risale grazie all’onda pressoria data dai vasi arteriosi, ma
ad un certo punto tenderebbe a ricadere verso il basso per la forza di gravità. E’ proprio qui che intervengono
le valvole, la cui integrità è importante per evitare l’insorgenza di varici (dilatazioni dei vasi).
A livello periferico poi, i vasi arteriosi e venosi diventano così sottili da formare i famosi capillari, costituiti
da endotelio circondato soltanto da una piccola quantità di tessuto connettivo. In essi avveniene lo scambio
capillare, ossia lo scambio tra i nutrienti, ossia ossigeno, cataboliti e anidride carbonica. La struttura del
capillare ci interessa molto perché è proprio il circolo capillare ad assicurare questo trasporto. Se il circolo
capillare non funziona, perché ad esempio il vaso è occluso, fisiologicamente si apriranno altri vasi capillari
per permettere lo scambio.
LA differenza tra vasi arteriosi e venosi ci interessa nella biochimica clinica sia per la funzionalità di cui
abbiamo appena parlato, ma anche per il tipo di prelievo che si fa per ottenere il campione di sangue.
Il prelievo può essere infatti :
arterioso
venoso
Quello che ci si aspetta è che, visto che la parete delle vene è più sottile l’ago entra più facilmente, mentre
fare un prelievo arterioso è molto più difficile.
PRELIEVO VENOSO
Durante questo prelievo l’infeermiere:
1. alza o abbassa il letto o il tavolo ad un’altezza comoda (per tavolo si intende il tavolino della sedia)
2. sceglie un sito appropriato per la puntura venosa, quindi evita vene già danneggiate, evita la presenza
di shunt arterovenosi e zone in prossimità di infusione (per quelli che fanno una nutrizione di tipo
parenterale)
3. scelta la vena più adatta posiziona il braccio del paziente in modo che formi una linea retta dalla
spalla al polso (il gomito non deve essere piegato, in modo tale che si riesca a sentire bene la
pulsazione del vaso)
4. indossa i guanti monouso
5. applica il laccio emostatico a circa 8-10cm sopra il sito di puntura scelto. La posizione del laccio è
molto importante, perché se esso vie eposto più in alto si riduce l’onda pressoria, se invece è posto
troppo in basso può occludere il vaso e non far sentire bene la pulsazione
6. accerta la presenza di polso distale e se non è percepibile allenta il laccio emostatico: quindi una volta
applicato il laccio l’infermiere deve riuscire a sentire con l’indice e medio la pulsazione. Se essa non
si sente significa che il laccio è troppo stretto.
7. invita il paziente ad aprire e chiudere il pugno più volte per aumentare la quantità di sangue

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Anteprima

Il Sangue e la Circolazione Ematica

Per capire l'importanza del sangue bisogna fare dei richiami sulla circolazione ematica. Esiste infatti una circolazione sistemica (detta anche grande circolazione) e una circolazione polmonare (detta anche piccola circolazione). I polmoni portano ossigeno ai vasi polmonari e tramite questi l'ossigeno arriva al cuore. Da qui il sangue arterioso (ovvero il sangue in cui i globuli rossi si sono saturati di ossigeno) passa al ventricolo sinistro in cui è presente una pressione elevatissima che permette la circolazione del sangue a livello periferico. Capirete quindi che se c'è un'onda pressoria, man mano che si va avanti verso il circolo periferico, questa dovrebbe tendere a diminuire (è come se toccassimo una molla: inizialmente la frequenza con cui si allunga e restringe è elevata, poi tende a rallentare piano piano). Questo però non succede perché la parete dei vasi arteriosi è costituita all'interno da fibre elastiche grazie alle quali si ha la diffusione del sangue fino al livello periferico, ossia la pressione parziale di ossigeno è bassa, quindi i globuli rossi cedono ossigeno alle cellule che lo utilizzano per il proprio metabolismo. Ciò permette quindi l'ossidazione di diversi metaboliti, producendo CO2 e rimettendo nel sangue venoso i globuli rossi con un basso contenuto di ossigeno, che tornano all'atrio destro e da qui al ventricolo destro, da cui partono i vasi polmonari. Questi prendono il nome di arteria polmonare in quanto portano sangue venoso: soltanto dopo che il sangue venoso si è riossigenato può entrare nelle vene polmonari le quali portano il sangue arterioso all'atrio sinistro e quindi il circolo ricomincia. Quindi bisogna sempre considerare il rapporto tra il circolo polmonare e la circolazione sistemica e la circolazione polmonare.

