Le diverse versioni della fiaba di Cappuccetto Rosso e le loro interpretazioni

Pdf su Cappuccetto Rosso, dalle origini orali alle rielaborazioni letterarie. Il Materiale analizza i temi della sessualità, della violenza e della crescita femminile, confrontando le morali implicite nelle varie narrazioni della fiaba, utile per lo studio universitario di Letteratura.

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12 pagine

non è un caso che Perrault adotta la figura del lupo. Zipes rifacendosi agli studi di Marianne Rumpf ricorda come nel 500 e nel 600 vi sia stata una grande
diffusione di processi contro uomini accusati di licantropia, la cui condanna più grave era quella di aver divorato e aggredito i bambini. Perrault quindi
potrebbe aver ricavato la propria versione scritta a partire da storie di lupi mannari che circolavano in grande quantità in Francia e da alcuni fatti di cronaca
verificatesi alla fine del secolo precedente.
Secondo Marc Soriano, studioso di Perrault, lo scrittore avrebbe eliminato dalla sua trascrizione alcuni elementi che avrebbero continuato a circolare nelle
versioni orali come il tema della crudeltà, del sangue e della carne della nonna data da mangiare alla bambina, di un animale o una voce che le rivela cosa
sta mangiando, il rito di togliersi i vestiti e il lieto fine determinato dall’astuzia della bambina.
A partire da questo aspetto PAUL DELARUE ha ricostruito il testo del Racconto della nonna, raccontato a Nievre. I cambiamenti apportati da Perrault
rispetto al racconto orale sembrano riflettere le diverse modalità con cui i ceti più agiati consideravano i bambini. Il termine bambino opposto a quello di
adulto stava cambiando ed era legato ai mutamenti dell’evoluzione sociale. Non sorprende che la bambina di Perrault sia ingenua e indifesa mentre nella
tradizione orale è una contadinella coraggiosa, astuta, che sa mettere a frutto la sua intelligenza per scappare alle bestie feroci.
Pochi anni dopo l’uccisione di Gabrielle, nelle campagne della Francia, Ludwig Tieck scrive in tedesco un dramma dedicato a Cappuccetto Rosso basato
sulla fiaba di Perrault, è un adattamento allegorico politico e di denuncia dell’invasione napoleonica che introduce la figura del cacciatore nel finale della
storia. Si deve quindi a quest’opera la decisione dei Grimm di inserire nella loro raccolta di fiabe popolari e germaniche una fiaba d’autore francese, quasi
sconosciuta ai suoi informatori. La fiaba di Perrault anche grazie al suo aspetto didattico che consentiva di ammonire i bambini sulla necessità di tenere
una condotta prudente, si era diffusa in Europa, pubblicata in forma autonoma nei libri per l’infanzia o nelle raccolte di fiabe per bambini. Ma i Grimm
decisero di intervenire sul testo emendandolo dagli aspetti che ritenevano più adatti al loro pubblico. Il cambiamento principale sta nel lieto fine.
Avvalendosi di un motivo presente nella fiaba Il lupo e i sette capretti, la loro protagonista grazie all’intervento di un cacciatore, che nella versione
successiva diventerà un taglialegna si salva insieme alla nonna. La pancia del lupo viene riempita di pietre che ne provocano la morte nel momento in cui
cerca di alzarsi e scappare. Anche se i Grimm trovando troppo crudele il finale di Perrault, lo hanno modificato, hanno mantenuto la figura della bella
ragazzina ingenua e indifesa. In entrambe le versioni la bambina non può salvarsi con le sue sole forze, nel primo caso ha bisogno del cacciatore mentre
nel secondo della nonna. Senza la loro protezione la bambina non avrebbe avuto scampo.
Inoltre i fratelli Grimm accentuano l’insegnamento morale implicito, conferendo maggiore enfasi all’aspetto didattico. Cappuccetto Rosso infatti riceve
dalla mamma precise istruzioni sul comportamento da tenere, ovvero andare direttamente a casa della nonna e la bambina promette di seguire la
raccomandazione. Quando la protagonista si lascesedurre dal bosco, il patto si rompe e la punizione è il divoramento da parte del lupo, arriva come
conseguenza della sua disobbedienza. È evidente come quello che era stato un racconto orale sulla sessualità e i pericoli reali del bosco, nel periodo dei
Grimm si era codificato in un messaggio sull’esigenza di razionalizzare gli elementi del corpo e del sesso. Infatti giochi e incontri sessuali furono repressi e
si rendevano necessari provvedimenti disciplinari per tutti i Cappuccetti Rossi.
Secondo Zipes la cultura popolare ha voluto mettere in scena il rito iniziatico di una fanciulla che diventa donna con i suoi soli mezzi per testimoniare una
pari dignità dei sessi e di una libertà dei costumi, all’invito del lupo a giacere con lui, Cappuccetto Rosso risponde con la richiesta di uscire in giardino per
un’urgenza fisiologica, riuscendo poi a sfuggire con uno stratagemma. Invece Perrault con la sua versione punitiva ai danni di Cappuccetto Rosso testimonia
come alla fine del 600 fosse avviato il processo di censura dei comportamenti sessuali e fossero distinte le condotte sociali degli uomini e delle donne. A
questo punto il destino di Cappuccetto Rosso si manifesta con il brutale e repressivo imporsi delle buone maniere, che trionferanno nella versione dei
Grimm, l’introduzione della figura del cacciatore secondo Zipes sancisce la base di una società patriarcale, dominata dall’uomo e segnata dalla censura
degli istinti sessuali.
Secondo Stefano Calabrese quest’interpretazione è eccessiva e si sbilancia troppo su una lettura di genere riconducibile ai due poli opposti maschio e
femmina, lupo e Cappuccetto Rosso. Zipes offre quindi totale fiducia alla favola popolare registrata da DELARUE eccedendo in un’interpretazione basata
sul genere e tralasciando un aspetto importante in questa fiaba ovvero il cappuccio rosso. Nei versi di Egbert di Liegi la veste rossa assume dei poteri
magico-liturgici grazie ai quali la protagonista della storia si salva, Zipes ritiene che nei racconti orali questo elemento non è necessario perché la bambina
protagonista sa difendersi da sola dai pericoli e nella sua società non sono oggetto di tabù ovvero l’adescamento da parte dei lupi. Calabrese invece che
opera una riflessione a partire dall’importanza che il colore rosso assume nella storia di Cappuccetto Rosso sostiene che nella tradizione folclorica e nei
costumi della vita quotidiana, permangono tracce di rosso. Nella tradizione inglese per esempio fate e streghe sono spesso raffigurate avvolte in un
mantello rosso con un copricapo, anch’esso rosso. Si tratta di un colore che rappresenta sia elementi positivi come il fuoco, il sangue, il sole ma anche
elementi negativi come la lussuria, la vendetta e la malattia. L’altro colore testimoniato e che compare con il rosso è il nero del lupo di Perrault o del lupo
mannaro protagonista di tanti fatti di cronaca.
L’uomo-lupo inizialmente era l’immagine dello sciamano che indossava una pelle di lupo o di orso ed era in grado di andare oltre i confini tra il nulla e
l’esserci, la natura e la cultura ma con la Controriforma, l’uomo-lupo si è affermato come possibile trasformazione magica del demonio, assegnandoli un
posto di rilievo nelle culture demotiche. Ora se questo processo spiega il diffondersi dei lupi nella fiaba moderna, resta inteso che il lupo era entrato tra i
folclori dando corpo al nero come colore base, area di riferimento del nulla notturno e della morte naturale.
Ha quindi cominciato a essere presente in alcune fiabe, a partire dai versi di Egbert di Liegi dedicati a una bambina vestita di rosso e minacciata da un lupo,
il colore rosso e altre in cui non era presente o era sostituito da altri colori e che poi la pubblicazione dei Contes di Perrault ha consolidato questo colore
dandoli un brillante futuro. D’altra parte questo è un fenomeno ricorrente nel circolo virtuoso che a partire da Basile si è creato tra fiaba d’autore e fiaba
popolare, dove i prestiti sono in entrambe le direzioni.
AGHI E SPILLI. LO STUDIO DI YVONNE VERDIER
Alcuni studiosi ritengono che la fiaba di Cappuccetto Rosso come la conosciamo, principalmente nelle versioni di Charles Perrault e dei fratelli Grimm abbia
radici in un insieme di racconti popolari in cui una bambina, in un sentiero nel bosco che la porta dalla nonna incontra un lupo che vuole mangiarsela ma
che lei riesca ad ingannarlo, salvandosi. PAUL DELARUE folclorista francese, studioso della letteratura popolare orale, ha raccolto diverse varianti di questa
storia raccontate in Francia e in alcune parti d’Italia nell’opera Racconti popolari francesi. Ivonne Verdier sul suo studio sulle versioni dimenticate di
Cappuccetto Rosso si rifà questo gruppo di testi e a quelli de La piccola figlia e il lupo e Racconti della nonna, secondo Delarue la più antica delle versioni
popolari. Questo lavoro mostra che la storia di quella bambina ha un’origine lontana nella cultura popolare e ha conosciuto elaborazioni diverse, prima di
entrare in forma letteraria grazie a Perrault e ai Grimm. YVONNE VERDIER presenta questo racconto per il suo aspetto educativo diffuso dall’800 nelle
campagne francesi e riservato soprattutto alle ragazze. Questo dimostra che la vicenda di questa bambina è stata generata da preoccupazioni complesse
presenti nella società. Non sappiamo se la tradizione orale della storia di Cappuccetto Rosso analizzata da Verdier fosse un’elaborazione della fiaba
codificata sul piano letterario da Perrault, l’ipotesi è che versioni popolari si riferissero a un nucleo originario, precedente la trascrizione letteraria di
Perrault, tramandato da generazioni, una specie di mitologia contadina riconducibile all’esigenza di affrontare un problema concreto, quello di offrire
un’educazione sessuale e sociale alle ragazze, versioni popolari che continuano a circolare insieme a quelle letterarie. Mentre nelle diverse versioni
elaborate a partire dalla formalizzazione letteraria della storia, si trovano gli aspetti più duri del racconto, nella cultura popolare fondata sulla trasmissione
orale dei racconti si mette in evidenza un problema concreto, come insegnare a stare al mondo alle ragazze quando a loro crescita fisica pone problemi
emotivi. Quando Perrault nella morale della sua versione invita bambine e ragazze a guardarsi dai lupi, soprattutto quelli fascinosi e seduttori, riprende il