Vasi Arteriosi e Venosi

Affinché il sistema funzioni è importante che le pareti dei vasi arteriosi e venosi siano integre. Bisogna però capire la differenza di struttura tra vasi arteriosi e venosi. Abbiamo appena detto che l'onda pressoria si sposta verso la periferia grazie al fatto che l'arteria è costituita da una parete spessa in cui ci sono fibre elastiche all'interno del tessuto connettivo. Quindi ci aspetteremo una parete arteriosa molto più resistente rispetto a una parete venosa. Dallo schema vediamo che la parete dell'arteria è molto più spessa e il lume è ridotto, mentre nelle vene la parete è più sottile menrte il lume è più ampio. In tutti e due i tipi di vasi la struttura è fatta da:

  • una tonaca intima
  • una tonaca media
  • una tonaca avventizia

Vasi arteriosi e venosi valvola a nido di rondine endotrio tonaca intima endotelio muscolare tonaca media muscolare lucie connettivo tonaca avventizla connettivo capillare arteria vena parete lume La tonaca media è costituita da endotelio (quindi è una parete epiteliale) le cui cellule sono appiattite e tra una cellula e l'altra ci sono delle fenestrature che permettono il passaggio delle sostanze nutrienti dal vaso verso le cellule. La tonaca media è caratteristica in quanto possiede tessuto muscolare liscio che permette la contrazione accanto alle fibre elastiche che si trovano nel tessuto connettivo. Dopo di che ci sono delle parti connettivali, di cui una piccola parte si trova nella tonaca intima, una piccola parte nella tonaca media e una parte più grande si trova nella tonaca avventizia. Quindi capite quato sia importante l'integrità di queste tre tonache. Un'alterazione dell'equilibrio nutritizio può determinare una modificazione della struttura della parete dei vasi, influenzando conseguenzemente il trasporto dell'ossigeno.Nella parete bassa del tessuto connettivo ci sono dei piccoli vasi: questo significa che solo la tonaca avventizia è una tonaca vascolarizzata e le terminazioni di questi vasi assicurano l'apporto nutritivo fino all'endotelio del vaso. Quindi da una parte i nutrienti fuoriescono dal lume vasale per andare verso le cellule periferiche, mentre dall'altra, vasi che derivano da altri vasi maggiori irrorano il vaso stesso. Come possiamo vedere la vena ha una struttura esterna più piccola dell'arteria, uno strato muscolare ridotto e un tessuto connettivo altrettanto ridotto. Quello che ha di particolare però è la presenza di valvole, che invece non sono presenti nelle arterie. Questo perché, una volta che il sangue è arrivato in periferia, grazie all'onda pressoria protratta dai vasi arteriosi, le sostanze cataboliche dei nutrienti e i globuli rossi con basso contenuto di ossigeno devono risalire verso il cuore e non riuscirebbero a farlo se all'interno dei vasi venosi non fossero presenti delle valvole. Il sangue infatti risale grazie all'onda pressoria data dai vasi arteriosi, ma ad un certo punto tenderebbe a ricadere verso il basso per la forza di gravità. E' proprio qui che intervengono le valvole, la cui integrità è importante per evitare l'insorgenza di varici (dilatazioni dei vasi). A livello periferico poi, i vasi arteriosi e venosi diventano così sottili da formare i famosi capillari, costituiti da endotelio circondato soltanto da una piccola quantità di tessuto connettivo. In essi avveniene lo scambio capillare, ossia lo scambio tra i nutrienti, ossia ossigeno, cataboliti e anidride carbonica. La struttura del capillare ci interessa molto perché è proprio il circolo capillare ad assicurare questo trasporto. Se il circolo capillare non funziona, perché ad esempio il vaso è occluso, fisiologicamente si apriranno altri vasi capillari per permettere lo scambio. LA differenza tra vasi arteriosi e venosi ci interessa nella biochimica clinica sia per la funzionalità di cui abbiamo appena parlato, ma anche per il tipo di prelievo che si fa per ottenere il campione di sangue.

Tipi di Prelievo

Il prelievo può essere infatti :

  • arterioso
  • venoso

Quello che ci si aspetta è che, visto che la parete delle vene è più sottile l'ago entra più facilmente, mentre fare un prelievo arterioso è molto più difficile.