tema sviluppato dalle versioni orali ovvero guardarsi dalle seduzioni sessuali ma anche apprendere i compiti che lo status femminile comporta. E’ questo
il significato che acquista il dilemma che il lupo pone alla ragazza che sta andando dalla nonna quale strada prendi? C’è un significato pratico, il lupo
consiglia la strada più lunga e può così anticipare la bambina ma nella specificazione Segui quella degli aghi o degli spilli? Che non troveremo più nelle
versioni letterarie è messa in evidenza la preoccupazione educativa di chi racconto con il riferimento al femminile. Sia aghi che spilli possono pungere e far
uscire il sangue, sono quindi legati alle mestruazioni, inoltre gli spilli acconciano in modo provvisorio l’abito mentre l’ago permette di raggiungere risultati
definitivi.
Questo della scelta del sentiero è uno dei due episodi che appartengono solamente alla tradizione orale, l’altro è quello del pasto cannibalesco, il lupo
travestito invita la bambina a mangiare parti del corpo della nonna, che ha riposto nella media e a bere il sangue conservato come fosse vino in una
bottiglia. In alcune versioni la bambina mangia in altre no, giustificandosi di non aver fame o con altre scuse. Poi il lupo-nonna invita la nipote ad entrare
nel letto chiedendole di spogliarsi. Questa richiesta, nelle versioni popolari orali è avanzata in modo dettagliato sollecitando la bambina a gettare gli
indumenti nel fuoco, che tanto non serviranno più, la nipote farà poi una serie di domande, a letto e spogliate, sulle caratteristiche della nonna che si
chiude con il lupo che si disvela nella frase “è per mangiarti meglio”. Nelle versioni letterarie l’intenzione si realizza, con esito negativo in Perrault e con
quello liberatorio nei Grimm, nelle versioni popolari invece interviene spesso un colpo di genio della bambina, che invoca un bisogno fisiologico per uscire
dal letto, sventando poi con uno stratagemma il tentativo del lupo di controllarla legandole un filo a una gamba. Secondo Paul Delarue e Marc Soriano, la
domanda che il lupo fa alla bambina sulla scelta del sentiero è un gioco, un passaggio che i bambini riconoscono e trovano naturale nella fiaba, Marc
Soriano ricorda che questa richiesta può richiamare un gioco amato dai bambini in cui è presente una domanda ugualmente assurda, una falsa alternativa,
come in questo caso dal momento che i due sentieri sono indicati da oggetti entrambi pungenti. La conclusione cui giungono i due studiosi è che Perrault
ha eliminato questo dettaglio ritenuto puerile perché non sarebbe stato compreso dagli adulti. Verdier tuttavia ricorda che i giochi e i bisticci di parole
hanno un ruolo importante nella cultura popolare soprattutto nella tradizione orale in cui diversi sono gli indovinelli a doppio senso. Avverte anche che
l’interpretazione di Delarue e Marc Soriano dà per scontato che quei racconti fossero destinati solo ai bambini mentre sappiamo che non è così. Partendo
da queste considerazioni, possiamo provare a fare un’ipotesi sulla scelta del sentiero presente in quasi tutte le versioni popolari. Aghi e spilli se collocati
nella società contadina del 19esimo secolo, in cui queste narrazioni si sviluppano e circolano, rimandano a strumenti usati per il cucito, attività che riveste
un ruolo importante nell’educazione delle bambine. Come ricorda Verdier, che ha condotto uno studio su un villaggio francese, in quei villaggi le figlie
erano mandate dopo i 15anni presso una sarta. Non per imparare a cucire, a usare gli ahi ma a ingentilirsi e a imparare ad adornarsi, cosa che la sarta
esprimeva dicendo che le sue giovani apprendiste raccoglievano gli spilli. Quell’inverno dei loro 15anni, sia con il soggiorno dalla sarta che con l’ingresso
rituale nella vita da ragazza, avevano il permesso di andare a ballare, di avere dei corteggiatori di cui lo spillo è il simbolo. In passato i giovani facevano la
corte alle ragazze offrendoli degli spilli e le ragazze si assicuravano un innamorato gettando spilli nelle fontane. L’ago invece nel linguaggio delle sarte, con
la sua apertura costituita dalla cruna, presenta un simbolismo sessuale e rimanda a un’età della vita più matura, alla donna e non alla ragazza. In una delle
versioni popolari riportate da Verier la bambina scegli il sentiero degli aghi invece che quello degli spilli, dicendo che sono per la nonna che non vede più
bene, ovvero si trova in un’età in cui il ciclo si è concluso. Non si possono confondere aghi e spilli. Le versioni orali a cui Verdier si riferisce sono state
raccolte oralmente da narratorie e narratrici contadini tradizionali in cui questo linguaggio è chiaro, dal momento che ovunque in Francia il ciclo individuale
è regolato da un’omogeneità dei costumi. Davanti alla scelta del sentiero, Cappuccetto Rosso, almeno nella maggior parte dei racconti orali, scegli quello
degli spilli. Il motivo del sentiero pone un’indicazione sullo stato delle persone coinvolte nella vicenda, una bambina che prende il sentiero degli spilli per
agghindarsi, il sentiero della pubertà, una nonna che è già passato di là ed è arrivata agli aghi e anzi gli aghi dalle grandi crune perché non vede più bene.
La storia parla di una ragazza e di una donna anziana, una nipote e una nonna, dove piccola e grande si riferiscono alla genealogia. Verdier utilizza questa
prospettiva per giustificare l’eliminazione di questo dettaglio della scelta nelle versioni letterarie, la caratterizzazione dei sentieri in quelle versioni e il
riferimento al cappuccio rosso presente da Perrault in poi. L’esame delle varianti del sentiero porta alle stesse conclusioni, piccole pietre, spine, rovi,
pungono, graffiano e si accordano con il simbolismo degli spilli che fanno sanguinare. In Provenza, sassolini e spilli erano oggetti lanciati alle ragazze dai
ragazzi per corteggiarle. Anche se il sentiero scelto non è sempre così pieno di oggetti pungenti, è come sempre segnato, la bambina raccoglie fiori o fragole
come nella versione dei Grimm, anch’essi metafore della pubertà, la ragazza è in fiore. Ed afferma di voler portare questi fiori, spilli o frutti alla nonna come
se la cosa importante fosse segnalare alla nonna la sua pubertà. Perciò perché non pensare che il cappuccio rosso sviluppato da Perrault non abbia
anch’esso lo stesso significato degli spilli? Giocando entrambi sull’abbigliamento, i due motivi direbbero la stesa cosa e si escluderebbero a vicenda.
L’altro elemento assente nelle versioni letterarie della storia è quello del pasto cannibalesco della bambina, appena arrivata riceve l’invito a mangiare con
il sangue e la carne della nonna. C’è però una voce di qualche animale o della nonna stessa che parla dai suoi resti, che la avverta sulla vera natura del suo
pasto, la bambina però non la sente o ne fraintende le parole. Anche davanti a quest’episodio Delaure e Soriano concordano nel definirlo crudele e primitivo
e nel ritenere che proprio per questo Perrault ha eliminato dal testo della sua fiaba rivolta a un pubblico aristocratico o dell’alta borghesia del Re Sole. In
realtà, sostiene Verdier, senza entrare nelle motivazioni che abbiano guidato Perrault nella sua scelta in questo caso, è difficile da pensare che la
motivazione sia stata questa, anche perché nella fiaba La bella addormentata nel bosco, non esita a sviluppare il motivo crudele e primitivo della regina
madre che ordina al cuoco di servirle il cuore e il fegato dei suoi nipoti.
Dunque la bambina mangia la nonna, anche il lupo lo ha fatto ma la storia non si sofferma su questo particolare, si presume che la ingoi senza cucinarla. Il
pasto della bambina invece viene preparato e descritto in una scena domestica. La madia dove il lupo ha conservato parte del sangue e della cena, il fuoco
per cucinare che la bambina accende, le pentole. Nelle versioni popolari i dettagli di questo pasto e della sua preparazione sono numerosi e precisi, a volta
con riferimento al linguaggio culinario contadino richiamandosi a ricette specifiche o a modalità di preparazione e conservazione dei cibi, in altre viene
posta l’attenzione sugli avvertimenti alla bambina. In generale i compiti sono ben distribuiti, da una parte il compito maschile di cacciare e uccidere la
preda, raccogliere il sangue e conservare la carne dall’altro quello femminile di cucinare. La bambina ha incorporato la nonna. Il pasto può essere inteso
come un rituale, la dona anziana viene sacrificata dal lupo per la bambina. Dopo il motivo degli spilli che pone l’attenzione sulla pubertà della protagonista,
questo episodio riguarda l’acquisizione da parte della bambina della possibilità di procreare, infatti beve il sangue della nonna e ne mangia in alcune versioni
le mammelle. Il pasto macabro è messo in relazione con il destino femminile scandito in tre tempi, pubertà, maternità, menopausa. Dal punto di vista
sociale il ciclo della riproduzione si chiude nel momento in cui una donna diventa madre e sua madre diventa nonna. La figlia, assume il sangue
simbolicamente della madre per poter procreare e la madre ne è privata. Non tutti i racconti, analizzati da Verdier, parlano di una nonna, a volte si tratta
della madre, della zia o della madrina. Quest’ultima ci indica la dimensione sociale e simbolica che bisogna attribuire al racconto. La madrina nella società
contadina è proprio la nonna o la zia, è quella che veglia sul futuro della figlia, che le dona il suo astuccio da cucito quando ha 14annni o la ospita per
insegnarle a cucire, quella che le regala pentole e casseruole il giorno del suo matrimonio. Figura sociale della madre biologica, la madrina è incaricata di
trasmettere i beni femminili. Il racconto quindi parla della necessità delle trasformazioni biologiche femminili che sfociano nell’eliminazione delle vecchie
da parte delle giovani, ma mentre sono ancora in vita, le madri saranno rimpiazzate dalle figlie e il cerchio si chiuderà con l’arrivo dei nipoti. Morale: le
nonne saranno mangiate. Possiamo affermare allora che le versioni orali non sono un racconto di ammonimento? Il lupo vestirebbe in questo caso i panni
del maschile in opposizione al femminile e concorrerebbe a narrare la storia di crescita della protagonista. A partire da questa considerazione,
l’interpretazione del lupo in questa fiabe è diversa da quella proposta nella versione letteraria di Perrault. In ogni racconto popolare e non il lupo è