Prelievo Venoso

Durante questo prelievo l'infermiere:

  1. alza o abbassa il letto o il tavolo ad un'altezza comoda (per tavolo si intende il tavolino della sedia)
  2. sceglie un sito appropriato per la puntura venosa, quindi evita vene già danneggiate, evita la presenza di shunt arterovenosi e zone in prossimità di infusione (per quelli che fanno una nutrizione di tipo parenterale)
  3. scelta la vena più adatta posiziona il braccio del paziente in modo che formi una linea retta dalla spalla al polso (il gomito non deve essere piegato, in modo tale che si riesca a sentire bene la pulsazione del vaso)
  4. indossa i guanti monouso
  5. applica il laccio emostatico a circa 8-10cm sopra il sito di puntura scelto. La posizione del laccio è molto importante, perché se esso vie eposto più in alto si riduce l'onda pressoria, se invece è posto troppo in basso può occludere il vaso e non far sentire bene la pulsazione
  6. accerta la presenza di polso distale e se non è percepibile allenta il laccio emostatico: quindi una volta applicato il laccio l'infermiere deve riuscire a sentire con l'indice e medio la pulsazione. Se essa non si sente significa che il laccio è troppo stretto.
  7. invita il paziente ad aprire e chiudere il pugno più volte per aumentare la quantità di sangue
  8. infine, localizza attraverso la palpazione la vena da pungere e deve scegliere quella che risulta più elastica alla palpazione. Se si presenta un soggetto obeso, effettuare la palpazione è sicuramente più difficile rispetto ad un soggetto normopeso
  9. prepara l'ago al sistema vacutainer e inserisce la provetta per il campione di sangue senza perforare il tappo di gomma
  10. deterge l'area di puntura con un movimento centrifugo e lascia asciugare, perché la presenza di liquido sulla superficie potrebbe influenzare l'emoconcentrazione
  11. l'infermiere rimuove la protezione dell'ago e avvisa il paziente che sentirà un lieve fastidio dovuto lla puntura
  12. posiziona il dito della mano non dominante (cioè quella che non deve effettuare il prelievo) 3cm sotto al sito di puntura e tende la pelle per ridurre il dolore
  13. procede a pungere la cute tenendo la smussatura dell'ago verso l'alto. La posizione della provetta è angolata, o meglio è quasi orizzontale, rispetto al braccio del sogetto
  14. dopo di che fa avanzare la provetta contro l'ago fino a perofrare il tappo e attende il riempimento della provetta, quindi prima avviene la puntura e poi la provetta viene spinta, in modo tale che nella provetta ci sia il vuoto che può risucchiare il sangue.
  15. completata la raccolta del campione si rimuove il laccio emostatico per far rifluire regolarmente il sangueù
  16. si applica una garza sterile sul sito della puntura e, senza esercitare pressione, si estrae l'ago dalla vena
  17. dopo di che esercita una pressione sul sito della puntura e fissa la garza con un cerotto
  18. smaltisce il materiale utilizzato e rimuove i guanti
  19. Dopo il prelievo l'infermiere deve cercare di capire se il paziente possa manifestare dei segni di brusco calo della pressione arteriosa o altri disagi, di conseguenza lo sistema in una posizione confortevole per evitare che ci siano delle reazioni vago-vagali e quindi uno svenimento del paziente.
  20. l'infermiere controlla che le provette abbiano la giusta etichettatura e le ruota delicatamente per 8- 10 volte perché, all'interno delle provette, in rapporto al tipo di prelievo che viene effettuato ci sono degli additivi specifici per i diversi tipi di analisi, per cui è necessario che il sangue venga omogenizzato
  21. ripone le provette nei contenitori appropriati per il trasporto in laboratorio
  22. effettua l'igiene delle mani e invia i campioni in laboratorio

Vene del Braccio per Prelievo

I Vena cubitale mediana Vena cefalica Figura 1 (a) Vascolarizzazione venos del braccio con indicata la vena cubitale mediana dove viene effettuat il prelievo; (b) posizione corretta del braccio disteso per il prelievo venoso. Vena basilica (a) (b) Questa è l'immagine del prelievo più diffuso, ovvero quando il circolo è fisiologico. Nel braccio sono presenti la vena cefalica (che è un ramo della vena radiale) e la vena basilica (che è un ramo della vena ulnare). Come sapete, verso la zona del pollice c'è l'osso chiamato radio, mentre in direzione del mignolo c'è l'ulna, quindi il ramo prinicpale del vaso, ossia quello vicino al pollice si chiamerà radiale, mentre il ramo più vicino al mignolo si chiamerà ulnare. Il prelievo può essere effettuato o in una ramificazione del radiale, ovvero nella vena cefalica, oppure in una ramificazionedell'ulnare, ovvero la vena basilica, oppure ancora in un ramo di congiungimento della

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