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Il lupo nelle fiabe di Perrault

non è un caso che Perrault adotta la figura del lupo. Zipes rifacendosi agli studi di Marianne Rumpf ricorda come nel 500 e nel 600 vi sia stata una grande diffusione di processi contro uomini accusati di licantropia, la cui condanna più grave era quella di aver divorato e aggredito i bambini. Perrault quindi potrebbe aver ricavato la propria versione scritta a partire da storie di lupi mannari che circolavano in grande quantità in Francia e da alcuni fatti di cronaca verificatesi alla fine del secolo precedente.

Secondo Marc Soriano, studioso di Perrault, lo scrittore avrebbe eliminato dalla sua trascrizione alcuni elementi che avrebbero continuato a circolare nelle versioni orali come il tema della crudeltà, del sangue e della carne della nonna data da mangiare alla bambina, di un animale o una voce che le rivela cosa sta mangiando, il rito di togliersi i vestiti e il lieto fine determinato dall'astuzia della bambina.

A partire da questo aspetto PAUL DELARUE ha ricostruito il testo del Racconto della nonna, raccontato a Nievre. I cambiamenti apportati da Perrault rispetto al racconto orale sembrano riflettere le diverse modalità con cui i ceti più agiati consideravano i bambini. Il termine bambino opposto a quello di adulto stava cambiando ed era legato ai mutamenti dell'evoluzione sociale. Non sorprende che la bambina di Perrault sia ingenua e indifesa mentre nella tradizione orale è una contadinella coraggiosa, astuta, che sa mettere a frutto la sua intelligenza per scappare alle bestie feroci.

Adattamenti di Cappuccetto Rosso

Pochi anni dopo l'uccisione di Gabrielle, nelle campagne della Francia, Ludwig Tieck scrive in tedesco un dramma dedicato a Cappuccetto Rosso basato sulla fiaba di Perrault, è un adattamento allegorico politico e di denuncia dell'invasione napoleonica che introduce la figura del cacciatore nel finale della storia. Si deve quindi a quest'opera la decisione dei Grimm di inserire nella loro raccolta di fiabe popolari e germaniche una fiaba d'autore francese, quasi sconosciuta ai suoi informatori. La fiaba di Perrault anche grazie al suo aspetto didattico che consentiva di ammonire i bambini sulla necessità di tenere una condotta prudente, si era diffusa in Europa, pubblicata in forma autonoma nei libri per l'infanzia o nelle raccolte di fiabe per bambini. Ma i Grimm decisero di intervenire sul testo emendandolo dagli aspetti che ritenevano più adatti al loro pubblico. Il cambiamento principale sta nel lieto fine.

Avvalendosi di un motivo presente nella fiaba Il lupo e i sette capretti, la loro protagonista grazie all'intervento di un cacciatore, che nella versione successiva diventerà un taglialegna si salva insieme alla nonna. La pancia del lupo viene riempita di pietre che ne provocano la morte nel momento in cui cerca di alzarsi e scappare. Anche se i Grimm trovando troppo crudele il finale di Perrault, lo hanno modificato, hanno mantenuto la figura della bella ragazzina ingenua e indifesa. In entrambe le versioni la bambina non può salvarsi con le sue sole forze, nel primo caso ha bisogno del cacciatore mentre nel secondo della nonna. Senza la loro protezione la bambina non avrebbe avuto scampo.

Inoltre i fratelli Grimm accentuano l'insegnamento morale implicito, conferendo maggiore enfasi all'aspetto didattico. Cappuccetto Rosso infatti riceve dalla mamma precise istruzioni sul comportamento da tenere, ovvero andare direttamente a casa della nonna e la bambina promette di seguire la raccomandazione. Quando la protagonista si lascerà sedurre dal bosco, il patto si rompe e la punizione è il divoramento da parte del lupo, arriva come conseguenza della sua disobbedienza. È evidente come quello che era stato un racconto orale sulla sessualità e i pericoli reali del bosco, nel periodo dei Grimm si era codificato in un messaggio sull'esigenza di razionalizzare gli elementi del corpo e del sesso. Infatti giochi e incontri sessuali furono repressi e si rendevano necessari provvedimenti disciplinari per tutti i Cappuccetti Rossi.

Secondo Zipes la cultura popolare ha voluto mettere in scena il rito iniziatico di una fanciulla che diventa donna con i suoi soli mezzi per testimoniare una pari dignità dei sessi e di una libertà dei costumi, all'invito del lupo a giacere con lui, Cappuccetto Rosso risponde con la richiesta di uscire in giardino per un'urgenza fisiologica, riuscendo poi a sfuggire con uno stratagemma. Invece Perrault con la sua versione punitiva ai danni di Cappuccetto Rosso testimonia come alla fine del 600 fosse avviato il processo di censura dei comportamenti sessuali e fossero distinte le condotte sociali degli uomini e delle donne. A questo punto il destino di Cappuccetto Rosso si manifesta con il brutale e repressivo imporsi delle buone maniere, che trionferanno nella versione dei Grimm, l'introduzione della figura del cacciatore secondo Zipes sancisce la base di una società patriarcale, dominata dall'uomo e segnata dalla censura degli istinti sessuali.

Secondo Stefano Calabrese quest'interpretazione è eccessiva e si sbilancia troppo su una lettura di genere riconducibile ai due poli opposti maschio e femmina, lupo e Cappuccetto Rosso. Zipes offre quindi totale fiducia alla favola popolare registrata da DELARUE eccedendo in un'interpretazione basata sul genere e tralasciando un aspetto importante in questa fiaba ovvero il cappuccio rosso. Nei versi di Egbert di Liegi la veste rossa assume dei poteri magico-liturgici grazie ai quali la protagonista della storia si salva, Zipes ritiene che nei racconti orali questo elemento non è necessario perché la bambina protagonista sa difendersi da sola dai pericoli e nella sua società non sono oggetto di tabù ovvero l'adescamento da parte dei lupi. Calabrese invece che opera una riflessione a partire dall'importanza che il colore rosso assume nella storia di Cappuccetto Rosso sostiene che nella tradizione folclorica e nei costumi della vita quotidiana, permangono tracce di rosso. Nella tradizione inglese per esempio fate e streghe sono spesso raffigurate avvolte in un mantello rosso con un copricapo, anch'esso rosso. Si tratta di un colore che rappresenta sia elementi positivi come il fuoco, il sangue, il sole ma anche elementi negativi come la lussuria, la vendetta e la malattia. L'altro colore testimoniato e che compare con il rosso è il nero del lupo di Perrault o del lupo mannaro protagonista di tanti fatti di cronaca.

L'uomo-lupo inizialmente era l'immagine dello sciamano che indossava una pelle di lupo o di orso ed era in grado di andare oltre i confini tra il nulla e l'esserci, la natura e la cultura ma con la Controriforma, l'uomo-lupo si è affermato come possibile trasformazione magica del demonio, assegnandoli un posto di rilievo nelle culture demotiche. Ora se questo processo spiega il diffondersi dei lupi nella fiaba moderna, resta inteso che il lupo era entrato tra i folclori dando corpo al nero come colore base, area di riferimento del nulla notturno e della morte naturale.

Ha quindi cominciato a essere presente in alcune fiabe, a partire dai versi di Egbert di Liegi dedicati a una bambina vestita di rosso e minacciata da un lupo, il colore rosso e altre in cui non era presente o era sostituito da altri colori e che poi la pubblicazione dei Contes di Perrault ha consolidato questo colore dandoli un brillante futuro. D'altra parte questo è un fenomeno ricorrente nel circolo virtuoso che a partire da Basile si è creato tra fiaba d'autore e fiaba popolare, dove i prestiti sono in entrambe le direzioni.

Aghi e spilli: lo studio di Yvonne Verdier

Alcuni studiosi ritengono che la fiaba di Cappuccetto Rosso come la conosciamo, principalmente nelle versioni di Charles Perrault e dei fratelli Grimm abbia radici in un insieme di racconti popolari in cui una bambina, in un sentiero nel bosco che la porta dalla nonna incontra un lupo che vuole mangiarsela ma che lei riesca ad ingannarlo, salvandosi. PAUL DELARUE folclorista francese, studioso della letteratura popolare orale, ha raccolto diverse varianti di questa storia raccontate in Francia e in alcune parti d'Italia nell'opera Racconti popolari francesi. Ivonne Verdier sul suo studio sulle versioni dimenticate di Cappuccetto Rosso si rifà questo gruppo di testi e a quelli de La piccola figlia e il lupo e Racconti della nonna, secondo Delarue la più antica delle versioni popolari. Questo lavoro mostra che la storia di quella bambina ha un'origine lontana nella cultura popolare e ha conosciuto elaborazioni diverse, prima di entrare in forma letteraria grazie a Perrault e ai Grimm. YVONNE VERDIER presenta questo racconto per il suo aspetto educativo diffuso dall'800 nelle campagne francesi e riservato soprattutto alle ragazze. Questo dimostra che la vicenda di questa bambina è stata generata da preoccupazioni complesse presenti nella società. Non sappiamo se la tradizione orale della storia di Cappuccetto Rosso analizzata da Verdier fosse un'elaborazione della fiaba codificata sul piano letterario da Perrault, l'ipotesi è che versioni popolari si riferissero a un nucleo originario, precedente la trascrizione letteraria di Perrault, tramandato da generazioni, una specie di mitologia contadina riconducibile all'esigenza di affrontare un problema concreto, quello di offrire un'educazione sessuale e sociale alle ragazze, versioni popolari che continuano a circolare insieme a quelle letterarie. Mentre nelle diverse versioni elaborate a partire dalla formalizzazione letteraria della storia, si trovano gli aspetti più duri del racconto, nella cultura popolare fondata sulla trasmissione orale dei racconti si mette in evidenza un problema concreto, come insegnare a stare al mondo alle ragazze quando a loro crescita fisica pone problemiemotivi. Quando Perrault nella morale della sua versione invita bambine e ragazze a guardarsi dai lupi, soprattutto quelli fascinosi e seduttori, riprende il tema sviluppato dalle versioni orali ovvero guardarsi dalle seduzioni sessuali ma anche apprendere i compiti che lo status femminile comporta. E' questo il significato che acquista il dilemma che il lupo pone alla ragazza che sta andando dalla nonna quale strada prendi? C'è un significato pratico, il lupo consiglia la strada più lunga e può così anticipare la bambina ma nella specificazione Segui quella degli aghi o degli spilli? Che non troveremo più nelle versioni letterarie è messa in evidenza la preoccupazione educativa di chi racconto con il riferimento al femminile. Sia aghi che spilli possono pungere e far uscire il sangue, sono quindi legati alle mestruazioni, inoltre gli spilli acconciano in modo provvisorio l'abito mentre l'ago permette di raggiungere risultati definitivi.

Questo della scelta del sentiero è uno dei due episodi che appartengono solamente alla tradizione orale, l'altro è quello del pasto cannibalesco, il lupo travestito invita la bambina a mangiare parti del corpo della nonna, che ha riposto nella media e a bere il sangue conservato come fosse vino in una bottiglia. In alcune versioni la bambina mangia in altre no, giustificandosi di non aver fame o con altre scuse. Poi il lupo-nonna invita la nipote ad entrare nel letto chiedendole di spogliarsi. Questa richiesta, nelle versioni popolari orali è avanzata in modo dettagliato sollecitando la bambina a gettare gli indumenti nel fuoco, che tanto non serviranno più, la nipote farà poi una serie di domande, a letto e spogliate, sulle caratteristiche della nonna che si chiude con il lupo che si disvela nella frase "è per mangiarti meglio". Nelle versioni letterarie l'intenzione si realizza, con esito negativo in Perrault e con quello liberatorio nei Grimm, nelle versioni popolari invece interviene spesso un colpo di genio della bambina, che invoca un bisogno fisiologico per uscire dal letto, sventando poi con uno stratagemma il tentativo del lupo di controllarla legandole un filo a una gamba. Secondo Paul Delarue e Marc Soriano, la domanda che il lupo fa alla bambina sulla scelta del sentiero è un gioco, un passaggio che i bambini riconoscono e trovano naturale nella fiaba, Marc Soriano ricorda che questa richiesta può richiamare un gioco amato dai bambini in cui è presente una domanda ugualmente assurda, una falsa alternativa, come in questo caso dal momento che i due sentieri sono indicati da oggetti entrambi pungenti. La conclusione cui giungono i due studiosi è che Perrault ha eliminato questo dettaglio ritenuto puerile perché non sarebbe stato compreso dagli adulti. Verdier tuttavia ricorda che i giochi e i bisticci di parole hanno un ruolo importante nella cultura popolare soprattutto nella tradizione orale in cui diversi sono gli indovinelli a doppio senso. Avverte anche che l'interpretazione di Delarue e Marc Soriano da per scontato che quei racconti fossero destinati solo ai bambini mentre sappiamo che non è così. Partendo da queste considerazioni, possiamo provare a fare un'ipotesi sulla scelta del sentiero presente in quasi tutte le versioni popolari. Aghi e spilli se collocati nella società contadina del 19esimo secolo, in cui queste narrazioni si sviluppano e circolano, rimandano a strumenti usati per il cucito, attività che riveste un ruolo importante nell'educazione delle bambine. Come ricorda Verdier, che ha condotto uno studio su un villaggio francese, in quei villaggi le figlie erano mandate dopo i 15anni presso una sarta. Non per imparare a cucire, a usare gli ahi ma a ingentilirsi e a imparare ad adornarsi, cosa che la sarta esprimeva dicendo che le sue giovani apprendiste raccoglievano gli spilli. Quell'inverno dei loro 15anni, sia con il soggiorno dalla sarta che con l'ingresso rituale nella vita da ragazza, avevano il permesso di andare a ballare, di avere dei corteggiatori di cui lo spillo è il simbolo. In passato i giovani facevano la corte alle ragazze offrendoli degli spilli e le ragazze si assicuravano un innamorato gettando spilli nelle fontane. L'ago invece nel linguaggio delle sarte, con la sua apertura costituita dalla cruna, presenta un simbolismo sessuale e rimanda a un'età della vita più matura, alla donna e non alla ragazza. In una delle versioni popolari riportate da Verier la bambina scegli il sentiero degli aghi invece che quello degli spilli, dicendo che sono per la nonna che non vede più bene, ovvero si trova in un'età in cui il ciclo si è concluso. Non si possono confondere aghi e spilli. Le versioni orali a cui Verdier si riferisce sono state raccolte oralmente da narratorie e narratrici contadini tradizionali in cui questo linguaggio è chiaro, dal momento che ovunque in Francia il ciclo individuale è regolato da un'omogeneità dei costumi. Davanti alla scelta del sentiero, Cappuccetto Rosso, almeno nella maggior parte dei racconti orali, scegli quello degli spilli. Il motivo del sentiero pone un'indicazione sullo stato delle persone coinvolte nella vicenda, una bambina che prende il sentiero degli spilli per agghindarsi, il sentiero della pubertà, una nonna che è già passato di là ed è arrivata agli aghi e anzi gli aghi dalle grandi crune perché non vede più bene. La storia parla di una ragazza e di una donna anziana, una nipote e una nonna, dove piccola e grande si riferiscono alla genealogia. Verdier utilizza questa prospettiva per giustificare l'eliminazione di questo dettaglio della scelta nelle versioni letterarie, la caratterizzazione dei sentieri in quelle versioni e il riferimento al cappuccio rosso presente da Perrault in poi. L'esame delle varianti del sentiero porta alle stesse conclusioni, piccole pietre, spine, rovi, pungono, graffiano e si accordano con il simbolismo degli spilli che fanno sanguinare. In Provenza, sassolini e spilli erano oggetti lanciati alle ragazze dai ragazzi per corteggiarle. Anche se il sentiero scelto non è sempre così pieno di oggetti pungenti, è come sempre segnato, la bambina raccoglie fiori o fragole come nella versione dei Grimm, anch'essi metafore della pubertà, la ragazza è in fiore. Ed afferma di voler portare questi fiori, spilli o frutti alla nonna come se la cosa importante fosse segnalare alla nonna la sua pubertà. Perciò perché non pensare che il cappuccio rosso sviluppato da Perrault non abbia anch'esso lo stesso significato degli spilli? Giocando entrambi sull'abbigliamento, i due motivi direbbero la stesa cosa e si escluderebbero a vicenda.

L'altro elemento assente nelle versioni letterarie della storia è quello del pasto cannibalesco della bambina, appena arrivata riceve l'invito a mangiare con il sangue e la carne della nonna. C'è però una voce di qualche animale o della nonna stessa che parla dai suoi resti, che la avverta sulla vera natura del suo pasto, la bambina però non la sente o ne fraintende le parole. Anche davanti a quest'episodio Delaure e Soriano concordano nel definirlo crudele e primitivo e nel ritenere che proprio per questo Perrault ha eliminato dal testo della sua fiaba rivolta a un pubblico aristocratico o dell'alta borghesia del Re Sole. In realtà, sostiene Verdier, senza entrare nelle motivazioni che abbiano guidato Perrault nella sua scelta in questo caso, è difficile da pensare che la motivazione sia stata questa, anche perché nella fiaba La bella addormentata nel bosco, non esita a sviluppare il motivo crudele e primitivo della regina madre che ordina al cuoco di servirle il cuore e il fegato dei suoi nipoti.

Dunque la bambina mangia la nonna, anche il lupo lo ha fatto ma la storia non si sofferma su questo particolare, si presume che la ingoi senza cucinarla. Il pasto della bambina invece viene preparato e descritto in una scena domestica. La madia dove il lupo ha conservato parte del sangue e della cena, il fuoco per cucinare che la bambina accende, le pentole. Nelle versioni popolari i dettagli di questo pasto e della sua preparazione sono numerosi e precisi, a volta con riferimento al linguaggio culinario contadino richiamandosi a ricette specifiche o a modalità di preparazione e conservazione dei cibi, in altre viene posta l'attenzione sugli avvertimenti alla bambina. In generale i compiti sono ben distribuiti, da una parte il compito maschile di cacciare e uccidere la preda, raccogliere il sangue e conservare la carne dall'altro quello femminile di cucinare. La bambina ha incorporato la nonna. Il pasto può essere inteso come un rituale, la dona anziana viene sacrificata dal lupo per la bambina. Dopo il motivo degli spilli che pone l'attenzione sulla pubertà della protagonista, questo episodio riguarda l'acquisizione da parte della bambina della possibilità di procreare, infatti beve il sangue della nonna e ne mangia in alcune versioni le mammelle. Il pasto macabro è messo in relazione con il destino femminile scandito in tre tempi, pubertà, maternità, menopausa. Dal punto di vista sociale il ciclo della riproduzione si chiude nel momento in cui una donna diventa madre e sua madre diventa nonna. La figlia, assume il sangue simbolicamente della madre per poter procreare e la madre ne è privata. Non tutti i racconti, analizzati da Verdier, parlano di una nonna, a volte si tratta della madre, della zia o della madrina. Quest'ultima ci indica la dimensione sociale e simbolica che bisogna attribuire al racconto. La madrina nella società contadina è proprio la nonna o la zia, è quella che veglia sul futuro della figlia, che le dona il suo astuccio da cucito quando ha 14annni o la ospita per insegnarle a cucire, quella che le regala pentole e casseruole il giorno del suo matrimonio. Figura sociale della madre biologica, la madrina è incaricata di trasmettere i beni femminili. Il racconto quindi parla della necessità delle trasformazioni biologiche femminili che sfociano nell'eliminazione delle vecchie da parte delle giovani, ma mentre sono ancora in vita, le madri saranno rimpiazzate dalle figlie e il cerchio si chiuderà con l'arrivo dei nipoti. Morale: le nonne saranno mangiate. Possiamo affermare allora che le versioni orali non sono un racconto di ammonimento? Il lupo vestirebbe in questo caso i panni del maschile in opposizione al femminile e concorrerebbe a narrare la storia di crescita della protagonista. A partire da questa considerazione, l'interpretazione del lupo in questa fiabe è diversa da quella proposta nella versione letteraria di Perrault. In ogni racconto popolare e non il lupo è

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